| Hobbes, Thomas | Articolo | ||||
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| 4. | La politica |
Sulla realtà “artificiale” dello Stato, nato da un contratto tra gli individui, si concentra la riflessione di Hobbes. Egli elaborò la sua dottrina politica ipotizzando un originario “stato di natura” precedente l’istituzione della comunità politica. In questo stato naturale gli uomini – dotati ciascuno di un diritto illimitato su tutte le cose – vivono in maniera egoistica e insocievole, nella condizione di una “guerra di ogni uomo contro ogni altro”. La possibilità della sopravvivenza è a questo punto affidata a un contratto, in base al quale gli individui rinunciano a tutti i loro diritti in favore di un potere assoluto, esercitato da un unico legislatore o sovrano che incarna l’autorità stessa dello Stato e che decide in maniera interamente libera sulle questioni sia secolari sia religiose.
La filosofia politica di Hobbes è da interpretare come un tentativo di porre un argine alle lotte religiose e civili che insanguinavano l’Inghilterra del Seicento. In ogni caso, se Hobbes teorizzò il potere assoluto del sovrano (vedi Assolutismo), egli intese dare a tale potere un’origine umana e convenzionale, abbandonando la dottrina del diritto divino del re.