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Percezione
1. Introduzione

Percezione Processo attraverso il quale l’informazione che proviene dagli organi di senso viene organizzata in un’esperienza utilizzabile dal soggetto. Si distingue di solito dalla sensazione, che si riferisce al risultato immediato e relativamente non elaborato della stimolazione dei recettori sensoriali.

La psicologia della percezione si occupa da un lato dei processi più semplici di differenziazione sensoriale negli animali e, dall’altro, dei meccanismi attraverso i quali il cervello traduce in forma complessa stimoli semplici (ad esempio ci permette, al cinema, di realizzare l’illusione ottica per cui percepiamo in movimento una serie di immagini statiche, proiettate a brevissima distanza una dall’altra; Vedi Illusione).

2. I percetti

Gli studiosi concordano sul fatto che la maggior parte degli stimoli grezzi, non organizzati, derivanti dalla vista, dall’udito e dagli altri sensi, vengano “corretti” simultaneamente e automaticamente dal cervello in percetti (o esperienze utilizzabili). Ad esempio, manteniamo costante l’immagine di un’automobile che passa per strada, in termini di proporzioni e di forma, anche se le singole immagini proiettate in ogni istante sulla nostra retina cambiano in maniera considerevole in relazione alla distanza dall’occhio: è come se il nostro cervello “compensasse” per mezzo delle esperienze precedenti la discontinuità sensoriale che si viene a creare, permettendoci così di mantenere una coerenza percettiva rispetto all’ambiente circostante che, diversamente, verrebbe percepito come un caos.

Nonostante l’importanza che la percezione riveste per l’essere umano, i suoi processi sono tuttora in larga parte sconosciuti, a causa dell’impossibilità di ridurre il fenomeno a unità analizzabili e misurabili, e della difficoltà di riprodurre i dati ottenuti, che si basano in gran parte su resoconti soggettivi.

3. I principi dell’organizzazione percettiva

L’organizzazione degli stimoli sensoriali grezzi in esperienza dotata di significato coinvolge una serie di abilità mentali, quali il pensiero, la conoscenza, e la memoria. La conoscenza e l’esperienza sono estremamente importanti per la percezione, perché aiutano ad attribuire un significato a quanto percepito dai sistemi sensoriali.

Per comprendere questo aspetto, proviamo a leggere la seguente frase:

Probabilmente siamo riusciti a leggere il testo, ma con un po’ più di difficoltà che se la frase fosse stata orientata nel modo abituale. La conoscenza e l’esperienza precedente consentono di leggere lo stesso la frase, perché conosciamo la forma delle lettere, e probabilmente non è la prima volta che vediamo una frase al contrario. La lettura, allora, è un’attività di percezione visiva.

Sempre considerando l’esempio precedente, non ci soffermiamo a leggere ogni lettera singolarmente. Piuttosto, percepiamo le parole intere, o addirittura tutta la frase. Per riconoscere le parole ci siamo probabilmente serviti del contesto in cui compaiono. Il fatto che ci fosse scritto “leggere” ci ha fatto immaginare che dopo ci fosse una parola come “frase”. Inoltre, sempre per effetto del contesto, non abbiamo confuso la “n” scritta capovolta con la “u”.

Questo aspetto della percezione, cioè che noi percepiamo un’unità dotata di significato e non singole parti, è stato messo in evidenza dalla psicologia della Gestalt, secondo la quale la percezione non può essere compresa analizzando unità isolate quali singole sensazioni, ma è necessario prendere in considerazione configurazioni globali (in tedesco, Gestalten), che nella loro totalità hanno un significato diverso dalla somma delle parti costitutive.

La percezione segue, inoltre, alcune regole precise, dette “leggi dell’organizzazione percettiva” che hanno dato importanti contributi allo studio dell’apprendimento e della creatività, anche se la teoria in sé rimane troppo legata al metodo introspettivo e al resoconto soggettivo per poter essere pienamente accettata.

1. I principi di raggruppamento

La psicologia della Gestalt ha individuato cinque leggi attraverso le quali le persone organizzano parti isolate di uno stimolo visivo in gruppi o oggetti interi. I principi riguardano: la prossimità, la similarità, la continuità, la chiusura e il “destino comune”. Una sesta legge, quella della pregnanza, è sottesa a tutte le altre.

Nonostante siano applicate soprattutto alla percezione visiva, le leggi della Gestalt riguardano anche gli altri sensi. Ad esempio, quando ascoltiamo della musica, non percepiamo i singoli suoni separati, ma interpretiamo la musica come un insieme dotato di senso.

1.1. La prossimità

La legge della prossimità afferma che più due oggetti sono vicini, più tendiamo a percepirli come raggruppati. Nell’illustrazione qui sotto percepiamo i quadrati raggruppati a due a due, cioè il primo e il secondo, il terzo e il quarto, e così via. Non percepiamo invece raggruppati il secondo e il terzo, o il quarto e il quinto, perché lo spazio tra il secondo e il terzo, e tra il quarto e il quinto, è maggiore di quello tra il terzo e il quarto.

1.2. La similarità

La legge della similarità afferma che percepiamo come unite nel campo visivo quelle parti che sono caratterizzate da colore, luminosità, forma, o qualsiasi altra qualità, simili. Questo è il motivo per cui, nella seguente illustrazione, percepiamo righe di palline rosse alternate a righe di palline blu, e non colonne costituite da palline rosse e blu alternate.

1.3. La continuità

La legge della continuità afferma che vediamo una linea continuare nella stessa direzione, piuttosto che variarla improvvisamente. Nel disegno in basso a sinistra vediamo una linea diritta intersecata da una linea curva. Invece tendiamo a non percepire la figura come formata dalle due parti illustrate a destra.

1.4. La chiusura

Secondo la legge della chiusura, preferiamo forme complete a forme incomplete. Così, nel disegno qui sotto, completiamo mentalmente i tratti bianchi e percepiamo la figura di una papera.

1.5. Il “destino comune”

La legge del “destino comune” afferma che raggruppiamo gli oggetti che si muovono nella stessa direzione. Nell’illustrazione seguente, immaginiamo che tre delle palle si muovano in una direzione, mentre le altre due in quella opposta. Se le vedessimo realmente in movimento, le raggrupperemmo mentalmente secondo la direzione in cui si stanno muovendo. Questo è il motivo per cui, quando osserviamo degli uccelli in volo, tendiamo a considerarli come un’unità (uno stormo) in movimento.

1.6. La pregnanza

La nozione generale che sottende alle leggi della Gestalt afferma che le persone intuitivamente preferiscono l’organizzazione percettiva più semplice e più stabile. Ad esempio, se osserviamo l’illustrazione in basso, possiamo organizzarla in una varietà di modi: come tre dischi sovrapposti, o come un disco intero e due dischi da cui è stato tolto un pezzo a destra, oppure come una visione dall’alto di un oggetto tridimensionale, formato da tre parti cilindriche. Secondo la legge della pregnanza, percepiamo il disegno come costituito da tre dischi sovrapposti, perché è l’interpretazione più semplice.

2. Figura e sfondo

La percezione non coinvolge solo principi di raggruppamento, ma anche la distinzione dell’oggetto dallo sfondo. Osserviamo infatti che quando percepiamo un oggetto, l’area che lo circonda viene considerata quale sfondo.

L’immagine nell’illustrazione Figura e sfondo rappresenta un caso in cui risulta difficile, “ambiguo”, decidere qual è la figura e qual è lo sfondo. Infatti, possiamo “vedere” un vaso bianco su fondo nero, ma anche due profili neri su fondo bianco.

4. La costanza percettiva

Quando guardiamo un oggetto, l’immagine che proietta sulla nostra retina varia a seconda dell’angolo di osservazione, della luminosità dell’ambiente, dell’orientamento dell’oggetto e di vari altri fattori. La costanza percettiva ci permette di percepire un oggetto come sempre lo stesso, nonostante i cambiamenti dell’immagine retinica. Gli psicologi hanno identificato una serie di costanze percettive, che comprendono la costanza della grandezza, della forma e del colore.

1. La costanza della grandezza

La tendenza a percepire gli oggetti come dotati di dimensioni costanti è definita costanza della grandezza. La percezione della profondità gioca un ruolo importante in questo meccanismo. Quando un oggetto è vicino a noi, l’immagine che proietta sulla nostra retina è grande, quando è lontano è più piccola. Nonostante questi cambiamenti nell’immagine retinica, noi percepiamo l’oggetto come dotato di grandezza costante. Ad esempio, quando vediamo una persona molto lontana, nonostante la sua immagine retinica sia piccola, non pensiamo che la persona sia piccola, ma pensiamo appunto che sia lontana.

Gli psicologi hanno proposto numerose spiegazioni di questo fenomeno. Per prima cosa, le persone imparano da piccole quali sono le dimensioni medie di un oggetto, e perciò imparano a giudicare le dimensioni dall’esperienza precedente. Ad esempio, sappiamo che un insetto è ben più piccolo di una persona; quindi, se percepiamo una persona delle stesse dimensioni di un insetto, concludiamo che essa sia molto lontana.

Un’altra spiegazione riguarda le dimensioni relative degli oggetti: vediamo gli oggetti con dimensioni costanti, perché li confrontiamo con gli oggetti che li circondano.

2. La costanza della forma

La costanza della forma indica quel principio per cui percepiamo gli oggetti sempre con la stessa forma, nonostante la loro immagine retinica cambi a seconda dell’angolo di osservazione. Ad esempio, proviamo a osservare un libro di fronte a noi; la sua forma è certamente rettangolare, ma avviciniamo il bordo inferiore del libro, in modo che il bordo superiore risulti più lontano: l’immagine retinica sarà trapezoidale. Nonostante ciò, continuiamo a vedere il libro rettangolare. Questo perché il nostro sistema visivo tiene conto della profondità e della distanza.

3. La costanza del colore

La costanza del colore significa che il colore di un oggetto viene percepito come costante, nonostante cambino le condizioni di luminosità dell’ambiente. Questo fenomeno si verifica, ad esempio, ogni volta che indossiamo gli occhiali da sole. Nonostante le lenti modifichino il colore della luce che raggiunge la retina, continuiamo a percepire il bianco come bianco e il rosso come rosso. Una spiegazione di questo effetto potrebbe dipendere dal fatto che le lenti ci fanno percepire modificato nello stesso modo tutto l’ambiente circostante, e quindi probabilmente noi “sottraiamo” automaticamente il colore aggiunto, percependo così i colori originali.

5. Teoria classica

Tra i primi fenomeni di cui si sono occupati gli studiosi vi è stata la costanza percettiva, il fenomeno per cui, una volta che un oggetto sia stato identificato, viene riconosciuto come tale, indipendentemente dall’illuminazione, dalla posizione e dalla distanza in cui si trova. Secondo la teoria classica elaborata dal fisiologo tedesco Hermann von Helmholtz intorno alla metà del XIX secolo, la costanza percettiva dipende dalla capacità del soggetto di sintetizzare l’esperienza passata con i segnali sensoriali dell’ambiente. Il neonato esplora il mondo e impara gradualmente a organizzarlo in configurazioni tridimensionali per mezzo di progressive associazioni. Queste ultime, estese anche agli altri sensi, diventano con il passare del tempo sempre più veloci e accurate.

6. Ricerche recenti

I primi studi sulla percezione erano basati sul tentativo di distinguere gli aspetti innati da quelli appresi. Ricerche successive, condotte su neonati e su cuccioli di animali, dimostrarono che i meccanismi percettivi, come ad esempio la percezione della profondità, sono in gran parte innati. Tali esperimenti, volti ad accreditare la componente innata di molte abilità umane, diedero impulso a un approfondimento, da parte degli studiosi, del rapporto tra comportamento percettivo innato e appreso, e della loro interazione. Gli studi più recenti hanno ripreso la teoria classica e considerano la percezione come l’abilità di organizzare totalmente l’esperienza per mezzo di meccanismi innati, antecedenti all’apprendimento di cui costituiscono il presupposto.