| Trova nell'articolo | Danza | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Danza Insieme di movimenti del corpo umano, spesso accompagnati da musica, eseguiti a fini espressivi o di comunicazione, talvolta secondo schemi prefissati.
La danza è una delle attività umane universali. Essa è presente in ogni cultura del mondo, in forme così diverse da rendere difficoltosa una definizione onnicomprensiva ed esaustiva. Il movimento è l’aspetto più importante del fenomeno e, forse, l’unico imprescindibile, anche se non sufficiente a definirlo. Molto comunemente si concepisce la danza come una serie di movimenti associati a un accompagnamento ritmico-musicale, ma da una tale definizione rimangono escluse molte danze di popoli primitivi, nonché alcune esperienze della coreografia contemporanea nelle quali è il danzatore stesso a creare un ritmo con l’esecuzione dei gesti.
D’altra parte, anche l’idea di “gesto ritmico” non comprende tutte le forme di danza e lascia comunque aperti molti problemi. Un movimento come il salto mortale, ad esempio, quando è acrobatismo, numero circense e quando invece è danza? Evidentemente, affinché una sequenza di movimenti sia riconosciuta come danza, risulta importante considerare anche il contesto e la finalità della sua esecuzione. Un esercizio di ginnastica artistica a corpo libero, eseguito con un accompagnamento musicale, condivide molte caratteristiche di un assolo di danza, ma dagli spettatori viene recepito come evento sportivo grazie all’ambito nel quale ha luogo.
Tenendo quindi presenti queste variabili e ricordando che non c’è una perfetta compatibilità tra le varie culture del mondo nel definire la danza, si possono comunque individuare alcune grandi categorie, delineate da caratteristiche comuni, e si può proporre una classificazione, senza pretese di scientificità, sia per quanto concerne la qualità del movimento che per quanto concerne le sue funzioni.
La danza può essere composta da un vocabolario limitato di movimenti codificati che non possiedono un significato intrinseco, come succede nel balletto e nelle danze popolari europee, oppure può esprimersi in un’ampia gamma di movimenti non codificati e personali, come nella danza contemporanea o nella danza spontanea (ad esempio quella eseguita a scopo ludico in una discoteca) e in parte nella danza moderna e nel teatrodanza, oppure includere anche mimica e gesti simbolici dotati di un significato preciso, come accade in molte forme di danza asiatiche tra cui, in particolare, quella indiana classica e quella indonesiana.
| 2. | Le molteplici funzioni della danza |
La danza può assumere significati e funzioni diversi a seconda delle civiltà e delle occasioni in cui viene praticata.
Essa può essere legata a celebrazioni religiose (dal culto dei morti ai riti propiziatori, dagli esorcismi alle pratiche magiche) o a riti di passaggio (nascita, iniziazione, adolescenza, matrimonio, successione a uffici politici e morte). La danza può anche essere utilizzata come parte del rituale del corteggiamento (in alcune società i balli sono le uniche occasioni d’incontro per i giovani). Anche il lavoro può prendere la forma della danza, come ad esempio nelle danze dei piantatori di riso giapponesi, dove i movimenti ritmici permettono di procedere in modo più veloce ed efficace. La danza, inoltre, può essere rappresentazione artistica destinata al pubblico ed eseguita da ballerini professionisti. Alcune danze, infine, possono essere eseguite per puro svago.
Utilizzata come espressione e comunicazione di sentimenti ed emozioni, la danza può avere profondi effetti a livello psicologico. Su questi elementi si fondano alcuni metodi di danzaterapia sviluppatisi negli ultimi decenni in America e in Europa.
In alcune società la danza può provocare, o richiedere, stati di alterazione della coscienza, interpretati come possessione da parte di spiriti o come elevazione a una dimensione spirituale (è il caso delle danze dei sufi e dei dervisci rotanti). In alcune culture, gli sciamani danzano in uno stato di trance per curare il corpo e lo spirito degli ammalati.
| 3. | Cenni storici |
È impossibile datare con precisione in quale epoca l’essere umano ha iniziato a danzare; trattandosi di una delle attività umane più universali, si presume tuttavia che la danza si sia sviluppata parallelamente all’evoluzione della nostra specie. Pitture rinvenute in grotte preistoriche risalenti a oltre 20.000 anni fa ritraggono figure mascherate da animali che sembrano danzare riti propiziatori della fertilità o della caccia. Alcune culture primitive possono fornire elementi utili alla comprensione delle funzioni originarie della danza, solitamente associata a riti legati a credenze religiose o filosofiche.
| 1. | Antiche civiltà |
Testimonianze scritte e visive di danze ci sono giunte dalle antiche civiltà sorte sulle rive del Mediterraneo e nel Medio Oriente. La danza svolgeva presso gli egiziani un ruolo essenziale all’interno dei riti legati alle festività religiose e agricole. Figure in pose acrobatiche, che sembrano essere danzatori, sono state infatti rinvenute in numerose tombe. Ma è soprattutto la cultura greca a essere ricca di testimonianze, rintracciabili nella pittura vascolare, nei rilievi come nella letteratura.
A partire dai poemi omerici, che contengono incidentalmente descrizioni di danze corali, fino ai trattati filosofici (ad esempio nella Repubblica di Platone), la danza fu oggetto, al pari della musica, di analisi e commenti. Alcune danze erano una componente importante dell’addestramento militare (tra queste un esempio è rappresentato dalla pirrica), altre assolvevano funzioni rituali o religiose (come l’emmeleio) e, proprio queste, in particolare quelle dedicate al culto di Dioniso, sembra abbiano dato origine alle danze dei cori delle tragedie greche, dove i versi recitati o cantati erano accompagnati con gesti simbolici e passi.
I romani svilupparono la tradizione del mimo e della pantomima che alcuni artisti-giocolieri itineranti praticavano unitamente all’acrobazia e alla danza.
| 2. | Europa medievale e rinascimentale |
Nonostante la disapprovazione della Chiesa, nel Medioevo la danza continuò a essere una forma di divertimento e di socializzazione, soprattutto durante le festività collettive. Si ballava per celebrare il carnevale o altre ricorrenze nelle quali la liturgia cristiana si era sovrapposta ad antichi riti pagani. Fu così che iniziarono ad affermarsi stili e forme originali dei diversi popoli europei da cui si svilupparono la danza folcloristica e quella d’arte. Molte danze di origine popolare e contadina, assimilate e adattate dall’aristocrazia, si trasformarono, attraverso il Rinascimento, nelle danze di società delle corti, dalle quali a sua volta si sviluppò il balletto. Vedi anche Danza barocca; Danza rinascimentale.
| 3. | Il balletto e la danza moderna |
La danza era al centro delle feste delle corti italiane e francesi del Rinascimento; da quel contesto si sviluppò l’esigenza codificarla, anche con regole scritte. In seguito, quando all’aspetto ludico si associò anche quello professionale e, oltre ai maestri di ballo, si affermarono i ballerini, nacque definitivamente una nuova forma d’arte, il balletto. Nei secoli successivi il balletto si è evoluto nelle forme e nei contenuti, occupando sempre una posizione centrale nella cultura occidentale.
All’inizio del Novecento un nuovo modo di concepire il corpo, promosso da alcune danzatrici statunitensi come Isadora Duncan e Ruth St Denis, scardinò le regole accademiche della danza alla ricerca di nuove possibilità espressive. Il medesimo obiettivo, l’innovazione del balletto, fu perseguito in Europa dal teorico svizzero Emile Jaques-Dalcroze, dal ballerino ungherese Rudolf von Laban e dalla danzatrice e coreografa tedesca Mary Wigman. Questi pionieri della danza moderna hanno inaugurato nuovi sviluppi e nuove tendenze ancora oggi in atto. Vedi anche Danza moderna e contemporanea; Danza jazz; Teatrodanza.
| 4. | Danze folcloristiche e balli popolari |
Nelle società più complesse vengono generalmente definite danze folcloristiche quelle tramandate di generazione in generazione, eseguite dai membri di una comunità e non destinate a un pubblico. Spesso traggono origine da culture contadine e si distinguono per stili e funzioni dalla danza d’arte o professionale, anche se le commistioni tra i due generi sono sempre possibili, anzi spesso portatrici di interessanti evoluzioni. Vedi anche Folclore.
Non tutte le danze folcloristiche sono tradizionali; molte danze israeliane sono state coreografate nel XX secolo sulla base di modelli europei.
Sono definite balli popolari, o di società, alcune forme di danza eseguite esclusivamente a fine di svago. Relativamente facili da imparare, queste danze sono spesso eseguite in coppia e non sono ideate da un coreografo.
| 5. | La danza nel teatro e nel cinema |
Il successo dei balli da sala e le innovazioni della danza moderna hanno portato all’introduzione sempre più consistente della danza nei film e nei musical, a Hollywood come nei teatri di Broadway. A Hollywood, il coreografo Busby Berkeley creò per i suoi film numeri di danza estremamente elaborati, mentre Fred Astaire, Ginger Rogers e Gene Kelly portarono sullo schermo l’eleganza del tip tap. In Oklahoma! (1943), la coreografa americana Agnes De Mille integrò la danza con l’intreccio narrativo, mentre in West Side Story (1957) di Robert Wise, con musiche di Leonard Bernstein e coreografie di Jerome Robbins, la danza divenne per la prima volta il fulcro della narrazione.
| 6. | Oltre l’Occidente |
| 1. | Le danze classiche dell’Asia |
La suddivisione dei generi delle arti performative, che distingue arte drammatica, musica e danza, è pertinente alla cultura occidentale ma non esatta per il contesto asiatico, dove molti spettacoli intrecciano organicamente varie forme e linguaggi della rappresentazione. Due esempi significativi di “teatro totale” dove la danza ha una ruolo importante, ma non esclusivo, sono il kabuki giapponese e il kathakali dell’India. Spesso le danze asiatiche sono arricchite da gesti simbolici, maschere, trucchi elaborati e costumi sontuosi. Hanno generalmente carattere narrativo e si ispirano alla mitologia, alla storia o a leggende. Vedi anche Danza indiana; Danza indonesiana.
| 2. | L’Africa, l’Oceania e le Americhe |
La funzione sociale della danza cambia radicalmente allontanandosi dall’Occidente e dai paesi maggiormente industrializzati: accanto alle finalità ludiche o di godimento estetico si ritrovano quelle eminentemente rituali. Ne sono un esempio i paesi dell’Africa subsahariana, dove le danze sono generalmente legate alla celebrazione di riti religiosi o di passaggio, finalizzati a segnare i momenti critici dell’esistenza del singolo o della comunità, come le nozze, la morte, la semina, la caccia. Ciò non esclude l’esistenza di una tradizione più recente: nel XX secolo si sono sviluppate delle forme di danza urbana, nate dalla combinazione di influenze africane ed euroamericane. Vedi anche Danza africana.
Presso i popoli polinesiani e dell’Oceania le danze sono spesso associate alla narrazione di storie o a poemi, come ad esempio la hula (isole Hawaii). In Nuova Guinea le danze accompagnano frequentemente le spedizioni di guerra.
In Nord e Centro America, le popolazioni native americane erano solite celebrare complessi riti danzati, eseguiti sia a beneficio della comunità, sia per scopi personali. Molti di questi riti sono sopravvissuti fino a oggi grazie alla tradizione, sviluppatasi negli ultimi cinquant’anni in Canada e negli Stati Uniti, di allestire spettacoli pow-wow nei quali diverse tribù si riuniscono per eseguire le loro danze davanti a un pubblico. La danza latinoamericana è caratterizzata dalla presenza di numerosi elementi di origine diversa. Danze religiose e profane fanno tuttora parte della tradizione delle tribù indie; altre, soprattutto quelle caraibiche e brasiliane, attingono liberamente alle danze di origine africana e spagnola, mescolandole con quelle indigene.