Mill, John Stuart
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Mill, John Stuart
2. Logica induttiva

Riallacciandosi alla dottrina del francese Auguste Comte, Mill contribuì a diffondere in Gran Bretagna il positivismo, svolgendo in particolare i temi relativi alla critica della metafisica, al progresso sociale e soprattutto alla metodologia unitaria delle scienze; fra queste egli considerò anche la psicologia, esclusa invece dalla classificazione delle scienze fornita da Comte. Rispetto al suo fondatore, Mill conferì al positivismo una più netta accentuazione empiristica, in accordo con la tradizione filosofica inglese risalente a Locke e a Hume.

L'opera di più ampio respiro filosofico di Mill è il Sistema di logica deduttiva e induttiva (1843), la quale mira a dimostrare come ogni nostra conoscenza derivi da esperienze sensibili e quindi da induzioni. Secondo Mill ogni ragionamento dà luogo a una 'inferenza', cioè un passaggio da verità già note ad altre che non lo erano. Egli osservava che tradizionalmente si distinguevano due maniere di effettuare un'inferenza: l'induzione, che va dal particolare al generale, e la deduzione, che va dal generale al particolare (come avviene ad esempio nel sillogismo aristotelico). Mill intese anzitutto dimostrare come alla base della deduzione vi sia in realtà l'induzione. Quando si costruisce un sillogismo, ad esempio: 'Tutti gli uomini sono mortali, il duca di Wellington (che al tempo di Mill era vivo) è un uomo, dunque il duca di Wellington è mortale', in realtà non si effettua un'inferenza dall'affermazione generale su tutti gli uomini al caso particolare di Wellington, ma, da quei casi particolari che ho già conosciuto (la morte di Tizio, di Caio ecc.) e che ho riassunto in una proposizione generale ('tutti gli uomini sono mortali'), io procedo a un nuovo caso particolare. Dunque il procedimento deduttivo si rivela un passaggio dal particolare al particolare, cioè da alcuni casi particolari già noti a un nuovo caso simile; esso è fondato sull'induzione, che ha consentito preliminarmente di risalire dall'osservazione di casi particolari a un'affermazione generale (sebbene mai in un senso assoluto, dato che è impossibile osservare tutti i casi); tale affermazione generale fa da riassunto delle nostre osservazioni su tutti i casi simili ed è posta a premessa generale nel sillogismo.