Mill, John Stuart
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Mill, John Stuart
3. Etica, politica ed economia

Mill riprese sul terreno dell'etica il principio dell'utilitarismo di Bentham, secondo cui il fine di ogni attività morale consiste nella maggiore felicità possibile per il maggior numero possibile di persone; egli intese però allargare la concezione benthamiana del 'calcolo dei piaceri', introducendovi anche una considerazione qualitativa dei piaceri, che tenesse conto in particolare dell'altruismo. Nel saggio Sulla libertà (1859), che può considerarsi una delle espressioni più alte del liberalismo democratico, fortemente connotato in senso individualistico, Mill svolgeva poi una difesa dell'autonomia dell'individuo e delle libertà del cittadino (di coscienza, di pensiero, di parola, di associazione, di perseguire la propria felicità), sia rispetto all'autorità statale, sia rispetto a quella che Tocqueville definiva la 'tirannia della maggioranza' (quale rischio di degenerazione della democrazia nella società moderna). Nelle Considerazioni sul governo rappresentativo (1861), Mill indicò nella democrazia rappresentativa, fondata sulla rappresentanza non solo della maggioranza, ma anche della minoranza, il tipo di governo che garantisce meglio le libertà individuali.

Mill fu autore anche dei Principi di economia politica (2 voll., 1848), in cui criticava le idee del socialismo, pur ammettendo la necessità di una redistribuzione più equa della ricchezza. Scrisse inoltre un saggio Sulla servitù delle donne (1873) e Tre saggi sulla religione (postumo, 1874).