| Trova nell'articolo | Inghilterra | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Inghilterra (inglese England), regione storico-naturale del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord; occupa la sezione centromeridionale dell’isola di Gran Bretagna ed è delimitata a ovest dal Galles e a nord dalla Scozia. Il mare del Nord bagna la parte orientale della regione fino al promontorio di North Foreland; le coste meridionali, dallo stretto di Dover all’estremità occidentale della Cornovaglia, sono bagnate dal canale della Manica, che separa la Gran Bretagna dal continente europeo. Le regioni occidentali si affacciano infine sull’oceano Atlantico: le più settentrionali sono bagnate dal mar d’Irlanda, mentre Devon e Cornovaglia, a sud, sono lambite dal mar Celtico.
L’Inghilterra comprende le isole Scilly, situate a sud-ovest della Cornovaglia e l’isola di Wight, al largo della costa meridionale, ma non l’isola di Man, posta fra l’Inghilterra e l’Irlanda del Nord, che è una dipendenza della Corona britannica. La regione, incluse le isole, ha una superficie di 130.410 km². Londra è la capitale dell’Inghilterra e del Regno Unito, nonché sede del Commonwealth britannico.
| 2. | Territorio |
Una delle principali caratteristiche morfologiche del territorio dell’Inghilterra è la linea costiera estremamente frastagliata che offre numerose insenature naturali e ampie penisole.
Il territorio inglese è in prevalenza pianeggiante o dolcemente collinare. Il confine con la Scozia – compreso tra Solway Firth a ovest, e la foce del fiume Tweed, a est – è segnato in gran parte dalle Cheviot Hills. I monti Pennini, che formano l’ossatura dell’Inghilterra settentrionale, si dipartono dalle Cheviot Hills proseguendo verso sud fino alla valle del fiume Trent. A nord-ovest, la valle del fiume Eden separa i monti Pennini dalla regione del Lake District dove, nella catena dei monti del Cumberland, si erge lo Scafell Pike (978 m), il rilievo più elevato dell’Inghilterra. La regione centrale delle Midlands è costituita da pianure lievemente ondulate che si estendono tra il confine gallese, l’estremità meridionale dei monti Pennini e il canale di Bristol.
A est dei Pennini e delle Midlands si estende un’area di basseterre, compresa fra lo Yorkshire e l’Anglia Orientale, che include la regione dei Fens, vasta zona acquitrinosa bonificata, formatasi nei secoli con l’insabbiamento del Wash, l’ampio estuario di fiumi quali l’Ouse e il Witham. A sud del canale di Bristol si estende l’altopiano che culmina nelle alture e nelle brughiere desolate della penisola di Cornovaglia-Devon. Dalla piana di Salisbury si dipartono numerosi rilievi collinari; tra questi, nell’estremità sudorientale, le colline dei Downs che scendono fino al mare, a ovest, nei pressi di Brighton e, a est, a Dover, dove terminano nelle celeberrime “bianche scogliere” di roccia calcarea. Numerosi i corsi d’acqua che solcano il territorio inglese, tra cui il Tamigi, il Trent, il Severn e il suo affluente Avon.
| 1. | Clima |
Temperato dai mari circostanti, e specialmente dalla calda corrente del Golfo, il clima dell’Inghilterra è relativamente mite rispetto alla latitudine del paese, la stessa di Terranova, in Canada. La temperatura media annua oscilla fra gli 11 °C a sud e i 9 °C a nord-est. Le temperature medie stagionali variano tra i 16 °C di luglio, il mese più caldo dell’anno, e i 4,5 °C di febbraio, il mese più freddo. Nebbia e nuvolosità sono frequenti, mentre le precipitazioni, più abbondanti in ottobre, si aggirano mediamente sui 760 mm annui.
| 2. | Flora e fauna |
Nel passato l’Inghilterra, come quasi tutta l’isola della Gran Bretagna, era fittamente ricoperta di foreste, soprattutto di querce e faggi nelle pianure e di pini e betulle nelle regioni collinari. Nel corso dei secoli le foreste furono abbattute per fare spazio alle coltivazioni e agli insediamenti urbani e industriali. Oggi i boschi occupano solo il 7% della superficie del paese, una percentuale inferiore alla media europea, che si aggira attorno al 25%. Nel secondo dopoguerra sono stati intrapresi programmi di rimboschimento su vasta scala, che prevedono la creazione di aree boschive nei pressi di Londra, nelle Midlands e nel nord-est. Numerose sono le specie floristiche endemiche oggi protette. La brughiera è la formazione vegetale che più caratterizza il paesaggio inglese. I Royal Botanic Gardens, nei pressi di Londra, custodiscono una delle più vaste collezioni mondiali di piante.
Tra le numerose aree protette del paese si segnalano la riserva naturale di Bodmin Moor e i parchi nazionali di Exmoor, del Lake District, del Peak District, del Northumberland e di Dartmoor.
Tra le numerose specie di mammiferi presenti sul suolo inglese vi sono il cervo, la volpe, la lepre, il cavallo, la lontra, il riccio, lo scoiattolo rosso e il tasso; gli uccelli più diffusi sono lo storno, il passero, il corvo e il merlo. Nelle brughiere vive il gallo cedrone. L’Inghilterra ospita inoltre molte specie di uccelli di passo. I rettili sono rari, mentre comuni sono pesci d’acqua dolce quali il cavedano, il persico, la trota e il salmone.
| 3. | Popolazione |
La maggior parte degli abitanti dell’Inghilterra discende da antiche popolazioni celtiche e iberiche e dai popoli che invasero l’isola, in particolare romani, anglosassoni, danesi e normanni. A partire dal 1950, soprattutto nelle grandi città, l’immigrazione dall’Asia, dall’Europa orientale e meridionale, dall’Africa e dai Caraibi ha modificato in maniera sostanziale il panorama etnico.
L’Inghilterra ha una popolazione di 50.094.000 abitanti (2004), pari a oltre l’83% della popolazione complessiva del Regno Unito, all’interno del quale presenta anche la densità media più elevata: 384 abitanti per km². Circa l’80% della popolazione vive nelle città e quasi il 40% nelle sette grandi conurbazioni: Greater London, Tyne and Wear, South Yorkshire, West Yorkshire (vedi Yorkshire), West Midlands, Greater Manchester e Merseyside.
| 1. | Lingua e religione |
Lingua ufficiale dell’Inghilterra è l’inglese, appartenente al gruppo anglo-frisone del ramo occidentale delle lingue germaniche.
La religione maggiormente praticata in Inghilterra è l’anglicanesimo che nel XVI secolo, durante la Riforma, divenne la Chiesa ufficiale del paese. La seconda Chiesa per importanza è quella cattolica, che conta circa sei milioni di fedeli. Altre confessioni protestanti sono rappresentate da metodisti (i più numerosi), battisti e dai fedeli della Chiesa riformata, nata nel 1972 dalla fusione della Chiesa Congregazionale d’Inghilterra e Galles con la Chiesa Presbiteriana d’Inghilterra (vedi Congregazionalismo; Chiese presbiteriane). Altri gruppi protestanti sono rappresentati da minoranze di unitariani e quaccheri, da numerose confessioni pentecostali oltre che da organizzazioni quali l’Esercito della salvezza. La comunità ebraica, stanziata in Inghilterra sin dal 1656, è tra le più consistenti in Europa, mentre quella indiana comprende sikh, induisti e musulmani.
| 2. | Istruzione e cultura |
Per lo sviluppo e l’amministrazione del sistema scolastico vedi Regno Unito. In Inghilterra la scuola è obbligatoria dai cinque ai sedici anni. Oltre il 90% delle scuole elementari e secondarie è finanziato da fondi pubblici; circa il 7% dei bambini frequenta scuole private. In Inghilterra vi sono oltre 70 istituti universitari; tutti gli atenei, a eccezione di quelli di Oxford e di Cambridge, furono fondati nel XIX e nel XX secolo.
Le amministrazioni locali inglesi gestiscono circa 3000 biblioteche. A Londra si trovano: la British Library, la Biblioteca nazionale; la biblioteca della University of London; la biblioteca del Science Museum; la Public Record Office Library, che ospita gli archivi di Stato. Non mancano biblioteche private di grande interesse, tra le quali quelle della Royal Geographical Society e della Royal Academy of Music. Il museo più prestigioso è il British Museum di Londra, che ospita oggetti d’arte e archeologia provenienti da tutto il mondo. Di primo piano sono anche la Tate Gallery, la National Gallery, il Natural History Museum, il Museo delle scienze, la National Portrait Gallery, la Wallace Collection e il Victoria and Albert Museum.
L’Inghilterra possiede monumenti e siti storici di rilevanza internazionale. Tra i numerosi World Heritage Sites inglesi si ricordano la Cattedrale di Canterbury, nel Kent; la Cattedrale e il Castello di Durham; l’Abbazia di Fountains, nel North Yorkshire; i complessi megalitici di Stonehenge e di Avebury; Blenheim Palace, nell’Oxfordshire; la città di Bath; il Vallo d’Adriano; la Torre di Londra; il palazzo e l’Abbazia di Westminster.
Per approfondimenti sulla cultura della regione vedi Letteratura inglese; Arte britannica; Cinema britannico.
| 4. | Divisioni amministrative e città principali |
L’Inghilterra è divisa amministrativamente in 41 contee, a loro volta suddivise in distretti; 34 sono le contee non metropolitane: Bedfordshire, Buckinghamshire, Cambridgeshire, Cheshire, Cornwall, Cumbria, Derbyshire, Devon, Dorset, Durham, East Sussex (vedi Sussex), Essex, Gloucestershire, Hampshire, Herefordshire, Hertfordshire, Kent, Lancashire, Leicestershire, Lincolnshire, Norfolk, Northamptonshire, Northumberland, North Yorkshire (vedi Yorkshire), Nottinghamshire, Oxfordshire, Shropshire, Somerset, Staffordshire, Suffolk, Surrey, Warwickshire, West Sussex, Wiltshire e Worcestershire; 7 le contee metropolitane: Greater London, Greater Manchester, Merseyside, Tyne and Wear, West Midlands, South Yorkshire, West Yorkshire. La riorganizzazione dell’amministrazione locale ha comportato la divisione, la creazione e la scomparsa di diverse contee.
Dopo Londra, capitale del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Birmingham è la seconda città più grande dell’Inghilterra, centro di una vasta area industriale in cui si trovano le maggiori concentrazioni di industrie automobilistiche; Liverpool è il principale porto britannico, ma anche importante centro commerciale, industriale e culturale. Manchester è il cuore dell’industria tessile (tessuti sintetici e cotone) e un importante centro finanziario e commerciale. Altre città importanti sono Sheffield, centro dell’industria pesante, celebre per la lavorazione dell’acciaio; Bristol, importante porto e centro commerciale, e ancora Leeds, Salisbury e Brighton.
| 5. | Economia |
vedi Regno Unito.
| 6. | Istituzioni e vita politica |
vedi Regno Unito.
| 7. | Storia |
La storia dell’Inghilterra ha inizio, nel 449, con l’invasione della Britannia da parte degli anglosassoni. Questi giunsero sulle coste occidentali dell’isola pochi anni dopo la fine della colonizzazione romana (409), spingendo i celti verso il Galles e la Cornovaglia. Gli anglosassoni diedero alle terre occupate il nome di Angle-land (“Terra degli angli”), divenuto successivamente England.
| 1. | La “Terra degli angli” |
Frammentarie informazioni sulla storia inglese tra il V e VI secolo si possono trarre dal De excidio et conquestu Britanniae, scritto nel VI secolo dal cronista Gildas, dalle vite dei santi, dai ritrovamenti archeologici, dallo studio dei toponimi e di opere poetiche. Verso la metà del V secolo, a imitazione dei romani, i capi militari britannici assoldarono mercenari germanici per difendere il paese dalle bellicose tribù del Nord. In seguito, i mercenari sassoni si ribellarono contro i britannici, dando avvio a un processo d’invasione e insediamento che nel VII secolo culminò con l’eliminazione della classe dominante locale e l’instaurazione di regni germanici in tutta l’isola. Gli invasori erano angli, sassoni, frisoni, iuti e franchi, popolazioni vincolate da tradizioni simili che assunsero nel tempo un’identità comune, prendendo il nome di anglosassoni.
Nel VII secolo i regni germanici comprendevano Northumbria, Bernicia, Deira, Lindsey, Mercia, Anglia Orientale, Essex, Wessex, Sussex e Kent. Erano regni turbolenti, ma tutte le società anglosassoni erano caratterizzate da forti monarchie, feudi, leggi basate sulle consuetudini e una forma di compensazione in denaro (guidrigildo) per la morte, il ferimento o il furto ai danni di un uomo libero. Gli anglosassoni professavano culti politeistici, non possedevano una cultura scritta e vivevano di agricoltura, caccia e allevamento.
| 2. | L’affermazione del cristianesimo |
Gli avvenimenti principali dei due secoli seguenti furono la diffusione del cristianesimo e l’unificazione politica. Nel 596 il papa Gregorio Magno inviò nel Kent un gruppo di missionari guidati dal monaco Agostino, accolto favorevolmente dal re Etelberto, che si convertì. Agostino divenne il primo vescovo di Canterbury e i regni meridionali divennero cristiani. In questo periodo il cristianesimo romano incontrò quello di matrice celtico-irlandese, diffusosi prima in Scozia, tramite san Colombano, quindi in Northumbria tramite sant’Aidano, che nel 635 fondò il monastero di Lindisfarne. Al sinodo di Whitby, Owsy, re di Northumbria, scelse il cristianesimo di Roma; Teodoro di Tarso, divenuto arcivescovo di Canterbury nel 668, istituì numerose diocesi e dotò la Chiesa inglese di una struttura di base. L’incontro fra la cultura celtica e quella latina diede avvio a una notevole fioritura letteraria, in particolare in Northumbria, terra natale di grandi pensatori come Beda il Venerabile e Alcuino di York.
| 3. | Il processo di unificazione |
Le frequenti guerre innescarono un processo di unificazione dei regni germanici. Già durante il regno di Etelberto del Kent (560-616) un re poteva essere dichiarato Bretwalda, ossia sovrano della Britannia; nel VII secolo il titolo fu appannaggio dei re di Northumbria, nell’VIII passò a quelli di Mercia e nel IX fu adottato da Egberto di Wessex, che nell’825 sconfisse il re di Mercia a Ellendun. Nel secolo seguente la sua famiglia giunse a regnare su tutta l’Inghilterra. Il nipote di Egberto, Alfredo, divenne re del Wessex (871) in uno dei momenti più difficili per il paese. Durante il suo regno i danesi, una popolazione vichinga che aveva già compiuto numerose incursioni sulle coste inglesi, decisero di conquistare l’isola. Dopo aver sottomesso una parte del paese, essi furono tuttavia sconfitti da Alfredo a Edington (878); l’Inghilterra fu allora divisa nel Wessex e nella regione poi chiamata Danelaw (comprendente Essex, East Anglia e Northumbria), che rimase agli invasori fino al 937, quando fu riconquistata dal nipote di Alfredo, Etelstano, che conseguì una grande vittoria a Brunanburh nel 937. La conquista del Danelaw rese possibile la creazione di un governo unificato per tutta l’Inghilterra. Il sovrano regnava con l’assistenza del Witenagemot, un consiglio che contribuiva all’emanazione delle leggi e alla nomina dei sovrani. Furono creati circa quaranta shires (contee), ognuno dei quali aveva una shiremoot, o assemblea, costituita da uomini liberi che si riunivano due volte l’anno e presieduta da uno sceriffo.
| 4. | La fine del dominio anglosassone |
Sotto il regno di Etelredo II (978-1016 ca.) ripresero le invasioni danesi. Nel 1014 Etelredo fu deposto da Svend I, re di Danimarca, ma ritornò sul trono pochi mesi dopo, alla morte di Svend. Morto Etelredo, nel 1016, Canuto II, figlio di Svend, sconfisse Edmondo II, figlio di Etelredo. Sotto Canuto II, l’Inghilterra fece parte di un regno che comprendeva anche la Danimarca e la Norvegia. Dopo i brevi e impopolari regni di Aroldo I e Hardeknute, figli di Canuto, la corona passò a Edoardo il Confessore, figlio di Etelredo, richiamato dalla Normandia dove viveva in esilio. Nel 1066, quando Edoardo morì senza lasciare eredi, il Witenagemot scelse in qualità di successore Aroldo, conte di Wessex. Ciò provocò la reazione degli altri aspiranti al trono: Aroldo III di Norvegia e il duca Guglielmo di Normandia. Aroldo II sconfisse il primo a Stamford Bridge il 25 settembre 1066, ma fu battuto da Guglielmo nella battaglia di Hastings, il 14 ottobre. Guglielmo fu allora incoronato re.
| 5. | I re normanni e i Plantageneti |
L’anno 1066 fu cruciale nella storia inglese. Guglielmo I il Conquistatore e i suoi figli regnarono con fermezza. I normanni introdussero il feudalesimo nel paese, ridistribuendo la terra fra i conquistatori, dando vita a una nuova classe aristocratica di origine francese e a una nuova struttura sociale e politica. Alla morte di Guglielmo (1087), ascese al trono inglese il suo secondogenito Guglielmo II il Rosso, mentre sul trono normanno si insediò il primogenito Roberto. In seguito, il terzogenito Enrico ereditò il trono inglese alla morte del fratello (1100) e conquistò il trono normanno (1106). Enrico designò a succedergli la figlia Matilde, ma nel 1135 il nipote, Stefano di Blois, prese il potere. Gli anni del suo regno (1135-1154) furono contrassegnati dalla guerra civile.
Il figlio di Matilde, Enrico Plantageneto, conte di Angiò, salì al trono con il nome di Enrico II (1154). I Plantageneti, in particolare Enrico II e i figli Riccardo e Giovanni, tentarono di rafforzare l’autorità della corona. Enrico pose fine all’anarchia del regno di Stefano, bandendo i mercenari e distruggendo i castelli dei baroni che si erano dichiarati indipendenti. Rafforzò la struttura governativa, elaborò una legislazione comune, applicabile a tutta l’Inghilterra, che fu amministrata dai tribunali reali e contrastò l’autorità della Chiesa privandola di parte dei privilegi acquisiti. L’autorità di Enrico si estese inoltre su più di metà della Francia, sull’Irlanda e sulla Scozia. Per quanto abile nel governare, egli non seppe però tenere a freno le ambizioni dei figli, che gli si ribellarono più volte, sostenuti sia dalla loro madre, Eleonora d’Aquitania, sia dai re francesi.
Alla morte di Enrico II (1189), la prematura creazione di uno Stato moderno si dissolse rapidamente. Nell’arco dei dieci anni del suo regno (1189-1199), Riccardo I Cuor di Leone trascorse in Inghilterra meno di un anno, impegnandosi dapprima nelle crociate, poi nella riconquista dei territori perduti in Francia durante la sua assenza. Il fratello Giovanni Senzaterra non seppe fronteggiare l’opposizione dei baroni che raggiunse il culmine dopo la sconfitta subita nel 1214 a Bouvines e la conseguente perdita di gran parte dei possedimenti inglesi sul suolo francese. Nel 1215 fu costretto a concedere la Magna Charta, documento solenne con il quale il sovrano rinunciava ad alcuni importanti privilegi e si impegnava a rispettare e ad applicare la legge inglese e i costumi feudali, nel rispetto dei diritti di tutti gli uomini liberi del regno.
| 5.1. | La prosperità economica e la rivolta dei baroni |
Alla morte di Giovanni Senzaterra (1216) i baroni accettarono l’ascesa al trono del figlio Enrico III, di nove anni, e assunsero il controllo del governo. Nel 1227, raggiunta la maggiore età, Enrico III confermò la Magna Charta. Nei secoli XII e XIII l’Inghilterra prosperò. Si estesero le coltivazioni, mentre l’allevamento di pecore e la vendita della lana assunsero un’enorme importanza. Londra e altre città divennero i centri vitali del commercio e della ricchezza e acquisirono, con licenza reale, il diritto di autogoverno locale. Furono fondate le università di Oxford e Cambridge. I monasteri, in particolare quelli cisterciensi, guidarono l’espansione rurale, accumulando ingenti ricchezze. Negli anni Venti del XIII secolo giunsero in Inghilterra i frati francescani e domenicani, che divennero studiosi nelle università.
Alla metà del secolo i rapporti tra la Corona e l’aristocrazia si deteriorarono nuovamente a causa dell’eccessivo peso fiscale imposto dal sovrano. I dissidi che ne seguirono portarono, nel 1264, allo scoppio di una guerra civile (vedi guerra dei baroni). Dopo il breve governo del capo dei baroni, Simone de Montfort, conte di Leicester, il potere ritornò allora a Enrico e al figlio, Edoardo.
| 5.2. | Le riforme e il Parlamento inglese |
Edoardo I, che regnò dal 1272 al 1307, ristabilì l’autorità regia, limitando i poteri giurisdizionali dei baroni. La sua riforma più importante fu la modifica del consiglio feudale del re in base alla quale fu istituito un Parlamento dotato di un maggior numero di membri e costituito da grandi baroni, vescovi, abati e rappresentanti di contee e città. Nel 1297, per raccogliere il denaro necessario alle sue guerre, Edoardo riconobbe che le tasse dovevano avere l’approvazione comune di tutto il regno. Nel secolo seguente il Parlamento si divise in due Camere, dei Lord e dei Comuni, ed esercitò il proprio diritto di controllo sull’imposizione fiscale partecipando all’emanazione delle leggi.
Nel 1283 Edoardo I conquistò il Galles nordoccidentale e intervenne nella politica scozzese, reclamando anche il trono di quel regno. Morì nel 1307, senza essere riuscito a impadronirsi della Scozia. Il figlio, Edoardo II, dovette rinunciarvi. Nel 1314, nella battaglia di Bannockburn, il re scozzese Roberto I Bruce riuscì a difendere l’indipendenza del proprio paese, che riuscirà a mantenerla per altri tre secoli.
| 5.3. | Il XIV secolo |
Edoardo II fu un re debole, in parte influenzato dai suoi favoriti e in parte vincolato da una serie di ordinanze emanate dal Parlamento nel 1311, che conferivano ampi poteri di governo ai baroni. Nel 1327 fu costretto ad abdicare. Il figlio, Edoardo III, dopo aver invaso la Scozia, nel 1337 diede inizio alla guerra contro la Francia (vedi guerra dei Cent’anni) per impossessarsi del trono francese, sul quale avanzava rivendicazioni dinastiche a seguito dell’estinzione del ramo diretto dei Capetingi. In un primo tempo gli inglesi conseguirono importanti successi nelle battaglie di Crécy (1346) e Poitiers (1356), a partire dal 1369 l’Inghilterra cominciò tuttavia a perdere terreno; Edoardo fu costretto a chiedere ripetutamente al Parlamento d’imporre nuove tasse e, per ottenerle, dovette concedere diritti e privilegi.
Nel 1377 gli succedette il nipote Riccardo II, di appena dieci anni. Re moderato, fu coinvolto in una lotta con i nobili, contrari alla politica di accentramento del potere nelle mani del sovrano. Nel 1399 il cugino, Enrico di Bolingbroke, lo costrinse ad abdicare e salì al trono con il nome di Enrico IV.
Nel corso del XIV secolo il trasferimento della sede papale da Roma ad Avignone (1309-1376, Cattività avignonese) e il Grande Scisma (1378-1417), nel quale si opponevano papi rivali, causarono in Inghilterra una perdita di rispetto nei confronti del papato. Con una serie di ordinanze venne limitata l’autorità del papa nella nomina dei prelati. John Wycliffe criticò la corruzione della Chiesa, anticipando numerose istanze della Riforma, ma nel 1382 un tribunale ecclesiastico lo trasferì in una parrocchia di campagna e dichiarò eretiche le sue idee, mentre i suoi seguaci, i lollardi, furono duramente perseguitati.
| 6. | Lancaster e York |
Dal 1216 il trono era sempre passato al primogenito del re; perciò Enrico IV, figlio di Giovanni di Gaunt, duca di Lancaster, quarto figlio di Edoardo III, non aveva diritto alla corona. La questione dell’illeggittimità dell’autorità regia della casata dei Lancaster fu all’origine di molteplici concessioni al Parlamento e alla Chiesa da parte del sovrano e di alcuni conflitti contro le potenti famiglie ribelli del Galles e del Nord. Enrico V, che succedette al padre nel 1413, conseguì una brillante vittoria sui francesi nella battaglia di Azincourt (1415) e vide il suo successo confermato dal trattato di Troyes (1420). Sposò la figlia di Carlo VI di Francia e assunse il controllo del governo francese: pur non riuscendo a estendere il proprio dominio sull’intero paese, Enrico V poneva così le basi di una futura unificazione delle corone dei due regni.
Nel 1422, quando morirono sia Enrico sia Carlo, sul trono dei due paesi salì infatti il figlio del primo, Enrico VI, di soli nove mesi. Per un breve periodo i due abili zii di Enrico, John di Lancaster, duca di Bedford, e Humphrey di Gloucester si spartirono il controllo dei due regni. Nel 1429 Giovanna d’Arco cominciò tuttavia a promuovere la resistenza contro il dominio inglese; nel 1431 fu catturata, accusata di eresia e condannata al rogo, ma il dominio inglese continuò a vacillare.
| 6.1. | La guerra delle Due Rose |
Durante il regno di Enrico VI, il governo effettivo del paese passò da una fazione nobile all’altra. La guerra in Francia evidenziava l’incapacità del re di governare in patria. La perdita della Normandia (1450) e la corruzione del governo provocarono una rivolta popolare, che fu repressa nel sangue. La successiva perdita di tutti i possedimenti inglesi in Francia, a eccezione di Calais (1453), fu il preludio del conflitto dinastico chiamato guerra delle Due Rose (1455-1485), che oppose i due rami della famiglia reale, i Lancaster di Enrico VI e gli York, guidati da Riccardo Plantageneto.
La svolta decisiva avvenne nel 1460, quando Riccardo fu ucciso in battaglia. La sua eredità fu raccolta dal figlio Edoardo che sconfisse i Lancaster nel 1461, fece prigioniero Enrico e riuscì a farsi acclamare re dal Parlamento con il nome di Edoardo IV. Dopo alterne vicende, Edoardo, sostenuto anche dal cognato Carlo il Temerario di Borgogna, riuscì a consolidare il regno. Alla sua morte, avvenuta nel 1483, il trono passò al figlio dodicenne, Edoardo V, che tre mesi dopo fu deposto dallo zio Riccardo, divenuto re con il nome di Riccardo III. Due anni dopo Enrico Tudor, che rivendicava il trono ai Lancaster, sconfisse Riccardo nella battaglia di Bosworth Field e divenne re con il nome di Enrico VII.
| 7. | L’Inghilterra dei Tudor e degli Stuart |
La dinastia Tudor diede all’Inghilterra un forte ed efficiente governo centrale. Enrico VII si sbarazzò dei rivali York e sposò Elisabetta, figlia di Edoardo IV, ottenendo in breve tempo il riconoscimento della Spagna e nel 1489, con il trattato di Medina del Campo, della Francia, dei Paesi Bassi e della Scozia.
| 7.1. | Enrico VIII |
Ambizioso e audace, Enrico VIII regnò dal 1509 al 1547. Animato dal desiderio di riportare l’Inghilterra tra i principali attori europei e consigliato dall’abile cardinale Thomas Wolsey, sconfisse prima i francesi a Guinegatte, poi gli scozzesi a Flodden Field. Desiderando un erede maschio, che non ottenne dalla moglie Caterina d’Aragona, Enrico VIII chiese a papa Clemente VII il permesso di divorziare, ma l’assenso gli fu negato. Allora Enrico rifiutò di riconoscere l’autorità papale e con l’Atto di supremazia (1534) si proclamò capo della Chiesa nazionale, che prese il nome di Chiesa anglicana. Fu così libero di sposare Anna Bolena. Il matrimonio avvenne nel 1533, ma nemmeno Anna diede al re un figlio maschio. Enrico prese allora in moglie Jane Seymour, che morì dando alla luce Edoardo. Thomas Cromwell, abile consigliere del re, guidò i cambiamenti rivoluzionari degli anni Trenta del XVI secolo, comprendenti la rottura con la Chiesa cattolica, la soppressione dei monasteri, la vendita dei beni ecclesiastici, la riforma del Parlamento e la creazione di una nuova struttura burocratica, sorta dal vecchio consiglio reale.
| 7.2. | Gli eredi di Enrico |
Sotto Edoardo VI, che regnò dal 1547 al 1553, venne rafforzata la riforma protestante. Edoardo morì a sedici anni e gli succedette la sorellastra, figlia di Caterina d’Aragona, che divenne regina con il nome di Maria I.
La regina reintrodusse la religione cattolica e sposò il cugino Filippo II di Spagna. La condanna a morte di numerose persone accusate di eresia contribuì ad alimentare il malcontento popolare, già suscitato dal suo matrimonio, che aveva trascinato l’Inghilterra in una guerra contro la Francia, terminata con la perdita di Calais (1558). Quando Maria la Sanguinaria, come venne chiamata, morì (1558), salì al trono la sorellastra Elisabetta, figlia di Anna Bolena.
Elisabetta I fu uno dei più grandi sovrani inglesi. In accordo con il Parlamento, nel 1559 diede alla Chiesa un’impronta moderata. Neutralizzò la minaccia scozzese aiutando la fazione protestante e filoinglese di quel paese a predominare. Appoggiò i ribelli protestanti dei Paesi Bassi spagnoli e incoraggiò le navi inglesi a razziare quelle spagnole. Nel 1588 la sua flotta sconfisse l’Invincibile Armata spagnola, impedendole di invadere l’Inghilterra. L’Irlanda, che era sempre più scossa da moti di ribellione, divenendo così vulnerabile agli attacchi stranieri, fu conquistata definitivamente nel 1603. Il regno di Elisabetta segnò l’ascesa politica ed economica dell’Inghilterra: le istituzioni politiche, pur sottomesse all’assolutismo, mantennero autorità e vigore, mentre l’economia subì una decisa accelerata grazie all’espansione dei commerci internazionali.
| 7.3. | I primi Stuart |
Estintasi la dinastia Tudor con la morte di Elisabetta, salì al trono inglese il re scozzese Giacomo VI, con il nome di Giacomo I, che regnò dal 1603 al 1625, e unificò per la prima volta le corone di Inghilterra, Scozia e Irlanda. Durante il suo regno prese avvio un secolo di conflitti interni, dovuti perlopiù ai problemi ereditati dal regno precedente. I puritani, protestanti estremisti, nutrivano una crescente insoddisfazione nei confronti della Chiesa anglicana, che ritenevano ancora troppo impregnata di cattolicesimo. L’inquietudine religiosa raggiunse il culmine nel 1633, quando l’antipuritano William Laud fu nominato arcivescovo di Canterbury; in precedenza la Congiura delle polveri, un attentato cattolico contro il Parlamento e il re (1605), aveva già confermato i timori di una restaurazione cattolica.
Il figlio di Giacomo I, Carlo I (che regnò dal 1625 al 1649) inasprì il conflitto con il Parlamento, orientando la politica della corona in senso ancor più assolutista; il Parlamento rivendicò la propria indipendenza e, nel 1628, ottenne la Petition of Right, che ribadì il controllo parlamentare sulle tasse. Tuttavia, dal 1629 al 1640, il sovrano tentò di governare senza il Parlamento e di ottenere denaro imponendo tasse straordinarie. Nel 1637 il tentativo di Carlo di imporre in Scozia l’anglicanesimo provocò una rivolta. Il re fu costretto a convocare il Parlamento (1640).
Quest’ultimo, noto come Parlamento Lungo, approfittò della situazione per prendere il controllo del governo; fece liberare i prigionieri politici e giustiziare Laud, abolì i tribunali ecclesiastici, limitò il potere del re d’imporre tasse e stabilì che le sedute parlamentari dovessero aver luogo ogni tre anni.
| 7.4. | La guerra civile |
Su altri provvedimenti (quali l’abolizione della carica di vescovo) il Parlamento era diviso, una situazione accentuata dal tentativo di Carlo di arrestare alcuni deputati, da lui accusati di cospirazione. Fallito questo tentativo, il re si ritirò in Parlamento con i suoi sostenitori, detti cavalieri. I restanti deputati, puritani (soprannominati Roundheads, “Teste rotonde”), chiamarono il popolo alle armi, e Carlo riunì il suo esercito. Grazie all’appoggio degli scozzesi e, soprattutto, grazie all’abile guida di Oliver Cromwell, le Teste rotonde vinsero la guerra civile inglese. Carlo, che si era arreso agli scozzesi nel 1646, venne consegnato alle Teste rotonde nel 1647, ma riuscì a fuggire e a stringere un patto con gli scozzesi, dando avvio alla seconda fase della guerra civile (1648). Cromwell vinse nuovamente, epurò il Parlamento, che prese allora il nome di Rump Parliament, e processò il re, facendolo giustiziare il 30 gennaio 1649. Il Parlamento abolì la monarchia e la Camera dei Lord, dichiarando l’Inghilterra un Commonwealth.
| 7.5. | Il regime di Cromwell |
Dopo la guerra civile la figura dominante fu Cromwell, che, fra il 1649 e il 1651, sottomise l’Irlanda e la Scozia che divennero parte del Commonwealth. Nel 1653 sciolse il Rump Parliament e tentò invano di creare un’assemblea a lui favorevole, il cosiddetto Parlamento Corto (Barebones Parliament); governò allora come dittatore con il titolo di Lord Protettore. Cromwell perseguì un’attiva politica estera. Nel 1651 emanò l’Atto di Navigazione, che monopolizzava il commercio con le colonie e di fatto danneggiava soprattutto i Paesi Bassi. Scoppiò così la prima delle guerre anglo-olandesi (1652-1654), dalle quali l’Inghilterra uscì padrona dei mari. Dopo una guerra con la Spagna, gli inglesi conquistarono anche la Giamaica (1655). Dai tempi di Elisabetta, l’Inghilterra non godeva di un simile prestigio. Il regime crollò dopo la morte di Cromwell, nel settembre del 1658. Il figlio Riccardo non seppe guadagnarsi il rispetto dell’esercito e, nei disordini che seguirono, fu ristabilita la monarchia.
| 7.6. | La restaurazione |
L’Inghilterra diede il benvenuto a re Carlo II, figlio di Carlo I, nel 1660. Il Parlamento reintrodusse la carica di vescovo ed espulse dal corpo ecclesiastico i dissidenti (protestanti che non facevano atto di sottomissione alla Chiesa anglicana), limitando le loro attività politiche e religiose. Nel 1673 i cattolici furono rimossi dal governo e da altre cariche pubbliche (Test Act). Il complotto papista del 1678 e il tentativo di escludere dalla successione Giacomo, fratello cattolico del re, rivelavano la natura dei partiti politici allora in formazione. I Whigs, favorevoli al Parlamento e contrari ai papisti, erano per l’esclusione; i Tories, favorevoli alla Corona e alla Chiesa anglicana, vi si opponevano. Carlo riuscì a prendere il controllo e governò senza il Parlamento. Morì nel 1685, e il trono passò al fratello Giacomo II.
| 7.7. | La Gloriosa Rivoluzione |
Giacomo II creò un esercito permanente e conferì ai cattolici cariche importanti. Nel 1688 concesse la libertà di culto ai cattolici e ai dissidenti. I suoi oppositori fecero allora appello al protestante Guglielmo III d’Orange-Nassau, governatore dei Paesi Bassi e suocero del re. Al suo arrivo Giacomo fuggì, poiché il suo esercito si era schierato a fianco del nemico. Nel 1689 il Parlamento incoronò congiuntamente Guglielmo e la moglie Maria II, a patto che accettassero il Bill of Rights che poneva l’autorità del Parlamento su basi costituzionali. Lo stesso anno, l’Atto di tolleranza confermò la libertà di culto per i dissidenti. Questo rivolgimento prese il nome di Gloriosa Rivoluzione perché, a differenza di quella avvenuta fra il 1640 e il 1660, fu incruenta e coronata da successo. Coloro che non giurarono fedeltà ai nuovi monarchi furono chiamati giacobiti (dal nome latino di Giacomo, cioè Jacobus). Di questi ultimi, sottomessi con la forza, facevano parte numerosissimi cattolici scozzesi e irlandesi.
| 7.8. | L’ultimo Stuart |
Sotto Guglielmo III, gli inglesi presero parte alle coalizioni contro la Francia di Luigi XIV, combattendo nella guerra della Lega di Augusta (1688-1697) e nella guerra di successione spagnola (1701-1714). Le guerre dimostrarono la potenza e la ricchezza dell’Inghilterra; nel 1694 venne fondata la Bank of England, atto che pose le basi dello sviluppo finanziario di Londra.
| 7.9. | L’unione con la Scozia |
Nel 1702 salì al trono Anna Stuart, figlia minore di Giacomo II. Poiché Anna aveva perso tutti i suoi figli, nel 1701 il Parlamento, per evitare il ritorno dei cattolici Stuart, emanò un atto che affidava la successione ai protestanti Hannover. La Scozia esitava però ad approvare l’atto, come aveva già fatto con la dichiarazione dei diritti nel 1689. Per superare la crisi, gli inglesi decisero di unire i due regni e promulgarono l’Atto di Unione (1707) che creava il regno di Gran Bretagna.
Per la storia successiva dell’Inghilterra vedi Regno Unito.