| Trova nell'articolo | Sistema elettorale | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Sistema elettorale Complesso di norme e di meccanismi che regolano le elezioni e danno forma alla rappresentanza politica. Ogni sistema elettorale si compone di due elementi fondamentali: la ripartizione del corpo elettorale in suddivisioni territoriali (i collegi), e un meccanismo di trasformazione dei voti in seggi.
| 2. | I collegi elettorali |
I collegi elettorali possono essere uninominali se nel loro ambito si può eleggere un solo rappresentante; plurinominali se in essi è possibile eleggere più di un rappresentante.
| 3. | Sistema proporzionale e sistema maggioritario |
Il meccanismo che trasforma i voti in seggi può essere maggioritario o proporzionale. Il sistema proporzionale e il sistema maggioritario possono essere variamente corretti o combinati in sistemi misti.
| 1. | Sistema proporzionale |
Nel sistema elettorale proporzionale i seggi sono ripartiti fra tutti i partiti che partecipano alle elezioni in proporzione ai voti conseguiti. Il sistema proporzionale consente quindi anche alle forze politiche minori di eleggere propri rappresentanti.
Il principale pregio di tale sistema consiste nel riflettere in Parlamento, in modo sostanzialmente esatto, la volontà dei diversi gruppi sociali e il seguito di cui ciascun partito politico gode. Il suo punto debole sta nel favorire la frammentazione del quadro politico in una moltitudine di partiti e, quindi, nella difficoltà di formare maggioranze governative efficaci e stabili.
Per ovviare a questo inconveniente, il sistema proporzionale può prevedere un premio di maggioranza oppure una clausola di esclusione, in base alla quale non ottengono rappresentanza politica quei partiti che non abbiano superato una “soglia di sbarramento” precedentemente stabilita (ad esempio in Germania la soglia di sbarramento è fissata al 5% del totale dei voti espressi a livello nazionale).
| 2. | Sistema maggioritario |
Il sistema maggioritario si basa sul principio dell’assegnazione dell’intera posta in palio al partito che conquista la maggioranza, relativa o assoluta, dei voti. Con questo sistema, a ottenere la rappresentanza è solo il partito che si aggiudica il maggior numero di voti di un collegio elettorale (che può essere uninominale o plurinominale a seconda se elegge uno o più candidati), mentre i voti degli altri partiti rimangono inutilizzati.
In Gran Bretagna, ad esempio, la Camera dei Comuni (House of Commons) viene eletta con il sistema maggioritario, in cui i seggi sono attribuiti in collegi uninominali con la maggioranza semplice. In Francia vige il sistema del “doppio turno”, in base al quale i seggi non conquistati al primo turno (nel quale è richiesta la maggioranza qualificata del 51%) sono assegnati con un ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il miglior risultato.
Il sistema maggioritario tende quindi ad assegnare la maggioranza assoluta dei seggi alla principale forza politica, anche quando questa non abbia ottenuto la maggioranza assoluta dei voti. Di conseguenza le altre forze sono penalizzate, poiché la loro rappresentanza in Parlamento è di solito inferiore alla forza elettorale. Il sistema maggioritario è in generale ritenuto più adatto a favorire la formazione di maggioranze di governo più compatte e stabili.
| 4. | Il caso italiano |
In Italia è rimasto a lungo in vigore un sistema proporzionale puro (ma le elezioni del 1953 si svolsero con la cosiddetta “legge truffa”, poi abolita nel 1954, che istituiva un cospicuo premio di maggioranza). Nel 1993 una riforma introdusse un sistema misto e piuttosto macchinoso. Il sistema era infatti maggioritario a base uninominale per i tre quarti dei seggi del Parlamento, proporzionale per il restante quarto (ma a questa ulteriore ripartizione potevano accedere per la Camera solo i partiti che avevano superato la soglia del 4% dei voti nazionali; per il Senato non era invece prevista alcuna soglia di sbarramento e la ripartizione avveniva su base regionale).
Nel 2005 fu votata una nuova legge elettorale (dalla sola maggioranza e tra molte polemiche) che ripristinò il sistema proporzionale; la legge, a sua volta piuttosto complessa, introdusse un premio di maggioranza per la coalizione vincente (da calcolarsi su base nazionale alla Camera e su base regionale al Senato). Applicato nelle elezioni del 2006, questo sistema si è rivelato inadeguato a favorire maggioranze stabili e nel 2007 diverse forze (comprese alcune che lo avevano votato) hanno raccolto le firme per un referendum abrogativo.