Trova nell'articolo Poliomielite

Per trovare nell'articolo una parola, un nome o un argomento specifici, selezionare nel proprio browser Internet l'opzione per effettuare una ricerca nella pagina. In Internet Explorer questa opzione si trova nel menu Modifica.

Poiché viene effettuata la ricerca di una corrispondenza esatta per la parola o le parole digitate, se non si ottengono risultati soddisfacenti controllare l'ortografia delle parole digitate o individuare una parola chiave relativa all'argomento.

Poliomielite
1. Introduzione

Poliomielite Malattia infettiva del sistema nervoso centrale, causata da Poliovirus hominis, che può provocare paralisi. La sua forma acuta viene anche detta paralisi infantile, in quanto colpisce soprattutto i bambini fra i cinque e i dieci anni. La malattia fu descritta per la prima volta nel 1840 dall’ortopedico tedesco Jacob von Heine.

2. Sintomi

Il virus in genere entra nell’organismo attraverso il canale alimentare e da lì raggiunge le cellule nervose, andando a colpire varie parti del sistema nervoso centrale. Il periodo di incubazione varia da 4 a 35 giorni e i primi sintomi sono affaticamento, cefalea, febbre, vomito, raucedine, rigidità del collo. Poiché le cellule nervose che controllano i movimenti muscolari non possono essere sostituite una volta distrutte, l’infezione da poliovirus può causare paralisi permanente. Se la compromissione riguarda anche i centri nervosi che controllano la respirazione, la vittima deve essere mantenuta in vita mediante respirazione artificiale.

3. Terapia

Per la poliomielite non è ancora disponibile alcun rimedio efficace e la terapia è totalmente sintomatica. Sono comuni esercizi di fisioterapia per stimolare i muscoli e la somministrazione di farmaci antispastici per favorire la decontrazione muscolare, nonché diverse forme di terapia occupazionale. La prevenzione avviene mediante vaccinazione.

4. Vaccinazione ed eradicazione della poliomielite

Del virus responsabile della poliomielite sono stati individuati tre ceppi sierologici diversi, denominati Brunhilde (tipo 1), Lansing (tipo 2) e Leon (tipo 3). L’immunità verso un ceppo non protegge automaticamente dagli altri due.

Lo sviluppo di un vaccino si ebbe con la scoperta di un metodo per coltivare i virus in laboratorio, compiuta nel 1949 dal batteriologo John Franklin Enders; applicando questa tecnica, nel 1952 il medico ed epidemiologo Jonas Salk sviluppò un preparato a base di poliovirus inattivati dei tre ceppi noti (e perciò detto “trivalente”). Dopo una fase di sperimentazione clinica, nel 1954 il vaccino Salk venne dichiarato sicuro ed efficace ed entrò a far parte della profilassi vaccinale di routine. La somministrazione avviene per iniezione (vaccino IPV).

Poco tempo dopo, il virologo Albert Sabin sviluppò un vaccino contenente poliovirus attenuati, somministrabile oralmente (vaccino OPV), e anch’esso di tipo trivalente. Dalla sua autorizzazione, avvenuta nel 1963, il vaccino Sabin si è progressivamente sostituito a quello Salk, ed è tuttora utilizzato nelle campagne di vaccinazioni su larga scala (vedi paragrafo successivo).

In Italia la vaccinazione antipolio è obbligatoria: dal 2002, a seguito della certificazione dell’Italia (e di tutta l’Europa) come “paese libero dalla poliomielite”, si è stabilito di utilizzare per la vaccinazione sempre il vaccino Salk (IPV). Precedentemente, invece, si somministrava l’IPV al 3° e al 5° mese e nei successivi richiami si ricorreva al vaccino Sabin (OPV).

1. Eradicazione: una sfida non ancora raggiunta

Nel 1988 l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), l’UNICEF, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie degli Stati Uniti (CDC) e la Rotary International Foundation lanciarono la “Campagna mondiale per l’eradicazione della poliomielite” (Global Polio Eradication Initiative), che si poneva come obiettivo di debellare la malattia entro il 2005. L’eliminazione della poliomielite sarebbe in assoluto la seconda conquista nella lotta contro le malattie infettive, e seguirebbe l’eradicazione del vaiolo, annunciata nel 1980; si tratterebbe della prima malattia debellata nel XXI secolo.

Dal 1988 il programma estensivo di vaccinazione ridusse drasticamente i casi, portandoli da 350.000 all’anno in 125 paesi a 1919 in 7 paesi nel 2002 (dati UNICEF). Per avere un’idea quantitativa dei vaccini somministrati, basti pensare che solo nel 2002 furono trattati oltre 500 milioni di bambini di 93 paesi: a tale scopo fu usato il vaccino OPV trivalente.

Nel 2002 i sette paesi in cui la poliomielite sopravviveva in modo endemico erano India, Nigeria, Pakistan, Egitto, Afghanistan, Niger e Somalia. Ciò significa che in queste aree vi era continua trasmissione di virus indigeni, e non apporto di virus dall’esterno (ad esempio, da persone immigrate da altri paesi).

Altri sei paesi furono classificati “a rischio elevato di reinfezione” (Angola, Bangladesh, Etiopia, Nepal, Repubblica Democratica del Congo e Sudan): vi era cioè la possibilità che il virus facesse nuovamente la sua comparsa, pur essendo stato debellato, per effetto della vicinanza con i paesi del gruppo precedente. Nel 2002 il 99% dei casi si concentrava in India, Pakistan e Nigeria.

Nel giugno 2002 l’OMS dichiarò che in Europa era stato raggiunto l’obiettivo di eradicazione, dato che per tre anni non si era registrato alcun caso. Già nel 1994 il continente americano era stato dichiarato esente dalla malattia.

Nel maggio 2003, tuttavia, la Campagna mondiale annunciò la decisione di modificare la strategia della vaccinazione, attuando 51 campagne di immunizzazione soltanto nei 13 paesi sopra elencati (contro le 266 campagne effettuate nel 2002 in 93 paesi): ciò allo scopo di utilizzare al meglio le risorse economiche destinate al progetto, che erano diminuite.

Un problema connesso all’eradicazione della poliomielite è la capacità del virus attenuato contenuto nel vaccino di subire una mutazione e dare origine a una forma aggressiva; ad esempio, una decina di casi osservati nel 2000 ad Haiti e nella Repubblica Dominicana furono dovuti a tale fenomeno.

2. Sviluppi recenti

L’obiettivo del 2005 in realtà non è stato raggiunto, e già nel 2004 sono stati riformulati gli obiettivi per il quadriennio 2004-2008. I progressi della campagna globale sono comunque incoraggianti. Nel 2005 il Niger e l’Egitto sono stati cancellati dalla lista dei paesi con poliomielite endemica, che sono perciò scesi a quattro, mentre India e Pakistan hanno registrato il più basso numero di casi mai conteggiato. L’epidemia da reinfezione verificatasi nel periodo 2003-2005 in alcuni paesi centro-africani e asiatici (Yemen, Indonesia) è stata contrastata efficacemente e gran parte di essi alle soglie del 2006 sono stati dichiarati nuovamente “polio-free”.

All’inizio del 2006 il maggiore ostacolo al programma mondiale di eradicazione è la situazione della Nigeria, in cui cinque territori del nord concentrano il 56% dei casi mondiali di poliomielite: si tratta dell’unica area del mondo in cui vi è un aumento annuale di casi, addirittura quadruplicati dall’inizio del 2005 all’inizio del 2006.

Elemento decisivo per dare una svolta al piano di eradicazione è la somministrazione su larga scala del vaccino OPV di tipo monovalente (mOPV), mirato al ceppo 1 (Brunhilde) del poliovirus, il più diffuso e aggressivo: nel 2006 se ne computano quasi 1 miliardo di dosi. Questo vaccino è stato adottato per la prima volta in India e in Egitto nel 2005.