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Paesi Bassi
1. Introduzione

Paesi Bassi (nome ufficiale Koninkrijk der Nederlanden, Regno dei Paesi Bassi), stato dell’Europa nordoccidentale, delimitato a nord e a ovest dal Mare del Nord, a est dalla Germania e a sud dal Belgio. Il paese ha una superficie complessiva di 41.526 km² e un’estensione costiera di 451 km. Fanno parte dei Paesi Bassi le Antille Olandesi e Aruba. Chiamati comunemente ma impropriamente Olanda, dal nome della provincia geografica e storica, i Paesi Bassi formano, con il Belgio e il Lussemburgo, il Benelux. La capitale politica è Amsterdam; L’Aia è sede del governo nazionale.

2. Territorio

I toponimi olandesi Nederland (“paese basso”) e Hol-Land (“paese infossato”) indicano una caratteristica saliente del territorio nazionale, il 27% del quale si trova al di sotto del livello del mare; è questa la regione delle basseterre, sezione occidentale del paese solcata da canali, fiumi e mari interni. A est e a sud-est il suolo è appena al di sopra del livello del mare, con rilievi che superano raramente i 50 metri; le coste sono formate prevalentemente da sabbie ma anche da argille marine o fluviali. L’arcipelago delle Frisone segna il limite dell’antica linea costiera continentale erosa dal mare nel corso dei secoli; il Waddenzee separa oggi queste isole dall’IJsselmeer e dalla costa olandese.

Gli olandesi hanno strappato nei secoli le loro terre alle acque per mezzo di un complesso sistema di argini, dighe e canali, riuscendo ad aumentare di circa un quinto l’area della terraferma nel paese (circa 6.500 km²). I territori prosciugati (alcuni dei quali risalgono al XII secolo), bonificati e protetti dalle dighe sono detti polder. Senza il drenaggio costante e la protezione delle dune costiere, quasi metà dell’Olanda sarebbe inondata dal mare o dai molti fiumi che la attraversano.

Il 1° febbraio 1953 una violentissima mareggiata causò l’inondazione della provincia sudoccidentale della Zelanda: circa 160.000 ettari di terra furono sommersi dalle acque e più di 1.800 persone persero la vita. Nel 1995 circa 250.000 persone vennero fatte evacuare dalle zone orientali e centrali del paese: fortissime piogge avevano infatti causato la tracimazione delle acque del Reno e della Mosa, e si temeva che i loro tributari, i fiumi Lek e Waal, rompessero le dighe.

Fra il 1958 e il 1986 è stata condotta una grandiosa operazione di chiusura dei bracci di mare, denominata “piano Delta”, atta a limitare i rischi di inondazione attraverso la realizzazione di molteplici sbarramenti. Tra i recenti interventi di controllo delle acque vi è la realizzazione, nel 1997, della diga di Stormvloedkering.

1. Idrografia

I fiumi maggiori del paese sono il Reno, che proviene dalla Germania e si divide qui in vari rami: il Waal, il Lek e l’IJssel; la Mosa, che appartiene ai Paesi Bassi per il maggior tratto; la Schelda, la cui foce si trova in territorio olandese, e infine il Vecht e l’Hunse. Questi corsi d’acqua scorrono da est a ovest, attraversando il centro del paese, e insieme ai numerosi canali permettono l’accesso alle navi dirette verso l’interno dell’Europa.

Nel XVII secolo ebbe inizio il prosciugamento dei grandi laghi, come lo Haarlemmermeer, a sud-ovest di Amsterdam. Nel 1932 tra le province della Frisia e dell’Olanda Settentrionale venne costruita l’Afsluitdijk, una diga lunga una trentina di chilometri innalzata per separare il Waddenzee dallo Zuiderzee, che si trasformò così in un mare interno d’acqua dolce e prese il nome di IJsselmeer. Numerosi laghi di modesta portata sono presenti nelle zone settentrionali e occidentali del paese.

2. Clima

I Paesi Bassi hanno un clima oceanico temperato, comune a molti paesi dell’Europa settentrionale e occidentale. La media in gennaio è compresa fra 1,7 e 4 °C, mentre in luglio oscilla tra i 17 e i 18 °C. Le precipitazioni annue registrano 760 mm. Inverni freddi, con gelate frequenti, si alternano a estati fresche, generalmente piovose. In assenza di rilevanti barriere naturali, il clima varia poco da una regione all’altra.

3. Flora e fauna

Il paesaggio naturale dei Paesi Bassi è stato profondamente alterato dall’intervento umano attraverso i secoli. A causa della scarsità di terraferma e del suo intenso sfruttamento agricolo, le aree di vegetazione naturale sono limitate. Le foreste sono costituite in prevalenza da querce, faggi, frassini e pini. La fauna dei Paesi Bassi è quella tipica dei paesi europei a clima temperato; i grandi mammiferi sono rari e predominano le specie piccole. La realizzazione dei polder ha creato nuovi habitat per molte specie di uccelli migratori. Numerosi, soprattutto nella regione del Wadden, gli uccelli acquatici. Il governo olandese ha da tempo privilegiato una politica di conservazione della fauna locale attraverso la realizzazione di parchi nazionali e riserve naturali.

4. Problemi e tutela dell’ambiente

I Paesi Bassi sono uno degli stati più attivi in Europa in materia di salvaguardia dell’ambiente. Furono i primi a sviluppare una strategia nazionale di sviluppo sostenibile, avendo come obiettivo settori quali l’agricoltura e i trasporti. Questa azione fu adottata in risposta a un forte inquinamento del paese, in particolare l’inquinamento delle acque causato dall’eccessivo impiego di nitrati. Il paese, all’avanguardia nella riduzione dell’uso di combustibili fossili, è responsabile di meno dell’1% delle emissioni globali che concorrono a produrre l’effetto serra.

3. Popolazione

Con una media di 489 persone per km², i Paesi Bassi, la cui popolazione complessiva ammonta a 16.570.613 abitanti (2007), sono fra le nazioni più densamente popolate del mondo. Il 60% della popolazione vive attualmente in zone sotto il livello del mare. La popolazione urbana, pari al 67% (2005), si concentra nella sezione occidentale del paese, attorno a Rotterdam e Amsterdam. Il tasso di crescita demografica è pari allo 0,46%.

Gli olandesi, che rappresentano la maggior parte della popolazione, discendono dai franchi, dai frisoni e dai sassoni. Temendo la sovrappopolazione, nel secondo dopoguerra il governo incoraggiò l’emigrazione; circa 500.000 olandesi lasciarono le loro terre per il Canada, l’Australia, gli Stati Uniti e il Sud Africa, ma un numero ancora più alto di persone affluì nel paese dal resto d’Europa, dall’Asia (soprattutto dalle ex Indie Orientali olandesi), dalla Turchia, dal Marocco, dal Suriname e dalle Antille Olandesi. La popolazione del paese, in particolar modo quella dei centri maggiori, include pertanto numerose minoranze etniche (5%).

1. Lingua e religione

La lingua ufficiale è l’olandese, parlato in tutto il paese. Nel nord della Frisia, tuttavia, una grande percentuale della popolazione parla un’altra lingua germanica, il frisone.

Circa il 36% della popolazione non professa alcuna religione. I cattolici rappresentano il 34% della popolazione, i protestanti il 25%, i musulmani il 3%. Nel paese esiste inoltre una piccola comunità ebraica. I Paesi Bassi non hanno un culto ufficiale, ma la Chiesa riformata (vedi Riforma protestante) ha stretti legami con lo stato fin dalla metà del XVII secolo.

2. Istruzione e cultura

Le scuole elementari e secondarie sono per circa un terzo private. La frequenza è obbligatoria per i ragazzi dai 5 ai 16 anni. Fin dall’epoca della Riforma protestante, nel XVI secolo, i Paesi Bassi hanno avuto un alto livello di istruzione; oggi il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta è pari al 99% (1995).

Le più antiche istituzioni culturali sono le università di Amsterdam (fondata nel 1632), di Groninga (1614), di Leida (1575) e di Utrecht (1636). Molto frequentati sono anche gli atenei di Nimega, Rotterdam e Maastricht, oltre alle università tecniche di Delft, Eindhoven ed Enschede.

Le maggiori biblioteche del paese sono quelle dell’Università di Leida, dell’Università di Amsterdam e la Biblioteca Reale dell’Aia. Tra i numerosi musei si annoverano il Rijksmuseum, il Rembrandt-Huis Museum, il Vincent van Gogh Museum e lo Stedelijk Museum, tutti nella capitale; la Galleria Reale (Mauritshuis) all’Aia; il Boymans-van Beuningen Museum, a Rotterdam; il Kröller-Müller Museum a Otterlo. Le orchestre sinfoniche di Amsterdam e Rotterdam hanno rinomanza internazionale.

Per ulteriori informazioni sulla cultura, l’arte e la letteratura dei Paesi Bassi, vedi Arte olandese; Letteratura olandese; Letteratura fiamminga.

4. Divisioni amministrative e città principali

I Paesi Bassi comprendono dodici province: Brabante Settentrionale, Drenthe, Flevoland, Frisia, Gheldria, Groninga, Limburgo, Olanda Meridionale, Olanda Settentrionale, Overijssel, Utrecht e Zelanda. La parte meridionale della provincia della Zelanda, confinante con il Belgio, fa parte della regione storica delle Fiandre.

Amsterdam è la capitale economica e culturale del paese; Rotterdam è uno degli scali commerciali più importanti del mondo; L’Aia, sede del governo, è la terza città del paese; Utrecht è un grande centro industriale. Altre città di rilievo sono Groninga, la maggiore del nord del paese; Delft, celebre per le ceramiche, Gouda e Edam, sedi di note industrie casearie, Leida, Maastricht e Haarlem. Principali porti pescherecci sono Scheveningen, Katwijk, Vlaardingen, Ijmuiden.

5. Economia

Per molti secoli, i Paesi Bassi hanno svolto un ruolo essenziale nell’economia europea; inoltre, l’impero coloniale olandese fu a lungo uno dei più ricchi e fiorenti del mondo. Verso la metà del XX secolo, epoca in cui l’Indonesia divenne indipendente, il fulcro degli interessi economici nazionali tornò a essere l’Europa. L’evoluzione da paese agricolo a polo industriale, poi a esportatore di energia, si è compiuta anche grazie al notevole ruolo assunto dallo stato nell’economia nazionale, per quanto oggi le imprese siano per la maggior parte private.

Nel 2005 il prodotto interno lordo ammontava a 624.202 milioni di dollari USA, corrispondenti a un PIL pro capite di 38.248 dollari. Il 24,4% del PIL è fornito dal comparto industriale ed energetico, mentre l’agricoltura contribuisce per il 2,1% al PIL. Il settore dei servizi, comunque, è oggi dominante, fornendo il 73,6% del PIL. Secondo i dati Eurostat, il tasso di disoccupazione del paese nel 2003 era pari al 3,8%, uno dei più bassi dell’Unione Europea.

1. Agricoltura e allevamento

L’agricoltura dei Paesi Bassi è altamente produttiva e dà un forte impulso alle esportazioni. La maggior parte delle fattorie è a gestione familiare; modestissima la percentuale di popolazione attiva occupata nel settore: il 3% (2005). Prati e pascoli occupano il 50% dei terreni agricoli; il resto è sfruttato per l’orticoltura e la floricoltura che forniscono oltre il 30% del reddito agricolo nazionale. Le maggiori produzioni sono quelle di cereali (frumento, orzo, segale, avena, mais), patate, lino, colza, barbabietola da zucchero, ortaggi (pomodori, cipolle, cavoli, piselli) e frutta (mele, pere, fragole, uva, prugne); la coltivazione di fiori è estremamente importante e comprende tulipani, giacinti, crisantemi, lillà, rose di serra.

Nei Paesi Bassi si allevano soprattutto volatili, oltre a suini, bovini, ovini. Le maggiori produzioni degli allevamenti comprendono il latte, il formaggio (celebri il Gouda e l’Edam), la carne, il burro e le uova.

2. Risorse forestali e pesca

Le foreste nei Paesi Bassi sono piuttosto scarse (solo il 10,8% del territorio), pertanto la produzione di legname è di modesta entità. Malgrado il forte inquinamento del Mare del Nord, la pesca, attività tradizionale, è invece molto importante e produttiva (600.561 tonnellate nel 2004); fornisce soprattutto aringhe, ostriche, merluzzo, sogliole, tonni e gamberi.

3. Risorse energetiche e minerarie

Si è pensato a lungo che i Paesi Bassi fossero poveri di risorse energetiche, e gli olandesi per secoli hanno fatto affidamento quasi esclusivamente sui mulini a vento per rifornirsi di energia. La torba, usata come combustibile, veniva estratta in alcune regioni, e la provincia del Limburgo era nota per i depositi di carbone, che veniva però in gran parte importato. Insieme al sale, queste erano considerate le uniche ricchezze del sottosuolo. Negli anni Sessanta del XX secolo, invece, cospicue riserve di gas naturale furono scoperte nella provincia di Groninga e giacimenti di petrolio vennero individuati nel nord-est e nell’ovest del paese.

Lo sfruttamento iniziò subito e la produzione aumentò rapidamente, permettendo di chiudere gli ultimi depositi carboniferi nel 1973 e rendendo i Paesi Bassi un grande esportatore di gas naturale. Nel 2004 la produzione di greggio fu di 46.948 barili al giorno e quella di gas 73.129 milioni di m³. Petrolio e gas costituiscono il 7% delle esportazioni totali del paese. Nell’ultimo decennio del XX secolo la produzione di energia eolica ha avuto un nuovo incremento, incentivato dai problemi di inquinamento ambientale. Nel 1992 furono installati più di 630 pale eoliche ad alta tecnologia, in grado di produrre 144 milioni di kW all'ora; oggi la produzione di energia “pulita” raggiunge il 5,6% (2003) del totale.

4. Industria

Il settore industriale è altamente diversificato e ha avuto uno sviluppo recente; la produzione era poco rilevante fino alla seconda guerra mondiale e si basava sulla lavorazione delle materie prime provenienti dalle colonie (manifatture di tabacco, zuccherifici, oleifici, produzione di cacao, cioccolata, birra, chinino e gomma). Un settore di particolare rilevanza è quello della lavorazione dei diamanti. La rapida crescita industriale del dopoguerra è stata guidata dai settori chimico, petrolchimico, agroalimentare ed elettronico. Hanno un certo rilievo inoltre l’industria tessile, la siderurgia, i cantieri navali, l’industria automobilistica, l’editoria, l’elettrotecnica, la produzione di cuoio, porcellane, ceramiche e liquori. Il comparto industriale occupa il 20% della forza lavoro.

5. Commercio e finanza

I Paesi Bassi vantano una lunga e solida tradizione di scambi commerciali. La maggior parte delle merci viene trasportata via mare dai porti olandesi in vari paesi, soprattutto quelli dell’Unione Europea. Nel 2003 il valore totale delle esportazioni (227.344 milioni di $ USA) superava – seppure meno ampiamente che in passato – quello delle importazioni (208.995 milioni di $ USA). I principali introiti derivano dalla vendita all’estero di ferro, acciaio e metalli non ferrosi, imbarcazioni, fiori recisi e bulbi, generi alimentari, carta e pasta di legno, pesci e prodotti ittici, gas naturale e petrolio, materie plastiche. I principali partner commerciali sono il Regno Unito, la Svezia, la Germania, il Belgio, la Danimarca, la Francia, l’Italia, gli Stati Uniti e il Giappone.

Amsterdam è il maggiore centro bancario e finanziario del paese. Fino all’introduzione dell’euro, l’unità monetaria nazionale era il fiorino olandese, emesso dalla Banca Centrale dei Paesi Bassi.

6. Trasporti e vie di comunicazione

Rotterdam e Amsterdam sono due dei porti maggiori del mondo; la loro intensa attività è favorita dal capillare sistema di fiumi e canali che collega il Mare del Nord con il resto d’Europa. I corsi d’acqua navigabili hanno un’estensione di circa 2.925 km. La rete ferroviaria statale, elettrificata per il 65%, è di 2.813 km. La rete stradale raggiunge i 116.500 km, asfaltati per il 90%. La compagnia aerea di bandiera è la KLM (Koninklijke Luchtvaart Maatschappij, Royal Dutch Airlines).

6. Ordinamento dello stato

Monarchia costituzionale dal 1848, lo stato olandese è basato sulla Costituzione del 1983. Capo dello stato è un sovrano ereditario; le sue funzioni sono perlopiù rappresentative.

1. Potere esecutivo

Il potere esecutivo è affidato a un primo ministro e a un governo nominati dal sovrano, che rispondono del loro operato di fronte al Parlamento.

2. Potere legislativo

Il sistema legislativo spetta a un Parlamento bicamerale, gli Stati Generali (Staten-Generaal), che comprendono un Senato o Prima camera (Eerste Kamer), composta da 75 membri eletti per un termine di quattro anni con voto indiretto dai membri dei consigli provinciali, e una Camera dei rappresentanti o Seconda camera (Tweede Kamer), costituita da 150 membri eletti a suffragio universale con un sistema proporzionale per un mandato di quattro anni. Hanno diritto al voto tutti i cittadini a partire dai 18 anni di età.

3. Potere giudiziario

Il sistema giudiziario dei Paesi Bassi prevede un’Alta Corte (Hoge Raad) i cui giudici sono nominati a vita dal sovrano. Non è prevista la pena di morte (abolita, per reati ordinari, sin dal 1870).

4. Istituzioni periferiche

I Paesi Bassi comprendono dodici province, ciascuna governata da un commissario di nomina regia e da un consiglio eletto a suffragio universale.

5. Difesa

Il servizio militare dura nove mesi ed è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 20 anni di età; è tuttavia destinato a trasformarsi presto in servizio volontario. Le forze armate contano 53.130 effettivi (2004).

6. Forze politiche

I maggiori partiti politici sono il Partito cristiano-democratico (Christen democratisch appèl, CDA); il Partito laburista (Partij van de arbeid, PVDA); il Partito socialista (Socialistische Partij); il Partito popolare per la libertà e la democrazia (Volkspartij voor vrijheid en democratie, VVD; conservatori); il Partito per la libertà (Partij voor de vrijheid, PVV; conservatori); e i Verdi (Groen Links). Nelle elezioni legislative del maggio 2002 si piazzò clamorosamente al secondo posto con il 17% dei suffragi la formazione personalistica e xenofoba Lista Pim Fortuyn (Lijst Pim Fortuyn), il cui leader era stato ucciso da uno squilibrato pochi giorni prima dell’apertura delle urne; nelle elezioni legislative del 2006 la Lista è pressoché scomparsa dalla scena politica olandese, ottenendo poco più di 20.000 voti in tutto il paese.

7. Storia

Gli abitanti dell’area corrispondente agli attuali Paesi Bassi dovettero lottare fin dalla più remota antichità contro le acque che minacciavano le loro terre, costruendo barriere artificiali per evitare le alluvioni. I problemi comuni della difesa del territorio rafforzarono la coscienza nazionale e diedero impulso a un forte bisogno di indipendenza dalle potenze straniere, che a più riprese tentarono di affermare la loro supremazia su questa zona strategica d’Europa.

1. Dal dominio romano al Medioevo

Nel I secolo a.C. i soldati romani di Giulio Cesare conquistarono la maggior parte del territorio, allora abitato da frisoni a nord e da altre popolazioni germaniche e da tribù celtiche a sud. Seguì un lungo periodo di sviluppo e i commerci fiorirono sotto il controllo diretto di Roma. Intorno al 300 d.C. tribù non autoctone si insediarono nel territorio; i frisoni riuscirono a mantenere i loro possedimenti, mentre i sassoni occuparono la parte orientale della regione, e i franchi l’area occidentale e meridionale.

2. Il dominio carolingio

Carlo Magno convertì i frisoni e i sassoni al cristianesimo, e tutta la regione entrò a far parte del Sacro romano impero. A questo periodo si fa risalire la denominazione di Fiandre o Nederland (Paesi Bassi), che comprendeva anche l’attuale Belgio. Dopo la morte di Carlo Magno, il territorio fu diviso in vasti feudi in lotta tra loro per il predominio. Nel IX e X secolo i vichinghi compirono numerose scorrerie lungo le coste. Le necessità legate alla difesa aumentarono il potere dei signori locali e dei loro vassalli, chiamati a garantire la sicurezza delle città mercantili. Si formarono così alcune entità politiche pressoché autonome, come la Frisia (occupata dai frisoni), la contea d’Olanda e il ducato di Brabante, la cui dipendenza dal Sacro romano impero era ormai puramente formale.

3. Dal dominio asburgico all’indipendenza

Nel 1433 il duca di Borgogna Filippo il Buono entrò in possesso della contea d’Olanda. Sul finire del XV secolo questo e altri territori delle Fiandre passarono agli imperatori d’Austria in seguito al matrimonio di Maria di Borgogna con Massimiliano d’Asburgo nel 1477. Carlo V estese la sovranità a tutti i Paesi Bassi, che vennero ceduti (1555) al figlio Filippo II, re di Spagna, il cui governo oppressivo spinse gli olandesi a entrare in guerra per ottenere l’indipendenza (1568-1648). Lo scontro fra calvinisti e cattolici giocò un ruolo determinante nel conflitto. Quando nel 1566 gli attacchi alle chiese e alle proprietà cattoliche aumentarono, il sovrano decise l’invio nel paese di truppe spagnole comandate dal duca d’Alba. La dura politica d’occupazione da questo instaurata e il potere dato all’Inquisizione portarono alla rivolta, guidata dal principe Guglielmo I d’Orange.

Nel 1579 le province ribelli del nord costituirono l’unione di Utrecht e proclamarono la loro indipendenza, mentre le province meridionali, fedeli alla corona di Spagna, formarono l’unione di Arras. Tale divisione prefigurava i futuri sviluppi politici: i Paesi Bassi, protestanti, si sarebbero sempre più distaccati dal sud cattolico, che avrebbe in seguito costituito il Belgio. Lo stato indipendente olandese subì una serie di pesanti sconfitte da parte degli spagnoli, ma nel 1585 l’andamento del conflitto venne rovesciato dall’entrata in scena degli inglesi, che fecero propria la causa dei ribelli. All’inizio del Seicento, le truppe spagnole vennero definitivamente scacciate dai territori dell’unione di Utrecht. Nel 1609 Filippo III di Spagna accettò di stipulare una tregua di dodici anni, riconoscendo di fatto l’indipendenza delle sette province settentrionali, che venne però dichiarata ufficialmente solo al termine della guerra dei Trent’anni (1648), quando la pace di Vestfalia sancì la nascita della Repubblica delle Province Unite.

4. La potenza mondiale

Ottenuta l’indipendenza, si aprì per i Paesi Bassi una vera e propria età dell’oro, segnata da una splendida fioritura culturale e da una straordinaria crescita economica. Verso la metà del XVII secolo il paese divenne la prima potenza economica e marittima d’Europa e Amsterdam il principale centro mercantile del continente.

Le esplorazioni oceaniche avevano nel frattempo consentito la creazione di una fitta rete di stazioni commerciali in Africa, nel Sud-Est asiatico e nelle Americhe. Nel 1602 il Parlamento olandese garantì alla Compagnia delle Indie Orientali il monopolio dei commerci con tutti i paesi a est del capo di Buona Speranza in Africa e a ovest dello stretto di Magellano nel Sudamerica. La Compagnia stabilì la propria base operativa nelle Molucche e più tardi a Giava, dove Batavia (l’odierna Giacarta) divenne il centro maggiore. Analogamente venne fondata, nel 1621, una Compagnia delle Indie Occidentali per il controllo del Brasile e del Nordamerica.

Nella guida dell’unione di Utrecht, a Guglielmo I d’Orange era succeduto il figlio Maurizio, al quale subentrò il fratello Federico Enrico. Tutti e tre governarono unitamente agli Stati Generali (l’assemblea dei rappresentanti di ciascuna delle sette province dell’unione) quali “primi servi della Repubblica” con la carica di statolder (governatore). Durante il governo di Maurizio, la repubblica fu divisa da un aspro contrasto tra l’Olanda e le altre province, che vide l’opposizione di due sette calviniste: gli arminiani e i gomaristi (vedi Rimostranti).

5. Il declino

La rivalità olandese con l’altra maggiore potenza commerciale del mondo, l’Inghilterra, si trasformò in un conflitto militare. Le questioni tra i due paesi furono regolate dalle guerre anglo-olandesi, al termine delle quali gli olandesi persero Nuova Amsterdam (ribattezzata dai vincitori New York) in Nord America, ma acquisirono la Guayana (attuale Suriname). Dopo la guerra di successione spagnola (1701-1714), nel corso della quale gli olandesi si allearono con gli ex avversari contro la Francia, il potere economico e politico dei Paesi Bassi iniziò a declinare, a causa dell’inarrestabile crescita della potenza marittima inglese e della contemporanea politica espansionistica francese.

Quando Guglielmo III morì senza eredi nel 1702, un suo lontano parente, John William Friso, reclamò e ottenne il titolo degli Orange; nel 1747 suo figlio divenne statolder di tutte le sette province assumendo il nome di Guglielmo IV. Alla fine del XVIII secolo, al partito conservatore che appoggiava la casa d’Orange si oppose il nuovo partito nazionale di tendenze liberali. Col sostegno dei prussiani, i conservatori riuscirono a mantenere il controllo del paese sino al 1795, quando le truppe rivoluzionarie francesi lo invasero fondando la Repubblica Batava, modellata su quella francese.

6. La breve unificazione con il Belgio

La Repubblica Batava venne trasformata da Napoleone nel 1806 in Regno d’Olanda, annesso nel 1810 all’impero francese; durante il periodo della sottomissione alla Francia, tutti i possedimenti coloniali olandesi in America caddero in mano inglese. Nel 1815 il congresso di Vienna ristabilì l’indipendenza del regno dei Paesi Bassi, includendo nei suoi confini anche i territori belgi.

Questa unione forzata non ebbe successo perché le due regioni erano divenute ormai profondamente differenti per tradizioni, religione, lingua e interessi economici. Nel 1830 i belgi si ribellarono proclamando la loro autonomia; una conferenza tenutasi a Londra fra le maggiori potenze europee nel 1831 formulò le condizioni di separazione, accettate dalle due parti solo nel 1839.

7. La democrazia parlamentare

La seconda metà del XIX secolo fu segnata dalla liberalizzazione delle istituzioni politiche. Nel 1848 venne adottata una nuova Costituzione, che introdusse un regime parlamentare elettivo. Si formò un partito cattolico molto forte nelle regioni meridionali, che presto fu in grado di competere con i liberali e i conservatori, entrambi espressione della maggioranza protestante. Nel tardo XIX secolo si formarono inoltre un forte partito laburista e le prime organizzazioni operaie. L’amministrazione delle colonie asiatiche venne profondamente trasformata.

Gli anni tra il 1880 e il 1914 segnarono un periodo di notevole espansione economica, interrotto dalla prima guerra mondiale, di cui il paese risentì profondamente pur avendo scelto la neutralità; il crollo degli scambi commerciali, aggravato dal blocco navale intorno al continente, diede infatti origine a un’acutissima crisi economica. Nel 1917 venne definitivamente introdotto il suffragio universale. Nel dopoguerra il paese visse un periodo di sviluppo economico, favorito dalla crescita dell’industria e dall’impulso dato all’agricoltura dalla costruzione, nel 1932, dell’Afsluitdijk, la grande diga a nord dello Zuiderzee. A partire dal 1925, la situazione politica del paese fu caratterizzata da un’estrema instabilità, causata dalle divisioni all’interno della coalizione cattolico-conservatrice al governo.

8. Il secondo conflitto mondiale e il dopoguerra

Allo scoppio della seconda guerra mondiale i Paesi Bassi dichiararono la propria neutralità; nel maggio 1940 vennero tuttavia invasi dalla Germania nazista e sottoposti a un durissimo regime di occupazione, durante il quale fu sterminata gran parte della comunità ebraica (104.000 su 140.000 membri). La regina Guglielmina e il governo si recarono in esilio in Gran Bretagna, da dove fecero ritorno solo dopo la liberazione del paese, nella primavera del 1945. Nel 1944 il nord del paese fu inoltre colpito da gravi inondazioni e da una violenta carestia che provocarono la morte di decine di migliaia di persone.

Gli anni del dopoguerra furono dominati dagli sforzi per la ricostruzione, guidata da governi di coalizione tra cattolici e laburisti. I Paesi Bassi divennero membri dell’ONU nel 1945, parteciparono al piano Marshall e nel 1948 costituirono un’unione doganale con Belgio e Lussemburgo; nello stesso anno salì al trono la regina Giuliana. Abbandonata la loro tradizionale neutralità, nel 1948 diedero vita, con Belgio, Lussemburgo, Francia e Gran Bretagna, all’Organizzazione del trattato di Bruxelles e nel 1949 aderirono alla NATO. Nel 1952 furono tra i protagonisti della fondazione della CECA.

La guerra mondiale segnò anche il declino dell’impero coloniale olandese. Dopo una guerra durata quattro anni, i Paesi Bassi persero infatti il confronto con i nazionalisti indonesiani di Sukarno, ai quali nel 1949 trasferirono la sovranità su tutte le Indie Orientali, con l’esclusione dei possedimenti in Nuova Guinea, ceduti all’Indonesia nel 1962.

9. Dalla stagnazione al “modello olandese”

Nel 1958 l’unione doganale con Belgio e Lussemburgo trovò definizione nella costituzione del Benelux. Nel 1959 salì al potere il Partito popolare, che guidò una serie di instabili coalizioni tra partiti confessionali e conservatori. Nell’intento di arginare gli effetti di un lungo periodo di crisi economica e di inflazione, nel 1970 il governo impose uno stretto controllo su prezzi e salari e nel 1971 aumentò le imposte. Ridimensionata dai risultati delle elezioni svoltesi nello stesso anno, nel 1972 la coalizione di centrodestra si ruppe definitivamente, consentendo il ritorno dei laburisti al governo del paese. Nel maggio del 1973 il leader laburista Joop den Uyl assunse la carica di primo ministro alla guida di una coalizione di sinistra.

L’indipendenza concessa al Suriname nel 1975 fece affluire in Olanda un gran numero di immigrati, aggravando i problemi del paese. Il cambio al vertice avvenuto nel 1977, con l’inizio di una serie di governi guidati dai due leader del nuovo Partito cristiano-democratico Andreas van Agt e Ruud Lubbers, mutò di poco la situazione, nonostante l’avvio di una severa politica di tagli alla spesa pubblica. Nel 1980 la principessa Beatrice salì al trono dopo l’abdicazione della regina Giuliana.

Per molti anni afflitti da una grave stagnazione economica, grazie agli eccellenti risultati dell’industria elettronica e a un consistente aumento delle esportazioni, i Paesi Bassi, a differenza di molti altri paesi europei, vissero negli anni Ottanta un periodo di crescita economica e sociale. Il “modello olandese” sembrava essere riuscito nell’intento di coniugare la riforma economica con una sostanziale salvaguardia del sistema del welfare state e una contenuta disoccupazione; alla fine del decennio il paese sperimentò tuttavia un nuovo periodo di recessione.

Il 6 febbraio 1992 nella cittadina olandese di Maastricht venne ratificato il trattato volto a rafforzare l’integrazione economica e la cooperazione tra i paesi membri dell’Unione Europea.

10. Il governo di centro-sinistra

Le elezioni del maggio 1994 posero fine al lungo predominio cristiano-democratico. Il nuovo premier laburista Wim Kok, alla testa di una coalizione tra socialisti, liberali e centristi del partito Democraten 66, affrontò la difficile congiuntura economica ricorrendo a una politica di austerità che ridimensionò l’intervento dello stato e la spesa pubblica. Grazie a un patto sottoscritto con i sindacati e l’associazione degli imprenditori, il governo riuscì tuttavia a operare in un clima di consenso.

Nel febbraio 1995, in seguito a una straordinaria ondata di piena della Mosa e del Reno, riapparve lo spettro delle inondazioni; nel timore di un cedimento delle dighe, circa 250.000 persone vennero fatte evacuare e in seguito venne avviato un programma di rafforzamento del sistema di controllo delle acque dei due fiumi. Le elezioni amministrative svoltesi nel marzo dello stesso anno registrarono un flessione dei laburisti e una crescita dei partiti di centro-destra. In luglio un contingente di Caschi Blu olandesi fu coinvolto in un drammatico episodio della guerra civile iugoslava. Incaricato della difesa dell’enclave musulmana di Srebrenica, il comandante del contingente cedette alle minacce del generale serbo-bosniaco Ratko Mladić e si ritirò, favorendo l’opera di pulizia etnica condotta dai serbi in Bosnia-Erzegovina. L’episodio gettò una macchia di infamia sulle forze olandesi e attirò su di esse un’ondata di aspre critiche.

Nel 1996 il paese fu coinvolto in una curiosa controversia con la Francia, nata dal diverso atteggiamento dei due governi in materia di repressione del consumo di stupefacenti. Nel tentativo di limitare la diffusione delle droghe cosiddette “pesanti” (quali eroina e cocaina), dagli anni Ottanta i governi olandesi avevano perseguito una politica di tolleranza (in seguito adottata da altri stati europei, tra cui la Svizzera) verso il consumo delle cosiddette “droghe leggere”, cioè hashish e marijuana. La possibilità di acquistare modiche quantità di queste sostanze in appositi bar (Coffee Shop) aveva però stimolato nel corso degli anni un singolare fenomeno turistico verso le città olandesi (e in particolare Amsterdam), che irritava la vicina Francia. La controversia si risolse nel 1997, con la sottoscrizione di un accordo doganale e un aumento del controllo di polizia negli scali olandesi.

Grazie ai buoni risultati economici ottenuti, Kok vinse le elezioni del maggio 1998 e venne confermato alla guida del governo. Nel 1999 il paese entrò nell’Unione monetaria europea e l’olandese Wim Duisenberg fu designato alla presidenza della Banca centrale europea. Nel maggio dello stesso anno le divergenze sorte all’interno della coalizione in merito alla proposta di introdurre l’istituto del referendum nella Costituzione causarono le dimissioni di Kok, che il mese successivo riprese tuttavia la guida del governo.

Facendo seguito a un dibattito che durava da anni, nella primavera del 2001 il Parlamento olandese legalizzò l’eutanasia, regolandola con meticolosi “requisiti di diligenza”.

Nell’aprile 2002, a poche settimane dalla scadenza naturale della legislatura, il primo ministro Kok rassegnò le dimissioni, ritirandosi dalla vita politica; a provocare la decisione di Kok furono le polemiche suscitate dalla pubblicazione di un rapporto ufficiale sulla strage perpetrata dalle truppe serbo-bosniache del generale Ratko Mladić nel luglio 1995 nell’enclave musulmana di Srebrenica. Il rapporto censurava infatti non solo il comportamento dei Caschi Blu olandesi – i quali si erano ritirati di fronte alle minacce, lasciando mano libera alle truppe serbo-bosniache – ma anche quello del governo allora in carica, e quindi dello stesso Kok, che avrebbe avallato la discutibile scelta dei militari.

11. Crisi del modello olandese

Malgrado la buona situazione economica, il bassissimo tasso di disoccupazione (sceso tra il 1998 e il 2001 dal 4,3 al 2,6%) e l’avanzato sistema sociale, verso la fine degli anni Novanta il “modello olandese” iniziò a manifestare i segni di una profonda crisi. Gli effetti sulla società olandese del forte trauma provocato dal “caso Srebrenica” andarono infatti a sommarsi a quelli causati da una serie di scandali finanziari e a quelli dovuti all’insorgere di sentimenti razzisti e xenofobi, che ebbero a Rotterdam la prima eclatante manifestazione. Nella seconda città del paese, governata da decenni dai laburisti, nelle elezioni amministrative del marzo 2002 si affermò, con il 33% dei voti, una nuova formazione populista e xenofoba (Leefbar Rotterdam, “Rotterdam vivibile”), guidata da un intellettuale di un certa fama, Pim Fortuyn. Incassato il successo di Rotterdam, Fortuyn si preparò ad affrontare il voto politico nazionale del successivo maggio, creando dal nulla una nuova formazione: la Lista Pim Fortuyn (Lijst Pim Fortuyn).

La campagna elettorale olandese si rivelò insolitamente aspra e il nuovo partito venne ripetutamente accusato di strumentalizzare i problemi legati all’immigrazione e di favorire la diffusione di sentimenti xenofobi e razzisti. In un rovente clima politico, il 6 maggio, a pochi giorni dalle elezioni, Fortuyn fu colpito da diversi colpi di pistola esplosi da uno squilibrato e vano fu ogni tentativo di soccorrerlo.

Le elezioni – che il governo, per evitare ulteriori tensioni, decise di far svolgere regolarmente alla data prefissata – registrarono il successo del Partito cristiano-democratico (28%), ma anche la forte affermazione postuma di Fortuyn, la cui formazione si aggiudicò, con il 17% dei voti, il secondo posto; il Partito laburista vide dimezzati i propri voti e con il 15,1% giunse solo al quarto posto.

Dopo difficili trattative e nuove polemiche, il Partito cristiano-democratico costituì il nuovo governo con la Lista Pim Fortuyn e il Partito popolare per la libertà e la democrazia (VVD), affidandone la guida a Jan Peter Balkenende. Tuttavia, a causa dei forti dissidi interni e della litigiosità dei membri della Lista Fortuyn, il governo durò solo tre mesi; il 16 ottobre il premier Balkenende rassegnò le dimissioni, chiamando il paese a nuove elezioni. Nelle elezioni anticipate del gennaio 2003 il Partito cristiano-democratico si riconfermò al primo posto, ottenendo il 28,6% dei suffragi e 44 seggi alla Camera dei rappresentanti. Compiendo una notevole rimonta, il Partito laburista conquistò il secondo posto. La Lista Pim Fortuyn perse invece la gran parte dei consensi, ottenendo solo il 5,7% dei voti e 8 seggi. Costituito un nuovo governo con i conservatori del VVD e i liberali del Demokraten 66, in marzo Balkenende si schierò con gli Stati Uniti nell’offensiva militare contro l’Iraq.

L’appoggio dato agli Stati Uniti e i severi provvedimenti presi da Balkenende in materia economica, sociale e di immigrazione destarono polemiche e preoccupazioni, anche all’interno dello stesso governo e della Chiesa olandese. Nell’ottobre 2004 si svolse ad Amsterdam una foltissima manifestazione contro i tagli alla spesa sociale. A novembre il paese venne scosso da una nuova tragedia: il regista Theo van Gogh, autore di un controverso film sulla condizione della donna nel mondo islamico, fu ucciso per strada da un giovane di origine marocchina.

Le forti tensioni sociali e il diffuso malcontento nei confronti dell’operato del governo si rifletterono nel giugno 2005 sul referendum per l’approvazione della Costituzione europea, respinta anche in Olanda a pochi giorni dalla bocciatura francese.

12. Sviluppi recenti

Nel giugno del 2006 i contrasti in seno alla maggioranza in materia di immigrazione provocano la caduta del governo. Le successive elezioni di novembre registrano la flessione del Partito cristiano-democratico, che conserva tuttavia il primo posto (26,5% dei voti e 41 seggi) davanti al Partito laburista (21,2% e 33 seggi). Netta è l’affermazione del Partito socialista (16,6% e 25 seggi), che conquista per la prima volta il terzo posto scavalcando il Partito per la libertà e la democrazia e i Verdi.

Nel marzo 2007 si insedia un nuovo governo di “grande coalizione”, al quale partecipano il Partito cristiano-democratico, il Partito laburista e l’Unione cristiana. Balkenende conserva il posto di primo ministro, ma è tuttavia costretto a rivedere la sua politica in materia di welfare e di immigrazione.