| Coscienza (psicologia) | Articolo | ||||
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| 4. | Stati alterati di coscienza |
Alla fine degli anni Cinquanta del Novecento l’interesse per lo studio della coscienza riprese vigore, con specifico riferimento alle condizioni naturali o indotte che ne implicano uno stato alterato: il sonno, il sogno, la meditazione, l’ipnosi e gli effetti delle sostanze stupefacenti.
Gran parte della ricerca sul sonno e sul sogno è volta a definire la natura della coscienza in questi stati psicofisiologici. Per il sogno è stato scoperto un indicatore specifico: a intervalli di circa 90 minuti gli occhi del soggetto che dorme si muovono rapidamente e, parallelamente, l’attività elettrica del cervello risulta molto diversa da quella presente durante la veglia. Se il soggetto viene svegliato, riferisce di stare sognando. Queste ricerche dimostrano che il sonno, un tempo considerato uno stato passivo, implica invece un’attività di coscienza.
Durante gli anni Sessanta l’attenzione verso livelli più elevati di coscienza determinò un notevole interesse verso alcune discipline delle culture orientali, come il buddhismo e lo yoga. Nacquero così diversi programmi specifici di addestramento, come la meditazione trascendentale, e procedure autodirette di rilassamento fisico e di focalizzazione dell’attenzione, come le tecniche di rilassamento.
Un altro settore di grande interesse per lo studio degli stati di coscienza è l’ipnosi, una condizione intermedia tra il sonno e la veglia, caratterizzata dall’affievolimento delle capacità critiche e dall’aumento della suggestionabilità del soggetto, la cui attenzione è completamente assorbita dalle richieste dell’ipnotizzatore. L’ipnosi ha una lunga e complessa storia, che interessa in parte la medicina e in parte l’antropologia culturale, oltre a essere stata molto studiata dalla psicologia.
La possibilità di entrare in uno stato ipnotico dipende dalla suggestionabilità dell’individuo e, quindi, da tratti specifici della personalità. Anche i limiti dell’ipnosi sono ormai ben chiari: molto resta da capire, tuttavia, sulle particolarità dello stato di coscienza del soggetto ipnotizzato.
Nel corso degli anni Sessanta molte persone sperimentarono gli effetti delle sostanze psicoattive, in grado di provocare alterazioni della coscienza. Le più famose tra queste sostanze sono la dietilammide dell’acido lisergico (LSD), il peyote e la psilocibina (vedi Allucinogeni). Le ultime due sostanze sono utilizzate tradizionalmente nel corso delle cerimonie religiose delle culture del Centro e Sud America. L’LSD è stato, in particolare, utilizzato dai ricercatori per il suo potere “psicotico-mimetico” (è in grado, cioè, di produrre effetti simili a quelli delle psicosi). Queste sostanze hanno anche effetti collaterali rilevanti, che hanno imposto una notevole restrizione del loro uso.
A partire dagli anni Settanta è stata messa a punto una metodica, il biofeedback, che consente, mediante l’apprendimento di alcune tecniche specifiche, di estendere il controllo cosciente dell’individuo anche a sistemi di regolazione corporea il cui funzionamento è normalmente spontaneo e non influenzato consapevolmente (quali la pressione sanguigna o la temperatura corporea). Alcuni ricercatori hanno riscontrato che le persone sono in grado di controllare, in certa misura, anche la propria attività cerebrale e, in particolare, il cosiddetto “ritmo alfa”, caratteristico degli stati di rilassamento e di meditazione. Queste scoperte hanno portato allo sviluppo di specifici programmi di addestramento definiti alfa training.