Lingua russa
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Lingua russa
3. Tradizione ed evoluzione

Le prime testimonianze scritte risalgono alla fine del X secolo, dopo la conversione delle genti slave al cristianesimo. La lingua scritta introdotta dai missionari fu l'antico slavo ecclesiastico, detto anche antico bulgaro o glagolitico. Al tempo della sua introduzione, lo slavo ecclesiastico poteva essere facilmente compreso dagli slavi orientali; gradualmente, però, la lingua parlata subì un gran numero di semplificazioni sia fonetiche sia morfologiche e la divergenza rispetto alla lingua scritta si fece sempre maggiore. L'antico slavo ecclesiastico continuò a essere usato come lingua letteraria fino al termine del XVII secolo e solo in campo amministrativo e legale la scrittura fu completamente libera dalle influenze di questa lingua.

Nel Settecento la secolarizzazione e l'occidentalizzazione della cultura, operate sotto Pietro il Grande, causarono una grande rivoluzione linguistica. L'antica lingua scritta, sia ecclesiastica sia burocratica, non era in grado di recepire i concetti scientifici, tecnologici, culturali e politici che Pietro aveva introdotto, cosicché fu sviluppata una lingua scritta che mescolava l'antico slavo, il vernacolare e gli elementi occidentali di recente acquisizione. La lingua russa raggiunse la sua forma attuale nella prima metà del XIX secolo.