| Nobiltà | Articolo | ||||
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| 2. | Origini ed evoluzione nella storia |
Benché quindi già nell'antichità classica greca e romana esistessero ceti nobiliari, la nobiltà in senso proprio si formò quando il feudalesimo subentrò alle strutture del governo imperiale romano nell'Europa delle invasioni barbariche. Nel periodo di instabilità economica, sociale e militare che seguì, nel V-VI secolo, al crollo dell'impero romano d'Occidente, i guerrieri germanici più forti e prestigiosi, investiti dai loro re di estesi poteri su un determinato territorio con relativa popolazione, concedevano l'usufrutto di parte dei loro territori a dei vassalli, dai quali esigevano determinati servizi, primo fra tutti quello militare, creando così una catena gerarchica formata di nobili di rango diverso. Le particelle 'de' nei nomi dei nobili francesi e spagnoli, 'de' o 'di' in quelli italiani, 'von' in quelli tedeschi, e 'of' in quelli inglesi esprimono spesso l'idea della proprietà terriera, elemento fondamentale nel concetto feudale di nobiltà.
Consolidatasi nel Medioevo con la conquista dell'ereditarietà dei feudi, la nobiltà subì mutamenti significativi tra il XIV e il XVI secolo, quando i suoi poteri furono insidiati dalla borghesia da un lato e dalla monarchia nazionale dall'altro. In età barocca, tra XVII e XVIII secolo, riprese fasto e importanza presso le corti regie, assumendosi soprattutto compiti militari e diplomatici. Il prestigio dei titoli nobiliari era tale che anche le maggiori famiglie patrizie, e soprattutto i signori italiani, fecero di tutto per ottenerli.
Il progressivo superamento del sistema feudale e la proliferazione delle repubbliche democratiche seguiti alla Rivoluzione americana e alla Rivoluzione francese comportò l'abolizione ufficiale dei titoli ereditari in molti stati. Negli Stati Uniti la nobiltà non c'è mai stata e la Costituzione vieta a chiunque ricopra cariche governative di accettare titoli nobiliari da sovrani stranieri senza l'esplicito consenso del Congresso.