| Trova nell'articolo | Cile | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Cile (nome ufficiale República de Chile, Repubblica del Cile), stato dell’America meridionale; confina a nord con il Perù, a nord-est con la Bolivia, a est con l’Argentina, mentre a ovest e a sud si affaccia sull’oceano Pacifico. Il paese ha una superficie totale di 756.626 km² e un’estensione costiera di 6.435 km; la capitale è Santiago.
Lungo la costa meridionale si trovano numerosi arcipelaghi e isole appartenenti al Cile, tra cui gli arcipelaghi Chonos e Guayaneco, le isole di Chiloé e Wellington, e la sezione occidentale della Terra del Fuoco. La sovranità del Cile si estende anche su alcune lontane isole del Pacifico, tra cui l’isola di Pasqua, le isole Juan Fernández, San Ambrosio, San Félix e l’isola Sala y Gómez; rivendicazioni territoriali vengono avanzate su un settore del continente antartico (Antártico Chileno).
| 2. | Territorio |
Il paese si estende in direzione nord-sud per 4.300 km e in direzione est-ovest per 356 km. Il territorio può essere suddiviso in tre regioni fisiche: l’imponente cordigliera delle Ande a est, i bassi rilievi della Cordillera de la Costa a ovest e, in mezzo alle due catene montuose, il solco della Valle Longitudinal.
La principale caratteristica morfologica del Cile è rappresentata dalla cordigliera delle Ande, che si estende per tutta la lunghezza del paese, dall’altopiano della Bolivia, a nord, sino alla Terra del Fuoco, a sud. La catena è più estesa nella regione settentrionale, che si presenta come un altopiano ondulato e dove si ergono le cime più elevate, tra cui i vulcani San Pedro (6.063 m), Socompa (6.031 m) e la vetta dell’Ojos del Salado (6.880 m), massima elevazione del paese. La sezione centromeridionale della cordigliera presenta rilievi meno elevati, con vette di circa 3.000 m, per poi proseguire nelle più basse propaggini meridionali che raramente superano i 1.800 m di altezza. A sud di Puerto Montt la catena si inabissa nel mare formando innumerevoli fiordi e isole lungo la costa. Il promontorio di Capo Horn, sull’omonima isola dell’arcipelago della Terra del Fuoco, costituisce l’estrema propaggine della catena andina e il punto più meridionale del continente.
La Cordillera de la Costa si snoda a ovest delle Ande meridionali, nell’immediato entroterra delle coste del Pacifico; l’isola di Chiloé è costituita dall’emersione delle propaggini meridionali della catena.
In mezzo ai due sistemi montuosi si estende la Valle Longitudinal (o Depresión Intermedia), fossa tettonica che occupa gran parte del Cile, dal confine con il Perù, nel nord, a Puerto Montt, nel sud. La sezione centrosettentrionale della Depresión Intermedia è occupata dal vasto deserto di Atacama, una delle zone più aride del pianeta, ricco di giacimenti di nitrato e di abbondanti depositi minerali. La sezione della valle a sud di Santiago prende il nome di Valle Central. Lunga circa 965 km e larga tra i 40 e gli 80 km, questa corrisponde alla regione più popolata del Cile ed è particolarmente fertile nella zona compresa tra i fiumi Aconcagua e Biobío.
Il Cile, che conta quasi 200 vulcani, 55 dei quali ancora attivi, è situato in una zona geologicamente instabile ed è periodicamente colpito dagli effetti delle attività sismiche e vulcaniche. Con l’Argentina, il Paraguay e l’Uruguay, il paese forma la regione naturale del Cono Sud.
| 1. | Idrografia |
I principali corsi d’acqua del paese – tra cui si ricordano il Loa, l’Elqui, il Maipo, il Maule, il Biobío e l’Imperial – nascono dalle Ande, hanno corso relativamente breve e scorrono in direzione est-ovest verso l’oceano Pacifico. Nelle regioni settentrionali e centrali essi sono alimentati principalmente dalle nevi perenni che coprono i rilievi andini. A causa della vicinanza dei rilievi alla costa i corsi d’acqua formano numerose cascate che ne impediscono la navigazione ma costituiscono un’importante risorsa per la produzione di energia elettrica. Nell’area meridionale del paese si trovano estesi bacini d’acqua dolce, tra i quali il lago Llanquihue.
| 2. | Clima |
Data la sua particolare conformazione, il Cile presenta notevoli variazioni climatiche; lungo la costa le temperature sono mitigate dall’influsso dell’oceano Pacifico. La regione settentrionale, quasi interamente desertica, è una delle più aride al mondo. Qui le temperature sono mitigate dalla fredda corrente di Humboldt. Le temperature medie ad Antofagasta e Santiago sono, rispettivamente, di 20,6 °C e 19,5 °C a gennaio e di 14 °C e 8 °C a luglio. Nelle Ande la temperatura diminuisce di circa 1 °C ogni 150 m d’altitudine. La regione centrale è caratterizzata da un clima di tipo mediterraneo, con estati fresche e inverni miti, durante i quali si concentrano le precipitazioni che variano dai 375 mm annui di Santiago ai circa 120 mm di Antofagasta. La regione meridionale, caratterizzata da forti venti e tempeste cicloniche, è la più fredda del Cile; la piovosità, costante nel corso dell’anno, raggiunge circa 5.000 mm presso lo stretto di Magellano. A Punta Arenas, nell’estremo lembo meridionale del paese, la media annua della temperatura è di circa 6 °C.
| 3. | Flora e fauna |
La vegetazione del Cile varia in base alle diverse fasce climatiche. Nelle regioni settentrionali, dove si estende uno dei deserti più aridi del mondo, domina l’ambiente della steppa, mentre nella Valle Central, caratterizzata da una maggiore umidità e da vaste pianure coltivate, si incontra una vegetazione di tipo arbustivo. A sud crescono fitte foreste di conifere (tra cui le araucarie), mentre l’estrema zona meridionale è contraddistinta da formazioni vegetali tipiche della tundra.
A causa della presenza delle Ande, che hanno sempre svolto funzione di barriera naturale, la fauna del Cile appare meno diversificata rispetto ad altre aree dell’America meridionale. I principali mammiferi sono il lama, l’alpaca, la vigogna, il guanaco, il puma, il lupo, il cincillà, lo huemal e il pudu, questi ultimi appartenenti a due differenti famiglie di cervidi; numerose sono anche le specie ornitologiche, mentre, fatta eccezione per la trota, solo poche specie ittiche popolano i corsi d’acqua dolce. Ricche di pesci sono invece le acque del mare dove la grande quantità di plancton costituisce nutrimento di numerose specie.
| 4. | Problemi e tutela dell’ambiente |
Nel decennio 1980-1990 la superficie forestale del Cile fece registrare un incremento annuo superiore all’1%. Buona parte dell’opera di rimboschimento venne guidata da scopi commerciali. Il 14% (2007) del territorio cileno è protetto; tra le numerose aree poste sotto tutela ambientale vi sono il Parco nazionale di Lauca, il Parco nazionale Torres del Paine e il Parco nazionale Laguna San Rafael.
L’inquinamento delle acque (a causa di un sistema fognario inadeguato) e dell’aria (per le emissioni industriali e i gas di scarico automobilistici) si è molto aggravato, specialmente nella capitale Santiago. Il numero delle auto è cresciuto in tempi recenti in misura del 10% annuo. Il governo ha risposto al problema avviando un complesso progetto che prevede standard rigorosi di emissione dei gas e una ristrutturazione della rete dei trasporti pubblici.
| 3. | Popolazione |
A paragone di altri stati sudamericani la popolazione del Cile, che nel 2008 era di 16.432.536 abitanti, con una densità media di 22 unità per km², presenta caratteristiche di discreta omogeneità. È infatti costituita per il 91,6% da meticci, discendenti dei conquistatori spagnoli e degli indios; della popolazione amerindia allora sterminata sopravvive nel sud del paese una minoranza di araucani (3%). A differenza di altri paesi dell’America meridionale, l’immigrazione europea non ha rappresentato un fenomeno rilevante: tedeschi, italiani, spagnoli, svizzeri e slavi giunsero in maniera consistente solo verso la metà del XIX secolo. La popolazione vive prevalentemente nei centri urbani (88% nel 2005) che sorgono nella regione centrale compresa tra Concepción e La Serena, mentre oltre un terzo degli abitanti risiede nella capitale.
| 1. | Lingua e religione |
La lingua ufficiale è lo spagnolo. Limitato è l’uso degli idiomi amerindi. La religione più diffusa è quella cattolica (81% circa della popolazione), a cui si affianca una consistente minoranza di protestanti (11%); poco rilevante, ma tuttora viva, la pratica di riti animisti tra gli indios.
| 2. | Istruzione e cultura |
L’istruzione è obbligatoria e gratuita dai 6 ai 13 anni. Il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta, pari al 96,5% (2005), è uno dei più elevati dell’America latina. Il paese ospita numerosi istituti universitari, tra i quali si ricorda l’Università del Cile, a Santiago, fondata nel 1738. I maggiori istituti di cultura del paese si trovano prevalentemente nei grandi centri urbani della regione centrale, in particolare a Santiago, dove hanno sede, tra gli altri, il Museo nazionale delle belle arti e il Museo nazionale di storia naturale. Anche la più grande biblioteca del Paese, la Biblioteca nazionale che conta circa 3,5 milioni di volumi, si trova nella capitale.
Nonostante il modello europeo abbia influito notevolmente sul sistema culturale ed educativo cileno, si è comunque sviluppata una corrente tesa al recupero di elementi autoctoni. Alla tendenza cosmopolita, attiva soprattutto nelle aree urbane, si affianca infatti la tradizionale cultura contadina, in cui elementi spagnoli si fondono con l’eredità amerindia e il cui influsso è visibile soprattutto nella musica e nella danza.
In campo letterario il Cile vanta una consolidata tradizione: a questo proposito si citano i premi Nobel Gabriela Mistral e Pablo Neruda e narratori di fama mondiale quali Isabel Allende e Luis Sepúlveda. Per ulteriori approfondimenti, vedi Letteratura latinoamericana.
Per l’arte, l’architettura, la musica, il teatro, la danza e il cinema del Cile vedi Arte latinoamericana; Musica latinoamericana; Teatro latinoamericano; Danza latinoamericana e Cinema latinoamericano.
| 4. | Divisioni amministrative e città principali |
Dal punto di vista amministrativo, il Cile è suddiviso in quindici regioni: Metropolitana de Santiago, Aisén del General Carlos Ibañez del Campo, Antofagasta, Araucanía, Arica y Parinacota, Atacama, Biobío, Coquimbo, Libertador General Bernardo O’Higgins, Los Lagos, Los Ríos, Magallanes y de la Antártica Chilena, Maule, Tarapacá e Valparaíso. Le regioni sono a loro volta suddivise in 53 province. Le principali città del paese sono, oltre alla capitale Santiago, Antofagasta, porto minerario, Concepción, centro agricolo e industriale; Valparaíso, centro marittimo, Viña del Mar, nota località balneare e Punta Arenas, porto sullo stretto di Magellano.
| 5. | Economia |
Nella prima metà del XX secolo l’economia cilena si basava fondamentalmente sull’estrazione del rame; un’industria, favorita dall’intervento dello stato, era però già attiva, soprattutto nel settore tessile e navale. Il periodo di massimo sviluppo dell’industria cilena si svolse sotto il controllo di multinazionali e gruppi finanziari stranieri, ridimensionato durante la breve parentesi del governo di Salvador Allende. Sotto la dittatura di Augusto Pinochet il Cile diventò un terreno di sperimentazione per le teorie neoliberiste dei cosiddetti “Chicago boys”; il radicale mutamento portò a un imponente sviluppo nel corso degli anni Settanta, ridimensionatosi tuttavia in seguito, ma anche a una sempre maggiore concentrazione delle risorse. Grazie al contenuto costo della manodopera, negli ultimi due decenni il paese ha attirato molti capitali stranieri e ha visto un ulteriore sviluppo dell’industria manifatturiera, i cui prodotti sono in gran parte destinati all’esportazione.
Oggi l’economia cilena è una delle più forti dell’America latina e il paese resta uno dei leader nel settore estrattivo. Nel 2006 il prodotto interno lordo ammontava a 145.843 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 8.875,20 dollari. Il tasso di disoccupazione del paese, pari al 7,8% (2004), è uno dei più bassi dell’America meridionale.
| 1. | Agricoltura e allevamento |
A causa delle caratteristiche del territorio, in gran parte montagnoso e arido, solo il 3,1% della superficie del paese è coltivato; tuttavia, i moderni metodi di coltivazione negli ultimi decenni hanno permesso di accrescere enormemente la produttività. L’agricoltura è concentrata nella Valle Central, mentre l’allevamento è diffuso soprattutto nel Sud del paese, che registra anche la maggior concentrazione di foreste. Il settore agricolo cileno è stato a lungo ignorato. Ostacolata per decenni dai latifondisti e dai settori politici conservatori, una riforma agraria rivolta a ridurre la dipendenza alimentare del paese venne avviata solo negli anni Sessanta e portata a compimento agli inizi degli anni Settanta dal governo socialista di Allende. A tutt’oggi il settore impegna una parte esigua di manodopera (il 13% della popolazione attiva) e concorre per il 4,1% alla composizione del PIL.
Di discreto rilievo sono le colture di cereali (mais, orzo e avena), patate, barbabietole da zucchero, riso e pomodori. Di notevole importanza la frutticoltura che include uva, meloni, mele, pesche, albicocche, prugne e ciliege. La viticoltura è un settore particolarmente attivo. Per quanto concerne l’allevamento si segnalano in particolar modo quello dei bovini e degli ovini, quest’ultimo prevalente soprattutto nella Terra del Fuoco e nelle regioni centrali; dalle pecore si ricava la pregiata lana merinos.
| 2. | Risorse forestali e pesca |
Le foreste (perlopiù di conifere) coprono il 21,3% del territorio del paese e offrono ingenti quantità di legname, impiegato soprattutto per la produzione di carta e di materiale da costruzione. Il Cile dispone inoltre di una delle più rilevanti industrie ittiche del Sud America: il pescato annuo, soprattutto di sardine, acciughe, aragoste e astici, si attesta su 5,5 milioni di tonnellate (2005).
| 3. | Risorse energetiche e minerarie |
Il Cile possiede ricchissimi giacimenti di rame, del quale è uno dei maggiori produttori mondiali (5,4 milioni di tonnellate nel 2004). Il rame fornisce inoltre il 52,9% del valore delle esportazioni. Nella Terra del Fuoco e nello stretto di Magellano si trovano giacimenti di petrolio e di gas naturale. Nel paese sono inoltre presenti giacimenti di ferro, nitrato, zolfo, carbone, oltre ad argento, oro, manganese e molibdeno. Il 53,4% della produzione elettrica del paese è di origine idrica.
| 4. | Industria |
L’industria concorre nella misura del 47,7% alla composizione del PIL e occupa il 23% della forza lavoro; l’attività è fondata sostanzialmente sulla lavorazione e la trasformazione delle risorse minerarie, agricole e forestali. All’imponente settore dell’industria pesante – che produce consistenti quantità di acciaio, ghisa, rame grezzo e raffinato – si affiancano le manifatture tessili, calzaturiere e conciarie, nonché quelle cartarie, alimentari, chimiche e farmaceutiche. La maggior parte delle strutture industriali si concentra nelle immediate vicinanze di Santiago, Valparaíso e Concepción.
| 5. | Commercio e finanza |
Oltre ai metalli (soprattutto rame) e ai minerali, il paese esporta frutta e ortaggi, carni e pesce, carta e prodotti chimici. Le importazioni riguardano macchinari, mezzi di trasporto, materiale elettrico e derrate alimentari. Nel 2004 il paese ha esportato merci e servizi per un totale di 30.894 milioni di $ USA, a fronte di importazioni per 22.361 milioni di $ USA. I maggiori partner commerciali del Cile sono Stati Uniti, Unione Europea, Giappone, Argentina e Brasile. Il Cile è membro associato del Mercosur.
L’unità monetaria del Cile è il peso (introdotto nel 1975 in sostituzione dell’escudo) la cui emissione spetta alla Banca centrale del Cile (1925).
| 6. | Trasporti e vie di comunicazione |
Il Cile dispone di un sistema stradale che si estende per 79.604 km, dei quali solo il 20% (2001) è asfaltato. La rete ferroviaria, lunga 2.030 km, attraversa soprattutto la zona settentrionale del paese; le linee transandine garantiscono i collegamenti con Bolivia e Argentina. Data la complessità morfologica del territorio e il notevole sviluppo costiero, sono di fondamentale importanza le comunicazioni marittime: i porti principali si trovano a Valparaíso, Talcahuano, Tomé, Antofagasta, San Antonio e Punta Arenas. Assai articolata è la comunicazione aerea che annovera, oltre ai principali aeroporti di Santiago e Arica, gli scali minori di Antofagasta, Puerto Montt e Punta Arenas.
| 6. | Ordinamento dello stato |
Indipendente dal 1810, il Cile è una Repubblica presidenziale. La Costituzione del 1925 fu soppressa dopo il colpo di stato militare del 1973. Nel 1980 fu redatta una nuova Costituzione, che entrò in vigore l’anno seguente e fu emendata numerose volte, l’ultima delle quali nel 2005. Dal 1989 il potere è tornato in mano ai civili.
| 1. | Potere esecutivo |
Il presidente della Repubblica, eletto a suffragio universale per un mandato di sei anni e non rieleggibile, è capo dello stato e del governo. Viene coadiuvato da un gabinetto di ministri da lui nominati.
| 2. | Potere legislativo |
Il potere legislativo è esercitato dal Congresso nazionale, composto da due camere. La Camera dei deputati (Cámara de diputados) ha 120 membri; eletti attraverso voto diretto, restano in carica quattro anni. Il Senato (Senado de la República) ha 38 membri eletti mediante voto diretto per un mandato di otto anni (nella precedente legislazione, ai 38 membri eletti si aggiungevano 9 membri nominati dalla Corte Suprema e dal Consiglio per la sicurezza nazionale, cioè l’esercito). Hanno diritto al voto tutti i cittadini a partire dai 18 anni di età.
| 3. | Potere giudiziario |
L’organo giudiziario di grado più elevato è la Corte suprema, composta da 20 giudici nominati dal presidente e approvati dal Senato. La pena di morte è stata abolita nel 2001 (l’ultima esecuzione risaliva al 1985), ma è prevista nel codice penale militare per reati commessi in tempo di guerra.
| 4. | Istituzioni periferiche |
Inclusa la regione metropolitana della capitale, il Cile conta 15 regioni, suddivise a loro volta in 53 province. Tanto i governatori che presiedono alle regioni (intendentes) quanto quelli che presiedono alle province (gobernadores) vengono nominati dal presidente.
| 5. | Difesa |
Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili che hanno compiuto i 19 anni di età. Le forze armate contano 78.098 addetti (2004).
| 6. | Forze politiche |
Aboliti dopo il colpo di stato del 1973, i partiti politici sono tornati alla legalità nel 1987. Attualmente sono organizzati in tre diverse coalizioni. Quella al governo dalla fine della dittatura, di centrosinistra, si chiama Concertazione per la democrazia (Concertación por la democracia) e comprende il Partito cristiano democratico (Partido demócrata cristiano, PDC), il Partito per la democrazia (Partido por la democracia, PPD; liberal-socialisti), il Partito socialista (Partido socialista de Chile, PS) e il Partito radicale socialdemocratico (Partido radical socialdemócrata, PRS). La coalizione di destra Alleanza per il Cile (Alianza por Chile) comprende l’Unione democratica indipendente (Unión Demócrata Independiente, UDI; conservatori) e Rinnovamento nazionale (Renovación Nacional, RN; conservatori). Il Partito comunista cileno (Partido comunista de Chile, PCC), pur essendo una delle principali forze politiche del paese, non dispone di rappresentanza parlamentare a causa dell’alta soglia di sbarramento (10%) prevista dalla vigente legge elettorale.
| 7. | Storia |
Il primo europeo a visitare la regione fu l’esploratore portoghese Ferdinando Magellano che nel corso di uno dei suoi viaggi sbarcò presso l’isola di Chiloé (1520), attraversando lo stretto che ora porta il suo nome. La regione veniva allora chiamata dagli autoctoni Tchili, che nella lingua indigena significava “neve”. In quel periodo l’area centrale del paese era controllata dagli araucani, una popolazione nota per le sue qualità guerriere, che nel XV secolo era riuscita a frenare l’espansione dell’impero inca del Perù cedendo solo parte del suo territorio. Nel 1535 ebbe inizio la conquista del Cile a opera degli spagnoli Francisco Pizarro e Diego de Almagro. L’occupazione permanente del territorio fu intrapresa da Pedro de Valdivia, ufficiale di Pizarro, il quale riuscì a stabilire diverse postazioni (Santiago nel 1541, Concepción nel 1550 e Valdivia nel 1552). Nel 1553 gli araucani uccisero Valdivia e devastarono diverse città. La sommossa rappresentò il primo episodio significativo di una guerriglia che si protrasse per quasi due secoli.
Il Cile spagnolo fu in origine una provincia del vicereame del Perù e solo in seguito ottenne, nell’ambito delle colonie, un governo autonomo. La scarsa presenza di metalli preziosi rendeva il paese di marginale interesse per i dominatori; esso era inoltre lontano dai principali centri spagnoli in Perù, oltreché difficilmente raggiungibile. Lo sviluppo economico e demografico iniziò nel XVIII secolo con il diffondersi dell’allevamento del bestiame e delle coltivazioni di frumento.
| 1. | L’indipendenza |
Verso la fine del XVIII secolo nacque nel paese un movimento indipendentista e si accese un’aspra lotta con i sostenitori della Corona spagnola. Gli indipendentisti ottennero una prima vittoria nel 1810, quando a Santiago venne deposto il governatore e si formò una giunta autonoma. Nel luglio del 1811 venne eletta una giunta rivoluzionaria con a capo Bernardo O’Higgins. Sconfitto dalle truppe spagnole nella battaglia di Rancagua (ottobre 1814), questi riparò in Argentina, da dove lanciò la definitiva offensiva contro le forze filospagnole avvalendosi dell’aiuto di José de San Martín. Nel febbraio del 1817 la sconfitta dell’armata realista nella battaglia di Chacabuco pose fine al controllo spagnolo sul nord del Cile. Nel febbraio successivo Bernardo O’Higgins proclamò l’indipendenza del paese, ma le forze realiste mantennero il controllo di gran parte del Cile meridionale sino alla battaglia di Maipù, combattuta nell’aprile dello stesso 1818, e furono sconfitte definitivamente solo nel 1826.
| 2. | Il periodo conservatore |
Con la Costituzione, promulgata nell’ottobre 1818, si avviò uno scontro tra laici e liberali da una parte e oligarchia terriera e Chiesa cattolica dall’altra, ansiose di conservare i propri privilegi. Nel 1822 O’Higgins tentò di introdurre una nuova Costituzione, prolungandosi il mandato di “direttore supremo” per altri dieci anni, ma fu costretto a dimettersi nel 1823 e a recarsi in esilio in Perù. Dopo un lungo periodo di conflitto civile, nel 1830 i conservatori si impadronirono del potere con Joaquín Prieto (presidente dal 1831 al 1841). Nel 1833, con la Costituzione voluta dal potente primo ministro Diego Portales, sì affermò la cosiddetta “repubblica aristocratica”, autoritaria e centralista, controllata dall’oligarchia mercantile e agraria. I liberali animarono diversi tentativi insurrezionali (1835, 1851 e 1859), che vennero tuttavia soffocati nel sangue dall’esercito.
Il paese conobbe un certo sviluppo economico, favorito dagli investimenti esteri (soprattutto britannici) e dall’avvio dello sfruttamento dei giacimenti di salnitro. La politica estera del paese si caratterizzò per un conflitto larvato con i paesi vicini, che sfociò in crisi militari con la Bolivia e il Perù (1836-1839) e con l’Argentina (1843).
| 3. | Governi liberali e guerra del Pacifico |
Negli anni Sessanta del XIX secolo si aprì una fase politica nuova con governi a direzione liberale, che attuarono riforme sociali limitando i privilegi oligarchici ed ecclesiastici. Alla fine degli anni Settanta, lo scontro per lo sfruttamento dei giacimenti di nitrato del deserto di Atacama sfociò nella cosiddetta guerra del Pacifico (1879-1883) contro la Bolivia e il Perù, che fruttò al Cile importanti territori e risorse: la Bolivia perse infatti la regione di Antofagasta e il Perù fu costretto a cedere Tarapacá, Tacna e Arica.
Grazie ai massicci investimenti britannici, alla fine della guerra lo sfruttamento dei giacimenti di nitrato si intensificò notevolmente. In pochi anni, la quota delle entrate fiscali rappresentata dall’esportazione di iodio e di nitro passò dal 5 al 50%. Tuttavia il Cile perse il controllo del settore, che passò pressoché interamente nelle mani delle compagnie britanniche.
Nel 1886 salì alla presidenza del paese il liberale José Manuel Balmaceda, che lanciò un ambizioso piano economico e sociale basato sullo sviluppo delle opere pubbliche e dell’industria nazionale e su una radicale riforma della scuola. Contrastò poi il monopolio britannico, sia nel settore dei trasporti sia in quello minerario, rifiutando le offerte britanniche per l’acquisto dei residui giacimenti statali. Nel 1888 Balmaceda lanciò un piano di nazionalizzazione del settore minerario, scatenando la reazione delle compagnie britanniche e dei settori più retrivi dell’oligarchia e della Chiesa. Nel 1891 il Congresso si rivoltò contro Balmaceda, rovesciando il suo governo; ne seguì una breve e violenta guerra civile, in cui ebbero un ruolo determinante le compagnie straniere (che finanziarono i ribelli) e la flotta militare britannica (che bloccò le coste del Cile). Balmaceda, sconfitto, si suicidò nell’ambasciata argentina dove si era rifugiato, mentre saliva al potere il capitano della marina Jorge Montt.
Da quel momento, l’economia cilena cadde sotto il totale controllo delle compagnie britanniche. La principale conseguenza politica dello scontro, che causò più di 10.000 vittime e vaste distruzioni, fu invece un cambiamento in senso parlamentare del regime cileno. Con il passaggio dei principali poteri al Congresso, la vita politica conobbe una certa liberalizzazione, che si accompagnò tuttavia alla ripresa del conflitto tra conservatori e liberali e all’instabilità dei governi. Nell’agosto del 1906 la città di Valparaíso venne distrutta da un forte terremoto, che devastò anche molti quartieri di Santiago.
| 4. | Le guerre mondiali |
Durante il primo conflitto mondiale il Cile rimase neutrale, mostrando tuttavia simpatie verso la Germania. Alla fine della guerra la crisi del mercato internazionale dei nitrati si abbatté pesantemente sull’economia del paese, causando un profondo malcontento. Durante gli anni Venti nel paese andò intensificandosi l’estrazione del rame; analogamente a quanto era accaduto con i nitrati, anche il rame finì nelle mani delle società straniere, questa volta statunitensi.
In un pesante clima di scontro, i liberali si aggiudicarono le elezioni del 1920 eleggendo alla presidenza Arturo Alessandri Palma, che fu rovesciato nel 1924 da un colpo di stato. Nel 1925 venne approvata una nuova Costituzione, che riformò il sistema elettorale e stabilì la separazione tra Stato e Chiesa. Dopo un fase convulsa che vide passare alla presidenza Alessandri e il conservatore Emiliano Figueroa Larraín, nel 1927 salì al potere il generale Carlos Ibáñez del Campo, che nel 1930 assunse poteri dittatoriali.
Alessandri riconquistò il potere nel 1932 con il favore delle destre e dell’esercito, conservandolo fino al 1938 quando si affermò il Fronte popolare, l’alleanza tra comunisti, socialisti e radicali. A causa del terremoto che devastò il paese nel 1939, l’ambizioso programma di riforme di Pedro Aguirre Cerda, ispirato al New Deal statunitense, avanzò tra molte difficoltà. Il Fronte popolare si aggiudicò anche le elezioni del 1942 e un altro membro del partito radicale, Juan Antonio Ríos, ottenne la presidenza. Nonostante un diffuso sentimento filotedesco, Ríos portò il paese accanto agli Alleati e nel 1944 dichiarò guerra alle potenze dell’Asse; fu in questo periodo che il Partito comunista si rafforzò al punto di diventare una delle organizzazioni politiche più forti del paese. Nel giugno del 1945 il Cile aderì alle Nazioni Unite.
| 5. | I governi del dopoguerra (1946-1970) |
Nel 1946 salì alla presidenza del paese il radicale Gabriel González Videla, appoggiato da una coalizione di partiti di sinistra. L’acuirsi della Guerra Fredda ebbe gravi effetti sulla vita politica cilena, spaccando la coalizione. Nella primavera del 1947 i tre ministri comunisti abbandonarono il governo, che ruppe le relazioni con l’Unione Sovietica. Tra l’estate e l’autunno le forti agitazioni dei minatori del rame furono brutalmente represse. Nel 1948, con la cosiddetta “legge per la difesa della democrazia”, il Partito comunista venne messo fuorilegge e centinaia di suoi membri furono arrestati. Nel 1951 un’ondata di scioperi coinvolse tutti i settori dell’economia del paese. L’anno seguente fu eletto alla presidenza il generale Carlos Ibáñez, il cui programma genericamente nazionalista e demagogico si infranse contro le difficoltà della situazione economica e sociale.
Nel 1958, sostenuto da una coalizione di liberali e conservatori, fu eletto alla presidenza Jorge Alessandri Rodríguez, il figlio di Arturo Alessandri. In risposta all’opposizione del Partito comunista (da poco rilegalizzato) e del neonato Partito cristiano democratico, propose un piano decennale che includeva la riforma fiscale, progetti nel campo dell’edilizia e una riforma agraria. In politica estera il Cile interruppe le relazioni con Cuba nel 1964, ristabilendo quelle con l’URSS, ma soprattutto rafforzò i legami con gli Stati Uniti, che dal 1961 insieme con la Banca Mondiale sostennero fortemente il piano economico del governo liberal-conservatore.
Ad Alessandri successe nel 1964 il democratico cristiano Eduardo Frei Montalva, che avviò la riforma agraria, realizzò una parziale nazionalizzazione del rame e riorganizzò il sistema scolastico; i suoi provvedimenti, rivolti a ottenere una più equa distribuzione delle risorse, furono osteggiati aspramente dall’oligarchia finanziaria e fondiaria.
| 6. | Il governo di Allende |
All’approssimarsi delle elezioni del 1970 i partiti di centrosinistra si unirono per formare una coalizione detta di Unidad popular, che nominò quale candidato Salvador Allende, con un programma politico che prevedeva la completa nazionalizzazione di tutte le industrie di base, delle banche e dei trasporti.
Eletto presidente con un ristretto margine di voti e privo di una propria maggioranza nel Congresso, Allende iniziò subito a mettere in pratica le promesse fatte durante la campagna presidenziale, portando il paese verso posizioni socialiste. Fu istituito il controllo statale dell’economia in tutti i settori, venne accelerata la riforma agraria e si promosse una politica di redistribuzione dei redditi. La reazione a questo programma, da parte delle opposizioni, fu molto dura sin dall’inizio, aggravando le già precarie condizioni economiche causate dal calo del prezzo del rame e dall’inflazione. La crisi si acutizzò inoltre a causa dell’atteggiamento degli Stati Uniti, che, appoggiando il disegno della destra più radicale, scatenarono contro il governo di Allende una campagna di destabilizzazione utilizzando ogni sorta di mezzo, lecito o illecito.
Nonostante l’aggravarsi della situazione economica e sociale, l’inflazione galoppante, la scarsità di generi alimentari dovuta all’accaparramento da parte dei grandi commercianti, lo scontro sempre più aspro tra le formazioni di destra e di sinistra, il governo di Unidad popular conservò un largo consenso e nel marzo del 1973 si aggiudicò le elezioni legislative. In giugno un primo sciopero degli autotrasportatori bloccò il paese e un colpo di stato fu sventato solo all’ultimo momento. Durante l’estate la campagna di destabilizzazione si intensificò, culminando, l’11 settembre, nel colpo di stato messo a segno dai militari appoggiati dai servizi segreti americani.
| 7. | La dittatura militare |
A capo del paese si insediò una giunta militare guidata dal generale Augusto Pinochet Ugarte, che sospese la Costituzione, sciolse il Congresso, impose una severa censura e negò legittimità a tutti i partiti politici, scatenando il terrore contro i suoi oppositori; migliaia di persone vennero arrestate, torturate, uccise o fatte scomparire. Centinaia di migliaia di persone abbandonarono il Cile, rifugiandosi negli altri paesi del Sud America, nel Nord America, in Europa.
Una nuova Costituzione, approvata da un referendum (pilotato dal governo) nel settimo anniversario del colpo di stato militare (1980), rinnovò la carica a Pinochet per altri otto anni e legittimò il regime sino al 1989. Sul piano economico, il governo attuò una sfrenata politica neoliberista, che da una parte stimolò l’iniziativa privata e rallentò l’inflazione, dall’altra fece piombare una cospicua parte della popolazione nell’indigenza. Con la fase economica assai critica partita dal 1982, dovuta alla recessione mondiale e a un nuovo ribasso nei prezzi del rame, peggiorarono anche le condizioni della classe media, che tolse il sostegno al regime. La crisi economica finì così con il favorire la ricostituzione di un fronte di opposizione, cui nel novembre del 1984 Pinochet oppose il ripristino dello stato d’assedio. Nel 1986, in seguito a un attentato contro la sua persona, il dittatore impose misure ancor più repressive; ma il suo regime era ormai debole e isolato.
| 8. | Il ritorno alla democrazia |
Nel 1988 Pinochet tentò l’ultima carta chiamando i cileni a un referendum pro o contro il suo regime, ma venne sconfitto e promise di lasciare il potere allo scadere del suo mandato. Con le modifiche alla Costituzione e con la conservazione per sé del comando delle forze armate, stabilì però una pesante ipoteca politica sul futuro del paese. Nel dicembre del 1989, dopo sedici anni di dittatura, si tennero le prime elezioni presidenziali che videro la vittoria di Patricio Aylwin, leader di una coalizione di centrosinistra: la Concertazione per la democrazia.
Aylwin adottò una politica economica rivolta a mitigare le differenze sociali, senza modificare sostanzialmente le precedenti politiche. Il paese si aprì ulteriormente all’esterno e in particolare agli Stati Uniti, grazie a un accordo bilaterale. Nel 1996 il paese divenne membro associato del Mercosur. Nell’aprile 1990 venne istituita una commissione di indagine sulla violazione dei diritti umani compiute durante il regime di Pinochet, che ottenne un primo risultato con la condanna dei militari responsabili dell’uccisione del ministro degli Esteri del governo Allende, Orlando Letelier, avvenuta nel 1976 mentre questi era in esilio negli Stati Uniti.
La Concertazione si assicurò anche le elezioni presidenziali del 1993, in cui il democratico cristiano Eduardo Frei Ruiz-Tagle, figlio dell’ex presidente Eduardo Frei Montalva, sconfisse l’avversario Arturo Alessandri Besa (nipote dell’ex presidente Arturo Alessandri Palma).
| 9. | Il peso del passato |
La transizione del paese verso un regime più compiutamente democratico fu ostacolata dalla Costituzione voluta da Pinochet e dalle forze armate, che i partiti democratici cileni, privi di una maggioranza qualificata in Parlamento, non riuscirono a emendare. A causa del sistema elettorale voluto da Pinochet, la vittoria della coalizione di centrosinistra nelle elezioni del 1997 non si tradusse infatti in una netta maggioranza in Parlamento. La debolezza della coalizione di governo era ancor più accentuata al Senato, dove l’opposizione – grazie ai nove membri nominati direttamente dalla Corte Suprema e dal Consiglio per la sicurezza nazionale, cioè l’esercito, e al seggio occupato di diritto da Pinochet come ex presidente – disponeva della maggioranza. L’attività parlamentare e governativa fu peraltro condizionata dal timore della ripresa dello scontro sociale e dallo spettro di un nuovo pronunciamento militare.
Le divisioni all’interno del mondo politico e della società cilena si rivelarono drammaticamente quando l’ex dittatore Pinochet fu arrestato a Londra nell’ottobre 1998 dalle autorità britanniche, su richiesta di un magistrato spagnolo, titolare di un’imponente inchiesta sull’uccisione di cittadini spagnoli durante gli anni della dittatura militare. Il Cile si divise infatti in due parti, separate tra loro da un muro di ostilità: una accolse positivamente l’arresto di Pinochet, considerandolo come un parziale risarcimento per le sofferenze da questi inflitte al paese e un’occasione per riflettere sul passato; l’altra considerò l’episodio un’intollerabile ingerenza negli affari interni del Cile. Lo stesso governo di centrosinistra, schierandosi con molti suoi membri a difesa di una “riconciliazione nazionale” tanto invocata quanto ancora lontana dal compiersi, ingaggiò una lunga battaglia diplomatica per evitare il processo all’ex dittatore, chiedendone ufficialmente il rilascio.
La questione fu risolta infine con un artificio diplomatico. Sulla base di una dubbia perizia medica, la Gran Bretagna negò l’estradizione di Pinochet ai paesi che l’avevano richiesta (alla Spagna si erano aggiunti il Belgio, la Svizzera e la Francia), consentendogli, agli inizi del marzo 2000, di rientrare nel suo paese, dove solo due settimane dopo il Congresso votò un emendamento alla Costituzione (la stessa imposta da Pinochet) che accordava l’immunità agli ex presidenti. L’emendamento – votato, oltre che dall’opposizione, dalla componente democristiana della maggioranza – era rivolto a disinnescare le stesse inchieste cilene a carico dell’ex dittatore.
| 10. | Il ritorno dei socialisti alla Moneda |
Tra dicembre 1999 e gennaio 2000 si svolsero le elezioni presidenziali. Entrambi gli sfidanti, il socialista Ricardo Lagos (ex collaboratore di Salvador Allende, candidato della Concertazione per la democrazia, la coalizione di centrosinistra), e Joaquin Lavin (ex consulente della giunta militare, candidato dell’Alleanza per il Cile, la coalizione di centrodestra), nel timore di perdere voti evitarono di prendere posizione sulla vicenda Pinochet. La lotta per la presidenza si risolse con uno scarto minimo (pochi decimi di punto al primo turno e poco più di due punti al ballottaggio) con la vittoria di Lagos, il primo socialista a riconquistare la Moneda (il palazzo presidenziale di Santiago) dopo il colpo di stato del settembre 1973.
La vicenda di Pinochet continuò tuttavia a condizionare la vita politica cilena. Dopo essere riuscito a sottrarsi all’inchiesta spagnola, l’ex dittatore fu preso di mira dalla stessa magistratura cilena, che lo accusò di una serie di crimini compiuti durante il regime militare e in particolare di una settantina di assassinii perpetrati nell’ambito della cosiddetta “carovana della morte” (vedi Piano Condor), un’operazione realizzata in accordo con altre dittature sudamericane. Nel 2001 Pinochet riuscì a evitare il giudizio, adducendo l’“infermità mentale”, ma nuove inchieste vennero avviate dalla magistratura cilena, portando peraltro alla luce l’esistenza di cospicui conti esteri intestati all’ex dittatore e ai suoi familiari, a loro volta indagati.
Come il suo predecessore, Lagos cercò di favorire l’economia del paese, a sua volta raggiunto dagli effetti della crisi mondiale e di quella argentina e brasiliana in particolare. Nel novembre 2000 avviò trattative con gli Stati Uniti per un accordo di libero scambio, che si conclusero favorevolmente nel giugno 2003, rafforzando nel contempo gli accordi regionali con il Mercosur e stringendo nuove relazioni con l’Unione Europea, la Corea del Sud e la Cina. Grazie al buon andamento delle esportazioni, e di quelle del rame in particolare, il governo di Lagos registrò dei buoni risultati economici, riuscendo anche a tenere a freno la disoccupazione (passata nel 2004 dal 9 al 7%).
Nell’aprile del 2001 il Parlamento approvò definitivamente l’abolizione della pena di morte. Nelle elezioni legislative svoltesi in dicembre la coalizione di governo Concertazione per la democrazia conservò una risicata maggioranza alla Camera dei deputati, mentre rimase praticamente immutata la situazione al Senato, dominato dall’opposizione grazie ai membri nominati direttamente dalla Corte suprema e dall’esercito. L’Unione democratica indipendente (UDI), il partito erede del regime di Pinochet, si impose come prima forza politica, superando i democratici cristiani. Nel 2004, tra molte polemiche sollevate dalle opposizioni e da esponenti della Chiesa, Lagos approvò una legge che introduceva il divorzio nel paese. Nello stesso anno, Manuel Contreras, il capo della DINA (la polizia segreta di Pinochet), fu condannato a una pesante pena per l’assassinio di un giornalista negli anni della dittatura.
| 11. | Sviluppi recenti |
Nel luglio del 2005 il senato approva definitivamente alcune modifiche alla Costituzione introdotta da Pinochet nel 1980. In particolare, vengono aboliti i seggi del Senato di nomina della Corte Suprema e dell’esercito e viene concesso al presidente della Repubblica il diritto di nomina e di rimozione dei capi delle forze armate.
Le elezioni presidenziali che si svolgono tra dicembre 2005 e gennaio 2006 registrano la vittoria della candidata della Concertazione per la democrazia, la socialista Michelle Bachelet, che sconfigge al secondo turno il candidato delle destre. Nelle contestuali elezioni politiche, per la prima volta dal ripristino della democrazia, la Concertazione si assicura la maggioranza sia alla Camera dei deputati sia al Senato. Con il 22,3% dei voti e 33 seggi l’Unione democratica indipendente (UDI) si conferma primo partito del paese.
A dicembre muore Augusto Pinochet. Accusato di genocidio, l’ex dittatore era stato coinvolto negli ultimi anni anche in inchieste relative a vicende di corruzione e ruberie, riuscendo tuttavia a evitare il giudizio.