| Cile | Articolo | ||||
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| 2. | Territorio |
Il paese si estende in direzione nord-sud per 4.300 km e in direzione est-ovest per 356 km. Il territorio può essere suddiviso in tre regioni fisiche: l’imponente cordigliera delle Ande a est, i bassi rilievi della Cordillera de la Costa a ovest e, in mezzo alle due catene montuose, il solco della Valle Longitudinal.
La principale caratteristica morfologica del Cile è rappresentata dalla cordigliera delle Ande, che si estende per tutta la lunghezza del paese, dall’altopiano della Bolivia, a nord, sino alla Terra del Fuoco, a sud. La catena è più estesa nella regione settentrionale, che si presenta come un altopiano ondulato e dove si ergono le cime più elevate, tra cui i vulcani San Pedro (6.063 m), Socompa (6.031 m) e la vetta dell’Ojos del Salado (6.880 m), massima elevazione del paese. La sezione centromeridionale della cordigliera presenta rilievi meno elevati, con vette di circa 3.000 m, per poi proseguire nelle più basse propaggini meridionali che raramente superano i 1.800 m di altezza. A sud di Puerto Montt la catena si inabissa nel mare formando innumerevoli fiordi e isole lungo la costa. Il promontorio di Capo Horn, sull’omonima isola dell’arcipelago della Terra del Fuoco, costituisce l’estrema propaggine della catena andina e il punto più meridionale del continente.
La Cordillera de la Costa si snoda a ovest delle Ande meridionali, nell’immediato entroterra delle coste del Pacifico; l’isola di Chiloé è costituita dall’emersione delle propaggini meridionali della catena.
In mezzo ai due sistemi montuosi si estende la Valle Longitudinal (o Depresión Intermedia), fossa tettonica che occupa gran parte del Cile, dal confine con il Perù, nel nord, a Puerto Montt, nel sud. La sezione centrosettentrionale della Depresión Intermedia è occupata dal vasto deserto di Atacama, una delle zone più aride del pianeta, ricco di giacimenti di nitrato e di abbondanti depositi minerali. La sezione della valle a sud di Santiago prende il nome di Valle Central. Lunga circa 965 km e larga tra i 40 e gli 80 km, questa corrisponde alla regione più popolata del Cile ed è particolarmente fertile nella zona compresa tra i fiumi Aconcagua e Biobío.
Il Cile, che conta quasi 200 vulcani, 55 dei quali ancora attivi, è situato in una zona geologicamente instabile ed è periodicamente colpito dagli effetti delle attività sismiche e vulcaniche. Con l’Argentina, il Paraguay e l’Uruguay, il paese forma la regione naturale del Cono Sud.
| 1. | Idrografia |
I principali corsi d’acqua del paese – tra cui si ricordano il Loa, l’Elqui, il Maipo, il Maule, il Biobío e l’Imperial – nascono dalle Ande, hanno corso relativamente breve e scorrono in direzione est-ovest verso l’oceano Pacifico. Nelle regioni settentrionali e centrali essi sono alimentati principalmente dalle nevi perenni che coprono i rilievi andini. A causa della vicinanza dei rilievi alla costa i corsi d’acqua formano numerose cascate che ne impediscono la navigazione ma costituiscono un’importante risorsa per la produzione di energia elettrica. Nell’area meridionale del paese si trovano estesi bacini d’acqua dolce, tra i quali il lago Llanquihue.
| 2. | Clima |
Data la sua particolare conformazione, il Cile presenta notevoli variazioni climatiche; lungo la costa le temperature sono mitigate dall’influsso dell’oceano Pacifico. La regione settentrionale, quasi interamente desertica, è una delle più aride al mondo. Qui le temperature sono mitigate dalla fredda corrente di Humboldt. Le temperature medie ad Antofagasta e Santiago sono, rispettivamente, di 20,6 °C e 19,5 °C a gennaio e di 14 °C e 8 °C a luglio. Nelle Ande la temperatura diminuisce di circa 1 °C ogni 150 m d’altitudine. La regione centrale è caratterizzata da un clima di tipo mediterraneo, con estati fresche e inverni miti, durante i quali si concentrano le precipitazioni che variano dai 375 mm annui di Santiago ai circa 120 mm di Antofagasta. La regione meridionale, caratterizzata da forti venti e tempeste cicloniche, è la più fredda del Cile; la piovosità, costante nel corso dell’anno, raggiunge circa 5.000 mm presso lo stretto di Magellano. A Punta Arenas, nell’estremo lembo meridionale del paese, la media annua della temperatura è di circa 6 °C.
| 3. | Flora e fauna |
La vegetazione del Cile varia in base alle diverse fasce climatiche. Nelle regioni settentrionali, dove si estende uno dei deserti più aridi del mondo, domina l’ambiente della steppa, mentre nella Valle Central, caratterizzata da una maggiore umidità e da vaste pianure coltivate, si incontra una vegetazione di tipo arbustivo. A sud crescono fitte foreste di conifere (tra cui le araucarie), mentre l’estrema zona meridionale è contraddistinta da formazioni vegetali tipiche della tundra.
A causa della presenza delle Ande, che hanno sempre svolto funzione di barriera naturale, la fauna del Cile appare meno diversificata rispetto ad altre aree dell’America meridionale. I principali mammiferi sono il lama, l’alpaca, la vigogna, il guanaco, il puma, il lupo, il cincillà, lo huemal e il pudu, questi ultimi appartenenti a due differenti famiglie di cervidi; numerose sono anche le specie ornitologiche, mentre, fatta eccezione per la trota, solo poche specie ittiche popolano i corsi d’acqua dolce. Ricche di pesci sono invece le acque del mare dove la grande quantità di plancton costituisce nutrimento di numerose specie.
| 4. | Problemi e tutela dell’ambiente |
Nel decennio 1980-1990 la superficie forestale del Cile fece registrare un incremento annuo superiore all’1%. Buona parte dell’opera di rimboschimento venne guidata da scopi commerciali. Il 3,5% (2004) del territorio cileno è protetto; tra le numerose aree poste sotto tutela ambientale vi sono il Parco nazionale di Lauca, il Parco nazionale Torres del Paine e il Parco nazionale Laguna San Rafael.
L’inquinamento delle acque (a causa di un sistema fognario inadeguato) e dell’aria (per le emissioni industriali e i gas di scarico automobilistici) si è molto aggravato, specialmente nella capitale Santiago. Il numero delle auto è cresciuto in tempi recenti in misura del 10% annuo. Il governo ha risposto al problema avviando un complesso progetto che prevede standard rigorosi di emissione dei gas e una ristrutturazione della rete dei trasporti pubblici.