| Trova nell'articolo | Esercito | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Esercito Nel complesso delle forze armate di un paese, l’esercito rappresenta le forze di terra che, addestrate ed equipaggiate per operazioni offensive e difensive in stato di guerra, in tempo di pace possono essere impiegate per la protezione civile.
La composizione e la consistenza degli eserciti varia a seconda delle esigenze dei singoli stati, oppure della contingenza storico-politica in cui essi sono chiamati ad agire. Lo stesso vale per l’arruolamento (vedi Leva militare), che può essere obbligatorio, volontario o mercenario.
Con la tecnologia bellica attuale, comunque, la forza di un esercito non è più proporzionale alla sua dimensione, quanto piuttosto all’equipaggiamento e all’addestramento delle sue componenti, che principalmente sono la fanteria, l’artiglieria e le truppe corazzate.
| 2. | Cenni storici |
| 1. | Mesopotamia, antico Egitto, Persia |
Nella preistoria e nell’antichità più remota non esistevano eserciti permanenti: gruppi di uomini in armi erano ingaggiati solo in occasione di nuove conquiste o per bisogno di maggiore difesa. Con gli stanziamenti stabili avvenuti nella valle del Tigri e dell’Eufrate e lungo il Nilo, si affermò una classe di cittadini in armi a loro difesa.
In Mesopotamia truppe permanenti dotate di lance e archi esistevano già intorno al 3200 a.C. e verso il 2500 l’arte della guerra fu rivoluzionata dall’avvento dei carri tirati da asini o cavalli. In Egitto il faraone Sesostri I (1962-1928 ca. a.C.) manteneva un esercito regolare ben equipaggiato, addestrato e retribuito: egli divise il regno in trentasei province militari e fondò una guardia nazionale. A metà del VI secolo a.C. i persiani, sotto Ciro il Grande, perfezionarono il proprio esercito permanente, strutturando corpi di fanteria e cavalleria ben distinti e disciplinati.
| 2. | Grecia antica |
Nell’antica Grecia erano soggetti all’arruolamento tutti gli uomini fino ai sessant’anni. Le città-stato mantenevano corpi armati raggruppabili in un unico esercito rigidamente organizzato. Questi cittadini in armi (opliti) furono gli artefici delle grandi vittorie di Maratona e Platea durante le guerre persiane nel V secolo a.C.
Verso la metà dello stesso secolo gli spartani introdussero la falange, prima importante formazione tattica originariamente difensiva che, benché in grado di sopportare gli attacchi della cavalleria, era lenta all’attacco e impacciata sui terreni mossi. In opposizione a essa gli ateniesi potenziarono la cavalleria come schiera d’impatto frontale e flagello delle retrovie nemiche.
Nel IV secolo a.C. Filippo II il Macedone organizzò un grande esercito permanente combinando l’uso della cavalleria e della falange, le cui prime schiere furono dotate di lancia lunga; il figlio Alessandro Magno, che conquistò l’impero persiano, organizzò il primo servizio di vettovagliamento militare e creò una cavalleria leggera come corpo intermedio tra falange e cavalleria pesante. L’uso di arcieri, catapulte leggere e macchine d’assedio, e di un sistema di messaggi sonori e fumogeni, uniti a un servizio medico, contribuirono a creare un’organizzazione militare sofisticata.
| 3. | Roma antica |
L’esercito romano, composto di liberi cittadini della repubblica, si temprò nelle guerre. Secondo molti storici fu proprio la natura nazionale e democratica dell’esercito che consentì a Roma di uscire vittoriosa dal difficile scontro con Cartagine per il dominio del Mediterraneo occidentale (vedi Guerre puniche).
Verso il 200 a.C. a Roma fu istituito il servizio militare obbligatorio di tutti i cittadini maschi considerati abili tra i 17 e i 46 anni, sottoposti a durissima selezione e formazione fisica fin dall’infanzia. Le campagne militari dei corpi di fanteria e cavalleria, composte di piccole falangi (manipoli o coorti) in triplice fila, furono esaltate dall’evoluta ingegneria militare dei romani, che costruirono ponti, strade e forti di supporto all’esercito.
Profonde riforme dell’esercito furono necessarie dopo l’ingresso nelle legioni di schiavi e pregiudicati, poco inclini alla disciplina marziale: di esse si occupò principalmente Caio Mario e nel 104 a.C. gli effettivi impiegati a tempo parziale furono sostituiti con corpi professionali, arruolati per periodi ventennali. Le legioni si appoggiavano al sistema di fortificazioni stabili sparse in tutte le province romane, asse portante del sistema difensivo.
| 4. | Estremo Oriente |
È grazie al trattato di arte bellica L’arte della guerra (500 ca. a.C.), attribuito al leggendario generale cinese Sun Tzu, che possediamo la descrizione di armi, disciplina, gerarchia e strategia dell’esercito del Celeste Impero. Benché nei secoli successivi le strutture militari cinesi fossero paragonabili a quelle mediorientali ed europee contemporanee, la diffusione in Asia della staffa (apparsa verso la fine del II secolo a.C.) rivoluzionò il combattimento a cavallo e le strategie militari: la battaglia di Adrianopoli (378 d.C.), in cui unni, alani e goti sconfissero i romani, dimostrò la superiorità della cavalleria sulle forze di fanteria.
Il conquistatore Genghis Khan nel 1190 riuscì a condurre le orde mongole dal deserto di Gobi al cuore dell’Europa grazie a un esercito relativamente contenuto nel numero, basato su formazioni di 10.000 guerrieri a cavallo armati con arco, lancia e spada, ma sostenuti dal lancio di proiettili incendiari ed esplosivi; inoltre, un sistema di comunicazione con bandiere e tamburi consentiva una tattica di attacchi a sorpresa lanciati sul fianco e sulle retrovie del nemico prima dell’assalto massiccio della cavalleria.
| 5. | Il Medioevo |
Il sistema feudale era basato militarmente sulla difesa locale: ogni feudatario reclutava le forze militari necessarie alla difesa del proprio territorio e si impegnava a metterle a disposizione del monarca in caso di necessità, come accadde durante le crociate.
Durante le crociate si rese necessaria un’organizzazione unitaria delle forze militari raccolte, così si formarono ampi schieramenti di fanteria; tuttavia, fino all’introduzione in Europa della polvere da sparo, accompagnata dall’uso delle balestre e di altre armi da lancio, l’ambizione del singolo cavaliere nel condurre duelli personali prevalse nella tecnica guerresca, riducendo l’efficacia dell’esercito come forza unitaria.
Nell’Europa del XIV secolo, con l’introduzione delle armi da fuoco, si diffuse il modello di esercito costituito da mercenari, antesignano degli eserciti professionali moderni: ancora nel XX secolo è possibile rintracciarne le vicende in corpi molto particolari come le Guardie svizzere in Vaticano o la Legione straniera francese.
| 6. | L’esercito dal XVI al XIX secolo |
La prima nazione europea a creare un esercito permanente fu la Spagna: il nucleo originario risale al XVI secolo ed era composto di quattro reggimenti di fanteria di 7000 unità, armate di lance e armi da fuoco.
In Svezia, nella prima metà del XVII secolo, il re Gustavo II Adolfo, in occasione della guerra dei Trent’anni, organizzò sei o più compagnie di 150 unità in reggimenti e brigate da combattimento più manovrabili, con l’artiglieria integrata nella cavalleria e nella fanteria.
Durante il regno di Luigi XIV l’esercito francese organizzò un reparto addetto al vettovagliamento e diventarono regolari il controllo e l’addestramento delle truppe. Nel 1678 le forze permanenti francesi contavano più di 200.000 effettivi; il maresciallo Sébastien Le Prestre de Vauban mise a punto un potente sistema di fortificazioni e organizzò il primo corpo permanente di genio militare.
Il primo esercito regolare britannico, creato da Oliver Cromwell nel 1645, contava 14.000 fanti e 7600 uomini a cavallo, scortati dall’artiglieria pesante. L’introduzione della baionetta consentì di fare a meno dei lancieri e di rendere la fanteria autosufficiente, aumentando il numero dei moschettieri.
Le tecniche belliche furono grandemente migliorate nel XVIII secolo dalle teorie e dalle innovazioni del re di Prussia Federico II il Grande, artefice del più efficiente e mobile esercito dell’epoca, in grado di attaccare fulmineamente il nemico senza lasciargli il tempo di raccogliere le forze.
Al tempo della Rivoluzione francese l’esercito possedeva un’artiglieria ben equipaggiata e una fanteria compatta (grazie alla coscrizione nazionale introdotta dall’ingegnere militare Lazare Carnot nel 1792), che furono affiancate dalla cavalleria regolare in divisioni unificate.
La coscrizione divenne obbligatoria nel 1798, sotto Napoleone Bonaparte, reclutando tutti i maschi tra i 21 e i 25 anni a un fermo di leva quadriennale. Napoleone innovò l’artiglieria e la strategia militare, dimostrandosi in grado di condurre lungo itinerari alternativi e senza depositi fissi per il vettovagliamento eserciti fino a 500.000 unità, conservando le caratteristiche, fra loro difficilmente compatibili, di grande mobilità e forza d’urto. La sua tattica e la tecnica degli attacchi a sorpresa con piccole unità restano classici dell’arte bellica.
Con la nascita dei grandi eserciti determinata dalle guerre napoleoniche, divenne essenziale, nel XIX secolo, il coordinamento e la comunicazione a distanza. L’esercito prussiano fu il primo a sfruttare, per muoversi, le linee ferroviarie, e a introdurre lo stato maggiore come direzione accentrata delle operazioni militari. Tutte queste novità – le grandi masse umane, l’impiego di nuove tecnologie, la mobilità – si compendiano nelle vicende belliche della guerra di secessione americana, che anticipò molti degli aspetti propri della prima guerra mondiale.
| 7. | L’esercito nel XX secolo |
La mobilità dell’esercito, dotato ora di armamenti e munizioni in grande quantità, fu agevolata dallo sviluppo dei veicoli motorizzati, dagli aeroplani e dalle comunicazioni via radio. Le due guerre mondiali furono tragiche palestre di grandi trasformazioni nell’impiego dell’esercito. Agli inizi della prima guerra mondiale l’introduzione della mitragliatrice e l’uso dell’aviazione costrinsero la fanteria in trincea.
Durante il secondo conflitto mondiale gli eserciti tornarono a dispiegare grande mobilità, grazie ai carri armati e ai bombardieri che permisero la cosiddetta “guerra lampo”, che preparava alla fanteria l’invasione del territorio nemico. Per lo stesso scopo le forze armate poterono essere trasportate a lunga distanza con mezzi aerei e anfibi, come avvenne nel caso dello sbarco alleato in Normandia (1944).
Emerse anche l’importanza della guerriglia, adottata dalla Resistenza partigiana e condotta da formazioni semi-militarizzate in terreni difficili e con obiettivi politicamente significativi.
L’avvento delle armi nucleari, con i terribili bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, ha mutato la natura degli scontri bellici: i missili nucleari e i cannoni a corto raggio hanno portato a una riduzione della dimensione degli eserciti, a una loro maggiore mobilità e a una sviluppata preparazione tecnica. Gli arsenali nucleari sono fortunatamente serviti da deterrente per scoraggiare attacchi tra le superpotenze.
| 8. | Sviluppi recenti |
L’evoluzione ulteriore degli eserciti nazionali accentuerà probabilmente la formazione di unità di professionisti altamente specializzati da impiegare in tempo di pace o in conflitti locali. In particolari situazioni si è fatto ricorso a forze armate internazionali, e molte sono già le occasioni che hanno visto l’intervento di forze di pace (ad esempio in Corea, in Somalia, in Bosnia).
I maggiori eserciti del mondo sono quello cinese (1.600.000 effettivi); l’Armata Rossa (ridimensionata dopo la disgregazione dell’URSS e la formazione dei singoli eserciti della Comunità degli stati indipendenti), che conta in Russia 395.000 effettivi; l’esercito degli Stati Uniti, che conta 502.000 effettivi, comprese le riserve e la Guardia Nazionale, ma che nel corso del Novecento ha presentato consistenti variazioni numeriche (gli addetti erano otto milioni, ad esempio, nel 1942).
| 9. | L’esercito italiano |
Nucleo dell’esercito italiano, istituito nel 1861, fu quello sardo-piemontese. Attualmente l’esercito italiano conta 112.000 effettivi ed è costituito dalla fanteria, dall’artiglieria, dalla cavalleria corazzata e dal genio. Ne fanno parte corpi speciali quali i bersaglieri, gli alpini, i carristi, i paracadutisti, i lagunari o fanti di marina. L’arma dei Carabinieri ha fatto a lungo parte dell’esercito, per diventare quarta forza armata italiana agli inizi del 2000.