| Trova nell'articolo | Romanticismo (arte) | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Romanticismo (arte) Movimento europeo e statunitense che coinvolse il mondo artistico e culturale in un periodo che spazia, molto approssimativamente, tra il 1800 e il 1850.
Per quanto non possa essere identificato con un singolo stile, con una tecnica particolare o un atteggiamento univoco da parte dei suoi esponenti, si può dire che il romanticismo fu in generale caratterizzato da un approccio soggettivo al fatto artistico, dall’intento di esprimere attraverso l’opera emozioni e sentimenti, attingendo a una vivida immaginazione o a una dimensione onirica e visionaria. Tanto l’arte classica e neoclassica, che dominò i decenni precedenti, appariva improntata a equilibrio e sobrietà, compiuta e lineare nelle forme e nelle composizioni, tanto quella romantica privilegiò rappresentazioni fortemente suggestive, in cui venivano trasposte sensazioni intense e inquietudini spirituali o mistiche.
Nella difficoltà di trovare una definizione univoca ed esaustiva, molti critici e artisti misero in luce di volta in volta gli aspetti che consideravano maggiormente caratterizzanti: lo scrittore tedesco E.T.A. Hoffmann, ad esempio, affermò che la vera essenza del romanticismo non era che “brama d’infinito”. Nella scelta dei soggetti, gli artisti romantici mostrarono una profonda attrazione per la natura, soprattutto per i suoi aspetti selvaggi e misteriosi; e in generale si rivolsero a soggetti esotici, malinconici o melodrammatici, atti a evocare terrore o emozioni violente, coinvolgenti.
| 2. | I prodromi del XVIII secolo |
Il termine “romantico” apparve per la prima volta in Inghilterra, nel Settecento: significava originariamente “come un romanzo”, ovvero somigliante al carattere straordinario e fantasioso dei romanzi di storia e avventura allora in voga. L’aggettivo passò presto però a qualificare l’emergente gusto per le rovine, gli scenari selvaggi, le prospettive ardite, una tendenza diffusa sorretta dalla contemporanea riflessione estetica che opponeva al concetto di bello quello di “sublime”. Se il bello, come sostenne lo scrittore irlandese Edmund Burke, era identificabile con la grazia e l’armonia, sublime era invece la vastità, l’oscurità, l’aspetto incerto e inquietante delle cose, che può ispirare sospetto o terrore.
Anche la preminenza data al sentimento sulla ragione, considerata tratto distintivo del romanticismo, risale al tardo Settecento: simile concezione aveva improntato la riflessione morale e letteraria, trovando infine una formulazione completa e coerente nell’opera del filosofo e scrittore francese Jean-Jacques Rousseau. Nell’ultimo decennio del XVIII secolo si diffuse in Inghilterra e in Germania la poesia romantica, che riscosse grande interesse e attenzione attorno ai propri presupposti ideali. Presto anche le arti figurative ne accolsero l’ispirazione: si nutrirono di queste suggestioni il poeta e incisore britannico William Blake nella sua attività di illustratore, il pittore svizzero Heinrich Füssli, autore di opere tormentate e visionarie, e lo spagnolo Francisco Goya, che realizzò angoscianti acqueforti popolate da demoni e mostri.
| 3. | Francia |
In Francia la prima fase del romanticismo coincise con le guerre napoleoniche (1799-1815) ed è quindi comprensibile che gli artisti romantici traessero ispirazione da questi drammatici eventi storici. Antoine-Jean Gros, formatosi alla scuola neoclassica (fu discepolo di Jacques-Louis David), fu tra i primi che approdarono a uno stile più vivace ed emozionale: influenzato anche dall’opera del pittore barocco fiammingo Pieter Paul Rubens, Gros diede vita a quadri mossi, dai toni violenti, perlopiù di sanguinose battaglie.
La figura più rappresentativa del romanticismo francese fu tuttavia Théodore Géricault, che esasperò lo spirito drammatico e le scelte cromatiche di Gros e, nelle opere a soggetto bellico, spostò l’accento dall’eroismo trionfante alla sofferenza e alla fatica dei combattenti. Nel suo Corazziere ferito (1814), l’immagine del soldato che si trascina zoppicante fuori del campo di battaglia, tra il fumo e le nuvole incombenti, comunica un senso di isolamento e di vulnerabilità che vuole essere paradigma della condizione umana. Vigorose pennellate, contrasti di luce e toni cupi concorrono a questo effetto.
Il capolavoro di Géricault, La zattera della Medusa (1818-19), rappresenta con forti effetti chiaroscurali un episodio di cronaca contemporanea (la drammatica sopravvivenza su una zattera di fortuna di alcuni scampati a un naufragio), soffermandosi sullo sfinimento dei personaggi, la fisicità sofferente, la morte.
Il tema della sofferenza fu ripreso dal più grande degli artisti romantici francesi, Eugène Delacroix, ad esempio nel Massacro di Scio (1824). Delacroix si rivolse spesso a soggetti letterari, infondendo vita nella rappresentazione attraverso un uso energico del colore: trascurando la cura della forma e il segno netto, tipici dell’arte neoclassica, utilizzava toni inediti, ottenuti attraverso la giustapposizione dei colori complementari stesi in lunghe pennellate nervose. Ne risultano quadri di vibrante espressività, che l’autore voleva simile, per impatto emotivo, a quella della musica.
Un altro suo capolavoro famoso, esemplare dell’arte romantica, è La morte di Sardanapalo (1827), ispirata a un’opera del poeta romantico inglese George Byron: nonostante la ricchezza di particolari e la precisione descrittiva delle varie parti del quadro, la scena rappresentata comunica un senso di caos mitico, archetipico, attraverso una composizione dinamica, i colori accesi, la violenza dell’azione.
| 4. | Germania |
I pittori romantici tedeschi, come pure i poeti e i filosofi della loro generazione, mossero da una concezione della natura intesa come luogo della manifestazione divina. Questa tensione panica ispirò un’eccellente produzione di genere paesaggistico, inaugurata dai dipinti a sfondo mistico e simbolico di Philipp Otto Runge.
Il maggiore esponente della tendenza fu Caspar David Friedrich, i cui assorti paesaggi, dipinti con cura meticolosa, appaiono sospesi tra sentimento mistico e malinconia, senso di solitudine e sottile inquietudine angosciosa. Il suo pessimismo romantico trova massima espressione nell’opera Mare polare (1822), in cui i resti di una nave naufragata appaiono appena visibili sotto una piramide di lastre di ghiaccio: un omaggio alla forza della natura che si impone inesorabilmente sulle aspirazioni e velleità umane.
In Germania nacque anche un'altra scuola di pittori romantici, i cui esponenti si facevano chiamare nazareni: intento ispiratore era riprodurre lo spirito e lo stile dell’arte religiosa medievale (l’artista nazareno forse più importante fu Friedrich Overbeck). Tra i pittori della tarda fase romantica è doveroso ricordare invece l’austriaco Moritz von Schwind, che traeva i suoi soggetti dalla mitologia germanica e dalla tradizione delle leggende fantastiche.
| 5. | Gran Bretagna |
In Inghilterra, come in Germania, il genere del paesaggio fu il più praticato dai romantici, anche se gli artisti inglesi si dimostrarono i più innovativi sia negli stili sia nelle tecniche sperimentate. Samuel Palmer dipinse paesaggi caratterizzati da una visionarietà mutuata da Blake.
John Constable, trascurando la rappresentazione degli aspetti più selvaggi della natura prediletti dai romantici tedeschi, scelse i tranquilli scenari offerti dalla campagna inglese per esprimere il calore di un sentimento o di un’emozione. Tra i primi pittori a lavorare all’aria aperta, Constable raggiunse esiti di grande freschezza, attraverso l’uso di colori luminosi distribuiti in pennellate piene e nette.
Conseguì invece effetti visivi estremi Joseph Turner: dopo una prima produzione, in cui si riconosce il modello del pittore secentesco Claude Lorrain, Turner si concentrò sulla resa cromatica e luministica delle condizioni atmosferiche. In Tempesta di neve (1842) nuvole, foschie, nebbia e mare sono fusi in un vortice in cui si dissolve ogni elemento della rappresentazione.
| 6. | Italia |
In Italia le tendenze pittoriche che caratterizzarono il romanticismo nordico stentarono ad affermarsi, complice il clima di conservazione e chiusura imposto dalla Restaurazione. Notevole sviluppo ebbe il genere della pittura di storia, che attraverso la rievocazione di fatti del lontano passato medievale permetteva agli artisti di alludere ai contemporanei fermenti patriottici senza incappare nella censura. Tra i maggiori interpreti si distinse Francesco Hayez, pittore di formazione neoclassica, che seppe trasfondere l’atmosfera fantastica del dramma antico anche alla rappresentazione di episodi della storia recente (I profughi di Parga, 1830, Pinacoteca Tosio Martinengo, Brescia).
Si collocano in questo filone anche i dipinti di un “dilettante” quale Massimo D’Azeglio, autore di paesaggi di ispirazione piuttosto tradizionale in cui inserisce piccole figurette di personaggi storici, e le opere di Pelagio Pelagi, attivo a Milano e a Torino, noto anche per aver tentato una trasposizione dell’ispirazione romantica nella scultura (monumento a Amedeo VI di Savoia, detto il Conte Verde, 1844-1853, Torino). Il genere storico ebbe lunga fortuna, proseguendo verso la metà del secolo attraverso le elaborazioni di Domenico Morelli, Saverio Altamura, Federico Faruffini, Stefano Ussi.
Pur lontana dalle visioni accese dei dipinti nordici, ispirate dallo smarrimento davanti alla potenza della natura, la pittura di paesaggio italiana costituì nella prima metà del secolo un fertile terreno per la ricerca tecnica ed espressiva, sempre più orientata verso l’abbandono del disegno, la composizione impostata sul colore e sulla luce, lo sfaldamento della forma.
I risultati più interessanti si dovettero a Giacinto Gigante, massimo esponente della cosiddetta Scuola di Posillipo, e alla ricca personalità di Antonio Fontanesi: famoso il primo per le velature e le trasparenze degli acquerelli e delle tempere, che mostrano il sapiente innesto della lezione di Turner e Corot sulla realtà visiva mediterranea, con esiti lirici ed evocativi; di grandissima importanza anche per le generazioni successive il secondo, autore di paesaggi inondati di una luce chiara e soffusa, permeati di un inquieto e malinconico senso di infinito.
| 7. | Stati Uniti |
L’esempio più significativo di pittura romantica statunitense è costituito dalla Hudson River School, i cui esponenti trassero ispirazione dai panorami aspri e selvaggi del Nord-Est degli Stati Uniti. Fu Washington Allston, il primo paesaggista americano, a introdurre il romanticismo negli Stati Uniti, infondendo nei suoi poetici paesaggi un’intensa soggettività sentimentale.
La figura più rappresentativa della scuola fu tuttavia il pittore d’origine inglese Thomas Cole, nelle cui opere impenetrabili foreste e alti picchi torreggianti suggeriscono il senso della grandezza e della forza della natura. Il suo allievo Frederick Church adottò lo stile tipico della scuola per la rappresentazione di paesaggi sudamericani, europei e palestinesi.
| 8. | Il tardo romanticismo |
Intorno alla metà del XIX secolo, la pittura romantica sembrò progressivamente abbandonare il fervore che l’aveva caratterizzata ai suoi esordi. Tra i risultati migliori del tardo romanticismo sono da ricordare i pacati paesaggi della francese scuola di Barbizon, della quale facevano parte, tra gli altri, Camille Corot e Théodore Rousseau. In Inghilterra, dopo il 1850 i preraffaelliti ripresero gli esperimenti figurativi dei Nazareni tedeschi, insieme ai loro stessi presupposti ideali: intento comune era riportare l’arte religiosa alla purezza e spontaneità medievale.
| 9. | Influenza del romanticismo |
Il romanticismo esercitò grande influenza sull’arte dei secoli successivi. È possibile, in questa prospettiva, tracciare una linea che da Constable, attraverso la scuola di Barbizon, giunge fino all’impressionismo. Tuttavia, i veri eredi spirituali del romanticismo furono i simbolisti che, attraverso diversi percorsi stilistici, ne reinterpretarono – portandoli agli esiti estremi – il soggettivismo, la tensione immaginativa, la visionarietà.
Nel XX secolo tali tendenze vennero riprese ancora, con modalità differenti, tanto dall’espressionismo quanto dal surrealismo. In un certo senso, comunque, tutta l’arte contemporanea è debitrice di quella romantica, e soprattutto dei suoi fondamenti teorici; spetta infatti ai romantici il merito di avere per la prima volta rivendicato con forza l’autonomia e la libertà dell’artista, il suo diritto all’indipendenza e all’originalità, in contrapposizione ai principi dell’arte classica.
Vedi anche Romanticismo (musica); Romanticismo (letteratura).