| Romanticismo (arte) | Articolo | ||||
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| 2. | I prodromi del XVIII secolo |
Il termine “romantico” apparve per la prima volta in Inghilterra, nel Settecento: significava originariamente “come un romanzo”, ovvero somigliante al carattere straordinario e fantasioso dei romanzi di storia e avventura allora in voga. L’aggettivo passò presto però a qualificare l’emergente gusto per le rovine, gli scenari selvaggi, le prospettive ardite, una tendenza diffusa sorretta dalla contemporanea riflessione estetica che opponeva al concetto di bello quello di “sublime”. Se il bello, come sostenne lo scrittore irlandese Edmund Burke, era identificabile con la grazia e l’armonia, sublime era invece la vastità, l’oscurità, l’aspetto incerto e inquietante delle cose, che può ispirare sospetto o terrore.
Anche la preminenza data al sentimento sulla ragione, considerata tratto distintivo del romanticismo, risale al tardo Settecento: simile concezione aveva improntato la riflessione morale e letteraria, trovando infine una formulazione completa e coerente nell’opera del filosofo e scrittore francese Jean-Jacques Rousseau. Nell’ultimo decennio del XVIII secolo si diffuse in Inghilterra e in Germania la poesia romantica, che riscosse grande interesse e attenzione attorno ai propri presupposti ideali. Presto anche le arti figurative ne accolsero l’ispirazione: si nutrirono di queste suggestioni il poeta e incisore britannico William Blake nella sua attività di illustratore, il pittore svizzero Heinrich Füssli, autore di opere tormentate e visionarie, e lo spagnolo Francisco Goya, che realizzò angoscianti acqueforti popolate da demoni e mostri.