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NATO
1. Introduzione

NATO o North-Atlantic Treaty Organization (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord), alleanza difensiva creata in base all’articolo 9 del Trattato dell’Atlantico del Nord (noto anche come Patto Atlantico) stipulato nell’aprile del 1949 tra Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti d’America. La Grecia e la Turchia furono ammesse nell’alleanza nel 1952, la Repubblica Federale Tedesca nel 1955 (riunificatasi nel 1990 con la Repubblica Democratica Tedesca a formare la Germania), la Spagna nel 1982. Nel 1997 l’alleanza si aprì a tre paesi dell’Europa centrale, in passato membri del Patto di Varsavia: Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria, seguiti, nel 2004, da altri sette paesi dell’ex blocco comunista (Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia).

Obiettivo della NATO è il rafforzamento della stabilità e la crescita del benessere e della libertà dei paesi membri per mezzo di un sistema di sicurezza collettiva.

2. Origini

Subito dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, l’insediamento di governi comunisti nell’Europa orientale, le rivendicazioni territoriali dell’Unione Sovietica e il suo sostegno alla guerriglia in Grecia e in Iran fecero temere il rischio di un nuovo conflitto mondiale. Spinte da timori comuni, Gran Bretagna e Francia siglarono già nel 1947 il trattato di Dunkerque, che sanciva l’impegno alla difesa comune in caso di aggressione. Il rifiuto dei paesi dell’Est europeo di aderire al piano Marshall e la creazione del Cominform nel 1947 spinsero la maggior parte delle potenze occidentali a firmare il trattato di Bruxelles (1948) che prevedeva, tra l’altro, un sistema di sicurezza collettivo. Il deterioramento del clima internazionale e dei rapporti tra gli ex Alleati, evidenziato anche dal Blocco di Berlino, iniziato nel marzo del 1948, spinse l’Europa occidentale, il Canada e gli Stati Uniti ai negoziati per il trattato dell’Atlantico del Nord.

3. Disposizioni del trattato

A un preambolo che enuncia come obiettivo generale la promozione dei valori comuni ai paesi membri e l’unione dei loro sforzi nella difesa collettiva seguono quattordici articoli. L’articolo 1 auspica la soluzione pacifica delle controversie internazionali; l’articolo 2 invita le parti alla cooperazione politica ed economica; il 3 è dedicato allo sviluppo del potenziale bellico a fini difensivi; il 4 impone l’impegno alla consultazione reciproca nel caso in cui un membro sia minacciato; in base all’articolo 5, le parti si impegnano all’uso delle forze armate per l’“autodifesa collettiva”, mentre il 6 definisce l’area coperta dal trattato; nel 7 si afferma la precedenza degli impegni contratti dalle parti in base alla Carta dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU); l’8 prevede l’impegno esplicito a non stipulare trattati contrastanti; in base all’articolo 9 prende vita un Consiglio di controllo della messa in atto dei contenuti del trattato; il 10 chiarisce i criteri di ammissione di altri paesi; l’11 sancisce la procedura di ratifica del trattato; il 12 prevede invece quella per la revisione. I rimanenti due articoli sono dedicati alla procedura di rinuncia al trattato e al deposito delle copie ufficiali del testo negli archivi statunitensi.

4. Struttura

La massima autorità della NATO è il Consiglio dell’Atlantico del Nord, composto dai delegati permanenti di tutti gli stati membri e guidato da un segretario generale; esso è responsabile per gli indirizzi politici di fondo, le scelte di spesa e le azioni amministrative. Subordinati al Consiglio sono il Segretariato, diversi comitati temporanei e il Comitato militare. Il segretario generale è a capo del Segretariato, organo destinato ad assolvere tutti i compiti non militari dell’alleanza; i comitati temporanei si formano su specifici mandati del Consiglio.

Il Comitato militare è composto dai capi di stato maggiore degli eserciti dei paesi membri e si riunisce in seduta plenaria due volte l’anno; per il resto esso raduna i delegati in seduta permanente e definisce la politica militare dell’Alleanza. Subordinati al Comitato militare si trovano i comandi regionali: il Comando alleato per l’Europa, il Comando alleato per l’Atlantico, il Comando alleato per la Manica e il Gruppo di pianificazione regionale per il Nord America, tutti responsabili dello spiegamento delle forze militari nelle rispettive aree di competenza.

5. Storia
1. Primi passi dell’alleanza atlantica

Fino al 1950 l’azione della NATO si concretizzò, grazie specialmente al contributo statunitense, nell’aiuto agli altri paesi membri. Con lo scoppio della guerra di Corea nel giugno del 1950, negli Alleati si diffuse la convinzione che l’Europa potesse essere minacciata dall’espansionismo dell’URSS. Tale preoccupazione portò all’istituzione non solo di un sistema di comando militare, ma anche all’allargamento dell’Organizzazione, con l’ingresso di Grecia e Turchia nel 1952 e della Germania Occidentale nel 1955, dopo un complesso negoziato in base al quale si stabilì che quest’ultima non potesse disporre di armi nucleari, biologiche o chimiche.

Durante il primo decennio di esistenza, la NATO, dominata dagli Stati Uniti, fu funzionale a garantire la sicurezza dell’Europa occidentale durante la ricostruzione del suo apparato economico e del suo sistema politico. Nel 1966, in seguito alla mutata situazione politica internazionale, la Francia di Charles De Gaulle uscì dall’Organizzazione per il trattato (ma non dall’Alleanza), causando una riorganizzazione del sistema militare della NATO sul territorio europeo. Anche la Grecia uscì dalla NATO nel 1974, in seguito alla crisi di Cipro che la opponeva alla Turchia, per rientrarvi nel 1980.

2. La corsa agli armamenti

Iniziati con i positivi risultati raggiunti durante i Negoziati sulla limitazione delle armi strategiche (SALT I), gli anni Settanta si caratterizzarono in seguito per una forte ripresa della corsa agli armamenti, cui la NATO contrappose una politica che, pur perseguendo il dialogo con l’Unione Sovietica, mirava a rafforzare il sistema di difesa dei paesi membri. Tale politica, traducendosi nel dispiegamento di missili balistici a portata media (euromissili), provocò sia una protesta dei movimenti pacifisti nei paesi dell’Europa occidentale, sia una forte tensione con l’Unione Sovietica, sia, infine, un grosso dibattito all’interno della NATO. Infatti, il dispiegamento degli euromissili – presentato dagli Stati Uniti come una garanzia supplementare di sicurezza –, nella misura in cui materializzava la possibilità di un conflitto limitato all’Europa, fu interpretato da alcuni paesi europei come una tattica mirante a impegnare l’Unione Sovietica nella riorganizzazione del suo arsenale bellico europeo e ad attenuare di conseguenza la minaccia rappresentata, per gli Stati Uniti, dai missili intercontinentali.

La firma del trattato sulle armi nucleari di medio raggio nel 1987 (vedi Controllo internazionale degli armamenti), la fine del patto di Varsavia seguita alla dissoluzione dell’URSS e la riunificazione tedesca, segnando la vittoria della NATO nel lungo conflitto della Guerra Fredda, aprirono anche una fase di incertezza sulla sua funzione.

3. L’allargamento a Est

Sebbene questi eventi avessero allontanato la minaccia di una guerra in Europa, la NATO non venne sciolta; anzi, allo scopo di conseguire maggiori garanzie di stabilità internazionale, avviò alcuni tentativi di collaborazione con i paesi dell’Est europeo, che furono inizialmente fortemente osteggiati dalla Russia.

Nel 1991 fu istituito un Consiglio di cooperazione nord-atlantico (North Atlantic Cooperation Council; NACC), un forum internazionale di confronto tra i membri della NATO, i paesi dell’Europa orientale e le repubbliche dell’ex Unione Sovietica, che non produsse tuttavia risultati concreti. Nel 1993 la NATO varò la proposta di una limitata associazione, offrendola ai paesi del disciolto patto di Varsavia: il progetto, denominato Partnership for Peace (Partenariato per la pace), prevedeva lo scambio di informazioni e lo svolgimento di esercitazioni congiunte con singoli paesi non membri.

Nel maggio 1997 la Russia e i 16 paesi membri della NATO firmarono un accordo inteso a migliorare le relazioni reciproche; l’accordo aprì la strada all’allargamento della NATO all’Ungheria, alla Polonia e alla Repubblica Ceca, ufficializzato nel 1999. Nello stesso 1997 il NACC venne sostituito dal Consiglio di partenariato Euro-Atlantico (Euro-Atlantic Partnership Council; EAPC), nel quale entrarono a far parte 27 paesi oltre ai paesi membri della NATO (diventati 19 con l’adesione di Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria).

Nel maggio 2002 i rapporti avviati tra la NATO e la Russia vennero estesi con l’istituzione di un Consiglio NATO-Russia; il nuovo accordo tra Mosca e Patto Atlantico era inteso a stabilire una maggiore collaborazione in merito a temi di interesse comune, quali il contrasto del terrorismo e il controllo delle crisi internazionali e della diffusione delle armi di distruzione di massa. Nel novembre dello stesso anno la NATO raggiunse un accordo per l’allargamento dell’organizzazione a sette altri paesi dell’ex blocco comunista (Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia), la cui adesione è stata ufficializzata nel marzo del 2004.

4. Una nuova strategia internazionale

Nell’aprile 1999 la NATO celebrò a Washington il cinquantesimo anniversario della sua fondazione, proprio mentre gli eserciti di alcuni dei paesi membri erano impegnati nell’intervento militare seguito alla crisi del Kosovo. Il vertice di Washington sottoscrisse un nuovo accordo proposto dagli Stati Uniti, in cui vennero stabiliti nuovi importanti principi, che trasformarono significativamente le funzioni dell’Alleanza.

In particolare, la NATO sostiene oggi un diritto all’“ingerenza umanitaria”, che può consistere in interventi militari, anche in assenza di autorizzazione delle Nazioni Unite, contro paesi sovrani qualora i loro governi si rendano responsabili di gravi violazioni dei diritti umani o non siano in grado di difendere da gravi violenze le popolazioni civili in caso di conflitti politici, etnici, religiosi.

Questa nuova visione dell’ingerenza negli affari interni di paesi sovrani ha suscitato un grosso dibattito – destinato a continuare a lungo – per l’impatto che ha sul diritto internazionale e sulla Carta delle Nazioni Unite, che limitano il ricorso alla forza solo ai casi esplicitamente autorizzati dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (oltre ai casi di reazione a un attacco armato).

La NATO ha ulteriormente modificato la sua strategia in seguito all’attacco terroristico attuato contro gli Stati Uniti l’11 settembre 2001 da un commando suicida dell’organizzazione fondamentalista islamica Al Qaeda (“La base”) di Osama Bin Laden. La crescita del movimento fondamentalista islamico, così come il rafforzarsi del controllo delle organizzazioni criminali sul traffico internazionale di armi e droga (e recentemente sul prospero mercato dell’immigrazione clandestina), hanno infatti evidenziato l’estrema pericolosità delle cosiddette “minacce asimmetriche”, le cui dinamiche sono molto meno prevedibili e controllabili e, quindi, più nocive per la stabilità internazionale.