Socrate
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Socrate
3. Socrate e la politica

Socrate partecipò attivamente alla vita politica della sua città, non solo combattendo in battaglia, ma entrando a far parte del Consiglio dei Cinquecento (406-405 a.C.) e della pritanìa, organismi politici nel cui ambito sostenne scelte coraggiose che talvolta gli procurarono l'opposizione pubblica; dopo la guerra del Peloponneso, durante la dittatura dei Trenta tiranni capeggiata da Crizia, rimase ai margini della vita politica ateniese; con la restaurazione democratica di Trasibulo, tuttavia, attirò su di sé l'opposizione dei nuovi governanti che alla sua persona, e soprattutto alla sua figura di moralista e 'filosofo', ascrivevano probabilmente una portata sovversiva; inoltre, gli venivano rimproverate le sue amicizie aristocratiche – soprattutto quelle con Crizia e Alcibiade – considerate compromettenti. Esponenti autorevoli del partito democratico manovrarono tanto da arrivare a un processo che accusava il filosofo di empietà e corruzione dei giovani. Condannato a morte dall'assemblea, Socrate accettò il verdetto con serenità, sottomettendosi alle leggi di Atene.