Ormoni
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Ormoni
5. Meccanismo d’azione

Quando vengono secreti nel sangue, gli ormoni si legano a specifiche proteine plasmatiche (proteine trasportatrici) che impediscono loro di venire immediatamente assorbiti dai tessuti su cui esercitano la loro azione, i tessuti bersaglio. Di solito i tessuti bersaglio hanno siti recettoriali o cellule che legano o concentrano selettivamente le rispettive molecole ormonali, trattenendole fino al momento in cui devono entrare in azione.

L’azione degli ormoni, giunti alle cellule bersaglio, può esercitarsi in vario modo. Se essi sono di natura proteica (come, ad esempio, la vasopressina e il glucagone), non possono attraversare la barriera costituita dalla membrana cellulare. Pertanto, essi si legano a molecole specifiche (recettori), poste sulla superficie esterna della membrana stessa, e attivano dall’esterno la sintesi di nuove molecole sulla superficie interna di questa. Queste assumono la funzione di messaggeri intracellulari (o secondi messaggeri), innescando la reazioni chimiche che determinano la risposta della cellula al messaggio ormonale. Una molecola che nelle cellule ha la funzione di secondo messaggero è l’AMP ciclico.

Se gli ormoni hanno una natura chimica lipofila (cioè un’affinità per i lipidi), possono diffondere attraverso la membrana cellulare (che è appunto formata da molecole fosfolipidiche) e legarsi a specifici recettori all’interno del citoplasma. Il complesso recettore-ormone si sposta nel nucleo e interviene nell’azione dei geni, inducendo o reprimendo l’azione di questi e, quindi, stimolando o meno la sintesi delle proteine per le quali i geni codificano.

Ogni squilibrio nella produzione degli ormoni determina conseguenze anche gravi nei processi fisiologici dell’organismo, e può portare all’insorgenza di vere e proprie patologie. Queste possono essere trattate con estratti di organo (organoterapia) e con composti di sintesi che sostituiscono l’azione ormonale. Vedi anche Morbo di Addison; Cretinismo; Diabete mellito; Gigantismo; Gozzo; Mixedema.