Dinosauri
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Dinosauri
2. Cenni storici

I primi resti fossili di dinosauro – impronte a tre dita lasciate sul suolo – furono individuati in America verso la fine del XVII secolo; all’epoca, tuttavia, era ancora ritenuta valida la tesi biblica del creazionismo, e le impronte non furono riconosciute correttamente come le tracce di un grosso rettile estinto, ma ritenute le impronte del corvo di Noè; in seguito fu anche avanzata l’ipotesi che si trattasse di resti di animali importati dai romani. Il naturalista francese Georges Cuvier sostenne invece, nei primi anni del XIX secolo, che poteva trattarsi di rettili estremamente antichi.

Il primo dinosauro descritto scientificamente e cui fu attribuito un nome è il Megalosaurus, un carnivoro di cui furono scoperti alcuni frammenti ossei in Inghilterra nel 1819 e che fu studiato nel 1824 dal geologo britannico William Buckland. Nel 1822 il medico britannico Gildeon Mantell e la moglie Mary Ann Woodhouse portarono alla luce nel Sussex i denti di un enorme erbivoro che non avevano relazione con alcun mammifero vissuto in quella zona; per la somiglianza con quelli delle iguane, il misterioso animale fu chiamato Iguanodon, cioè “dente di iguana”. Come si è detto, solo nel 1842 Owen coniò il termine dinosauri, nella necessità di dovere definire collettivamente gli animali cui appartenevano i sempre più numerosi ritrovamenti.

Il geologo statunitense Joseph Leidy ipotizzò nel 1858 che dovevano essere esistiti anche dinosauri bipedi; in quegli anni furono classificati diversi gruppi di rettili fossili sulla base di altrettanti rinvenimenti, ma fu solo con l’esplorazione delle regioni occidentali degli Stati Uniti, dopo il 1880, che si poterono recuperare alcuni scheletri completi.

Famosi a quel tempo divennero i due naturalisti Othniel C. Marsh e Edward D. Cope, cui si devono moltissimi ritrovamenti nella parte occidentale degli Stati Uniti; le ricerche frenetiche erano però erano mosse soprattutto dalla forte rivalità fra i due e dal desiderio di acquisire fama attraverso un “filone” di studio per molti versi ancora pionieristico e che sembrava promettente e redditizio. Pertanto, se da un lato fu per merito loro che gli Stati Uniti conquistarono in quegli anni il primato negli studi paleontologici e dei reperti, d’altra parte l’immagine della “scientificità” della ricerca americana fu screditata al punto che lo stesso Leidy abbandonò gli studi intrapresi negli Stati Uniti occidentali.

Il paleontologo britannico Harry G. Seely istituì nel 1888 la suddivisione tra saurischi e ornitischi, ancora oggi in uso. Nel 1969 il paleontologo statunitense John H. Ostrom scoprì Deinonychus, il cui studio gli suggerì l’ipotesi che i dinosauri fossero animali a sangue caldo.

1. Il primo dinosauro italiano

Nel 1993, nei giacimenti di Pietraroia, in provincia di Benevento, sono stati rinvenuti i resti fossili perfettamente conservati di un giovanissimo esemplare di Scipionyx samniticus, una specie di dinosauro prima sconosciuta, attribuita a un genere istituito per l’occasione, probabilmente affine a Velociraptor. Lo scheletro dell’esemplare fossile è stato trovato all’interno di una lastra calcarea risalente al Cretaceo inferiore, a circa 113 milioni di anni fa; quasi completo, manca solo dell’estremità della coda e delle zampe posteriori e porta eccezionalmente alcuni resti di tessuti molli fossilizzati, in particolare del fegato e dei muscoli.

Il piccolo dinosauro doveva essere un immaturo che aveva da poco lasciato il nido, come testimoniato dalle dimensioni del capo, sproporzionatamente grande rispetto al resto del corpo, e degli occhi. Lungo circa 50 cm, sarebbe diventato un agile predatore di circa 150 cm, coda compresa. Il nome del genere, Scipionyx, è ispirato a quello di Scipione Breislak, il geologo che per primo, nel 1798, descrisse i fossili del sito di Pietraroia.