| Scolastica | Articolo | ||||
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| 3. | Metodi |
Gli scolastici usarono la logica e la terminologia scientifica di Aristotele nell'insegnamento, nelle dimostrazioni e nei dibattiti, riferendosi in particolare agli Analitici primi e secondi e all'Interpretatione, mentre in teologia si servirono della Bibbia e dei Libri quattuor Sententiarum di Pietro Lombardo, un commento alle sentenze dei padri della Chiesa. I testi divenivano oggetto di quaestiones (dispute), venivano cioè letti, commentati e corredati di glosse esplicative. Mentre la quaestio si fondava inizialmente su un commento letterale del testo citato come autorità, in seguito si affermò la prassi di una più libera interpretazione delle auctoritates, fino a giungere, nel XIII secolo, alla stesura di commenti contenenti l'insegnamento e la spiegazione dei maestri all'auctoritas.
Il magister a lezione leggeva e commentava le quaestiones; seguiva un dibattito pubblico sui contenuti, in cui l'insegnante difendeva le proprie tesi di fronte agli studenti invitati a confutarlo. Questo metodo veniva applicato per incrementare e verificare le capacità di apprendimento della filosofia e della teologia nel XIII secolo; a partire dal XIV secolo, tuttavia, la disputa perse vitalità, irrigidendosi in uno sterile formalismo.