Scolastica
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Scolastica
2. Obiettivi

Considerando la varietà dei temi affrontati dai pensatori scolastici, il terreno comune del movimento può essere rappresentato dai fini e dai metodi accettati da tutti coloro che vi si riconobbero. La maggior preoccupazione degli scolastici fu quella di integrare le nozioni già acquisite separatamente dalla speculazione greca e dalla teologia cristiana. Questo atteggiamento, che privilegia la sistematizzazione del sapere rispetto all'acquisizione di nuove conoscenze e nuovi metodi d'indagine, differenzia in modo sostanziale la scolastica dal pensiero moderno diffusosi a partire dal Rinascimento.

I filosofi scolastici, benché convinti dell'armonia fondamentale tra ragione e rivelazione, nei casi di evidente conflitto tra le due istanze, ritennero la fede arbitro supremo e rimisero il giudizio del filosofo a quello del teologo. Dalla metà del XIII secolo, tuttavia, grazie alla circolazione delle traduzioni latine delle versioni arabe del corpus aristotelico, la filosofia godette di una sempre maggiore autonomia all'interno delle università.

Gli scolastici, coerenti con la tesi dell'armonia tra fede e ragione, tentarono di determinare le finalità e l'ambito di ciascuna facoltà nei rispettivi campi di ricerca. Alcuni cercarono un equilibrio tra fede e ragione, come Anselmo d'Aosta; altri, come Tommaso d'Aquino, dimostrarono la complementarità tra verità di fede e verità di ragione, conferendo alla teologia dignità di scienza; altri ancora, come Giovanni Duns Scoto, limitarono il campo della ragione a favore della fede.

Un tratto caratteristico del pensiero scolastico fu l'utilizzo delle auctoritates, cioè il costante riferimento alle dottrine dei padri della Chiesa e di quei filosofi dell'antichità greca e romana considerati fonte del lessico filosofico della teologia cristiana. Durante le lezioni, i maestri solevano dimostrare le loro tesi citando i testi delle auctoritates; la citazione, più che un semplice artificio esornativo divenne un modo per ispirarsi ai grandi modelli del passato: gli scolastici si definirono 'nani sulle spalle di giganti', a significare un progresso che non poteva prescindere dalla grandezza degli antichi.

La principale autorità nel campo della filosofia era Aristotele, mentre per la teologia si attingeva alla Bibbia, ai concili e alla patristica, in particolare al pensiero di sant'Agostino.