Giotto
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Giotto
2. I grandi cicli pittorici

Negli affreschi della Basilica superiore di Assisi, eseguiti tra il 1288 e il 1292 (Storie dell’Antico Testamento, Storie del Nuovo Testamento), Giotto mostra ancora tratti bizantineggianti, oltre all’influsso di Cimabue. Ma la novità della sua pittura, influenzata forse dalla contemporanea pittura romana di stampo classicista, è evidente se si osservano da vicino i singoli riquadri: per la composizione e la forte espressività dei volti, il Compianto sul Cristo morto non ha precedenti nell’arte italiana. Le notevoli doti narrative di Giotto sono testimoniate, ancora nella Basilica superiore, dal ciclo della Leggenda di san Francesco (1296-1300), che del santo sottolinea il ruolo storico e la calda umanità, più che le virtù ascetiche.

Nel 1300 Giotto fu a Roma dove, su commissione di papa Bonifacio VIII, eseguì un ciclo di affreschi per le celebrazioni del primo Giubileo. Di queste opere, tuttavia, restano soltanto alcuni frammenti in cattivo stato e di attribuzione incerta (Bonifacio VIII che indice il Giubileo, San Giovanni in Laterano, Roma). Secondo alcuni critici, risale probabilmente agli anni 1300-1303 anche il Crocifisso del Tempio Malatestiano di Rimini, di datazione controversa.

Il vasto ciclo di affreschi realizzato a Padova nella Cappella degli Scrovegni (Storie di Gioacchino, Storie di Maria, Storie di Gesù, Allegorie dei Vizi e delle Virtù, Giudizio Universale), terminato nel marzo del 1305, è unanimemente considerato uno dei momenti più alti dell’arte di Giotto. Rompendo con la rigida stilizzazione medievale, Giotto presenta la figura umana in tonde forme scultoree, che sembrano riprese da modelli viventi piuttosto che ricalcate da archetipi idealizzati.

L’artista toscano rifiuta i colori brillanti e preziosi e le eleganti linee dello stile bizantino a favore di una rappresentazione più realistica, privilegiando il dato umano e reale rispetto al divino e all’ideale: una scelta rivoluzionaria in un’epoca dominata dalla religione. Gli sfondi architettonici, che testimoniano di una nuova consapevolezza nella resa dello spazio, sono di più ampio respiro rispetto alle piatte superfici dei dipinti bizantini e gotici, benché ancora molto lontani dalla prospettiva pienamente sviluppata nel Rinascimento.