| Trova nell'articolo | Ucraina | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Ucraina (nome ufficiale Ukrajina), stato dell’Europa orientale. È delimitato dalla Bielorussia a nord, dalla Russia a nord e a est, dal Mar Nero e dal mar d’Azov a sud, dalla Romania e dalla Moldavia a sud-ovest e da Ungheria, Repubblica Slovacca e Polonia a ovest. Lo stato, con una superficie complessiva di 603.700 km², è il più esteso d’Europa, dopo la Russia. L’estensione costiera è di 2.782 km. La capitale è Kiev.
L’Ucraina è stata Repubblica federata nell’ambito dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (URSS) fino al 1991, anno in cui ottenne l’indipendenza. Dal 1991 è membro associato della Comunità di stati indipendenti (CSI). È compresa nei confini nazionali la Crimea, dal 1921 parte della Federazione russa e dal 1954 incorporata nello stato ucraino; nel 1992, in seguito al manifestarsi di spinte separatiste, le sono state riconosciute ampie autonomie culturali e amministrative.
| 2. | Territorio |
Il territorio ucraino è costituito in prevalenza da una vasta e fertile pianura di terra nera, il bacino inferiore del fiume Dnepr, ondulata leggermente da alture collinari che non raggiungono i 300 metri d’altitudine (le Alture del Donez e le Alture di Azov a sud-est, le Alture del Dnepr nell’area centrale, le Alture della Volinia a nord-ovest). Sono più marcati i rilievi dell’area sudoccidentale del paese, drenata dal fiume Dnestr, con le alture del Ripiano Podolico, che si estendono nella Podolia, e i Carpazi Orientali compresi nella Galizia. Intorno al monte più alto dei Carpazi ucraini, il Gora Goverla (2.061 m), è stato istituito nel 1980 un parco nazionale di 50.303 ettari. Nella costa meridionale della penisola di Crimea si innalza la breve e imponente catena dei monti della Crimea (Krymskije Gory), che raggiunge il punto più alto con il monte Roman-Koš (1.545 m). A nord-ovest il territorio è compreso nella Polesia (o Polessia), un’ampia regione dominata dalle paludi del Pripjat, in parte bonificate, condivisa con la Bielorussia.
| 1. | Idrografia |
La maggior parte dei corsi d’acqua ucraini tributa al Mar Nero o al mare d’Azov. Fa eccezione il Bug Occidentale, che nasce nella regione nordoccidentale della Volinia e scorre verso nord, confluendo, già in territorio polacco, nella Vistola, la quale sfocia nel mar Baltico. Il fiume più ampio, il quarto d’Europa per lunghezza, è il Dnepr, che occupa la porzione centrale del paese estendendosi per 980 km. È sbarrato nel suo corso da una serie di dighe – frutto di un intenso lavoro tra il 1935 e il 1965 – che creano altrettanti bacini per la produzione di energia idroelettrica (Kiev, Kremenčug, Dneprodzeržinsk, Dnepr, Kahovka).
La ricca e complessa rete idrografica comprende a est, presso il vasto bacino carbonifero del Donbass, il Donez, a nord-ovest il Pripjat, a sud-ovest il Bug Meridionale e il Dnestr, nelle estreme regioni meridionali, al confine con la Romania, il ramo deltizio settentrionale del Danubio e, in Transcarpazia, i fiumi Tibisco e Prut (affluenti del Danubio) nel loro corso iniziale. I laghi in Ucraina sono più di tremila e coprono il 3% del territorio. Le coste intorno al Mar Nero e al mare d’Azov sono basse, caratterizzate dalla presenza di lagune. Per salvaguardare tale ambiente, in prossimità della foce del Dnepr, è stata istituita dal 1984 la riserva di Cornomors’kij di 98.407 ettari, che fa parte del programma MAB (Man and the Biosphere, l’uomo e la biosfera) dell’UNESCO.
| 2. | Clima |
Il clima è continentale temperato, con una prevalenza del tipo mediterraneo nelle regioni meridionali della penisola di Crimea. La temperatura media durante la stagione invernale oscilla tra i -8 °C e i 2 °C, mentre in estate si registrano medie comprese tra i 17 °C e i 25 °C. Le gelate che spesso colpiscono la fascia costiera del Mar Nero fanno sì che il paese non disponga di alcun porto permanentemente libero dai ghiacci. Le precipitazioni, più frequenti nei mesi estivi, in genere diminuiscono da nord a sud: sono più abbondanti nei Carpazi dove superano i 1.500 mm annui, mentre sono decisamente inferiori nei bassopiani costieri del Mar Nero, dove non raggiungono i 300 mm annui.
| 3. | Flora e fauna |
Da nord a sud si susseguono quattro fasce di vegetazione: la foresta – in cui, a seconda delle aree, prevale il tiglio, la quercia, il pino o il peccio –, la steppa boscosa, la steppa erbosa e la macchia mediterranea. Le aree forestali ricoprono il 15,9% del territorio (2005), protetto appena per il 3,4% (2007). Importante per la salvaguardia di flora e fauna delle zone umide della Polesia è il Parco nazionale Sac’kij Prirodnij, di 82.500 ettari, istituito nel 1983.
L’eliminazione di aree boschive, attuata per ricavare terreni da destinare a usi agricoli, ha determinato la scomparsa di molta fauna originaria del paese, tra cui il bisonte europeo e il cavallo selvatico. In alcune aree sovravvivono mammiferi come il muflone, il cervo, il lupo, il cinghiale selvatico, il topo muschiato, il castoro, la martora, oltre a volatili quali l’avvoltoio, l’aquila e l’airone.
| 4. | Problemi e tutela dell’ambiente |
Nella notte tra il 25 e il 26 aprile del 1986 a Černobyl, una cittadina dell’Ucraina settentrionale distante 16 km dal confine bielorusso, si verificò una catastrofe nucleare di proporzioni enormi. In seguito all’esplosione di uno dei reattori della centrale nucleare si ebbe una fuoriuscita di cesio, stronzio e plutonio. Quasi il 10% del territorio dell’Ucraina fu contaminato dal fallout radioattivo e almeno il 2% in modo molto grave. Fu necessaria l’evacuazione di oltre 100.000 persone (soprattutto nell’area intorno alla cittadina di Pripyat’) e vi furono molte vittime, soprattutto tra gli addetti impegnati nelle operazioni di soccorso. Gli effetti sulla popolazione, in particolare il cancro infantile della tiroide, cominciarono a manifestarsi negli anni successivi all’incidente e dureranno con tutta probabilità per decenni. Gran parte dell’area più gravemente colpita è tuttora inabitabile. La centrale nucleare di Černobyl fu chiusa definitivamente il 14 aprile 2000.
La politica sovietica di potenziamento della produttività agricola e industriale, senza riguardo all’impatto sull’ambiente, ha portato a risultati cui il governo ucraino fa fatica a porre rimedio. L’inquinamento atmosferico ha raggiunto livelli preoccupanti nei centri fortemente industrializzati di Zaporožie, Luhans’k e Donets’k. Il sistema idrografico è contaminato in tutto il paese e l’acqua potabile scarseggia.
L’Ucraina ha ratificato il Trattato Antartico, la Convenzione sul diritto del mare e altri accordi internazionali sull’ambiente riguardanti l’inquinamento atmosferico, la biodiversità, la salvaguardia delle specie in via d’estinzione, le modificazioni ambientali, la tutela delle zone umide, l’abolizione dei test nucleari, lo smaltimento dei rifiuti nocivi, la protezione dell’ozonosfera, l’eliminazione degli scarichi in mare.
| 3. | Popolazione |
L’Ucraina è, dopo la Russia, la nazione più popolata tra quelle nate dal crollo dell’Unione Sovietica; il paese conta infatti 45.994.287 abitanti (2008), con una densità media di 76 persone per km². Il 67% (2005) della popolazione vive in aree urbane; le regioni più densamente popolate sono quelle orientali e occidentali, mentre nella sezione centrale dell’Ucraina, fatta eccezione per l’area urbana di Kiev, il popolamento è molto più rado. Il tasso di crescita annuo, di -0,65% (2008), indica una tendenza al decremento, che riflette una situazione di incertezza del paese dopo il crollo dell’URSS e la grave crisi economica che ne è scaturita. La speranza di vita alla nascita, di 68,1 anni (2008), non è elevata. Il tasso di mortalità infantile, del 9‰, è nettamente superiore a quello dei paesi dell’Europa occidentale.
Gli ucraini costituiscono la maggioranza della popolazione (73%). Tra le minoranze vi sono russi (22%) – presenti soprattutto verso il confine orientale e in Crimea –, bielorussi (0,9%), ebrei (0,9%), moldavi (0,6%), bulgari (0,5%), polacchi (0,4%), ungheresi (0,3%) e tatari di Crimea (che subirono deportazioni durante la seconda guerra mondiale). Gli ebrei, assai numerosi prima degli anni Quaranta, si sono ridotti della metà, come risultato della Shoah e delle emigrazioni favorite dalle autorità sovietiche negli anni Ottanta. Sono numerosi, peraltro, gli ucraini che risiedono in Russia e nelle altre ex repubbliche sovietiche, ed esistono delle forti comunità anche in Europa centrale, Canada e Stati Uniti.
| 1. | Lingua e religione |
La lingua ucraina, che utilizza i caratteri dell’alfabeto cirillico, è del ceppo slavo orientale, insieme al russo e al bielorusso. È l’idioma ufficiale dal 1989. Parlati perlopiù dalle rispettive minoranze sono il russo (il più diffuso), l’ungherese e il polacco.
La religione prevalente è quella cristiana ortodossa (67%, che fa capo sia al patriarcato di Mosca, sia a quello di Kiev), seguita da quella cattolica (uniate). Sono inoltre presenti ebrei, musulmani (tra la minoranza tatara) e protestanti.
| 2. | Istruzione e cultura |
Il paese ha raggiunto un tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta del 99,6% (2000). L’ucraino, dopo la forzata russificazione del periodo sovietico, è tornato nuovamente lingua ufficiale d’insegnamento; il russo viene comunque utilizzato nelle scuole delle aree a maggioranza di popolazione russa. Esistono sette atenei, tra cui i più prestigiosi sono l’Università di Leopoli (1784), l’Università di Kiev (1834) e l’Università di Odessa (1865).
La ricchezza culturale del paese, che affonda le sue radici nel folclore nazionale, si manifesta in ambito artistico (notevoli sono, ad esempio, le icone e le tradizionali uova di Pasqua smaltate), musicale (di rilievo il canto popolare), architettonico e letterario. Nonostante diversi monumenti nazionali siano stati distrutti durante il periodo stalinista, nella capitale rimangono magnifici esempi di architettura ecclesiastica ortodossa: la cattedrale di Santa Sofia (1037), attualmente adibita a museo, e il Kiev-Pechersk Lavra (Monastero delle Grotte, XII secolo), sono entrambi World Heritage Sites dal 1990. Importante è la letteratura ucraina, in origine scritta in antico slavo, base di molta letteratura russa; gli scrittori ucraini utilizzarono infatti il russo come lingua letteraria sino al XIX secolo, quando si manifestò un risveglio dello spirito nazionale.
| 4. | Divisioni amministrative e città principali |
Dal punto di vista amministrativo l’Ucraina è suddivisa in 24 province (oblasti, sing. oblast’): Cherkasy, Černihiv, Černivci, Dnipropetrovs’k, Donets’k, Ivano-Frankivs’k, Kharkiv, Kherson, Khmel’nyts’kyi, Kirovohrad, Kiev, Luhans’k, L’viv, Mykolayiv, Odessa, Poltava, Rivne, Sumy, Ternopil’, Vinnytsya, Volinia, Transcarpazia, Zaporizhzhya, Zhytomyr. A queste province si aggiunge la Repubblica autonoma di Crimea e le due municipalità autonome di Kiev e Sebastopoli.
Kiev, la capitale, è un porto fluviale sul fiume Dnepr e domina l’area centrale del paese. È il maggiore centro culturale, un notevole polo industriale ed è la città più popolosa. Altri centri urbani sono, nell’area orientale, prevalentemente mineraria e industriale: Sumy, Kharkiv, Poltava, Kamenskoje, Dnipropetrovs’k, Zaporožje, Luhans’k, Horlivka, Makjivka, Doneck, Mariupol, porto sul mar d’Azov; nell’area centrale: Kirovohrad, centro agricolo, Mykolayiv, porto fluviale allo sbocco del Bug Meridionale, e Odessa, il porto principale del paese sul Mar Nero; nell’area occidentale: Rivne, importante centro agricolo, e Leopoli, il cui centro storico, con un impianto urbano medievale e molti edifici barocchi, è World Heritage Site dal 1998. Le città più importanti della Repubblica autonoma di Crimea sono Simferopol’, la capitale, e i porti di Sebastopoli, Jalta e Kerč.
| 5. | Economia |
Con la sua florida agricoltura (il paese era definito il “granaio d’Europa”) e il suo forte apparato industriale, l’Ucraina era per importanza la seconda realtà economica, dopo la Russia, dell’Unione Sovietica.
Dopo il crollo del sistema sovietico, cui era fortemente integrato, nonostante le grandi potenzialità economiche, il paese ha conosciuto un periodo di grave recessione. L’industria pesante, in passato il settore di punta dello sviluppo ucraino, ha risentito dell’obsolescenza degli impianti ma anche dell’aumento del deficit energetico, in cui ha avuto un importante ruolo il grave incidente alla centrale di Černobyl del 1986. Gli aiuti del Fondo monetario internazionale e della Banca Mondiale sono stati più volte sospesi a causa della lentezza del processo di liberalizzazione economica avviato nel paese dopo l’indipendenza. La grave instabilità politica di cui il paese ha sofferto non ha facilitato peraltro l’investimento estero.
Nel 2006 il prodotto interno lordo fu di 106.469 milioni di dollari USA, equivalenti a un PIL pro capite di 2.275,60 dollari. Il tasso di disoccupazione è dell’8,6% (2004).
| 1. | Agricoltura e allevamento |
L’agricoltura, praticata con sistemi di tipo intensivo, concorre nella misura del 8,7% (2006) alla formazione del PIL e impiega il 19% della popolazione attiva. Il paese è uno dei maggiori produttori ed esportatori di una vasta gamma di prodotti agricoli, tra i quali grano e barbabietole da zucchero; vengono inoltre coltivati miglio, sorgo, mais, segale, avena, orzo, riso, girasoli, patate, frutta, ortaggi, lino e cotone. Di grande rilevanza è inoltre l’allevamento (di bovini, equini, ovini, caprini, suini e animali da cortile) che alimenta una prospera industria lattiero-casearia. A partire dall’indipendenza, la produzione agricola ha tuttavia subito un drastico calo, anche dal punto di vista del consumo interno. Grandi aziende collettive gestiscono ancora il settore, nonostante un programma di privatizzazione delle terre abbia preso avvio nel 1991.
| 2. | Risorse forestali e pesca |
Boschi e foreste, concentrati soprattutto nell’area dei Carpazi, forniscono annualmente 15.245.800 m³ (2006) di legname, un discreto quantitativo destinato prevalentemente al consumo interno. L’impiego dei fertilizzanti e dei pesticidi in agricoltura ha comportato l’inquinamento delle acque del Mar Nero e del mar d’Azov, un tempo assai ricche di fauna ittica (compreso lo storione, particolarmente pregiato), limitandone la possibilità di sfruttamento, mentre i corsi d’acqua dell’interno rimangono relativamente pescosi (comuni sono la carpa e il luccio). La produzione di pesce ammontava a 274.210 tonnellate nel 2005.
| 3. | Risorse energetiche e minerarie |
Il sottosuolo dell’Ucraina è ricchissimo di minerali, che rappresentano un enorme potenziale per l’industria. Nelle regioni sudorientali, accanto ai depositi di carbone e antracite del bacino del Donbass, si trovano vasti depositi di minerali ferrosi, mentre nella regione di Mykolayiv sono concentrate le più ricche riserve mondiali di manganese. Sono inoltre presenti discrete quantità di titanio, bauxite, mercurio e salgemma. Per quanto riguarda il petrolio e il gas naturale, le riserve sono invece quasi del tutto esaurite; il paese, che disponeva di oltre un terzo dei depositi di gas naturale dell’URSS, è attualmente costretto a importare dalla Russia gran parte degli idrocarburi necessari al proprio fabbisogno energetico, nonostante la presenza di ingenti quantitativi di carbone e lo sfruttamento dell’energia nucleare – sono attivi 15 reattori (2006).
| 4. | Industria |
Il settore secondario concorre nella misura del 34,6% (2006) alla composizione del PIL e impiega il 24% della forza lavoro. L’apparato industriale ucraino, che si concentra perlopiù nel bacino del Donbass, non lontano dai depositi di minerali, aveva un’incidenza determinante sull’industria sovietica (ad esempio, garantiva un terzo della produzione complessiva di acciaio); alla fine degli anni Novanta, nonostante le inefficienze dei vecchi impianti industriali, ancora troppo dipendenti dai sussidi statali, si assisteva comunque a un’espansione verso nuovi settori. Tra le industrie più importanti vi sono quelle siderurgiche, metallurgiche, meccaniche, chimiche, elettrotecniche, tessili, alimentari, del legno, della carta e del cemento; di rilievo sono inoltre i cantieri navali, presenti nell’area di Odessa, la raffinazione del petrolio e la produzione di fibre artificiali e sintetiche.
| 5. | Commercio e finanza |
Nel 2002 il valore complessivo delle esportazioni fu di 17.927 milioni di dollari USA, mentre il valore delle importazioni fu di 16.976 milioni di dollari. Agli stati appartenenti all’ex Unione Sovietica, tradizionali partner commerciali dell’Ucraina, si sono recentemente aggiunti i paesi dell’Unione Europea, in particolare la Germania. Tra i principali beni destinati al mercato straniero vi sono macchinari, minerali ferrosi, generi alimentari, prodotti chimici, petrolchimici e tessili, mentre le importazioni riguardano macchinari, prodotti chimici, tessili, alimentari, ma soprattutto metalli e idrocarburi.
Il settore terziario, attivo nei settori commerciale e dei trasporti, contribuisce per il 56,7% (2006) al PIL. L’unità monetaria è la hryvna, che sostituisce il karbovanet, valuta di transizione introdotta nel novembre del 1992, al posto del rublo russo. Sin dalla sua introduzione il karbovanet era stato soggetto a fenomeni iperinflattivi legati alla crisi economica nazionale.
| 6. | Trasporti e vie di comunicazione |
Il sistema ferroviario del paese, che si estende per 22.001 km, di cui un quarto elettrificato, viene utilizzato in larga misura per il trasporto dei minerali. Discreta è la rete stradale (169.447 km), mentre assai rilevante è il traffico marittimo, che si svolge principalmente nei porti di Odessa, Kerč e Mariupol affacciati sul Mar Nero e il mar d’Azov. Degne di nota sono inoltre le comunicazioni fluviali lungo il Danubio, il Bug e il Dnepr. Il principale aeroporto internazionale si trova a Kiev.
| 6. | Ordinamento dello stato |
Repubblica federativa dell’URSS dal 1922, l’Ucraina proclamò la sua indipendenza il 24 agosto 1991. La Costituzione del 1996 è stata emendata nel 2000 nella direzione di un rafforzamento dei poteri del capo dello Stato. Il paese è afflitto da un acceso conflitto politico tra una fazione filorussa e una filoccidentale, protagonista nel 2004 della cosiddetta “rivoluzione arancione”. Lacerazioni e tensioni hanno continuato a caratterizzare anche in seguito la vita politica del paese. L’Ucraina è tra i paesi fondatori della Comunità di stati indipendenti.
| 1. | Potere esecutivo |
Il presidente della Repubblica viene eletto a suffragio universale con un mandato di cinque anni; egli nomina il primo ministro e il consiglio dei ministri, che devono ottenere la fiducia del Parlamento.
| 2. | Potere legislativo |
Il sistema legislativo è basato su un Parlamento unicamerale, il Consiglio supremo (Verkhovna Rada), composto da 450 membri eletti a suffragio universale con un mandato di quattro anni. Hanno diritto al voto tutti i cittadini al di sopra dei diciotto anni di età.
| 3. | Potere giudiziario |
L’ordinamento giudiziario prevede una Corte suprema e una Corte costituzionale. La pena di morte è stata abolita nel 2000.
| 4. | Istituzioni periferiche |
Il territorio dell’Ucraina comprende 24 province, una repubblica autonoma (Crimea) e due municipalità autonome (Kiev e Sebastopoli).
| 5. | Difesa |
Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 18 anni di età; le forze armate contano 187.600 effettivi (2004). Nel 1993 l’Ucraina trasferì parte del proprio arsenale nucleare alla Russia.
| 6. | Forze politiche |
Al crollo del regime sovietico è seguita una fase di riorganizzazione politica non ancora conclusa, che ha visto la costituzione di molte forze dagli incerti contorni ideologici, nate per lo più per iniziativa di membri della passata oligarchia comunista. Le elezioni del 2002 e quelle del 2006 hanno visto la partecipazione di più di trenta partiti, in gran parte raggruppati in sette diverse coalizioni. Tra le principali formazioni figurano oggi il blocco Nostra Ucraina (centristi e filoccidentali), legato al presidente Viktor Yuščenko, che tuttavia nelle elezioni del 2006 è arrivato solo terzo dopo il Partito delle regioni (populisti ed ex comunisti, filorussi), legato all’ex primo ministro Viktor Yanukovič e il Blocco di Yulia Tymošenko (alleata e poi avversaria di Yuščenko, primo ministro per pochi mesi nel 2005); sono presenti nel Parlamento con cospicue delegazioni anche il Partito socialista e il Partito comunista.
| 7. | Storia |
La storia antica dell’Ucraina rappresenta un capitolo importante nella più generale storia russa. Kiev, centro di un fiorente principato tra il IX e il XIII secolo, è ancor oggi nota come la 'madre delle città russe'.
| 1. | La dominazione polacca |
Nel XIII secolo l’area tra il Dnepr e i Carpazi subì l’invasione dei mongoli, che determinò il declino e poi lo smembramento del principato di Kiev. Conservò la propria indipendenza il principato occidentale di Galizia (fondato nel XII secolo), che passò sotto il controllo della Polonia nel corso del XIV secolo. In questo stesso periodo Kiev e il principato ucraino di Volinia furono conquistati dalla Lituania ma, sul finire del XIV secolo, caddero anch’essi sotto il controllo polacco.
Contro le mire espansionistiche della Polonia sulle vaste steppe a est del Dnepr, i cosacchi animarono una tenace resistenza, culminata nel 1648 in una violenta rivolta. Nel 1654, offrendo protezione ai cosacchi, la Russia avviò la sua penetrazione in Ucraina. Nel 1667, la Polonia cedette definitivamente la regione alla Russia, che stroncò i tentativi (1707-1708) dei cosacchi di sottrarsi al suo dominio. In seguito alle prime due spartizioni della Polonia (1722 e 1793), tutta la regione cadde sotto l’autorità russa, a eccezione della Galizia, della Bucovina e della Transcarpazia, incorporate nell’impero austroungarico (1722).
| 2. | La dominazione russa |
Caterina la Grande incoraggiò la colonizzazione dell’Ucraina, che divenne il principale bacino agricolo dell’impero. Verso la fine del XIX secolo la regione visse anche un forte sviluppo industriale, il quale, concentrato nelle aree di Kiev e nel bacino del Donez, attrasse molta manodopera russa. Nel 1848, una violenta rivolta scoppiata nei domini austro-ungarici e sconfinata a est ebbe come esito l’abolizione della servitù della gleba e la concessione di una Costituzione. Nella seconda metà del secolo l’Ucraina vide la comparsa, soprattutto nelle città, di un movimento culturale e politico di stampo nazionalista, prontamente represso dalle autorità russe, che nel 1863 e nel 1876 proibirono l’uso della lingua ucraina nelle scuole. Il nazionalismo ucraino poté invece ampiamente svilupparsi nei territori occidentali governati dagli austroungarici, grazie al benevolo atteggiamento delle autorità.
| 3. | Rivoluzione nazionale e sociale |
Con i profondi sommovimenti determinati dalla prima guerra mondiale, l’Ucraina si ritrovò a sperimentare un’intensa e complessa stagione politica. Nel novembre del 1917, in seguito alla rivoluzione bolscevica, i nazionalisti ucraini raccolti nella Rada proclamarono una repubblica autonoma con sede a Kiev, guidata da Simon Petlyura. A questa si contrapposero sia un movimento contadino guidato dall’anarchico Nestor Machno, sia un movimento di tendenze bolsceviche, diffuso soprattutto tra gli operai di origini russe; il primo congresso dei soviet dell’Ucraina, celebrato nello stesso mese di novembre a Kharkiv, proclamò a sua volta una repubblica sovietica. Occupata nel 1918 dalle truppe austrotedesche in seguito alla pace di Brest-Litovsk, la regione fu sconvolta per tre anni dallo scontro che oppose le armate bianche ai bolscevichi.
Nel 1918, i territori affrancatisi dal dominio austriaco proclamarono una loro repubblica nella Galizia orientale (1918). Nel 1920, l’avanzata dei bolscevichi nell’Ucraina orientale favorì l’alleanza tra il governo nazionalista di Petlyura, insediato a Kiev, e la Polonia. Nel 1921, con il trattato di Riga, l’Ucraina restò sotto il controllo bolscevico, a eccezione della Galizia orientale e della Volinia, che furono assegnate alla Polonia.
| 4. | L’Ucraina sovietica |
Diventata nel 1922 repubblica federata dell’Unione Sovietica, per alcuni anni l’Ucraina godette di una relativa autonomia. Ma i tentativi compiuti dal Michailo Šypnyk di rafforzare la repubblica in senso nazionale, pur nel contesto federativo sovietico, vennero vanificati dai drammatici eventi degli anni Trenta, quando la collettivizzazione dell’agricoltura imposta da Mosca provocò una grave carestia e la morte di alcuni milioni di persone e l’offensiva antinazionalista lanciata da Stalin colpì duramente, oltre che gli intellettuali nazionalisti, i quadri comunisti ucraini.
| 5. | La seconda guerra mondiale |
In seguito all’estensione del controllo sovietico sulla Polonia orientale previsto nel patto Molotov-Ribbentrop, nel 1939 la Galizia polacca fu incorporata nella repubblica federata di Ucraina.
Nel 1941, confidando nella possibilità di costituire una repubblica autonoma sotto la protezione della Germania, i nazionalisti ucraini accolsero favorevolmente le truppe tedesche. La brutalità dell’occupazione nazista, che in Ucraina assunse aspetti profondamente razzisti, indusse tuttavia i nazionalisti a rivolgere le armi contro i tedeschi, conducendo nel contempo una lotta armata contro i sovietici, che sarebbe durata, con sacche di resistenza armata, anche dopo la fine della guerra. Nel 1944 l’Ucraina ripassò sotto il controllo delle forze sovietiche, che scatenarono una feroce repressione nei confronti della popolazione, accusata collettivamente di collaborazionismo con i nazisti. Dopo la fine del conflitto, alcune zone della Bessarabia e della Bucovina settentrionale rumena furono incorporate al territorio ucraino, con l’aggiunta (1945) della regione rutena della Cecoslovacchia e, nel 1954, della Crimea.
La restaurazione del potere sovietico in Ucraina si accompagnò a persecuzioni politiche, linguistiche e religiose e a deportazioni di massa. Nella seconda metà degli anni Quaranta, gli ucraini andarono a infoltire le schiere del sistema concentrazionario dei gulag. La russificazione della regione continuò anche dopo la morte di Stalin, ma il nuovo corso aperto a Mosca produsse in Ucraina una parziale apertura politica che si interruppe nel 1968 con la primavera di Praga. Nei due decenni che seguirono, l’Ucraina fu tenuta in condizioni di sostanziale subalternità alla Russia.
Nel 1986, sul paese si abbatté la catastrofe nucleare di Černobyl, i cui deleteri effetti economici e sanitari si sarebbero protratti per molti anni. L’incidente di Černobyl e il contemporaneo processo di riforma avviato a Mosca da Michail Gorbaciov con la perestrojka favorirono un inedito intreccio tra rivendicazioni nazionali, lotta per i diritti civili ed ecologismo, di cui si fecero sostenitori sia i nazionalisti sia i comunisti riformatori.
| 6. | L’indipendenza |
Nel 1991, in seguito al collasso del regime sovietico, l’Ucraina proclamò la sua indipendenza, sancita nello stesso anno da un referendum e dalle elezioni presidenziali che portarono alla guida del paese Leonid Makarovič Kravčuk, il leader del Partito comunista ucraino. Nel dicembre 1992, il primo ministro Leonid Kučma avviò una serie di riforme economiche che coincisero con una grave crisi economica e una violenta inflazione.
Subito dopo l’indipendenza si manifestarono tensioni tra Russia e Ucraina per il possesso della Crimea. Appoggiata dai russi, nel 1992 la Crimea proclamò l’indipendenza (in seguito ritirata); nel contempo Mosca denunciò l’accordo con il quale nel 1954 la regione era stata concessa all’Ucraina. La questione si appianò nel 1995, quando la Russia rinunciò formalmente a rivendicazioni sulla regione.
Un altro motivo di contrasto russo-ucraino riguardò la flotta del Mar Nero, stazionata nelle acque del porto di Sebastopoli. Nel 1992 i due paesi stabilirono un controllo congiunto sulla flotta fino al raggiungimento di un accordo definitivo. Nel 1994, in un quadro di forte crisi economica, il presidente Kravčuk cedette parte dell’arsenale nucleare ucraino alla Russia, in cambio di combustibile destinato alla produzione di energia.
| 7. | Crisi economica e instabilità politica |
Agli inizi del 1994, per favorire lo smantellamento dei depositi di armi nucleari presenti nel paese e la chiusura dell’obsoleta centrale di Černobyl, gli Stati Uniti incrementarono i loro aiuti all’Ucraina. In cambio, Kiev aderì al programma Partnership for Peace, che portò l’Alleanza atlantica a ridosso dei confini russi.
Eletto alla presidenza del paese (luglio), Kučma tentò di avviare un programma di riforme economiche, scontrandosi con la maggioranza parlamentare comunista e con una forte opposizione sociale. Nonostante gli aiuti del Fondo monetario internazionale e della Banca Mondiale, la situazione economica del paese rimase critica.
La crisi finanziaria che colpì la Russia nel 1998 si rifletté pesantemente sull’economia ucraina, vanificando i modesti risultati ottenuti da Kučma. La scena politica, dominata da potentissimi clan e caratterizzata da una diffusa corruzione e da un aspro scontro tra Parlamento e presidenza, non subì sostanziali cambiamenti con le elezioni del 1998; il Partito comunista, risultato primo partito, rimase fuori dal governo di coalizione guidato da Viktor Yuščenko, fautore di una riforma economica di stampo neoliberista. Le elezioni di ottobre-novembre 1999 confermarono Kučma alla carica di presidente, ma solo grazie a un elevato astensionismo e a innumerevoli brogli, che causarono la sospensione degli aiuti internazionali.
Sul piano diplomatico il paese compì notevoli passi in avanti, pervenendo a diversi accordi con i paesi vicini (Polonia, Romania e Bielorussia) sulle delicate questioni dei confini e delle minoranze presenti nei vari paesi. Permasero invece problemi con la Russia, anche se i due paesi firmarono un accordo con il quale Mosca riconosceva la sovranità di Kiev sulla Crimea, in cambio della concessione del porto di Sebastopoli per vent’anni. Agli inizi del 2000, dopo diversi tentativi di riavviare l’ultimo reattore operante della centrale nucleare di Černobyl, il governo ucraino deliberò la chiusura definitiva dell’impianto.
| 8. | Tensione politica e civile |
Nel 2000 si intensificarono le tensioni tra il presidente Kučma e le opposizioni. Alimentato dalle attitudini autocratiche del presidente, che tentò con un referendum di limitare il ruolo del Parlamento, lo scontro sfociò in una gravissima crisi istituzionale nel febbraio del 2001, quando Kučma venne accusato dalle opposizioni dell’assassinio del giornalista Gheorghi Gongadze, autore di numerose inchieste sulla corruzione del sistema politico ucraino. Temendo la perdita di controllo sulle privatizzazioni, Kučma si oppose al piano economico del primo ministro Yuščenko, favorevole a una più decisa apertura del mercato ucraino ai paesi occidentali, costringendolo a dimettersi.
Nelle elezioni legislative di aprile 2002 il Blocco Viktor Yuščenko Nostra Ucraina diventò il primo partito ucraino con il 23,6% dei voti e 112 seggi; il Partito comunista, con il 20% dei voti, ottenne solo 66 seggi, perdendo molte delle sue posizioni. Kučma diede l’incarico di formare il nuovo governo a Viktor Yanukovič, esponente della lobby politico-economica filorussa della regione del Donbass.
Nei mesi seguenti, il paese vide il moltiplicarsi delle manifestazioni di protesta da parte delle opposizioni, sia di quella comunista, contraria allo smantellamento delle conquiste sociali del vecchio regime, sia di quella filoccidentale, diventata di mese in mese più incisiva, di Yuščenko. Kučma riuscì tuttavia a puntellare il suo traballante regime grazie a un riavvicinamento politico ed economico alla Federazione russa, con la quale tra il 2003 e il 2004 firmò una serie di accordi economici e politici, soprattutto in materia territoriale (delimitazione della frontiera marittima sul mar d’Azov) ed energetica.
Nell’imminenza delle elezioni presidenziali, si acuì lo scontro istituzionale. Sostenute da una straordinaria mobilitazione popolare, le opposizioni riuscirono a contrastare nel Parlamento l’offensiva di Kučma, respingendo a più riprese le sue proposte di modificare l’equilibrio dei poteri a favore della presidenza. Sottoposto infine al rischio di destituzione, Kučma preparò la sua uscita dalla scena politica, riavvicinandosi clamorosamente agli Stati Uniti; nella primavera del 2003, Kučma schierò infatti un contingente militare ucraino accanto alle truppe statunitensi nell’operazione militare che portò al rovesciamento del regime di Saddam Hussein in Iraq, ottenendone in cambio assicurazioni di immunità.
| 9. | La “rivoluzione arancione” |
Il primo turno delle elezioni presidenziali (31 ottobre 2004) si concluse ufficialmente con la sostanziale parità tra i due candidati; il primo ministro Viktor Yanukovič, sostenuto dal presidente Kučma, ottenne infatti il 39,9% dei voti, contro il 39,2% del leader dell’opposizione filoccidentale Viktor Yuščenko. Il voto fu tuttavia considerato irregolare sia dalle opposizioni, che denunciarono molti brogli, sia dagli osservatori internazionali. In seguito alla protesta delle opposizioni (la cosiddetta “rivoluzione arancione”), che occuparono pacificamente per molti giorni le piazze delle principali città ucraine, la Corte suprema annullò il risultato, ordinando la ripetizione del voto. Il clima politico, già molto teso, si aggravò in seguito alle dichiarazioni di Yuščenko, che denunciò di aver subito un tentativo di avvelenamento all’inizio dell’autunno. La denuncia fu confermata da autorità mediche austriache, che attribuirono alla somministrazione di una massiccia dose di diossina l’infezione virale e la devastante acne che avevano colpito Yuščenko durante la campagna elettorale.
Il 26 dicembre, con il 52% dei suffragi, Yuščenko conquistò al primo turno la presidenza ucraina. Il risultato fu confermato agli inizi di gennaio del 2005 dalla Commissione elettorale, che respinse tutti i ricorsi presentati da Yanukovič.
| 10. | Nuovi conflitti |
Nel gennaio 2005, Yulia Tymošenko, protagonista della “rivoluzione arancione”, fu chiamata dal presidente Yuščenko a formare il nuovo governo, ma lasciò la carica già in settembre in seguito a un caso di corruzione. Durante l’inverno si accese un’aspra polemica tra la Russia e l’Ucraina per le forniture di gas, che il governo di Mosca sospese a gennaio, per diversi giorni, fino alla firma di un nuovo accordo.
Le elezioni del marzo 2006 registrarono la crisi della coalizione Nostra Ucraina del presidente Yuščenko, che ottenne solo il 14% dei voti e 81 seggi; si affermarono le opposizioni del Partito delle regioni di Viktor Yanukovič (32% dei voti e 186 seggi) e del Blocco di Yulia Tymošenko (22% dei voti e 129 seggi). Le profonde divisioni tra i partiti filoccidentali dei due protagonisti della “rivoluzione arancione” Viktor Yuščenko e Yulia Tymošenko provocarono il fallimento delle trattative per la formazione del governo. Per scongiurare nuove elezioni, il presidente Yuščenko fu infine costretto ad affidare la guida del governo al suo acerrimo avversario Viktor Yanukovič.
La vita politica del paese continuò tuttavia a soffrire di una profonda instabilità, registrando aspri scontri tra la fazione filoccidentale e quella filorussa. Nel febbraio 2007 le dimissioni del ministro degli Esteri Boris Tarasyuk, stretto alleato del presidente Yuščenko, aprirono un nuovo periodo di crisi, che portò il paese sull’orlo del conflitto civile.
| 11. | Sviluppi recenti |
Nel marzo 2007 le strade della capitale sono teatro di un preoccupante confronto tra i sostenitori del presidente e quelli del primo ministro. In aprile il presidente Yuščenko scioglie il Parlamento e chiama il paese alle urne, sollevando un’ondata di proteste. Le nuove elezioni, che si svolgono a settembre, registrano la vittoria del Partito delle regioni di Viktor Yanukovič (34,3% dei voti e 175 seggi), che tuttavia perde 11 seggi rispetto alle elezioni precedenti; al secondo e al terzo posto si piazzano il Blocco di Yulia Tymošenko (30% dei voti e 156 seggi) e la coalizione Nostra Ucraina del presidente Viktor Yuščenko (14% dei voti e 72 seggi). Dopo lunghe e complesse trattative, a dicembre Yulia Tymošenko forma il nuovo governo.