Sordità
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Sordità
3. Cenni storici

Fino a tutto il Medioevo era opinione comune che i non udenti non fossero in grado di imparare alcun linguaggio, né di ricevere alcuna forma di istruzione. Entro il XVI secolo, tuttavia, alcuni filosofi ed educatori avevano iniziato a considerare le condizioni dei non udenti sotto un’altra luce. Il monaco benedettino spagnolo Pedro de Ponce è considerato il primo insegnante di studenti sordi, mentre Juan Paulo Bonet, anch’egli spagnolo, scrisse nel 1620 il primo libro sull’educazione dei non udenti, basata su un alfabeto manuale simile a quello in uso attualmente.

Nel XVIII secolo vennero fondate scuole per bambini sordi dall’abate Charles-Michel de L’Epée, in Francia, e dall’educatore Samuel Heinicke, in Germania. Risale a quest’epoca la controversia, ancora in corso, se l’insegnamento ai bambini non udenti debba essere impartito con metodi orali (lettura delle labbra e linguaggio) o manuali (lingua dei segni). Benché l’abate de L’Epée fosse un fautore del metodo manuale e Heinicke di quello orale, entrambi conoscevano e studiavano l’uno i metodi dell’altro.

Sebbene la sordità non influisca sulla capacità di apprendimento, i bambini che perdono l’udito molto precocemente possono non percepire gli stessi stimoli linguistici dei bambini udenti e il ritardo nell’apprendimento del linguaggio può far sì che il progresso scolastico dei bambini non udenti sia più lento di quello dei coetanei udenti. Tuttavia, i bambini non udenti che ricevono stimoli linguistici precoci tramite la lingua dei segni raggiungono in genere un buon livello di scolarità.