Magna Grecia
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Magna Grecia
3. La storia politica
1. Conflitti e lotte per la supremazia

Sotto il profilo politico, le colonie della Magna Grecia furono rette da regimi di tipo aristocratico, sostituiti nel VI secolo a.C. dal governo dei tiranni (forma di governo maggiormente diffusa in Sicilia). L’avvio, alla metà del secolo, del fenomeno della coniazione di monete da parte delle singole poleis dell’Italia meridionale (che adottava il sistema ponderale in uso nella madrepatria) consente di identificare lo sviluppo di aree commerciali controllate dalle città calcidesi e achee, e insieme la creazione di sistemi di alleanze tra i diversi centri, che fino al IV secolo a.C. lottarono duramente tra loro per l’egemonia politico-territoriale.

Intorno al 540 a.C. Sibari, dopo aver distrutto Siri, avviò una politica di tipo espansionistico, che le permise di porre sotto il suo controllo (secondo le fonti) venticinque città. Crotone, dopo aver cercato invano di conquistare Locri, nel 510 attaccò e distrusse Sibari, instaurando la propria egemonia per tutta la prima metà del V secolo a.C.: un’egemonia alla quale non fu estranea la presenza del filosofo Pitagora, le cui concezioni politiche esercitarono una profonda influenza anche su altri centri (Metaponto; Reggio; Taranto, sede del governo del pitagorico Archita nel secolo seguente).

Dalla fine del V agli inizi del IV secolo a.C. Taranto divenne la città-guida dell’orizzonte politico-culturale dei greci d’Occidente, mentre le altre colonie uscivano logorate da una serie di conflitti interni, dalle guerre con i sanniti in espansione dalle aree montuose del centro della penisola, e dalle mire espansionistiche di Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa (occupazione di Reggio nel 386 a.C. e di Crotone nel 379 a.C.), seguite da quelle di Agatocle (IV-III secolo a.C.).

2. Declino delle colonie

La mancanza di coesione politica, unita al continuo ricorso a operazioni difensive per cercare di arrestare la pressione delle popolazioni italiche e alle difficoltà politiche interne (moti democratici iniziarono a minacciare la stabilità delle oligarchie al potere), condusse le colonie della Magna Grecia, nel corso del IV secolo a.C., a una fase di declino storico irreversibile. Taranto cercò di riprendere i rapporti con la madrepatria, chiamando in aiuto i condottieri greci Archidamo di Sparta (che morì nel 338 a.C.), il re dell’Epiro Alessandro il Molosso (333 a.C.) e Cleonimo di Sparta (309 a C.), le cui campagne in Italia non riuscirono a consolidare l’egemonia tarantina.

Fu invece Roma che, dopo aver conquistato il Sannio e la Campania, iniziò la progressiva conquista della Magna Grecia: dopo aver disatteso gli accordi stipulati in un trattato del 302 a.C. con Taranto, inviò guarnigioni a Ipponio, Reggio, Locri e Crotone. Sconfitto l’ultimo tentativo di resistenza da parte di Pirro, re dell’Epiro (275 a.C.), la Magna Grecia fu definitivamente romanizzata nel 272 a.C., con la presa di Taranto (l’anno precedente a Poseidonia era stata dedotta una colonia latina).