Brigate Rosse
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Brigate Rosse
2. La “propaganda armata”

Rigidamente compartimentate in colonne e comandate da una “direzione strategica” composta da pochi membri, le BR attrassero nuove forze, pescando nel vasto e frastagliato bacino della sinistra extraparlamentare italiana, in seguito alla radicalizzazione dello scontro politico causata dalla strage di Piazza Fontana a Milano nel dicembre del 1969 e dagli altri violenti episodi di marca neofascista (ma in cui presero parte settori deviati dello stato) che segnarono la cosiddetta “strategia della tensione”.

Critica nei confronti delle altre organizzazioni della sinistra extraparlamentare e profondamente ostile alla politica di alleanza del “compromesso storico” tra forze della sinistra e cattoliche promossa dal Partito comunista di Enrico Berlinguer, nel 1974, con l’assassinio di due esponenti del Movimento sociale italiano e il sequestro del giudice Mario Sossi, l’organizzazione lanciò una fase di cosiddetta “propaganda armata”. Nello stesso anno, la risposta delle istituzioni, affidata a un nucleo antiterrorismo comandato dal generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa (rimasto vittima nel 1982 di un agguato mafioso), ebbe i suoi primi risultati con la scoperta di diverse basi e l’arresto di alcuni leader delle BR, tra cui Renato Curcio. Questi, evaso l'anno seguente grazie a un raid compiuto dai suoi compagni nella prigione in cui era detenuto, fu definitivamente catturato nel 1976, quando la guida delle BR passò a Mario Moretti.