| Brigate Rosse | Articolo | ||||
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| 4. | Il declino del progetto brigatista |
Il sequestro Moro segnò il punto culminante del fenomeno terroristico italiano, ma anche l’inizio del suo declino. Negli anni seguenti, nonostante venissero messe a segno numerose azioni terroristiche, iniziò la crisi delle BR, favorita dalle rivelazioni dei cosiddetti 'pentiti', spinti a collaborare con la giustizia in cambio di forti riduzioni di pena e di più clementi condizioni di detenzione. Nel 1981 l’organizzazione si scisse in due tronconi, il “Partito comunista combattente” e il “Partito guerriglia”, che si resero protagonisti di altre efferate violenze e di altri clamorosi sequestri, come quello del generale statunitense James Lee Dozier, liberato dopo quaranta giorni con un blitz delle forze dell’ordine. Ma ormai la maggior parte dei protagonisti della stagione terroristica era in carcere.
Nel marzo del 1985, a poche settimane dall’annuncio dell’abbandono della lotta armata da parte di Valerio Morucci, già leader dell’organizzazione, e di altri 170 brigatisti, un commando dell’organizzazione uccideva a Roma l’economista Ezio Tarantelli: si trattò di un colpo di coda al quale ne sarebbero seguiti altri, fino all’uccisione del senatore democristiano Roberto Ruffilli, nell’aprile del 1988. Questo omicidio è considerato l’ultimo atto dell’organizzazione storica, ma anche il primo di una nuova leva di brigatisti, che più di dieci anni dopo sarebbero tornati a colpire, uccidendo nel 1999 Massimo D’Antona e nel 2002 Marco Biagi, entrambi consulenti del ministero del Lavoro.
Lunga è la scia di sangue lasciata dalle BR. Molte furono infatti le vittime delle loro azioni: oltre ai numerosi caduti tra le forze dell’ordine, che danno le dimensioni della portata quasi militare della lotta terroristica, l’organizzazione colpì giornalisti come Carlo Casalegno, vicedirettore della “Stampa”, e Walter Tobagi, del “Corriere della Sera”; professori universitari come Vittorio Bachelet; giudici come Francesco Coco ed Emilio Alessandrini, il quale con la sua indagine aveva fatto un po’ di luce sulla strage di Piazza Fontana; ma anche operai, come il genovese Guido Rossa, colpevole di aver denunciato alla polizia un suo compagno di fabbrica sorpreso a distribuire volantini delle BR.
Alto fu anche il prezzo pagato dall’organizzazione terroristica, con decine di militanti caduti negli scontri a fuoco con le forze dell’ordine e centinaia di altri relegati per moltissimi anni nei penitenziari italiani.