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5. Navigazione in acque di pilotaggio obbligatorio

Il pilotaggio è la forma di navigazione più immediata e più antica. Si basa sul continuo riferimento a particolari geografici, ad esempio alla linea costiera o al profilo delle catene montuose, e nella maggior parte dei casi sull’uso di sistemi ausiliari quali radiofari, boe, fari e navi-faro; le sagome, i colori e le frequenze caratteristiche delle loro emissioni luminose permettono l’identificazione diurna e notturna. La navigazione in acque di pilotaggio obbligatorio è naturalmente molto impegnativa, poiché implica il movimento di navi in condizioni potenzialmente pericolose. Occorre la massima attenzione e precisione per riuscire a portare a termine con successo il pilotaggio di una nave, specialmente in acque costiere senza un’adeguata copertura di carte nautiche o in condizioni meteorologiche o di visibilità sfavorevoli. Una delle principali preoccupazioni di un navigatore in acque di pilotaggio obbligatorio, dove il traffico marittimo è più intenso rispetto al mare aperto, è quella di evitare collisioni con altri natanti.

1. Maree, flussi di marea e correnti oceaniche

La pratica della navigazione è ulteriormente complicata dalla presenza degli effetti delle maree e delle correnti oceaniche. Questi effetti, che possono rivelarsi favorevoli o sfavorevoli, tendono a deviare la nave dalla sua rotta calcolata e a ridurre o ad aumentare la sua velocità. La comparazione tra posizioni stimate e punti calcolati rivela l’entità di questi effetti e spesso aiuta il navigatore a prevedere e a correggere le future influenze.