Futurismo
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Futurismo
3. Pittura

In campo pittorico, il futurismo nacque l’11 febbraio 1910 con la pubblicazione del Manifesto dei pittori futuristi, firmato da Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Gino Severini e Giacomo Balla, seguito a breve distanza dal Manifesto tecnico della pittura. Nel 1912 si tenne a Parigi la prima mostra futurista: nelle opere esposte fu possibile individuare la direzione in cui si muoveva la ricerca espressiva del gruppo, che a partire da una base divisionista sviluppava una tendenza più generale ad annullare l’opposizione tra figura e ambiente e a rivedere lo stesso concetto di forma, non più ritratta nella sua fissità ma nel dinamismo del movimento. L’esposizione parigina costituì una svolta nella storia dei principali esponenti del movimento, che prima di allora avevano coniugato tematiche inedite con tecniche ancora in gran parte tradizionali: si vedano ad esempio due dipinti del 1910, La città che sale di Boccioni (New York, Museum of Modern Art) e Nuotatrici di Carrà (Carnegie Institute, Pittsburgh, Pennsylvania).

Fondamentale per il processo di graduale definizione teorica e stilistica del futurismo pittorico fu la conoscenza delle opere di Picasso e dei cubisti, che diede l’impulso decisivo all’elaborazione di una tecnica all’altezza della poetica formulata, in grado di rendere il movimento dei corpi, la simultaneità degli eventi, la compenetrazione e la disgregazione degli spazi. In Materia di Boccioni (1912, Milano, collezione Mattioli), la composizione non rispetta più il principio d’ordine della profondità spaziale e delle proporzioni, ma risponde all’esigenza di rappresentare sul medesimo piano elementi della realtà oggettuale percepiti con la stessa intensità: il corpo possente della madre dell’autore appare così schiacciato e confuso tra i volumi delle case e degli oggetti che lo circondano.

Quasi tutti i pittori futuristi si cimentarono nel tentativo di rappresentare contemporaneamente le diverse azioni e le successive posizioni di un soggetto in movimento, con risultati simili a quelli della fotografia stroboscopica o di una serie di scatti fotografici realizzati in rapida sequenza e stampati su una singola lastra. Si pensi, ad esempio, ai dipinti di Gino Severini Dinamismo di una danzatrice (1912, Milano, Pinacoteca di Brera), Geroglifico dinamico del Bal Tabarin (1912, Metropolitan Museum, New York), Il treno blindato (1915, collezione Zeisler, New York); e alle opere di Giacomo Balla (Rondini in volo, 1913, New York, Museum of Modern Art; Cane al guinzaglio, 1912, Albright-Knox Art Gallery, Buffalo), che nei suoi studi si ispirò alle ricerche di cronofotografia di Eadweard Muybridge ed Etienne-Jules Marey.