Chirurgia
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Chirurgia
2. Cenni storici
1. La chirurgia nel mondo antico

Le prime tracce di interventi chirurgici risalgono all’età neolitica e sono costituite da crani sui quali sono stati rinvenuti segni di trapanazione. Nell’antico Egitto sembra che si eseguissero interventi come la castrazione, la litotomia (rimozione di calcoli dalla vescica), l’amputazione di arti e varie operazioni agli occhi. In India gli indù applicavano procedure chirurgiche come la riduzione delle fratture e la litotomia, e a essi si attribuisce l’invenzione delle prime forme di chirurgia plastica.

La chirurgia degli antichi greci, praticata ampiamente sui campi di battaglia, derivava da quella degli antichi egizi. Grande impulso alla chirurgia derivò dagli studi di anatomia di Erofilo e di Erasistrato della scuola di Alessandria (IV-III secolo a.C.). A Roma, grazie alle approfondite e precise conoscenze anatomiche fornite dai medici alessandrini, la chirurgia fece rapidi progressi: il chirurgo romano era in grado di eseguire interventi di notevole difficoltà, come l’amputazione di arti o la resezione di tumori.

2. Il Medioevo

La chirurgia medievale fu praticata, dal declino della scuola di Alessandria fino all’inizio del XVI secolo, in base agli insegnamenti del medico romano Aulo Cornelio Celso, del medico e filosofo greco Galeno e del chirurgo greco Paolo di Egina. La medicina bizantina e quella araba favorirono lo sviluppo della chirurgia e nel tardo Medioevo, in Europa e soprattutto in Italia, si distinsero diversi chirurghi. Fra questi, particolarmente importanti nel XIII secolo furono Guglielmo da Saliceto e Lanfranco da Milano. Il primo introdusse l’uso del bisturi negli interventi chirurgici, accanto a quello del cauterio adottato dagli arabi, mentre il secondo fu un convinto assertore dell’impossibilità di separare la medicina dalla chirurgia.

Nel 1316 il chirurgo francese Guy de Chauliac pubblicò l’opera Chirurgia Magna, in cui descrisse, fra l’altro, tecniche per la rimozione delle ernie e la cura delle fratture mediante bendaggi e pesi. Il testo si diffuse rapidamente e contribuì a dare una maggiore dignità scientifica alla disciplina medica. Intorno alla metà del XIII secolo nacque in Francia un nuovo ordine di medici che sosteneva la necessità di una formazione appropriata nella professione di chirurgo; essi intendevano in questo modo contrastare l’esercizio di questa da parte di altre categorie non specializzate, come i barbieri, che si avvalevano di tecniche come il salasso.

3. Dal XVI al XIX secolo

Durante i secoli XVI, XVII e XVIII furono fatte molte scoperte nella pratica chirurgica. Grande importanza ebbe il chirurgo francese Ambroise Paré, che impiegò con successo il metodo di legatura delle arterie per controllare le emorragie, eliminando così il vecchio sistema di cauterizzazione della parte sanguinante con un ferro incandescente. Tra la fine del XVI e il XVII secolo il medico e anatomista inglese William Harvey scoprì la circolazione del sangue, mentre l’olandese Antoni van Leeuwenhoek contribuì all’evoluzione del microscopio, rendendo così possibile la scoperta della struttura dei polmoni e della rete capillare da parte dell’anatomista italiano Marcello Malpighi e aprendo la strada alla batteriologia e alla patologia.

Molti abili chirurghi contribuirono allo sviluppo della disciplina nel corso del Settecento. In Francia vanno ricordati i chirurghi Jean-Louis Petit (1674-1750) e Pierre-Joseph Desault (1738-1795); in Gran Bretagna diedero importanti contributi alla chirurgia l’anatomista scozzese Alexander Monro I (1697-1767) e i suoi discendenti (Alexander Monro II e III), il chirurgo Percivall Pott (1714-1788), William Hunter (1718-1783), anatomista e fisiologo, insieme al fratello John Hunter (1728–1793), anatomista e chirurgo. In Italia il rappresentante più illustre della chirurgia di questo periodo fu Antonio Scarpa, che si occupò di ortopedia, cistotomia e otorinolaringoiatria.

4. La chirurgia moderna

L’era della chirurgia moderna ebbe probabilmente inizio nel 1809, con l’esecuzione della prima ovariectomia (rimozione delle ovaie) per la terapia delle malattie ovariche da parte del chirurgo statunitense Ephraim McDowell (1771-1830). Sempre negli Stati Uniti, il chirurgo Valentine Mott (1785-1865) mise a punto una tecnica di legatura dei vasi sanguigni per curare l’aneurisma (anomala dilatazione di un vaso), mentre J. Marion Sims (1813-1883) divenne noto per le innovazioni introdotte nella chirurgia ginecologica.

Con la scoperta dell’anestesia (1842-1847) fu rimossa una delle barriere più importanti al progresso degli interventi chirurgici veri e propri. Restavano, tuttavia, problemi gravi come la gangrena nosocomiale, la setticemia e il tetano. Fu solo quando il microbiologo francese Louis Pasteur scoprì che la fermentazione è causata dai microrganismi che la chirurgia poté raggiungere il suo pieno sviluppo; infatti, l’applicazione delle scoperte di Pasteur alla chirurgia, compiuta dal chirurgo britannico Joseph Lister con la formulazione della teoria della sepsi e dell’antisepsi, permise il superamento dei problemi citati.

Oggi la chirurgia è praticata: a scopo diagnostico (ad esempio, con l’apertura di una parte del corpo per osservare e asportare un campione di tessuto da sottoporre a esame); per correggere anomalie o malformazioni; per la cura delle malattie; per ridurre la sofferenza; per ottenere un prolungamento della vita del paziente.