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Erasmo da Rotterdam
1. Introduzione

Erasmo da Rotterdam (Rotterdam 1466 ca. - Basilea 1536), umanista e teologo olandese. Il suo nome era Geert Geertsz, ma egli lo mutò nei suoi scritti, firmandosi Desiderius Erasmus Roterodamus.

Con ogni probabilità era figlio illegittimo di un sacerdote di Gouda (dove pare trascorse i primi anni di vita insieme a un fratello di cui si hanno poche notizie) e della sua domestica. Frequentò le scuole monastiche: in particolare, dal 1478 al 1483 studiò presso la scuola dei fratelli della vita comune di Deventer, dove assimilò gli ideali della devotio moderna. Dopo la morte della madre (deceduta nel 1483 durante un’epidemia di peste) e quella del padre, dal 1483 al 1486 frequentò la scuola di Bar-le-Duc, dopo di che entrò nell’ordine agostiniano. Nel 1488 pronunciò i voti e nel 1492 fu ordinato sacerdote. In seguito, sentendosi inadatto alla vita religiosa, chiese e ottenne la dispensa papale dai voti monastici.

2. Il soggiorno a Parigi

Entrato al servizio del vescovo di Cambrai Henri de Bergen (o de Berghes), che riconosciutene le straordinarie doti intellettuali lo volle come proprio segretario, Erasmo ottenne il permesso di recarsi a Parigi per studiare filosofia, teologia e greco alla Sorbona. Sfavorevolmente colpito da un tipo di insegnamento che gli sembrò “medievale” e da una cultura ancora troppo legata alla scolastica, si allontanò da Parigi per un breve periodo, che trascorse a Cambrai e poi in Olanda, salvo farvi ritorno per tenere delle lezioni private e iniziare a dedicarsi alla stesura dei Colloqui.

3. In viaggio per l’Europa

A partire dal 1499 Erasmo cominciò a viaggiare instancabilmente lavorando come precettore e coltivando al contempo gli studi filologici. Tenne una fitta corrispondenza (siamo in possesso di oltre 1500 sue lettere) con alcune delle personalità più insigni del suo tempo. In Inghilterra strinse amicizia con Tommaso Moro e con altri esponenti di spicco della cultura, contribuendo così a diffondere in Inghilterra gli ideali dell’umanesimo. In Italia conseguì il titolo di dottore in teologia presso l’Università di Torino e si legò d’amicizia con l’editore veneziano Aldo Manuzio. In Svizzera, a Basilea, conobbe invece Johann Frobenius, con il quale pubblicò diverse opere.

4. Il ritorno a un’etica cristiana

Le opere di Erasmo testimoniano una vasta erudizione e un sapiente uso della lingua latina, modellata in una prosa elegante e duttile. Gli Adagia (1500, ampliati nel 1508 e pubblicati presso Aldo Manuzio), raccolta di proverbi latini e greci, accrebbero la sua reputazione di erudito. Con l’editore Frobenius di Basilea pubblicò inoltre una serie di edizioni critiche delle opere dei padri della Chiesa. L’edizione del Nuovo Testamento in greco (1516), basata su nuovi manoscritti e provvista di un imponente apparato di note e di una nuova versione latina, è uno dei migliori esempi dei suoi metodi critici.

Nella maggior parte delle altre opere appartenenti alla prima fase della sua produzione, Erasmo attaccò la corruzione della Chiesa e mise in ridicolo il rigido dogmatismo della filosofia scolastica, auspicando il ritorno all’etica cristiana delle origini, come nell’Enchiridion militis cristiani (Manuale del soldato cristiano, pubblicato nel 1503) e nell’Encomium moriae (Elogio della follia, edito nel 1511), celebre opera satirica dedicata a Tommaso Moro.

5. La polemica con Lutero

A partire dal 1517, quando la Riforma propugnata da Martin Lutero impose ai teologi europei una scelta di campo, la vicenda intellettuale di Erasmo subì un brusco cambiamento. In un primo momento l’umanista, allora già oltremodo celebre in tutta Europa, non si schierò ufficialmente con nessuna delle due parti in lotta. Rimase infatti cattolico, ma spesso condivise le ragioni dei protestanti, sferrando continui attacchi agli errori delle autorità ecclesiastiche e alla superstizione, soprattutto nei Colloquia (1518), che gli costarono un’accusa di luteranesimo, da lui rigettata con fervore. Per confutare le illazioni sul suo conto offrì con il trattato De libero arbitrio (1524) un brillante attacco a Lutero e una dichiarazione ufficiale delle sue posizioni in materia teologica. Lutero rispose con il De servo arbitrio (1524), inaugurando una lunga disputa sul ruolo della libertà umana da un lato e della grazia divina dall’altro ai fini della salvezza e della vita eterna.

Benché Erasmo sia stato spesso considerato un precursore della Riforma e i suoi scritti siano stati inclusi nell’Indice dei libri proibiti del concilio di Trento, la sua battaglia contro l’ignoranza e la superstizione affondava le radici più nelle sue convinzioni di umanista che nelle posizioni teologiche. Erasmo non fu un riformatore religioso come Lutero o Giovanni Calvino, né il suo interesse precipuo furono le dispute teologiche; fu semplicemente un uomo di lettere nel senso più puro del termine, un umanista di grande spicco.