| Filosofia occidentale | Articolo | ||||
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| 2. | Filosofia greca |
Si ritiene generalmente che la filosofia occidentale abbia avuto origine in Grecia e sia scaturita da riflessioni cosmologiche e indagini sui fenomeni naturali. Gli scritti dei primi filosofi sono andati perduti, a eccezione di alcuni frammenti.
| 1. | La scuola ionica |
Fondatore della scuola ionica fu Talete di Mileto, la cui speculazione risale al periodo compreso tra la fine del VII e la prima metà del VI secolo a.C. Elaborando una prima forma di monismo, egli asserì che all’infinita varietà dei fenomeni naturali è sottesa un’unica sostanza fondamentale, identificata con l’acqua. Anassimandro, discepolo di Talete, individuò tale principio primo nell’ápeiron (“l’illimitato”), una sostanza infinita ed eterna, animata da un incessante movimento in virtù del quale hanno origine tutte le cose.
Anassimene invece affermò che l’arché (principio originario) dal quale si originano tutte le cose è l’aria; a suo parere, infatti, i mutamenti cui i fenomeni naturali sono sottoposti possono essere spiegati in termini di rarefazione e condensazione dell’aria. In generale, individuando i principi di permanenza della sostanza e di riduzione della qualità a quantità, la scuola ionica compì il primo passo in direzione di una spiegazione scientifica dei fenomeni naturali.
| 2. | La scuola pitagorica |
Intorno al 530 a.C. Pitagora fondò a Crotone una scuola filosofica basata su una dottrina che combinava elementi mistico-religiosi e speculazione teorica sulla matematica e sulla geometria. Sostenitori di una teoria della trasmigrazione delle anime, i pitagorici elaborarono una metafisica a sfondo matematico (sostenevano che ogni ente è riducibile a numeri e figure geometriche) e contribuirono significativamente alla teoria della musica e all’astronomia.
| 3. | Eraclito e Parmenide |
Eraclito di Efeso proseguì l’indagine della scuola ionica sulla sostanza primaria, che egli identificò con il fuoco, concependo il mondo come un flusso perenne in cui la stabilità è un’illusione e soltanto la legge del mutamento, o logos, è reale.
Nella prima metà del V secolo a.C. Parmenide fondò a Elea una scuola di filosofia che, in contrapposizione a Eraclito, intese il reale, ossia l’essere, come eterno, immutabile e necessario, asserendo che nulla si può affermare con certezza se non che “l’essere è” e “il non essere non è”. Zenone di Elea, discepolo di Parmenide, difese il pensiero del maestro illustrando i paradossi logici a cui conducono inevitabilmente le dottrine che ammettono molteplicità e mutamento. Gli argomenti di Zenone costituirono la base per lo sviluppo della logica.
| 4. | Pluralisti |
I filosofi “pluralisti” continuarono la speculazione sul mondo fisico inaugurata dagli ionici, ma a differenza di costoro concepirono una pluralità di principi primi. Secondo Empedocle di Agrigento tutte le cose sono composte da quattro elementi (acqua, aria, terra e fuoco) animati da due forze opposte: l’Amore che tende a unirli e l’Odio che tende a dividerli. Anassagora, invece, parlò di piccolissime particelle, o “semi”, infinitamente divisibili che vengono mosse e ripartite nella materia da un’intelligenza divina.
| 5. | Atomisti |
Parallelamente al pluralismo si sviluppò la scuola dell’atomismo, i cui principali esponenti furono Leucippo e Democrito. Secondo questa teoria il reale è costituito di particelle materiali indivisibili, dette appunto “atomi” (dal greco átomos, “indivisibile”), che si distinguono solo per le proprietà geometrico-quantitative della grandezza, della forma e della posizione. Tutte le qualità dei corpi, come pure tutti i fenomeni naturali, vengono pertanto ricondotti alle differenze quantitative fra gli atomi. Democrito applicò questa dottrina alla psicologia, alla fisiologia, all’etica e alla politica, gettando le basi del materialismo deterministico.
| 6. | Sofisti |
Verso la fine del V secolo a.C. i sofisti educarono gli aristocratici greci al commercio e alla politica insegnando, dietro compenso, l’arte dell’eloquenza. La massima di Protagora, secondo cui “l’uomo è la misura di tutte le cose”, esprime compiutamente l’orientamento filosofico di questi pensatori, che identificarono nell’uomo la fonte di ogni giudizio sulla realtà, negando l’oggettività della conoscenza e ricorrendo a espedienti tratti dalla retorica per sostenere posizioni relativiste in campo gnoseologico, politico e religioso.
| 7. | La filosofia socratica |
Socrate non contribuì alla storia della filosofia con una dottrina sistematica, ma con uno stile di vita e di pensiero. Visse in povertà, conversando con chiunque fosse interessato alla ricerca della verità. Consapevole di non sapere, non volle trasmettere dottrine, ma aiutare gli uomini a pensare autonomamente, sottolineando l’esigenza di una chiara definizione dei concetti e di un approccio razionale e critico ai problemi etici: ogni virtù è infatti il risultato della conoscenza. Proprio perché non si riteneva un “sapiente”, Socrate non scrisse mai nulla, ma i suoi insegnamenti sono giunti sino a noi grazie alle testimonianze dei filosofi a lui contemporanei o posteriori; in particolare, attraverso i Dialoghi di Platone, il più celebre fra i suoi allievi.
| 8. | La filosofia platonica |
Sebbene le sue opere siano il frutto di un’elaborazione della filosofia socratica, Platone fu un pensatore sistematico. L’influenza di Socrate è evidente nei primi dialoghi, soprattutto in quelli di argomento etico. Tuttavia Platone si occupò anche di scienza, teoria politica, metafisica ed epistemologia, formulando dottrine cui attinse per secoli il pensiero occidentale.
Fondamento della filosofia platonica è la cosiddetta teoria delle “idee”, che suddivide la realtà in due livelli: un “regno intelligibile”, popolato da idee perfette, eterne e invisibili, e un “regno sensibile”, popolato da oggetti e fenomeni che sono copie delle idee. La conoscenza, pertanto, non proviene dall’esperienza sensibile, poiché essa è mutevole e imperfetta, ma dalle idee, che costituiscono l’oggetto di una visione intellettuale esperita per mezzo della matematica e della filosofia.
La teoria delle idee rappresentò per Platone il criterio di riferimento per giudicare il comportamento degli uomini e la struttura dello stato: se la virtù individuale risiede nell’armonia tra le facoltà dell’anima, la giustizia sociale risiede nell’armonia tra le classi: pertanto, come nell’anima è necessario che l’intelletto tenga a freno le passioni, così nella società è indispensabile che siano i sapienti a governare.
| 9. | La filosofia aristotelica |
Aristotele, il più celebre discepolo di Platone, definì i principi fondamentali delle scienze teoretiche e delle scienze pratiche. In logica sviluppò la teoria dell’inferenza deduttiva, nota come sillogismo, e le regole del metodo scientifico. In metafisica criticò la teoria platonica, basata sulla separazione della forma dalla materia, asserendo che le essenze non sono separabili dagli enti, ma sono predicati degli enti appartenenti a una medesima specie. In fisica delineò un sistema classificatorio dei fenomeni naturali suddividendoli in classi, specie e generi. Secondo Aristotele, la forma, lo scopo e le modalità di sviluppo caratterizzanti ogni specie assegnano a ciascun fenomeno un luogo preciso nell’ordine naturale.
In campo politico Aristotele negò la possibilità di elaborare un modello ideale di ordinamento dello stato, poiché a società diverse corrispondono esigenze e tradizioni diverse. Dopo aver analizzato le varie forme di governo, individuò in una forma di reggimento misto, capace di conciliare l’autorità di un sovrano con la partecipazione democratica dei cittadini alla vita della polis, il compromesso migliore per la società ateniese. In campo epistemologico, prese posizione contro l’innatismo platonico, asserendo che la conoscenza può essere ottenuta mediante la generalizzazione dall’esperienza. Nell’arte, infine, Aristotele vide un mezzo di arricchimento spirituale, più che un semplice strumento di educazione morale.