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Matrimonio
1. Introduzione

Matrimonio Istituzione sociale presente fin dai tempi più antichi e che, nelle sue diverse forme, riflette i valori e i costumi di una società. Generalmente regolato da leggi, il matrimonio unisce due individui di diverso sesso in una forma particolare di mutua dipendenza, con lo scopo di fondare una famiglia; tale unione è ratificata mediante un rito laico o religioso.

La legislazione dei singoli paesi stabilisce per ciascun coniuge i diritti e i doveri tesi a garantire la sussistenza morale, materiale, sociale e giuridica della famiglia.

2. Il matrimonio nella società

La libera scelta del coniuge è un evento relativamente recente. In Europa, prima dell’industrializzazione, le famiglie erano considerate prevalentemente come unità produttive, unità dedite cioè all’agricoltura e all’artigianato; in tale contesto, la scelta del coniuge non era determinata dall’amore o dall’affetto, ma piuttosto dagli interessi sociali ed economici. I proprietari terrieri, ad esempio, erano soliti interferire direttamente nella scelta del coniuge per i loro affittuari, in quanto li consideravano una proprietà. Fra gli aristocratici era comune l’usanza di cercare moglie o marito quasi esclusivamente all’interno della cerchia nobiliare: il fenomeno (detto endogamia) ha avuto diffusione anche in molte società orientali, ad esempio in India, dove il coniuge veniva cercato fra gli appartenenti alla medesima casta.

In questo modo il matrimonio diventava un meccanismo sociale di particolare efficacia, in grado di riprodurre la distribuzione diseguale delle ricchezze e dei privilegi fra le diverse classi sociali, di preservare immutati i valori dei gruppi sociali dominanti, di predeterminare le successioni patrimoniali e, in sostanza, di controllare la mobilità sociale. Proprio a tal fine, in alcuni paesi asiatici (Malaysia, India, Giappone ecc.), erano molto comuni (e in parte lo sono ancora) i fidanzamenti o i matrimoni tra bambini, in cui è ovviamente determinante la scelta dei genitori. In Cina, fino agli anni Cinquanta del Novecento, era pratica normale che lo sposo e la sposa si incontrassero per la prima volta il giorno delle nozze.

La Riforma protestante, la rivoluzione industriale e la diffusione dell’ideologia individualista, tipica delle società moderne, hanno comportato nel corso dei secoli significativi mutamenti nel matrimonio come istituzione. Oggi, ad esempio, la scelta del coniuge è quasi completamente libera; occorre tuttavia sottolineare che, pur trattandosi di una scelta in apparenza del tutto personale, è di fatto fortemente influenzata da fattori sociali, culturali, religiosi, economici, etnici ecc.

1. Monogamia e poligamia

Nelle società occidentali la forma di matrimonio più diffusa è quella monogamica, che prevede cioè l’unione di un solo uomo con una sola donna; la forma opposta è quella poligamica, che prevede la possibilità di avere contemporaneamente più di un coniuge. In molti paesi è diffuso il matrimonio di tipo poligamico, che prevede due varianti: la poliginia (in cui un uomo ha contemporaneamente più mogli) e la poliandria (in cui una donna è sposata con più mariti). La poliginia è molto comune nel mondo islamico e, durante il XIX secolo, fu praticata per un breve periodo anche fra i mormoni dello Utah (Stati Uniti); la poliandria è presente invece in alcune società dell’Asia centrale, dell’India meridionale e nello Sri Lanka.

2. Rituali di nozze

Nelle società occidentali il matrimonio è generalmente al contempo sia un’istituzione laica sia, dal XII secolo, un sacramento religioso (vedi oltre). Nella maggior parte dei casi i matrimoni sono preceduti da periodi di fidanzamento caratterizzati da un insieme di riti sociali, come le visite alle rispettive famiglie e lo scambio di regali: tali riti sono considerati alla stregua di dichiarazioni pubbliche circa l’intenzione della coppia di contrarre matrimonio.

In ogni società sono stati elaborati rituali e cerimoniali molto precisi che sono destinati non solo alla coppia in questione, ma anche e soprattutto al gruppo sociale, nel senso che servono a riprodurre e a rinforzare i valori sociali della comunità. Il matrimonio in tale prospettiva viene a configurarsi come un vero e proprio rito di passaggio.

3. Norme sociali

I tabù e le restrizioni sociali imposti nel corso della storia al matrimonio sono stati molto diversi e spesso anche molto articolati. Una forma di restrizione abbastanza comune fu ad esempio l’endogamia, che limita la scelta del coniuge all’interno della cerchia etnica, religiosa, tribale o all’interno della stessa classe sociale. Universalmente proibiti furono poi sia il matrimonio sia i rapporti sessuali tra genitori e figli (vedi Incesto). Il matrimonio tra fratelli e sorelle invece, solitamente vietato, fu permesso in certe civiltà, come nell’antico Egitto, in Persia, fra gli inca, in Uganda, alle Hawaii e nello Sri Lanka. Nella maggior parte delle società il matrimonio è comunque marcatamente esogamo, proibito cioè anche entro gradi di parentela più estesi (ad esempio, fra cugini).

Molti paesi, poi, hanno riconosciuto la possibilità di revocare il contratto sociale tra i coniugi attraverso la separazione legale e il divorzio. La religione cattolica, quella ortodossa e quella induista considerano invece il matrimonio come un vincolo indissolubile e ne concedono lo scioglimento soltanto in alcuni casi eccezionali. La Chiesa cattolica, ad esempio, concede l’annullamento del vincolo matrimoniale solo in particolari casi e dopo l’intervento del tribunale della Sacra Rota. La religione induista prevedeva addirittura che la moglie seguisse il marito anche dopo la morte: nel sati, rito vietato nel 1829 ma diffuso ancora nei primi decenni del Novecento, la vedova era costretta a morire arsa sul rogo, insieme al corpo del marito defunto.

4. La convivenza

Nel XIX e nel XX secolo si sono diffuse altre forme di unione, come le convivenze eterosessuali o le famiglie omosessuali. In tempi recenti, alcuni di questi tipi di rapporto hanno ottenuto anche un riconoscimento formale con l’attribuzione di posizioni giuridiche per diritti e doveri assimilabili a quelle matrimoniali. La convivenza, ad esempio, ossia il rapporto tra due persone che vivono insieme da tempo senza essere sposate, è stata legalmente riconosciuta in molti paesi. Anche le coppie omosessuali hanno ottenuto un riconoscimento legale, e spesso il diritto di adottare figli, in numerosi paesi.

Dagli anni Sessanta, con l’aumento del tasso di divorzio, si è poi diffuso il fenomeno delle “seconde nozze”. Più marcato negli Stati Uniti d’America e in Gran Bretagna, dove secondo i censimenti si risposano tre donne divorziate su quattro e cinque uomini divorziati su sei, il fenomeno in Italia è meno esteso e si concentra soprattutto nei centri urbani delle regioni settentrionali: ricerche sociologiche condotte alla fine degli anni Ottanta hanno documentato che si risposano il 26% delle donne e il 50% degli uomini divorziati.

3. Il matrimonio nel diritto

In diritto il termine indica l’atto solenne con il quale due persone (un uomo e una donna) diventano marito e moglie, promettendosi reciprocamente di vivere insieme per tutta la vita, di rimanere fedeli l’uno all’altra e di aiutarsi in caso di difficoltà.

1. Cenni storici

Nell’antichità si riteneva che il matrimonio servisse ad assoggettare la moglie al controllo del marito, il quale la considerava di sua proprietà. Il diritto romano fu il primo ordinamento a introdurre invece l’idea che il matrimonio fosse un libero accordo tra due persone.

La situazione cambiò radicalmente con l’avvento del cristianesimo: al matrimonio fu attribuito il valore di sacramento e suo scopo primario divenne la procreazione dei figli; la sacralità dell’unione tra marito e moglie determinò inoltre l’indissolubilità del legame tra i coniugi e l’inammissibilità di ogni forma di scioglimento volontario. Tale impostazione del matrimonio è sopravvissuta in Italia fino alla seconda metà del XX secolo.

2. La disciplina vigente in Italia

Nel diritto italiano vigente il matrimonio ha conservato sia il carattere laico di negozio giuridico proprio del diritto civile regolato dalla legge dello stato, sia il carattere religioso di sacramento secondo la legge della Chiesa cattolica (il diritto canonico) o secondo gli altri culti ammessi.

In Italia, se il matrimonio è celebrato davanti a un ufficiale dello stato civile (il sindaco), è detto “matrimonio civile”; se è celebrato secondo il diritto della Chiesa cattolica tra due persone battezzate è detto invece “matrimonio canonico” ed è un sacramento. È possibile inoltre sposarsi secondo un culto non cattolico.

Per l’ordinamento dello stato italiano il matrimonio celebrato in chiesa può acquistare valore giuridico, purché registrato ufficialmente nei registri dello stato civile; in tal caso il matrimonio è detto “concordatario”, perché questa procedura è prevista dall’accordo (Concordato) firmato dall’Italia e dalla Santa Sede nel 1929 e rinnovato nel 1984.

3. Il matrimonio civile

La legge dello Stato italiano stabilisce i requisiti di validità del matrimonio, ossia gli elementi necessari affinché il negozio giuridico del matrimonio abbia conseguenze giuridiche: i due sposi devono essere consapevoli dell’atto che compiono, non devono essere in alcun modo costretti né fisicamente né moralmente a sposarsi e devono rispettare le forme previste dalla legge per la celebrazione del rito. Se i requisiti di validità del matrimonio non sono rispettati, il matrimonio può essere annullato da un giudice. Una volta sposati, marito e moglie hanno eguali diritti e eguali doveri. In particolare hanno il dovere di essere fedeli, di assistersi, di collaborare e di abitare nella stessa casa.

Una legge del 1970 ha introdotto anche in Italia il divorzio, consentendo così, nei casi espressamente previsti, lo scioglimento del matrimonio.

4. Il matrimonio religioso

Nella teologia cattolica, il matrimonio è l’atto giuridico e rituale con il quale i due coniugi, nel rispetto delle condizioni stabilite dal diritto canonico, sanciscono la loro unione davanti al sacerdote e ai testimoni, dichiarando di avere assunto questa decisione in totale libertà. Attribuendo l’istituzione del sacramento allo stesso Gesù Cristo, la Chiesa cattolica proclama l’indissolubilità del legame matrimoniale facendo riferimento ai dati biblici (Vangelo secondo Matteo, 19:3-9) e stabilendo esplicitamente la procreazione come uno dei fini dell’unione. In Italia il matrimonio religioso assume validità anche agli effetti civili secondo quanto previsto dal Concordato (vedi anche Patti lateranensi).