Bulimia
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Bulimia
3. Terapia

La diagnosi della bulimia in molti casi non è facile: il comportamento alimentare del paziente deve essere osservato per un certo periodo di tempo, al fine di definire il suo rapporto con il cibo. Il disturbo viene diagnosticato se si verificano almeno due episodi bulimici a settimana, nel periodo di tre mesi.

Il trattamento terapeutico deve innanzitutto vincere le resistenze mentali del bulimico, che ritiene il vomito o l’eccessiva emissione di feci l’unico rimedio alla tendenza a ingrassare. Il paziente bulimico deve essere ospedalizzato meno frequentemente di quanto avviene negll’anoressico, a meno che non presenti fasi anoressiche o sia affetto da depressione maggiore; può essere curato mediante psicoterapia cognitivo-comportamentale e antidepressivi.

La psicoterapia è finalizzata a modificare l’immagine distorta del proprio corpo che di solito ha il paziente con disturbi alimentari, e i disturbi d’ansia che trovano temporaneo appagamento con l’ingestione del cibo. Il soggetto impara a nutrirsi tre volte al giorno, e a includere alimenti di ogni genere e deve prendere nota degli episodi di vomito o dell’impiego di lassativi, allo scopo di divenire maggiormente consapevole del suo comportamento. La terapia può coinvolgere anche i familiari, dato che i disturbi alimentari trovano spesso le radici più profonde in situazioni conflittuali del vissuto familiare.

Gli antidepressivi più usati nel trattamento della bulimia sono la fluoxetina, l’imipramina e la desipramina; alcuni medici impiegano anche il naltrexone, solitamente applicato alla cura delle tossicodipendenze. Alcuni studi hanno evidenziato che livelli elevati di ormoni maschili possono indurre nelle donne bulimiche tendenze depressive e l’impulso alla sovra-alimentazione; pertanto, concludono che la somministrazione di flutamide, capace di ridurre le concentrazioni di questi ormoni, può giovare alle pazienti entro una settimana di trattamento.