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| 3. | La fortuna del sonetto in Europa |
Fin dalla prima metà del Cinquecento, dall'Italia il sonetto si era diffuso ampiamente nel resto d'Europa. In Portogallo lo si trova nell'opera di Luís Vaz de Camões. In Inghilterra fu introdotto dal poeta Thomas Wyatt che, di ritorno da un viaggio in Italia, lo adattò alla differente struttura linguistica utilizzando lo schema ABAB CDCD EFEF GG (tre quartine e un distico). Questa forma, adottata da William Shakespeare e teorizzata da George Gascoigne nel 1547, soppiantò in Inghilterra la forma italiana. Ma alcuni poeti, tra i quali John Milton, preferirono quella italiana e altri, ad esempio John Donne, usarono la forma ibrida ABBA ABBA CDCD EE.
Dopo Milton la fortuna del sonetto nella poesia inglese declinò fino all'età romantica, quando venne rivalutato da poeti quali Wordsworth, Coleridge, Shelley, Keats e altri ancora. In Francia il sonetto giunse nella forma inglese, applicata da Clément Marot; ma poi prevalse quella italiana con Pierre de Ronsard, Joachim du Bellay e altri esponenti della Pléiade. Nel Novecento scrissero sonetti anche il tedesco Rainer Maria Rilke (Sonetti a Orfeo, 1923) e l’inglese Wystan Hugh Auden, Sonnets from China (1936-1938).