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Spagna
1. Introduzione

Spagna (nome ufficiale Reino de España, Regno di Spagna), stato dell’Europa sudoccidentale il cui territorio occupa la maggior parte della Penisola iberica. Confina a nord-est con la Francia e il principato di Andorra, a ovest con il Portogallo ed è bagnato a nord, nord-ovest e sud-ovest dall’oceano Atlantico, a est e sud-est dal mar Mediterraneo. Il territorio britannico di Gibilterra, da cui prende nome lo stretto omonimo che separa la penisola dall’Africa, è situato all’estremità meridionale della Spagna. Sono territori spagnoli le isole Baleari, nel Mediterraneo, le Canarie nell’Atlantico, le città di Ceuta e Melilla, in Marocco, le isole Peñón de Vélez de la Gomera, Peñón de Alhucemas e l’arcipelago di Chafarinas, situati al largo del litorale africano. La superficie del paese, compresi i territori insulari, è di 505.990 km². La Spagna ha un’estensione costiera di 4.964 km; la capitale è Madrid.

2. Territorio

La maggior parte del territorio spagnolo (circa l’85%) è occupata dalla Meseta, vasto altopiano di origine ercinica con un’altitudine media di circa 600 metri. L’antico tavolato è diviso in due sezioni distinte – Meseta Settentrionale e Meseta Meridionale – dal Sistema Centrale. I rilievi maggiori del Sistema Centrale sono la Sierra de Guadarrama, la Sierra de Gredos (2.592 m) e i Monti di Toledo.

La Meseta è delimitata a nord dalla Cordigliera Cantabrica, culminante nei Picos de Europa (2.648 m), a est dai rilievi del Sistema Iberico, a sud dalla Sierra Morena e, oltre la pianura del fiume Guadalquivir, dal Sistema Betico, i cui rilievi maggiori sono quelli della Sierra Nevada che comprende la vetta del Mulhacén (3.477 m), massima cima della penisola iberica. A ovest la Meseta digrada verso la costa atlantica, in larga parte portoghese, mentre a est la catena dei Pirenei, estesa per circa 435 km, segna l’intero confine con la Francia e Andorra, culminando nel Pico de Aneto (3.404 m). La cima più elevata del territorio spagnolo è il Pico de Teide (3.715 m) sull’isola di Tenerife.

Tra i rilievi che orlano la Meseta e il mare si estendono pianure costiere di scarsa ampiezza; l’unica pianura estesa del paese, di origine alluvionale, è quella formata dal Guadalquivir, nella parte sudoccidentale del paese. In molti punti la costa spagnola è interrotta da rilievi che scendono verso il mare a formare promontori rocciosi. Sulla costa nordoccidentale, nel golfo di Biscaglia e nel territorio galiziano affacciato sul mare Cantabrico, il litorale è scosceso e caratterizzato da insenature profonde (rías). La costa mediterranea, lunga circa 1.660 km, presenta tratti talvolta bassi talvolta dirupati e frastagliati nella Costa Brava; coste regolari e prive di insenature caratterizzano la Costa del Sol.

1. Idrografia

Il territorio iberico, in prevalenza montuoso, alimenta una complessa rete idrografica caratterizzata da fiumi di modesta portata, dato il clima piuttosto arido del paese, ma profondamente incisi nella superficie della Meseta. Quattro sono i fiumi che sfociano nell’Atlantico, il Douro (il cui bacino è il più esteso del paese), il Tago, il Guadiana e il Guadalquivir; l’Ebro, l’unico navigabile, attraversa le regioni nordorientali e sfocia nel Mediterraneo con un pronunciato delta.

2. Clima

La Spagna presenta notevoli differenze climatiche, dovute a diversi fattori: l’altitudine media, la disposizione dei rilievi, la forma della penisola iberica, elementi che condizionano l’influsso oceanico, molto forte nella parte nordoccidentale del paese. L’area atlantica è caratterizzata da un clima umido (da 1.000 a 2.500 mm annui di pioggia), dovuto ai venti occidentali che scaricano sulle coste l’umidità accumulata sulle superfici oceaniche.

L’influsso oceanico assicura stagioni temperate, con medie invernali fra i 5 e i 10 °C ed estive fra i 18 e i 20 °C. Un clima mediterraneo caratterizza invece la sezione orientale del paese, con inverni miti ed estati calde e asciutte; una forte aridità si riscontra nella zona centromeridionale, l’Andalusia, che comprende il bacino del Guadalquivir, area di confluenza dei venti continentali e africani. La costa mediterranea meridionale ha un clima dai caratteri subtropicali: Malaga, nell’estremo sud, ha una media invernale di 13,9 °C.

L’intera Meseta ha un clima continentale con piovosità molto scarsa (200-500 mm annui) e forti variazioni di temperatura; si può passare dai 40 °C in estate nell’area della capitale e scendere d’inverno a -25 °C nelle valli dell’Ebro e del Guadalquivir. Le estati nella Meseta sono così aride da favorire il prosciugamento temporaneo dei corsi d’acqua.

3. Flora e fauna

Solo una piccola parte della superficie della Spagna è boscosa; le foreste crescono soprattutto sui versanti dei rilievi esposti alle correnti umide, particolarmente a nord-ovest. L’umidità della costa occidentale favorisce la crescita di latifoglie (querce e faggi) e, ad altitudini maggiori, soprattutto sui rilievi pirenaici, di pini e abeti. La macchia mediterranea, con querce da sughero, lentischi, lecci e altre specie sempreverdi, ammanta i versanti dei rilievi che dominano la costa orientale e meridionale, dove si trovano vere e proprie oasi irrigue (huertas) oltre a varie piante legnose di ambiente asciutto come ulivi, una delle principali colture del paese, viti, mandorli, fichi e carrubi.

L’interno del paese è steppico o semidesertico, con oasi di pioppi e vegetazione riparia. Arbusti ed erbe costituiscono la formazione naturale propria della Meseta. Lo sparto, usato per produrre carta e vari tipi di fibre, cresce qui in abbondanza.

Le specie animali presenti nel paese comprendono il lupo, la lince, il gatto selvatico, la volpe, la capra selvatica, il cervo e la lepre; nei laghi e nei torrenti di montagna vivono molte specie ittiche tra cui tinche, trote e barbi. Numerosi anche gli uccelli presenti sul territorio spagnolo, tra cui lo sparviero, l’aquila, la gru, il fenicottero e l’otarda.

4. Problemi e tutela dell’ambiente

Numerosi sono i fattori di minaccia ambientale e le problematiche inerenti alla conservazione dell’ambiente. La deforestazione, l’erosione dei suoli, l’inquinamento dei fiumi, dovuto anche all’accresciuto impiego dei fertilizzanti azotati, così come la coltivazione abusiva di terre protette, la desertificazione in zone agricole mal gestite e la salinizzazione del suolo nelle aree irrigate, sono alcuni dei problemi cui deve far fronte il paese. Il turismo, importante fonte di entrate per la nazione, ha anch’esso pesanti ripercussioni sull’ambiente. Le aree protette sono minacciate dallo sviluppo urbanistico mal pianificato e la scarsa efficienza degli impianti di scarico e di trattamento delle acque è causa di inquinamento grave, specialmente nei mesi estivi sulle coste mediterranee.

Nel 1998 nel sud del paese si verificò una grave perdita di sostanze tossiche provenienti dal bacino artificiale di una miniera aurifera. Nonostante i tentativi fatti per deviare la perdita dal Parco nazionale Doñana (World Heritage Site e importante zona umida protetta), verso il Guadalquivir e quindi nell’oceano Atlantico, i danni ambientali furono ingenti. Si stima che le acque inquinate provenienti dalla perdita abbiano minato la sopravvivenza di milioni di uccelli, animali selvatici e causato gravi perdite economiche all’agricoltura locale. Un altro grave episodio di inquinamento, questa volta marino, si è verificato per il naufragio, avvenuto nel novembre del 2002, della petroliera Prestige al largo delle coste galiziane: 300 km di costa sono stati invasi dalla marea nera, con gravissimi danni ambientali ed economici.

La Spagna partecipa alla Convenzione di Ramsar sulla salvaguardia delle zone umide e alla World Heritage Convention (Convenzione per il patrimonio culturale mondiale). Sono inoltre state istituite riserve della biosfera nel quadro del programma MBA (Man and the Biosphere, l’uomo e la biosfera) dell’UNESCO. La Spagna ha ratificato il Protocollo Ambientale Antartico, il Trattato Antartico e il Trattato per il Legname Tropicale del 1983 oltre a numerosi accordi internazionali sull’ambiente concernenti l’inquinamento atmosferico, la biodiversità, il cambiamento del clima, le specie in pericolo d’estinzione, le modificazioni dell’ambiente, i rifiuti tossici e nocivi, lo scarico dei rifiuti in mare, la vita marina, l’abolizione dei test nucleari, la protezione dell’ozonosfera, l’inquinamento di origine navale e la salvaguardia delle balene.

Il paese ha istituito numerose aree protette per gli uccelli selvatici ai sensi della relativa direttiva europea e alcuni siti marini protetti nel quadro del Piano di azione per il Mediterraneo. Le aree protette, fra cui nove parchi nazionali e alcun siti più piccoli a regime speciale di conservazione, assommano all’7,8% (2007) del territorio. Tra i principali parchi nazionali si citano il Parco nazionale Tablas de Daimiel, il Parco nazionale Doñana e il Parco nazionale Aigües Tortes.

3. Popolazione

La popolazione della Spagna è di 40.491.051 abitanti, con una densità media di 81 unità per km² (2008), relativamente bassa rispetto alle medie europee. La popolazione urbana è pari al 77% (2005). Il tasso di crescita demografica era, nel 2008, dello 0,10%. Le zone meno popolate sono quelle interne, mentre un’alta densità abitativa si riscontra lungo i litorali. Nell’area della capitale la popolazione presenta una densità di 616 abitanti per km². Madrid e i suoi sobborghi ospitano quasi un decimo della popolazione spagnola.

La popolazione spagnola presenta una forte mescolanza etnica dovuta a invasioni, migrazioni e dominazioni. Popolazioni di celti, iberi, fenici, greci, cartaginesi, romani, visigoti si sono succedute nei secoli e hanno lasciato nelle diverse regioni le tracce della loro presenza. Di grande rilievo è stata, in tutta la parte meridionale del paese, l’occupazione degli arabi, che, respinta nel XII secolo con la Reconquista, ha lasciato un’impronta indelebile nell’arte, nella cultura e nella stessa organizzazione territoriale.

Nonostante i processi di omologazione nazionale, avviati dallo stato unitario sin dal XV secolo, che hanno sancito il predominio dell’elemento castigliano, alcuni gruppi etnici hanno mantenuto sino a oggi le loro peculiarità etnico-linguistiche: è il caso soprattutto dei baschi, che vivono nel nord-est della Spagna, ma anche dei galiziani e dei catalani, che vantano una specificità culturale, storica e linguistica rispetto al gruppo dominante, quello castigliano. La composizione etnica della popolazione spagnola è la seguente: spagnoli (74%), catalani (16%), galiziani (8%), baschi (2%).

1. Lingua e religione

La lingua ufficiale del paese è lo spagnolo, più precisamente il castigliano, che è anche lingua ufficiale di 21 paesi dell’America latina. Lingue riconosciute ufficialmente solo dalle rispettive comunità autonome sono il basco (euskara), parlato nelle Province Basche; il catalano, parlato nel nord-est, e il galiziano (o gallego, simile al portoghese), diffuso nel nord-ovest. Il cattolicesimo, fino al 1978 religione di stato, è professato dal 97% degli spagnoli. Esistono nel paese piccole comunità di protestanti, ebrei e islamici.

2. Istruzione e cultura

Il sistema educativo spagnolo comprende istituti pubblici laici e scuole private, generalmente cattoliche. L’insegnamento pubblico è obbligatorio e gratuito per i ragazzi dai sei ai sedici anni. Successivamente gli studenti possono seguire corsi di preparazione professionale di uno o due anni o il bachillerato di due anni per accedere all’università. Il sistema universitario prevede tre cicli di studi. Il primo, che porta alla diplomatura, dura tre anni. Il secondo ciclo, della durata di due o tre anni, conferisce la licenciatura. Per ottenere il titolo di dottore è necessario completare un terzo ciclo di due anni. Il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta è del 98,1% (2005).

Tra i principali istituti universitari del paese vi sono l’Università di Salamanca (fondata nel 1218), che fu modello per le accademie dell’America latina istituite dal XVI secolo in poi, e l’Università Complutense di Madrid, fondata ad Alcalá de Henares alla fine del XV secolo e trasferita a Madrid nel 1836. Altre istituzioni storiche sono le università di Barcellona (1450), Valencia (1500), Siviglia (1502) e Granada (1531). L’Accademia reale spagnola venne fondata nel 1713 e l’Accademia reale storica nel 1738.

Biblioteche, musei e gallerie d’arte testimoniano la ricchezza delle tradizioni culturali del paese. La maggiore raccolta libraria del paese è la Biblioteca nazionale di Madrid (1712), che contiene più di quattro milioni di volumi, oltre a manoscritti rari, mappe, stampe e la magnifica sala dedicata al grande scrittore spagnolo Miguel de Cervantes. Nella capitale hanno sede inoltre la Biblioteca del Palazzo Reale (1760) e la Biblioteca dell’Università di Madrid (1341). Importanti sono anche la Biblioteca dell’Escorial e la Biblioteca del capitolo della Cattedrale di Toledo, che raccoglie preziosi testi antichi (dall’VIII all’XI secolo).

Una delle maggiori collezioni d’arte di tutto il mondo è conservata al Museo del Prado di Madrid, che raccoglie opere di grandi pittori spagnoli ed europei, mentre il Centro de Arte Reina Sofía, sempre a Madrid, è specializzato in pittura spagnola del XIX e del XX secolo. Di grande interesse anche il Museo Thyssen-Bornemisza, pinacoteca e centro culturale della capitale.

Il cattolicesimo è un elemento determinante della cultura spagnola. Le arti, la letteratura, la storia del paese e la vita stessa dei suoi abitanti sono state segnate, nei secoli, da una profonda religiosità. Fra le più antiche tradizioni folcloriche si annoverano le fiestas e le ferias, che uniscono elementi sacri e profani, solenni processioni, danze, musiche e canti in cui viene coinvolta tutta la cittadinanza. Le ferias di Valencia e Siviglia, il Corpus Christi di Toledo, la Settimana Santa di Valladolid sono alcune delle più celebri ricorrenze spagnole. Uno dei simboli del paese è la corrida, rito di origine antica regolato da un complesso rituale.

Per ulteriori approfondimenti sulla cultura della Spagna vedi Arte spagnola; Letteratura spagnola; Letteratura catalana; Danza spagnola; Cinema spagnolo.

4. Divisioni amministrative e città principali

La Spagna comprende cinquanta province raggruppate in diciassette comunità autonome: Andalusia, Aragona, Baleari, Canarie, Cantabria, Castiglia-La Mancia, Castiglia-León, Catalogna, Estremadura, Galizia, La Rioja, Madrid, Murcia, Navarra, Principato delle Asturie, Province Basche e Valencia.

In posizione gerarchicamente secondaria rispetto alla capitale, ma con funzioni regionali di grande rilievo e talora con un dinamismo e una capacità di governo tali da gareggiare con questa, si pongono altre città, tra cui emerge sopra tutte Barcellona, seconda città della Spagna, porto e centro commerciale di grande rilievo, capoluogo della Catalogna. Altre città di rilievo sono Valencia, grande centro ferroviario e industriale; Siviglia, capoluogo dell’Andalusia, centro portuale, commerciale e turistico; Saragozza, capoluogo dell’Aragona, città di grande rilevanza economica, e Bilbao, capoluogo della Biscaglia, centro industriale e finanziario d’importanza nazionale.

5. Economia

La Spagna, paese tradizionalmente agricolo, ha intrapreso la strada dello sviluppo industriale negli anni Cinquanta del XX secolo; a partire dalla seconda metà degli anni Settanta il paese ha vissuto uno straordinario sviluppo, che ne ha trasformato radicalmente il panorama economico e sociale. Oggi il paese, pur conservando le sue forti basi agricole, è una nazione industriale di livello europeo. L’industria poggia su un settore di base rilevante, che comprende impianti siderurgici, metallurgici e petrolchimici di notevole capacità produttiva, oltre che su un’industria manifatturiera che ha aggiunto al ramo tessile (di antica origine in Catalogna) anche una serie di altre specializzazioni (come quella meccanica e dell’automobile), sia pure come emanazione di grandi gruppi europei. A ciò si aggiunge oggi il turismo, una delle risorse maggiori dell’economia nazionale.

Nel 2006 il prodotto interno lordo del paese ammontava a 1.224.676 milioni di dollari USA, pari a 27.757 dollari pro capite. Secondo i dati Eurostat, nel febbraio del 2001 il tasso di disoccupazione del paese era pari al 13,7%, il più alto dell'Unione Europea.

1. Agricoltura e allevamento

Per molti anni settore principale dell’economia spagnola, oggi l’agricoltura contribuisce solo in minima parte (3,1% nel 2006) alla composizione del prodotto interno lordo, occupando il 5% (2005) della forza lavoro. La superficie del paese è coltivata per il 37,3% (2005). Si coltivano soprattutto cereali (frumento, orzo, mais, segale, avena), riso, ortaggi, tabacco, barbabietola, canna da zucchero, cotone, arachidi, girasole, luppolo, soia, colza, olivo, vite e alberi da frutto. Le province mediterranee si avvalgono di efficaci sistemi di irrigazione, grazie ai quali l’arida cintura costiera è diventata una delle aree più produttive del paese. Grazie all’intervento pubblico, che ha consentito il prelievo di acque dal fiume Guadiana, anche l’Estremadura dispone di un ramificato sistema di irrigazione. Importante ancora oggi per l’economia nazionale è l’allevamento di volatili, ovini, bovini, equini e suini.

2. Risorse forestali e pesca

Le foreste coprono il 35,4% (2005) del territorio. La risorsa forestale principale del paese è la quercia da sughero, che alimenta un’industria seconda per importanza solo a quella del Portogallo. Un posto importante nell’economia spagnola è occupato dalla pesca, che fornisce notevoli quantità di tonni, polipi, seppie, naselli, sardine, acciughe, sgombri, crostacei e molluschi.

3. Risorse energetiche e minerarie

Il settore energetico si basa su un sistema molto diversificato, che comprende centrali idroelettriche, nucleari e a combustibile. Il 53,3% dell’energia è prodotto in centrali alimentate a combustibile, mentre il 23,8% proviene da centrali nucleari; nell’intento di ridurre il ricorso all’energia nucleare, negli ultimi anni il governo spagnolo ha avviato ricerche sulle fonti di energia alternative.

La ricchezza del sottosuolo spagnolo è considerevole. Fra le principali risorse minerarie vi sono carbone, lignite, ferro, pirite, zolfo, piombo, zinco, mercurio, fluorite, tungsteno, antimonio, oro, argento, magnesite, sale e sali potassici, uranio, petrolio, gas naturale. Le principali miniere di carbone si trovano nelle Asturie e nel León, i maggiori depositi di ferro sono nella stessa zona, intorno a Santander e a Bilbao, e nelle aree di Granada, Murcia e Almería. Grandi riserve di mercurio si trovano ad Almadén, nel sud-ovest della Spagna; l’Andalusia è ricca di piombo.

4. Industria

Il comparto industriale forniva, nel 2006, il 29,7% del PIL, occupando il 30% della forza lavoro. I principali impianti siderurgici sorgono nella zona di Bilbao, nelle Asturie, presso Santander, nel Levante e in Catalogna. L’industria meccanica ha centri nelle aree di Barcellona, Toledo e Siviglia. I maggiori cantieri navali sono quelli di El Ferrol, Cartagena, Cadice, Barcellona e Bilbao. L’industria tessile (cotone) è fiorente soprattutto in Catalogna, dove hanno sede anche impianti chimici di grande rilievo. Fra le voci trainanti dell’industria spagnola si ricordano inoltre il settore meccanico, la produzione di fibre sintetiche, la lavorazione del petrolio, della gomma e delle materie plastiche, la produzione di birra, zucchero, tabacco e, infine, la lavorazione del cemento, del vetro, della carta e dei pellami. La Spagna è inoltre uno dei maggiori produttori mondiali di vino e di olio d’oliva.

Il settore terziario, che occupa il 65% della popolazione attiva e fornisce il 67,2% (2006) del PIL, è dominato dal turismo, che ha dato impulso, tra l’altro, allo sviluppo dei trasporti, provocando tuttavia seri problemi di degrado ambientale a causa dell’eccessiva espansione delle infrastrutture alberghiere, specialmente sulle coste mediterranee.

5. Commercio e finanza

Le Borse principali sono quelle di Madrid, Barcellona e Bilbao. Le importazioni superano le esportazioni, che comprendono soprattutto veicoli e macchinari, prodotti minerari e chimici, metalli lavorati, prodotti tessili, pellami, pesce e prodotti ortofrutticoli. Nel 2003 il valore totale delle esportazioni fu di 158.213 milioni di $ USA, a fronte di importazioni per 210.860 milioni di $ USA. Fra i maggiori partner commerciali si annoverano la Francia, la Germania, l’Italia, la Gran Bretagna, il Portogallo, i Paesi Bassi e gli Stati Uniti. Prima dell’introduzione dell’euro, il 1° gennaio del 2002, l’unità monetaria spagnola era la peseta, emessa dal Banco de España.

6. Trasporti e vie di comunicazione

Nel 2003, la rete stradale spagnola si estendeva su 666.292 km. La rete ferroviaria (che si sviluppa su 14.484 km) è gestita da compagnie private e statali. Dal 1992 è attiva una linea ferroviaria ad alta velocità da Madrid a Siviglia, che verrà via via estesa al resto del paese. La linea aerea nazionale è l’Iberia, che effettua voli nazionali e internazionali. La flotta mercantile contava nel 2007 1.495 navi per una stazza complessiva di 1.110.868 tonnellate lorde di registro. Fra i principali porti si annoverano Vigo, Malaga, Huelva, Algeciras, Cadice, Cartagena e La Coruña.

6. Ordinamento dello stato

La Spagna è tornata alla democrazia nella seconda metà degli anni Settanta del XX secolo, dopo quattro decenni della dittatura di Francisco Franco. In base alla Costituzione del 1978, la Spagna è una monarchia costituzionale di tipo ereditario.

1. Potere esecutivo

Il sovrano è capo dello stato e delle forze armate. Il potere esecutivo è affidato al capo del governo, eletto dall’Assemblea nazionale su designazione del sovrano; il presidente è coadiuvato da un consiglio dei ministri da lui nominato e da un consiglio di stato.

2. Potere legislativo

Il potere legislativo è affidato all’Assemblea nazionale (o Corti generali, Cortes generales), che ha due camere. Il Senato (Senado) attuale è composto da 259 membri che restano in carica per quattro anni, di cui 208 eletti con voto diretto e i rimanenti 51 con sistema proporzionale dalle legislature regionali. Il Congresso dei deputati (Congreso de los diputados) comprende da un minimo di 300 a un massimo di 400 membri che rimangono in carica per quattro anni; il numero è fissato volta per volta dalla legge elettorale: nell’attuale legislatura i deputati sono 350. Hanno diritto al voto tutti i cittadini a partire dai 18 anni di età.

3. Potere giudiziario

Il sistema giudiziario prevede una Corte costituzionale (Tribunal constitucional), una Corte suprema (Tribunal supremo) e 17 Alte Corti, quante sono le regioni. La pena di morte è stata abolita nel 1978 per i reati ordinari; dal 1995 non è prevista neanche nei codici militari.

4. Istituzioni periferiche

La Spagna comprende diciassette comunità autonome (comunidades autonomas) dotate di ampi poteri, a loro volta suddivise in cinquanta province.

5. Difesa

Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai vent’anni di età; la legislazione è tuttavia destinata a cambiare entro il 2004, quando sarà introdotto il servizio volontario. Le donne hanno accesso a tutti i settori delle forze armate, che contano nel complesso 147.255 effettivi (2004).

6. Forze politiche

I maggiori schieramenti politici del paese sono il Partito popolare (Partido popular, PP; conservatori), il Partito socialista operaio spagnolo (Partido socialista obrero español, PSOE), la Sinistra Unita (Izquierda Unida), una coalizione di diversi partiti di sinistra, tra cui il Partito comunista (Partido comunista). Tra i forti partiti regionali presenti nel Parlamento nazionale vi sono il Partito nazionalista basco (Euzko alberdi jeltzalea/Partido nacionalista vasco, EAJ/PNV) e il catalano Convergenza e Unione (Convergència i Unió).

7. Storia

Le prime testimonianze di una presenza umana nella penisola iberica sono le pitture rupestri risalenti al Paleolitico superiore, rinvenute nelle grotte della Spagna settentrionale, del golfo di Biscaglia e dei Pirenei occidentali. Origine diversa dovette avere la più tarda cultura neolitica almeriana (3000 a.C.), nella Spagna sudorientale. Le regioni meridionali vennero invase dagli iberi, originari dell’Africa settentrionale, che intorno al 1000 a.C. costituirono l’etnia dominante nella penisola. I celti, venuti dalla Francia, si stabilirono nel nord. Dall’unione fra le popolazioni celtiche e iberiche si formò successivamente il gruppo etnico dei celtiberi, stanziati nella regione centrale, a occidente e lungo le coste del nord.

1. L’antichità

La penisola iberica fu esplorata dai fenici, che attorno all’XI secolo a.C. vi stabilirono una colonia nella regione della odierna Cadice. Commercianti di Rodi e di altre città greche colonizzarono la costa del Mediterraneo, mentre i cartaginesi iniziarono la conquista della penisola dopo la prima guerra punica. Il generale Amilcare Barca, nel corso di una campagna svoltasi tra il 237 e il 228 a.C., si impossessò di alcuni territori orientali; la fondazione di Barcellona risale a quegli anni. Nel 227 a.C. i cartaginesi vennero fermati sull’Ebro dai romani. Nel 197, dopo un lungo conflitto, Roma sconfisse definitivamente i cartaginesi e occupò la penisola, dividendola nelle due province della Spagna Citeriore e Ulteriore, separate dall’Ebro.

In età imperiale il territorio iberico venne tripartito nelle province di Lusitania (corrispondente in parte all’attuale Portogallo), Baetica (Andalusia occidentale) e Spagna Terraconensis (altopiano centrale, coste settentrionali e sudorientali). Nel 409 d.C. alcune popolazioni germaniche (fra cui alani, vandali e svevi) passarono i Pirenei e si stanziarono nella penisola e nel 412 l’imperatore Onorio fece appello ai visigoti per ristabilire il controllo del territorio. Il regno visigoto di Tolosa, nominalmente vassallo di Roma, fu istituito nel 419: nel momento di massima potenza giunse a includere un vasto territorio compreso fra lo stretto di Gibilterra e la Loira.

2. La Spagna musulmana

Nel 711 gli arabi attraversarono lo stretto di Gibilterra e sconfissero l’ultimo re visigoto di Spagna, Roderico, giungendo in pochi anni a controllare tutti i territori compresi tra la costa occidentale e i Pirenei. L’avanzata musulmana verso nord venne tuttavia arrestata nel 732 da Carlo Martello nella battaglia di Poitiers. Durante l’occupazione araba, una piccola zona della penisola iberica restò parte della cristianità: il regno delle Asturie, fondato nel 718 dal capo visigoto Pelagio, il cui genero Alfonso conquistò gran parte dell’attuale Galizia e del León, e fu incoronato con il titolo di Alfonso I.

Nel 756 Abd al-Rahman, in seguito alla fine del califfato omayyade, si rifugiò in Spagna, dove fondò un emirato indipendente a Cordova; nel 929, un suo discendente, Abd al-Rahman III, prese il titolo di califfo. Durante il periodo del califfato di Cordova la Spagna musulmana raggiunse il suo apogeo, sviluppando sofisticate istituzioni e un’amministrazione centralizzata. Mentre la sua flotta dominava sul Mediterraneo, Cordova divenne un importante centro culturale e artistico, con scuole, biblioteche, università dove si insegnava medicina, matematica, letteratura e filosofia (vedi Averroè; Maimonide). Nell’XI secolo il califfato di Cordova si frammentò in una ventina di regni indipendenti, i cosiddetti reinos de taifas, i più importanti dei quali furono Saragozza, Almeria, Valencia, Siviglia.

3. L’espansione degli stati cristiani del Nord e la “Reconquista”

Nel X secolo la regione di Navarra divenne un regno indipendente, che sotto Sancio I si estese fino a Burgos e prese in seguito il nome di Castiglia. Il conte Fernán González la rese indipendente dal León nel 932. Nell’XI secolo una parte considerevole dell’Aragona fu presa ai musulmani da Sancio III, re di Navarra, che occupò anche il León e la Castiglia, a capo della quale pose il figlio Ferdinando. Alla morte del padre, questi acquisì la corona del León (1037) e conquistò parte della Galizia.

Consolidato così il suo dominio sulle regioni settentrionali, nel 1056 Ferdinando si proclamò sovrano di Spagna con il nome di Ferdinando I di Castiglia, e avviò la Reconquista dei possedimenti musulmani nella penisola.

Quando Alfonso VI di Castiglia, nel 1086, si impadronì di Toledo, i re delle altre città arabe chiesero aiuto ai sovrani almoravidi, che si impossessarono dei loro domini. Agli almoravidi succedettero gli almohadi, che invasero la Spagna nel 1145. Nella battaglia di Las Navas de Tolosa (1212) gli almohadi furono sconfitti e successivamente espulsi dalla Spagna. La presenza araba si limitò a Cadice, fino al 1262, e al regno di Granada, fino al 1492. Grandi beneficiari della riconquista cristiana furono i regni del Portogallo, di Castiglia (che includeva il León, le Asturie, Cordova, l’Estremadura, la Galizia, Cadice e Siviglia) e d’Aragona (comprendente Barcellona, Valencia e le isole Baleari). Il regno di Navarra passò sotto il dominio francese nel 1234, mentre l’Aragona creò un impero mediterraneo che comprendeva la Sardegna, la Sicilia e la Corsica.

4. L’inizio dell’era moderna

Nel 1469 il matrimonio di Isabella I di Castiglia con Ferdinando II il Cattolico d’Aragona diede avvio al processo di unificazione della Spagna cattolica. Durante il loro regno fu istituita la Santa Inquisizione (1478) e, con la presa di Granada (1492), fu portata a termine la Reconquista. Le esplorazioni di Cristoforo Colombo e il trattato di Tordesillas firmato con il Portogallo nel 1494 aprirono le porte del Nuovo Mondo: alla metà del XVI secolo la Spagna controllava una consistente parte del continente sudamericano, l’America centrale, la Florida, Cuba e, in Asia, le isole Filippine.

L’affermazione spagnola in Europa fu agevolata dall’applicazione delle strategie e delle tecniche militari sperimentate con successo nelle guerre contro i musulmani. Il principale avversario della Spagna fu in questa fase iniziale la Francia: la lotta, iniziata nel 1495 con la campagna d’Italia di Carlo VIII di Francia, proseguì per tutto il regno di Ferdinando il Cattolico.

5. Gli Asburgo

Dopo la morte di Isabella di Castiglia e di Ferdinando, Carlo V divenne il primo sovrano della Spagna unita (con il nome di Carlo I). Il nuovo re proseguì la politica antifrancese di Ferdinando con una serie di guerre che resero la Spagna potenza egemone sul territorio italiano e sulle rotte marine del Mediterraneo occidentale, dopo che le vittoriose spedizioni contro Tunisi (1535) e Algeri (1541) avevano bloccato l’espansione turca nelle regioni nordafricane.

Nel 1555 Carlo abdicò in favore del figlio Filippo II. L’impero americano era ormai consolidato e forniva grandi ricchezze; le guerre con la Francia erano terminate con il trattato di Cateau-Cambrésis: aveva così inizio il siglo de oro (secolo d’oro) della cultura e dell’arte ispaniche. Nel 1580, la morte del re Enrico di Portogallo fornì a Filippo l’occasione per rivendicare e ottenere la corona lusitana che, con i relativi possedimenti in Asia, Africa e Brasile, portò alla creazione del più vasto impero coloniale del mondo (vedi Impero coloniale spagnolo).

Il fanatismo cattolico di Filippo II finì tuttavia per creargli gravi problemi. Nei Paesi Bassi, dove il sovrano spagnolo perseguitò i protestanti e pretese di governare ignorando tradizioni e leggi locali, nel 1568 scoppiò un violento conflitto. La spedizione dell’Invincibile Armata contro l’Inghilterra della regina Elisabetta I, che appoggiava i ribelli olandesi, nel 1588 si risolse in un grande disastro. Anche la situazione interna cominciò a deteriorarsi. L’eccessivo potere dato all’Inquisizione provocò il declino della vita intellettuale spagnola; alla sua morte, nel 1598, Filippo II lasciò il paese oppresso da una grave crisi. Il successore, Filippo III, congelò ogni azione militare all’estero; nel 1609 espulse circa 250.000 moriscos (arabi cristianizzati), spopolando ulteriormente la Spagna, già decimata dalle epidemie del 1590, e creando nuovi problemi all’economia.

L’erede al trono, Filippo IV, cedette di fatto la guida del regno a Gaspar de Guzmán, conte di Olivares, che riprese le operazioni militari in Olanda e coinvolse la Spagna nella guerra dei Trent’anni. Nuovi aumenti delle imposte e la coscrizione obbligatoria causarono la rivolta della Catalogna e del Portogallo. Dopo una serie di sconfitte, Olivares fu estromesso e la Catalogna venne riconquistata, ma nel 1648 l’indipendenza olandese dovette essere riconosciuta, così come quella portoghese nel 1668; il Roussillon e la Cerdagne tornarono alla Francia nel 1659. La situazione peggiorò ulteriormente durante il regno di Carlo II.

6. I Borbone

Alla morte di Carlo II, che non aveva eredi, il ramo spagnolo degli Asburgo si estinse. La corona passò al pronipote di Carlo, Filippo V di Borbone, nipote di Luigi XIV di Francia, inaugurando la dinastia dei Borbone di Spagna e suscitando le preoccupazioni dell’intera Europa. Inghilterra, Olanda, Austria, Prussia e altri stati minori, fra i quali la Savoia, formarono una coalizione per sostenere l’altro pretendente al trono, Carlo d’Asburgo, e diedero inizio alla guerra di successione spagnola (1701-1714).

Nel 1711 l’arciduca asburgico divenne imperatore col nome di Carlo VI, e l’Inghilterra si distaccò dalla coalizione. Un compromesso fu raggiunto con il trattato di Utrecht del 1713: la maggior parte dei possedimenti spagnoli (fra cui i Paesi Bassi, Milano, Mantova, il Regno di Napoli e la Sardegna) passò all’Austria, la Savoia ottenne la Sicilia e il Monferrato, ma in compenso Filippo fu riconosciuto re di Spagna con il nome di Filippo V. Formatosi alla scuola dell’assolutismo di Luigi XIV, Filippo sottomise la Catalogna e l’Aragona al controllo dell’autorità centrale. Le sue riforme amministrative resero il governo più efficace e ridussero i privilegi della Chiesa e della nobiltà. Seguendo una linea antibritannica, la Spagna si alleò con la Francia nella guerra di successione polacca (1733-1735) e nella guerra di successione austriaca (1740-1748); grazie a questi conflitti la Spagna riguadagnò molti dei territori italiani perduti nel 1713.

Il nuovo re Carlo III offrì alla Spagna un periodo di governo illuminato e varò importanti riforme per migliorare le condizioni del paese. Al contrario, il successore, Carlo IV, fu un sovrano debole, preda degli intrighi e della corruzione di corte. La Rivoluzione francese del 1789 determinò un rinnovato autoritarismo della politica spagnola che temeva il diffondersi di ideologie rivoluzionarie. Nel marzo 1808 una rivolta popolare costrinse Carlo ad abdicare in favore del figlio Ferdinando, ma il nuovo signore di Francia, Napoleone, sfruttò la crisi per estromettere i Borbone e porre sul trono suo fratello, Giuseppe Bonaparte. Il popolo spagnolo rifiutò di riconoscere la sovranità di Giuseppe e diede vita a una tenace resistenza contro l’occupazione francese. Sei anni di guerra minarono gravemente l’economia spagnola e diedero forza ai movimenti indipendentisti nelle colonie: nel 1826, l’impero coloniale americano si era dissolto, e alla Spagna rimanevano solo Cuba e Puerto Rico.

7. Le guerre carliste

Nel 1812, nella Spagna non occupata dalle truppe francesi, i liberali vararono una Costituzione che instaurava un governo parlamentare, aboliva l’Inquisizione, limitava il potere del clero e della nobiltà. Ferdinando VII tornò in Spagna dopo la sconfitta di Napoleone, nel 1814, e, abrogata la Costituzione del 1812, instaurò un regime reazionario. Nel 1820 una sollevazione militare impose il ripristino della Costituzione, ma la rivolta fu soffocata due anni dopo con l’intervento delle potenze europee. Nel 1833, alla morte di Ferdinando, l’infanta Isabella, di soli tre anni, succedette al trono di Spagna. Maria Cristina, la madre, sostenuta dai liberali, divenne reggente. I conservatori volevano invece sul trono il fratello del sovrano, Carlos, e scatenarono un’aspra guerra civile. Il conflitto tra carlisti e liberali si concluse solo nel 1843, con la sconfitta dei primi e l’ascesa al trono di Isabella II.

Il regno di Isabella fu segnato da una forte instabilità politica e dalla lotta tra liberali progressisti e moderati. Con l’appoggio della nobiltà i moderati mantennero il potere per un ventennio, ma le tendenze assolutistiche della regina provocarono una crisi che culminò in un colpo di stato militare nel settembre del 1868. Isabella venne spodestata e il Parlamento approvò una nuova Costituzione democratica, in base alla quale la Spagna diventava una monarchia parlamentare. Il nuovo governo, presieduto dal generale Francisco Serrano, dovette affrontare la rivolta di Cuba, la rinascita del movimento carlista, la questione della successione al trono. Quest’ultima fu risolta nel 1870, quando Amedeo di Savoia, figlio del re d’Italia Vittorio Emanuele II, accettò la corona. Avversato sia dai carlisti sia dai movimenti anarchici, il re abdicò nel febbraio del 1873. Il Parlamento proclamò immediatamente la repubblica, ma già nel dicembre del 1874 un gruppo di generali, con un colpo di stato, restaurò la monarchia borbonica, eleggendo al trono il figlio di Isabella, Alfonso XII.

Una nuova insurrezione carlista (1876) e un’altra rivolta cubana (1878) furono presto represse, ma nel 1898 scoppiò la guerra ispano-americana, che costrinse la Spagna, sconfitta, a ritirarsi da Cuba e cedere Puerto Rico, Guam e le Filippine agli Stati Uniti.

8. Dalla dittatura alla seconda repubblica

Nonostante le numerose pressioni cui fu sottoposta, la Spagna rimase neutrale nel corso della prima guerra mondiale. Le esportazioni diedero vita a un autentico boom economico, ma nel contempo aumentò anche l’inflazione, e i lavoratori invocarono aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro. Le difficoltà interne furono acuite dalla rivolta guidata da Abd el-Krim in Marocco (1919) e dalla dura sconfitta di Anwal nel luglio 1921, che costrinse gli spagnoli a ritirarsi dai possedimenti marocchini.

Nel settembre del 1923 il generale Miguel Primo de Rivera, con un colpo di stato, sciolse le Cortes (il Parlamento) e instaurò un regime dittatoriale, riconosciuto da Alfonso XIII. I partiti furono messi al bando, e la Catalogna perse i diritti di autonomia. Sedata la rivolta marocchina grazie all’intervento delle truppe francesi (1926), lo sviluppo economico divenne la maggiore preoccupazione del nuovo governo. L’introduzione di misure fiscali indebolì la posizione di Primo de Rivera che, nel gennaio del 1930, perso l’appoggio del re, si dimise.

Le elezioni comunali dell’aprile del 1931 decretarono un esteso successo dei repubblicani, fatto che spinse il re ad abbandonare la Spagna; il 14 aprile fu proclamata la repubblica. Una coalizione di repubblicani e socialisti ottenne, nel giugno dello stesso anno, un vasto successo alle elezioni per le Cortes, e in ottobre fu formato un governo di coalizione guidato da Manuel Azaña y Díaz, che avviò un ambizioso programma di riforme: riforma agraria che prevedeva la redistribuzione delle terre, marcata separazione tra Stato e Chiesa, laicizzazione dell’insegnamento, introduzione del divorzio ecc. Le difficoltà a far accettare alla popolazione alcune di queste misure e la netta opposizione dei conservatori provocarono divisioni all’interno della coalizione di governo.

Nel 1933 la vittoria elettorale delle destre provocò l’inizio di una stagione di aspri scontri politici, culminata nell’ottobre del 1934 nell’insurrezione operaia nelle Asturie, brutalmente repressa nel sangue. Nel 1936 le sinistre tornarono alla guida del paese con il Fronte popolare e Azaña ri reinsediò alla presidenza.

Le sinistre ristabilirono una legislazione riformatrice, ma i disordini si diffusero in tutto il paese e scontri armati tra sostenitori e avversari del governo, occupazioni di terre, distruzioni di chiese, scioperi si susseguirono per tutto l’anno. In questo drammatico contesto, il generale Francisco Franco si fece promotore di un progetto di rovesciamento delle istituzioni repubblicane che ottenne il sostegno della gran parte dell’esercito.

9. La guerra civile

L’insurrezione militare ebbe inizio il 17 luglio del 1936 a Melilla, in Marocco, per estendersi il giorno seguente in tutta la Spagna, che si ritrovò divisa in due zone, una delle quali prevalentemente rurale, controllata dalle forze dei ribelli, e un’altra (che comprendeva numerose aree industriali e urbane) fedele alla repubblica.

Cominciò così la lunga guerra civile, dove entrambe le parti ricevettero aiuti dall’estero: Hitler e Mussolini sostennero le truppe di Franco, mentre l’URSS appoggiò i repubblicani, che ricevettero anche il sostegno delle Brigate Internazionali costituite da volontari europei e americani. I ribelli mostrarono grande unità d’azione; il generale Francisco Franco si proclamò capo della Falange nazionalista, un movimento politico di ispirazione fascista. Il fronte opposto, capeggiato da Juan Negrín, era meno compatto: includeva socialisti moderati e anarchici, comunisti e autonomisti baschi e catalani.

Fallita la presa di Madrid, le forze nazionaliste tentarono la conquista delle province basche, delle Asturie e delle altre regioni industriali del Nord (aprile-ottobre 1937), appoggiate dalle truppe fasciste italiane e dall’aviazione nazista e fascista, che il 26 aprile rasero al suolo la città di Guernica. Nel 1938 le forze franchiste riuscirono a dividere in due la zona nemica. Dopo una disperata resistenza, Barcellona cadde il 26 gennaio 1939; due mesi dopo fu la volta di Madrid. La guerra civile terminò il 1° aprile; la Spagna era letteralmente distrutta, i morti erano intorno al milione.

10. La dittatura di Franco

Preso il potere, Franco non operò alcun tentativo di riconciliazione nazionale, considerando indistintamente repubblicani moderati e militanti comunisti, socialisti e anarchici come “nemici della Spagna”. All’indomani della guerra, decine di migliaia di antifascisti furono uccisi e circa 300.000 furono costretti all’esilio. Le riforme sociali promulgate dal governo repubblicano furono revocate. Le uniche istituzioni riconosciute come legittime e dotate di poteri effettivi furono l’esercito, la Chiesa cattolica e la Falange.

La Spagna franchista rimase neutrale durante la seconda guerra mondiale. Nel 1947 Franco ristabilì la monarchia, ma si dichiarò reggente a vita. Nel corso degli anni Cinquanta, in piena Guerra Fredda, gli Stati Uniti considerarono il dittatore un importante alleato contro il comunismo; nel settembre del 1953 concessero a Franco cospicui aiuti economici e militari in cambio del diritto di impiantare basi navali e aeree in territorio spagnolo. Nel 1955 la Spagna fu ammessa nell’Organizzazione delle Nazioni Unite. A partire dal 1961, grazie a una discreta crescita industriale e a forti investimenti stranieri, l’economia visse una fase di sviluppo. Si verificò una migrazione di massa dalle aree rurali a quelle urbane, dove venne dato impulso all’istruzione secondaria e universitaria. Tali trasformazioni non mutarono però l’essenza del regime e, nel 1962, in risposta a un’eccezionale ondata di scioperi operai nelle Asturie, Franco proclamò la legge marziale.

Nel 1968 la Spagna lasciò i suoi ultimi possedimenti in Africa; quelli del golfo di Guinea si riunirono nella Guinea Equatoriale, mentre il Sahara Occidentale fu diviso tra Marocco e Mauritania.

Tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta anche la Spagna, come gli altri paesi occidentali, fu percorsa da una stagione di lotte operaie e riprese con forza l’attività dell’ETA; nel 1973 il primo ministro Luis Carrero Blanco rimase vittima di un attentato dei separatisti baschi. Il nuovo capo dell’esecutivo Carlos Arias Navarro tentò una timida apertura politica, che fu però respinta dai settori più intransigenti del regime, che lo costrinsero all’inasprimento della politica repressiva.

Le destre tentarono ancora in seguito di opporsi all’apertura politica, ma ormai la sorte del regime fascista spagnolo, simbolizzata dalla lunga agonia del dittatore, era segnata; alla morte di Franco nel novembre 1975, la Spagna si avviò verso la democrazia.

11. La restaurazione della democrazia

Morto Franco, sul trono di Spagna salì il nipote di Alfonso XIII, Juan Carlos. Nel luglio del 1976 questi obbligò Arias Navarro alle dimissioni e affidò ad Adolfo Suárez la guida del governo e il compito di portare a termine la transizione alla democrazia. Nonostante le forti obiezioni dell’esercito, tra aprile e marzo del 1977 fu legalizzato il Partito comunista e vennero ripristinate le libertà sindacali; nel giugno successivo, le elezioni dell’Assemblea costituente – le prime elezioni democratiche dopo quarant’anni – premiarono Suárez assicurando al suo nuovo partito, l’Unione del centro democratico (UCD), il 34% dei voti. Nel 1978 la Spagna si diede una nuova Costituzione, che venne approvata da un referendum il 6 dicembre.

Con il pieno ripristino delle istituzioni e dei diritti civili e politici, la Spagna si lasciò alle spalle il passato franchista; la pena di morte fu abolita. La nuova Costituzione disegnò un paese semifederale, basato sull’autonomia delle regioni, ognuna delle quali dotata di un proprio Parlamento e di un proprio governo. Le Province Basche, la Catalogna e la Galizia beneficiarono di uno statuto speciale di “grande autonomia” e le loro lingue diventarono ufficiali accanto allo spagnolo.

Suárez si ritrovò presto a dover fronteggiare una difficile situazione economica, oltre che l’astiosa opposizione erede del franchismo, ostile alle riforme democratiche. Nel gennaio del 1981, indebolito dalle divisioni interne al suo stesso partito, Suárez rassegnò le dimissioni e venne sostituito alla guida del governo da Leopoldo Calvo Sotelo. L’attivismo dei settori più retrivi della società spagnola si manifestò ancora il 23 febbraio del 1981 con un tentativo di colpo di stato, che fallì tuttavia nell’arco di poche ore. Nel 1982 la Spagna aderì alla NATO, nonostante l’opposizione dei partiti di sinistra e della destra nazionalista.

12. Dall’egemonia socialista a quella popolare

Nelle elezioni svoltesi nell’ottobre del 1982 l’UCD subì un forte ridimensionamento, mentre si affermò clamorosamente il Partito socialista di Felipe González, che ottenne il 46% dei suffragi e la maggioranza assoluta dei seggi all’Assemblea nazionale.

Il governo socialista diede un forte impulso al rafforzamento delle istituzioni democratiche del paese. Nel 1986 la Spagna aderì alla CEE (Unione Europea) e confermò con un referendum la sua adesione alla NATO. González non riuscì invece a fronteggiare la crisi economica (e soprattutto il grave problema della disoccupazione), né conseguì apprezzabili risultati nella lotta al terrorismo nelle Province Basche, nonostante la messa in atto di una severa strategia repressiva. González ricorse a elezioni anticipate nel 1986 e nel 1989, riuscendo a conservare la maggioranza assoluta dei seggi ma subendo una forte riduzione di consensi.

Agli inizi degli anni Novanta il governo socialista venne coinvolto in una serie di scandali economici che ne minarono definitivamente la credibilità, già scossa dal coinvolgimento di suoi importanti membri nella costituzione dei Gruppi antiterroristici di liberazione (GAL), un’organizzazione segreta e illegale nata all’interno della polizia, che durante gli anni Ottanta aveva compiuto numerosi attentati ai danni di esponenti dell’ETA. Nelle elezioni del 1993 il Partito socialista ottenne il 38% dei suffragi e González fu costretto a formare un governo di minoranza con l’appoggio esterno dei partiti nazionalisti moderati basco e catalano; il vero vincitore delle elezioni fu però José María Aznar, che riuscì a raccogliere intorno al suo Partito popolare la gran parte delle forze moderate, ottenendo il 34% dei suffragi. Dopo un periodo travagliato dalla crisi economica e da un forte conflitto sociale, González chiamò nuovamente il paese alle urne nel 1996, ma venne sonoramente battuto da Aznar.

13. La questione delle autonomie

Privo di una sufficiente maggioranza, Aznar ottenne il sostegno del partito autonomista catalano Convergencia i Unió (Convergenza e unione), impegnandosi tuttavia a concedere una maggiore autonomia alla Catalogna. Con il passare degli anni, nella Spagna democratica la questione delle autonomie era andata infatti acquisendo una grande importanza, finendo per costituire, per il governo di Madrid, un problema sempre più pressante. Nel giugno del 1998, i partiti nazionalisti basco, catalano e galiziano avevano infatti promosso un’azione comune per ottenere la revisione della Costituzione del 1978 e l’adozione di un modello confederale.

La questione assumeva una particolare rilevanza nelle Province Basche, dove l’ETA perseguiva l’obiettivo dell’indipendenza dalla Spagna e dagli anni Settanta conduceva una violenta offensiva contro le autorità centrali che aveva causato la morte di oltre 800 persone (vedi Separatismo basco). Alla linea intransigente adottata da Aznar, nel luglio del 1997 l’ETA aveva risposto con il sequestro e l’uccisione di un giovane consigliere comunale basco, militante del Partito popolare, intensificando in seguito la sua strategia terroristica.

L’aggravarsi della crisi spinse i partiti nazionalisti baschi a cercare una soluzione all’annosa questione. Nel settembre 1998, tutte le forze politiche, moderate e radicali, del nazionalismo basco chiesero con il “patto di Lizarra” l’apertura di trattative di pace sul modello irlandese. Per favorire il dialogo l’ETA proclamò un tregua unilaterale, ma il governo centrale respinse la proposta.

Nel 2000 la Spagna fu investita da un’eccezionale ondata di violenza. Accanto ai membri dei partiti popolare e socialista, finirono per entrare nel mirino dell’ETA anche esponenti della società civile basca contrari ai metodi di lotta dell’organizzazione. Particolare scalpore suscitò l’attentato che in maggio causò la morte di José Luis López de la Calle, corrispondente del quotidiano “El Mundo”, più volte perseguitato dal regime franchista per la sua militanza nelle file del Partito comunista spagnolo. Nonostante l’arresto di numerosi membri, l’ETA estese l’offensiva anche al di fuori della regione basca; nel corso dell’estate vennero infatti colpite da attentati dinamitardi Barcellona, Malaga e Madrid. A novembre cadde a Barcellona, sotto i colpi dell’ETA, un altro oppositore del franchismo: Ernest Lluch, professore di economia e ministro della Sanità nel primo governo di Felipe González.

14. Conferma dei popolari

Nel settembre del 1999 il Parlamento spagnolo condannò per la prima volta “il colpo di stato fascista” con il quale, nel 1936, Francisco Franco aveva rovesciato il governo repubblicano; la condanna non fu tuttavia sottoscritta dal Partito popolare di Aznar, che si astenne dal voto.

Sul piano economico, beneficiando di una favorevole congiuntura, la Spagna conseguì importanti obiettivi, tra cui l’entrata nell’euro con il gruppo di testa e una forte riduzione della disoccupazione, favorita soprattutto da una vigorosa strategia di deregolamentazione del mercato del lavoro messa in atto dal governo di Aznar. Il Partito popolare, sfruttando sapientemente la crisi del Partito socialista, si aggiudicò le elezioni legislative del marzo 2000, conquistando la maggioranza assoluta dei seggi del Parlamento.

Nonostante i successi registrati nella lotta contro l’ETA – dovuti anche alla collaborazione della Francia, meno disposta rispetto al passato a tollerare la presenza dell’organizzazione separatista sul proprio territorio – la violenza nelle Province Basche non accennò a diminuire, causando diverse decine di vittime. La severa politica repressiva attuata da Aznar provocò peraltro profonde spaccature nella società basca, in maggioranza contraria alla strategia terroristica ma al tempo stesso risoluta a ottenere una maggiore autonomia dalla Spagna. Le tensioni si acuirono in particolar modo in occasione delle elezioni anticipate del maggio 2001 per il rinnovo del Parlamento regionale basco, quando i due maggiori partiti nazionali (quello socialista e quello popolare) tentarono, senza però riuscirci, di strappare l’egemonia al Partito nazionalista basco, e soprattutto nel giugno del 2002, quando Aznar presentò la “ley partidaria”, che sanciva l’obbligo per tutti i partiti spagnoli di condannare apertamente il terrorismo. La legge, rivolta a mettere fuorilegge Batasuna, la formazione politica basca vicina all’ETA, fu votata dal Parlamento spagnolo a grande maggioranza, con l’astensione di Izquierda Unida e i voti contrari dei nazionalisti della Galizia e delle Province Basche. Nell’agosto successivo, il Parlamento spagnolo votò una mozione che chiedeva la messa al bando di Batasuna, suscitando timori e proteste nelle Province Basche.

Nella primavera del 2002, da poche settimane rieletto all’unanimità alla guida del Partito popolare, Aznar annunciò che non si sarebbe ricandidato per un terzo mandato di governo, aprendo la corsa alla successione. Il paese continuò a beneficiare di buoni risultati economici, registrando tuttavia il più alto tasso di disoccupazione dell’Unione Europea (13,7%, contro una media del 9,5%). Primo investitore europeo in America latina, la Spagna iniziò anche ad avvertire gli effetti della grave crisi che alla fine del 2001 aveva colpito l’Argentina.

15. Crisi e sconfitta del Partito popolare

Nel 2002 si riaffacciò sulla Spagna, dopo anni di pace sociale, lo spettro del conflitto. In giugno, opponendosi alla decisione del governo di apportare nuovi tagli alla spesa sociale, le due principali organizzazioni sindacali proclamarono lo sciopero generale. A novembre, una nuova ondata di critiche si abbatté sul governo, per la superficiale condotta con la quale aveva affrontato il naufragio della petroliera Prestige al largo della Galizia e per la sottovalutazione dei disastrosi effetti che ne erano derivati

Forti proteste sollevò nel paese nel 2003 la crisi irachena, che vide il premier Aznar schierato a favore dell’intervento militare, deciso, contro il parere del Consiglio di sicurezza dell’ONU, dai leader statunitense e britannico George W. Bush e Tony Blair. La popolazione spagnola era infatti, con quella italiana, la più ostile in Europa alla guerra, cui la Spagna non partecipò direttamente, inviando tuttavia alcune navi militari nelle acque del Golfo e un forte contingente di truppe in Iraq dopo il crollo del regime di Saddam Hussein. Tuttavia, nemmeno la vasta contrarietà alla guerra erose significativamente il consenso del Partito popolare che, ottenuto un buon risultato nelle amministrative del maggio 2003, si avviò a riconquistare con Mariano Rajoy, succeduto ad Aznar alla guida del partito, il governo spagnolo.

La mattina dell’11 marzo 2004, a pochi giorni dalle elezioni legislative per il rinnovo del Parlamento, la Spagna fu colpita dal più grave attentato terroristico della sua storia. A distanza di pochi minuti, dieci bombe esplosero a Madrid su quattro treni di pendolari, provocando 191 morti e circa 1500 feriti. Nelle convulse giornate successive all’attentato, con gli spagnoli che a milioni scesero in piazza chiedendo che fosse fatta chiarezza, il governo spagnolo condusse una dura campagna contro l’ETA, benché fossero già evidenti le responsabilità di gruppi terroristici islamici legati ad Al Qaeda. Le elezioni del 14 marzo si trasformarono così in una rivolta contro il Partito popolare, che uscì clamorosamente sconfitto dalle urne perdendo la maggioranza. La protesta premiò il Partito socialista operaio che, con il suo leader José Luis Rodríguez Zapatero, riconquistò il governo del paese.

16. Nuovo governo socialista

Nell’aprile 2004, subito dopo il suo insediamento alla guida del governo, il leader socialista Zapatero annunciò il ritiro immediato delle truppe spagnole dall’Iraq. La clamorosa decisione fu seguita dal riavvicinamento della Spagna alla Francia e alla Germania, tra i paesi che avevano maggiormente criticato l’offensiva lanciata contro l’Iraq dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. Un nuovo segnale del cambiamento in politica estera fu, nel maggio 2005, l’annuncio della ripresa delle relazioni con Cuba.

Zapatero conservò l’impianto economico liberista ereditato dal precedente governo conservatore, compiendo una decisiva svolta anche riguardo ai temi di importanza civile e sociale. Nel suo primo anno di vita, il nuovo Parlamento spagnolo avviò i procedimenti per regolarizzare diverse centinaia di migliaia di immigrati e approvò la riforma del Codice civile legalizzando il matrimonio tra persone dello stesso sesso, cui concesse anche il diritto all’adozione dei minori. I provvedimenti furono fortemente contestati dalle autorità cattoliche e dal Partito popolare, che promosse una grande manifestazione a Madrid.

Zapatero cercò inoltre di perseguire una nuova strategia nei confronti della controversa questione basca, abbandonando la linea intransigente condivisa in precedenza con il Partito popolare. Nel gennaio 2005 il parlamento di Madrid respinse, anche con i voti socialisti, il piano proposto dal presidente del governo basco Juan José Ibarretxe, rivolto ad assegnare alla regione una sostanziale autonomia e a farne una sorta di stato associato alla Spagna. Ma all’indomani delle successive elezioni di aprile per il rinnovo del Parlamento di Vitoria, Zapatero propose la ripresa del dialogo con le forze politiche nazionaliste basche e ottenne dall’ETA la proclamazione di una tregua. Le trattative, osteggiate dai popolari, ebbero tuttavia scarsi esiti e furono interrotte, dopo un attentato dell’ETA, nel dicembre 2006.

Nell’ottobre 2007 furono tratti in arresto 22 dirigenti dell’organizzazione politica basca Batasuna, braccio politico dell’ETA, e si concluse con pesantissime condanne a 21 dei 28 imputati il processo per gli attentati dell’11 marzo 2004; accanto agli integralisti islamici, ritenuti responsabili materiali degli attentati, furono condannati anche alcuni spagnoli per aver fornito loro l’esplosivo. Nello stesso mese, dopo un lungo e tormentato iter e con l’opposizione del Partito popolare, venne approvata la “legge sulla memoria storica”, con cui lo stato spagnolo dichiarava retroattivamente fuorilegge il regime dittatoriale di Francisco Franco (la legge impone tra l’altro la rimozione di monumenti e simboli del regime franchista e riabilita le vittime di condanne e persecuzioni politiche).

17. Sviluppi recenti

Il Partito socialista di José Luis Zapatero si aggiudica con il 43,6% le elezioni legislative del 9 marzo 2008, conquistando 169 seggi del Parlamento di Madrid. Il Partito popolare ottiene il 40% dei voti e 154 seggi.