Induzione e deduzione
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Induzione e deduzione
2. L'induzione

Fondamento dell'induzione è il presupposto che, se qualche cosa è vera in una quantità di casi osservati, essa è vera anche in casi simili non ancora vagliati. In questo senso l'induzione consente di affermare, nella conclusione, qualcosa di più e di nuovo di quanto è contenuto nei casi particolari che fanno da premesse. Il suo limite sta nel non poter pervenire a conclusioni assolutamente certe, bensì a conclusioni dotate solo di un grado più o meno elevato di probabilità. Il filosofo David Hume, nel XVIII secolo, affermò che tutti i nostri ragionamenti induttivi, relativi cioè a esperienze ripetute di eventi osservabili, presuppongono la credenza nell'uniformità della natura, cioè che il futuro rassomiglierà al passato; ma a sua volta la credenza nell'uniformità della natura non può essere fondata induttivamente.

Già studiata nell'antichità da Aristotele, l'induzione viene articolata in una serie di regole da Francesco Bacone alle soglie dell'età moderna; nell'Ottocento il problema dell'induzione è al centro del Sistema di logica deduttiva e induttiva di John Stuart Mill e della Storia delle scienze induttive di William Whewell. Esso ritorna ancora nella filosofia della scienza del Novecento, e in particolare in quella dei neopositivisti: contro la tesi di questi, secondo cui l'induzione costituisce la via per stabilire la verità delle scienze empiriche, si è rivolta la critica di Karl Popper.