Elefante
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Elefante
2. Caratteristiche fisiche

Le due specie di elefanti viventi differiscono l’una dall’altra per la taglia e per alcuni dettagli anatomici: l’elefante africano, più alto e massiccio di quello indiano, ha orecchie più grandi, la pelle più rugosa, il dorso diritto e lunghe zanne in entrambi i sessi; l’elefante indiano, più piccolo, ha una gobba all’altezza delle spalle, una fronte gibbosa, orecchie che non arrivano alle spalle e la proboscide dotata di un solo lobo terminale, anziché di due; le zanne, che nel maschio sono relativamente lunghe, nella femmina sono solo rudimentali. L’elefante africano può raggiungere i 4 m di altezza e superare i 5000 kg di peso; quello indiano, i 3 m di altezza e soltanto i 2500 kg di peso.

1. La cute

La cute, molto spessa e coperta di peli radi, è più scura nell’elefante indiano e più rugosa in quello africano. A differenza di tutti gli altri mammiferi, l’elefante non è dotato di ghiandole sudoripare: un’unica ghiandola cutanea, situata tra l’occhio e l’orecchio, ha funzioni di carattere sessuale. Il sistema attuato da questi enormi mammiferi per dissipare il calore consiste invece nell’arieggiare le orecchie, che infatti sono ampie e percorse da numerosi capillari sanguigni; il fatto che nella specie africana siano più grandi che in quella indiana dipende proprio dal clima, mediamente più caldo nell’areale della prima che in quello della seconda.

2. La proboscide

La proboscide è un organo muscoloso privo di supporto osseo, costituito dal naso e dal labbro superiore saldati insieme ed estremamente allungati. Nelle prime fasi del lungo periodo di gestazione di un elefante, all’interno dell’utero materno, il labbro e il naso appaiono ancora separati; si saldano a poco a poco nel corso dello sviluppo intrauterino. La proboscide viene utilizzata come strumento per portare alla bocca erba, foglie e acqua, per svellere alberi o altri ostacoli sul cammino, e per permettere la respirazione durante le immersioni in acqua; è usata inoltre per emettere richiami e per aspergere il corpo di polvere, come protezione dal calore e dai parassiti. Si tratta di un organo altamente sensibile, di cui l’animale si serve anche per individuare odori portati dal vento. Grazie ai lobi simili a dita che si trovano alla sua estremità e all’azione aspirante delle narici, l’elefante può raccogliere ed esaminare piccoli oggetti con estrema delicatezza. La versatilità e la precisione dei movimenti di questo gigantesco organo si devono principalmente allo straordinario numero di muscoli che esso contiene: circa 150.000, secondo i più recenti studi.

3. Zanne e denti

Le zanne, articolate al cranio, sono una coppia di denti incisivi superiori enormemente sviluppati. Il giovane elefante cambia il primo paio di incisivi tra i 6 e i 12 mesi di età; quelli nuovi, destinati a diventare le zanne, crescono a una velocità di circa 17 cm all’anno. In un maschio di elefante indiano, una zanna può misurare da 1,8 a 2,4 m di lunghezza e da 20 a 45 kg di peso; in un elefante indiano, una zanna è lunga mediamente 1,5 m e pesa 30 kg. La dentatura è ridotta a 4 molari, uno su ciascun lato delle mascelle; ciascuno di essi è una grossa piastra lunga circa 30 cm e larga 10. Quando si consumano per effetto dell’attrito, i primi quattro molari vengono rimpiazzati da altri più grossi. A circa 40 anni di età scendono in posizione i molari definitivi, che durano per circa 20 anni. Una volta consumata l’ultima dotazione di denti, l’animale, non più in grado di masticare il cibo, può morire di inedia.

4. Struttura delle zampe e locomozione

Nonostante il peso enorme, gli elefanti si muovono quasi senza fare rumore, con una straordinaria eleganza. Alla base del piede si trova infatti uno spesso cuscinetto di tessuto elastico, che serve ad assorbire il peso e consente all’animale di camminare eretto sulle dita. Normalmente gli elefanti procedono a una velocità di 6,4 km/h, ma possono raggiungere i 40 durante le cariche. Riescono a guadare facilmente fiumi e laghi, in quanto l’acqua sostiene il loro peso, consentendo loro di nuotare per lunghe distanze senza stancarsi.

5. Percezione sensoriale

Dei cinque sensi, la vista è quello meno efficiente negli elefanti: gli occhi sono piuttosto piccoli e il capo è poco mobile, il che rende il campo visivo assai ristretto. Gli altri sensi sono tutti ben sviluppati. L’organo più sensibile è la proboscide, attiva nel captare dal terreno e dall’aria l’odore del cibo ed eventuali segnali di pericolo. È percorsa in tutta la sua lunghezza dai canali delle narici, che sfociano in una cavità nasale ricchissima di terminazioni nervose. L’efficienza dell’olfatto permette tra l’altro a un maschio di percepire l’odore di una femmina in estro anche a notevole distanza.