| Trova nell'articolo | Arabia Saudita | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Arabia Saudita (nome ufficiale Al-Mamlaka al-’Arabīya as-sa’ūdīya, Regno d’Arabia Saudita), stato del Medio Oriente, occupa gran parte della penisola arabica ed è delimitato a nord da Giordania, Iraq e Kuwait, a est dal golfo Persico e dal Qatar, a sud-est dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Oman, a sud dallo Yemen, a ovest dal Mar Rosso e dal golfo di Aqaba. Il paese ha una superficie complessiva di 2.240.000 km² e un’estensione costiera di 2.640 km. La capitale è Riyadh.
| 2. | Territorio |
Più della metà della superficie del paese è costituita dal deserto, del quale una delle aree più vaste è rappresentata dal Rub’ al-Khali, che si estende per 650.000 km² in gran parte della regione sudorientale. A nord si incontra una propaggine del Deserto siriaco, mentre a nord-est si trova la regione desertica del Nafud (che copre un’area di circa 57.000 km²); a sud del Nafud si estende una regione di altipiani solcati da numerosi uadi, letti di fiumi generalmente asciutti, a eccezione della stagione delle piogge. A ovest gli altipiani si innalzano in una catena montuosa che si estende da nord a sud, attraversando le regioni dell’Higiaz e dell’Asir, e la cui massima elevazione è il Jabal Sawda (3.207 m). A est, lungo le rive del golfo Persico, si trova la depressione di Al Hasa, dove sono situati i principali giacimenti di petrolio del paese.
| 1. | Clima |
L’Arabia Saudita ha un clima caratterizzato da aridità e temperature elevate. A Riyadh le temperature medie di gennaio e di luglio sono rispettivamente di 14,4 °C e di 33,8 °C, mentre a Gedda, negli stessi periodi, si registrano 23,9 °C e 31,7 °C. La scarsità delle precipitazioni, che in gran parte del paese non superano i 100 mm annui, spiega l’assenza di laghi e di fiumi a regime permanente.
| 2. | Flora e fauna |
A causa dell’aridità dei suoli la vegetazione è molto rada e limitata a palme da dattero e a specie arbustive. Soltanto nelle oasi e nelle zone dove sono presenti sufficienti riserve d’acqua (1% della superficie del paese) è possibile coltivare cereali e ortaggi. La fauna è rappresentata dalla iena, dalla volpe, dal gatto selvatico, dalla pantera, dalla gazzella, dall’antilope e dallo struzzo.
| 3. | Problemi e tutela dell’ambiente |
Il Corano attribuisce grande importanza alla cura e conservazione del patrimonio naturale. Speciali riserve naturali, o hema, risalgono a più di duemila anni fa, al periodo preislamico. Oggi l’Arabia Saudita ha un vasto sistema di aree protette, fra cui un Parco nazionale, quello di Asir, alcuni hema tradizionali e riserve naturali tra cui la Dawat At-Dafl e la Dawat Al-Musallamiyah, che in totale assommano al 2% (2004) del territorio del paese. Importanti aree protette sono situate nelle zone militarizzate di sicurezza presso il confine con la Giordania e nel Rub’ al-Khali orientale.
L’Arabia Saudita è quasi completamente desertica; il territorio è privo di foreste naturali, sebbene il governo stia attuando piani di rimboschimento. L’1,8% del territorio è coltivato e gran parte di esso è destinato al pascolo del bestiame, che è la minaccia più grave per la rada vegetazione naturale. Il tasso di incremento demografico, estremamente elevato, grava pesantemente sui delicati ambienti aridi dell’entroterra e crea preoccupazioni riguardo la gestione delle scarse risorse, in particolare dell’acqua. Le falde freatiche sono eccessivamente sfruttate e il governo ha investito ingenti cifre in impianti di dissalazione per fornire acqua potabile trattata artificialmente.
Il paese è uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio; subisce perciò tutti gli inconvenienti relativi all’estrazione, legati in particolare agli sversamenti sia in terra che in mare. L’inquinamento da petrolio danneggia le paludi e altri habitat marini particolarmente fragili, in particolare nel golfo Persico.
Per essere un paese costituito in gran parte da deserti, l’Arabia Saudita possiede una biodiversità piuttosto ricca; gran parte della flora e della fauna è endemica. Secondo le stime, nel paese si trovano 3.500 specie di piante e 77 specie di mammiferi terrestri, 9 (2004) delle quali sono a rischio d’estinzione; vi sono inoltre 413 specie conosciute di uccelli, 17 (2004) delle quali rare.
L’Arabia Saudita ha aderito alla World Heritage Convention (Convenzione per il patrimonio culturale mondiale), ma non ha ancora nessun World Heritage Site. Il paese ha ratificato accordi internazionali per l’ambiente riguardanti il cambiamento del clima, lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, la desertificazione e la protezione dell’ozonosfera. A livello locale, è impegnato nella cooperazione per la protezione degli ambienti marini condivisi con altri paesi, nel golfo Persico, nel Mar Rosso e nel golfo di Aden.
| 3. | Popolazione |
L’Arabia Saudita ha una popolazione di 27.601.038 abitanti (2007), con una densità media di 14 unità per km². È composta per il 56% da arabi e per il 18% da yemeniti, africani e asiatici giunti in Arabia negli anni Cinquanta del XX secolo, attratti dalle opportunità economiche offerte dalla regione. I nomadi, o beduini, costituiscono circa il 27% della popolazione, anche se il loro numero è in costante diminuzione. La gran parte della popolazione (l’88,5%) vive in insediamenti urbani.
| 1. | Lingua e religione |
La lingua nazionale è l’arabo. La popolazione è in maggioranza musulmana, prevalentemente sunnita, nonostante nelle regioni orientali risiedano alcune minoranze sciite. I sunniti sauditi hanno subito l’influenza della setta dei wahhabiti, riformatori che nel XVIII secolo avevano intrapreso un’opera di purificazione dell’Islam.
| 2. | Istruzione e cultura |
In Arabia l’istruzione è gratuita, ma non obbligatoria. Nel 2005 il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta era dell’80,5%. Negli ultimi decenni sono state istituite numerose università, tra cui quella di Riyadh, fondata nel 1957, dove i corsi sono tenuti principalmente in inglese, la lingua più diffusa dopo l’arabo. Sempre nella capitale hanno sede le più importanti biblioteche del paese, come la Biblioteca universitaria, mentre alla Mecca e a Medina sono conservati in particolare testi religiosi.
Per approfondimenti riguardanti la cultura del paese, vedi Arabi; Filosofia islamica; Letteratura araba; Arte islamica.
| 4. | Divisioni amministrative e città principali |
L’Arabia Sudita è amministrativamente divisa in tredici province (mintaqat, sing. mintaqh): ‘Asir, Al Bahah, Ha’il, Al Hudud ash Shamaliyah, Al Jawf, Jizan, Medina, La Mecca, Najran, Al Qasim, Riyad, Ash Sharqiyah, Tabuk.
Le città più importanti, oltre alla capitale Riyadh, sono: Gidda, importante porto sul Mar Rosso; La Mecca, la principale meta di pellegrinaggio dei musulmani; la città santa di Medina; Ad-Dammam, centro petrolifero sul golfo Persico. Nel 1980 sono stati costruiti due nuovi centri industriali: Al-Jubayl sul golfo Persico e Yenbo sul Mar Rosso.
| 5. | Economia |
Nella seconda metà del XX secolo l’industria petrolifera ha radicalmente trasformato l’economia del paese, fino ad allora basata essenzialmente sull’agricoltura, la pastorizia e i commerci. L’Arabia Saudita si è dotata rapidamente di un’industria e ha sviluppato le sue infrastrutture stradali, portuali e aeroportuali. Lo sviluppo industriale è stato ostacolato dalla mancanza di manodopera, in parte compensata, soprattutto a partire dagli anni Settanta, da una cospicua immigrazione, in particolare dagli altri paesi mediorientali.
Nel 2005 il prodotto interno lordo era di 309.778.480.000 $ USA, pari a un PIL pro capite di 13.399,30 dollari; il 5% della popolazione attiva è occupato nei settori dell’agricoltura e della pesca, il 74% nel commercio e nei servizi, e il 21% nell’industria e nell’artigianato.
| 1. | Agricoltura e allevamento |
La scarsità d’acqua e la diffusione dell’allevamento hanno pesato negativamente sull’agricoltura. Grazie all’estensione dei sistemi di irrigazione, il settore ha visto negli ultimi decenni un certo sviluppo. Le colture principali sono quelle del grano, del cocomero, del dattero e del pomodoro. Altri importanti prodotti agricoli sono l’orzo, il sorgo, l’uva, gli agrumi e le cipolle. Abbastanza sviluppati sono l’allevamento e l’attività casearia. Nel 2005 il patrimonio zootecnico ammontava a circa 12 milioni di capi, tra cui 7.000.000 di pecore e 2.200.000 di capre, 260.000 tra cammelli e dromedari, 350.000 bovini. Il settore primario contribuisce per il 4% alla formazione del PIL.
| 2. | Risorse energetiche e minerarie |
La nascita dell’industria petrolifera saudita risale al 1938, quando fu fondata l’Arabian-American Oil Company (Aramco), società controllata da quattro compagnie americane. Nel 1974 l’Aramco passò sotto la gestione del governo saudita. Le enormi riserve (oltre 250 miliardi di barili) e l’elevata qualità del prodotto hanno fatto del paese il maggior esportatore di petrolio del mondo e uno degli esponenti di maggior rilievo dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC). La produzione di greggio, nel 2004, fu di 3.231.816.700 barili. Una parte del petrolio viene trasportata attraverso la Tapline (Trans-Arabian Pipeline), un oleodotto ultimato nel 1950 che collega il paese a Sidone, in Libano; benché negli anni Ottanta sia stato costruito un altro oleodotto, la maggior parte del petrolio continua a essere esportata dai porti del golfo Persico, in particolare da quelli di Ras Tanura e di Ad-Dammam.
Il paese produce anche una considerevole quota di gas naturale (60,1 miliardi di m³ nel 2003). Altre risorse minerarie di una certa importanza sono: calcare, gesso, marmo, argilla, sale e oro. La totalità del fabbisogno di elettricità è soddisfatto da centrali alimentate a combustibile.
| 3. | Industria |
Negli anni Settanta del Novecento, grazie al considerevole aumento degli introiti della vendita del petrolio, il paese ha avviato un ambizioso piano di sviluppo industriale, rivolto soprattutto a rinforzare il settore petrolchimico e la produzione di acciaio e cemento, al fine di dare impulso all’edilizia.
Il settore manifatturiero è andato così diversificandosi, dando vita a un’industria i cui prodotti principali sono, oltre che i derivati del petrolio, la siderurgia e la meccanica pesante, le materie plastiche, i tessuti, i fertilizzanti e il cemento. Discretamente sviluppata è anche l’industria di trasformazione dei prodotti agricoli. Nel 2004 il comparto industriale nel suo complesso forniva il 58,9% del prodotto interno lordo; il contributo dell’industria manifatturiera era del 10,1%.
| 4. | Commercio e finanza |
Il bilancio delle esportazioni del paese è strettamente legato all’andamento del mercato petrolifero: i carburanti costituiscono infatti l’86,4% delle esportazioni del paese. Tra le importazioni prevalgono le apparecchiature elettriche ed elettroniche, i mezzi di trasporto, i generi alimentari, i tessuti e gli articoli di abbigliamento. Nel 2002 il valore totale delle esportazioni fu di 63.725 milioni di $ USA, a fronte di importazioni per 36.965 milioni di $ USA. I principali partner commerciali sono Stati Uniti, Giappone, Francia, Italia, Germania, Corea del Sud e Paesi Bassi.
Un’altra rilevante fonte di reddito per il paese è rappresentata dal turismo religioso, che ogni anno porta migliaia di pellegrini musulmani alla Mecca, città natale del profeta Maometto, e a Medina, dove si trova la sua tomba; nel 2005 gli arrivi furono 8,04 milioni. L’unità monetaria è il riyal saudita, suddiviso in 100 halalah.
| 5. | Trasporti e vie di comunicazione |
Negli ultimi decenni notevole è stato lo sviluppo delle comunicazioni, tanto che nel 2000 la rete stradale si estendeva per 152.044 km e quella ferroviaria per 1.020 km. I porti principali sono Gidda e Yenbo, sul Mar Rosso, e gli scali petroliferi di Al-Jubayl, Ad-Dammam e Ras Tanura, sul golfo Persico. Gli aeroporti principali sono quelli di Dhahran, Gidda e Riyadh.
| 6. | Ordinamento dello stato |
L’Arabia Saudita è una monarchia assoluta; il sovrano esercita il potere legislativo ed esecutivo, coadiuvato dal Consiglio consultivo composto da 90 membri di nomina regia. Fino al marzo del 1992, anno in cui fu promulgata una Carta dei diritti, non esisteva una Costituzione scritta e a tutt’oggi non sono ammessi partiti politici. La gran parte degli alti funzionari dello stato è scelta tra i membri della famigli reale e le altre famiglie nobili e notabili del paese.
Il re, oltre a essere capo del governo, rappresenta anche la suprema autorità religiosa (“custode delle sante moschee”). La carica regia non è ereditaria; il successore del sovrano viene scelto tra i membri della folta famiglia reale, previa consultazione con i leader politici e religiosi. Il sistema giudiziario si basa sulla shariah, la legge islamica (vedi Islam: la Shariah e i riti). Il principale organo giudiziario del paese è costituito dal Consiglio Supremo. È in vigore la pena di morte.
La riforma del 1993 ha stabilito la suddivisione del paese in tredici distretti amministrati da governatori e assemblee di notabili locali; le principali città eleggono il proprio governo municipale, mentre l’amministrazione dei piccoli centri e villaggi è affidata ai Consigli degli anziani.
| 7. | Storia |
La penisola araba è probabilmente la regione da cui all’inizio del IV millennio a.C. mossero, per stabilirsi in Mesopotamia e in Palestina, popolazioni semite in seguito conosciute come assiri, cananei e amorrei.
| 1. | Storia antica |
Nel I millennio a.C. il regno mineo comprendeva la capitale Karna (l’attuale Sadah, nello Yemen), la regione dell’Asir e i territori a sud dell’Higiaz, lungo le coste del Mar Rosso. Dopo che i minei, popolazione di nomadi e mercanti che detenne il monopolio del commercio dell’incenso per quasi tutto il millennio, abbandonarono l’avamposto commerciale di Al-Ula nel I secolo a.C., i nabatei fecero di Medain Salih, a nord, il centro delle proprie attività mercantili. Sottoposti alla pressione espansionistica prima di Alessandro il Grande, poi della dinastia egizia dei Tolomei, le popolazioni della penisola conservarono a lungo l’indipendenza ma il regno dei nabatei, di cui Petra era la capitale, fu annesso all’impero romano da Traiano nel 106 d.C.
| 2. | L’avvento dell’Islam |
Tra il IV e il V secolo d.C. la regione fu divisa tra i ghassanidi e i lakhmidi. Agli inizi del VII secolo alla Mecca – che grazie alla sua posizione strategica aveva oscurato la potenza economica di Petra – Maometto iniziò la sua predicazione. Cacciato dalla città nel 622 (vedi Egira), Maometto promosse da Medina un rapido processo di unificazione delle popolazioni arabe. Nel 630 fece ritorno alla Mecca e la conquistò, dando così inizio all’espansione dell’islam. I suoi successori conquistarono e convertirono tutto il Medio Oriente; quando fu fondato il califfato, prima a Damasco nel 660 (vedi Omayyadi), e in seguito a Baghdad (vedi Abbasidi), la terra natale di Maometto perse di importanza all’interno dell’impero islamico. Il califfato andò via via indebolendosi e dopo il 1269 la maggior parte dell’Higiaz cadde sotto la sovranità dei mamelucchi egiziani; questi vennero soppiantati solo nel 1517, quando l’Egitto fu conquistato dagli ottomani, che tuttavia non riuscirono a stabilire un completo controllo sul territorio arabo. Nel XV secolo Muhammad ibn Saud fondò a Riyadh la dinastia saudita.
| 3. | L’influenza wahhabita |
Nel XVIII secolo dalla predicazione del capo religioso Muhammad ibn Abd al-Wahhab nacque il movimento dei wahhabiti. Sostenitori di un ritorno all’islam originale e profondamente ostili agli sciiti, nel 1744, con l’aiuto dell’esercito saudita, costituirono uno stato arabo nel Neged. Nel 1801 i wahhabiti distrussero Kerbela, la città santa sciita, e tra il 1802 e il 1804 occuparono la Mecca e Medina. Cacciati nel 1812 dal chedivè d’Egitto Muhammad Alì, wahhabiti e sauditi si ritirarono a Riyadh, facendone nel 1818 la capitale del regno. Da qui si volsero alla conquista dei territori perduti, riuscendo in gran parte nell’impresa. Nel 1865, in seguito a una guerra civile, il regno venne smembrato tra i vari clan e gli ottomani; il clan saudita, sconfitto, si recò in esilio in Kuwait. Nel 1902 l’emiro Ibn Saud riconquistò Riyadh e, a partire dal 1906, passò sotto il suo controllo l’intera regione del Neged. Nel 1913 occupò la regione di Hasa e nel 1921 lo Jebel Sammar. Nel 1924 scacciò lo sceriffo Hussein ibn Alì dalla Mecca e tra il 1925 e il 1926 prese Medina e Asir. Autoproclamatosi re del Neged e dell’Higiaz, nel 1932 unificò i territori conquistati, dandogli il nome di Arabia Saudita. Nel 1934, con il trattato di Ta’if che poneva fine alla guerra con lo Yemen, incluse definitivamente nel suo regno l’Asir, il Nairan e lo Jizan.
| 4. | Il regno di Ibn Saud I |
La scoperta di vasti giacimenti petroliferi portò nel 1938 alla costituzione dell’Arabian-American Oil Company (Aramco), una società controllata da quattro compagnie statunitensi. I crescenti profitti dell’esportazione del petrolio spinsero Ibn Saud a porre in atto un programma di modernizzazione del paese. Sul piano internazionale, l’Arabia Saudita si adoperò per riallacciare i rapporti con l’Iraq e la Transgiordania, sui cui troni la Gran Bretagna aveva posto i figli di Hussein ibn Alì, Abd Allah ibn Hussein e Faisal I. Contemporaneamente adottò una politica amichevole nei confronti di Stati Uniti e Gran Bretagna e durante la seconda guerra mondiale ospitò una base aerea statunitense a Dhahran. Il paese rimase neutrale fino al marzo del 1945, quando dichiarò guerra alla Germania e al Giappone.
Nel 1945 l’Arabia Saudita aderì alle Nazioni Unite e fu tra i fondatori della Lega araba. Benché contraria alla creazione dello stato d’Israele, essa non fu tra i protagonisti principali della guerra contro lo stato ebraico (1948-49). Nel giugno del 1951 un accordo prolungò di altri cinque anni la concessione della base di Dhahran agli Stati Uniti. Come contropartita Riyadh ottenne un consistente sostegno tecnologico e militare; inoltre, nel dicembre dello stesso anno un nuovo accordo con l’Aramco assegnò all’Arabia Saudita il 50% degli utili delle vendite del petrolio.
| 5. | Alleanze internazionali |
Nel novembre 1953, alla morte di Ibn Saud I, sul trono saudita salì il figlio maggiore Saud. Mantenendo una posizione di neutralità nella Guerra Fredda tra le due superpotenze americana e sovietica, l’Arabia Saudita si oppose al patto di Baghdad, stretto nel febbraio 1955 tra Turchia, Iraq, Iran, Pakistan e Gran Bretagna. Nell’aprile dello stesso anno una delegazione saudita partecipò alla conferenza di Bandung. Alla fine dell’anno – dopo uno scontro diplomatico con la Gran Bretagna per il controllo di un’oasi in un tratto di territorio contestato dall’Oman – Riyadh si avvicinò all’Egitto di Gamal Abdel Nasser e alla Siria, sostenendoli finanziariamente. Nel 1956, dopo la crisi di Suez, l’Arabia Saudita ruppe i rapporti diplomatici con la Francia e la Gran Bretagna (sospendendo le forniture di petrolio ai due paesi) e rafforzò l’alleanza con gli Stati Uniti.
Nel gennaio del 1957 Saud si recò negli Stati Uniti, ai quali prolungò ancora i termini di utilizzo della base aerea di Dhahran in cambio di forniture di armi. Nel marzo 1958 il sovrano saudita assegnò al fratello Faisal ibn Aziz la guida di un governo, che venne costituito nel maggio successivo. Nel 1960 Saud costrinse tuttavia il fratello alle dimissioni, assumendo anche le funzioni di primo ministro.
| 6. | Nascita dell’OPEC e scontro con l’Egitto |
Per coordinare una politica comune sui prezzi e sulla produzione del petrolio, nel settembre del 1960 Arabia Saudita, Iraq, Iran, Venezuela e Kuwait tennero una conferenza a Baghdad in seguito alla quale fu fondata l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC).
Dopo la rivoluzione scoppiata nello Yemen nel settembre del 1962, i rapporti tra i governi saudita ed egiziano si deteriorarono: infatti, mentre l’Egitto si schierò al fianco del nuovo governo repubblicano, l’Arabia Saudita si impegnò a sostenere l’imam yemenita nel suo tentativo di riconquistare il trono. In seguito all’attacco saudita allo Yemen, in novembre gli aerei egiziani bombardarono le città arabe. A ottobre, in piena crisi, Saud affidò nuovamente la guida del governo al fratello Faisal. Rafforzati i suoi poteri, Faisal salì sul trono saudita il 2 novembre del 1964, designando come successore il fratellastro, il principe Khaled.
| 7. | I conflitti arabo-israeliani |
Nel 1967, quando il conflitto arabo-israeliano si intensificò sfociando nella guerra dei Sei giorni, Faisal espresse pieno sostegno al presidente egiziano Nasser e inviò un contingente di 20.000 uomini in Giordania. Il 6 giugno furono sospese tutte le forniture di petrolio a Gran Bretagna e Stati Uniti (ripristinate dopo la sconfitta araba), senza che fossero tuttavia interrotte le relazioni diplomatiche. Nel luglio del 1970, dopo sette anni di ripetuti conflitti, l’Arabia Saudita riconobbe formalmente il governo repubblicano dello Yemen. Pur criticando il sostegno statunitense allo stato ebraico, nel 1971 Riyadh rafforzò i legami economici con Washington.
Nel 1973, dopo la guerra del Kippur, l’Arabia Saudita si unì agli altri paesi arabi nell’embargo petrolifero che provocò una grave crisi energetica in Occidente. Il conseguente aumento del prezzo del greggio e quello della partecipazione azionaria nell’Aramco contribuirono alla straordinaria crescita delle rendite petrolifere; la monarchia saudita fu così in grado non solo di intensificare il processo di industrializzazione interno, ma anche di intervenire con consistenti aiuti nel mondo arabo per contrastare l’avanzata dei movimenti panarabisti e socialisti e promuovere il disegno egemonico wahhabita sull’islam sunnita.
| 8. | L’ascesa di Fahd |
Nel marzo del 1975 Faisal fu assassinato da un nipote; gli succedette formalmente Khaled, ma Fahd, l’undicesimo figlio di Ibn Saud, più volte ministro, concentrò nelle sue mani un grande potere. Riyadh confermò la tradizionale politica conservatrice all’interno ed esercitò la propria influenza sull’OPEC per scongiurare l’aumento del prezzo del greggio richiesto della maggior parte dei paesi membri. Nel 1976 fu annunciato il passaggio completo del controllo dell’Aramco sotto la monarchia saudita.
La politica di conciliazione nei confronti di Israele inaugurata dal presidente egiziano Anwar al-Sadat nel 1977 non incontrò l’approvazione di Riyadh, che dopo la firma degli accordi di Camp David nel 1979 ruppe i rapporti diplomatici con l’Egitto, sospendendo gli aiuti economici. Nello stesso anno la vita politica del paese venne sconvolta da due clamorosi eventi: la rivoluzione sciita in Iran e i gravi disordini provocati alla Mecca da fondamentalisti wahhabiti. Preoccupato per l’indebolirsi dell’unità nazionale, il governo di Riyadh introdusse severe misure di sicurezza e avviò il riarmo dell’esercito, concludendo nel 1981 un accordo con gli Stati Uniti aspramente osteggiato da Israele.
Nel giugno del 1982, alla morte di Khaled, Fahd salì ufficialmente sul trono saudita. Nel corso degli anni Ottanta Riyadh sostenne l’Iraq di Saddam Hussein, impegnato nella violenta guerra contro la repubblica islamica iraniana, provocando il risentimento della minoranza sciita. L’Arabia Saudita fornì anche un fondamentale sostegno, economico ed ideologico, al jihad antisovietico in Afghanistan, grazie alla rete di madrase (scuole coraniche) wahhabite impiantate tra i profughi afghani in Pakistan. A coordinare l’intervento saudita in Afghanistan venne designato un giovane leader fondamentalista vicino alla famiglia reale, Osama Bin Laden.
All’interno del paese andarono via via aumentando le tensioni religiose. Nel 1987 una violenta sommossa sciita scoppiata durante l’hajj – il tradizionale pellegrinaggio alla Mecca – venne repressa nel sangue, con centinaia di vittime; sempre durante le celebrazioni dell’hajj, nel 1990 bastarono modesti incidenti per provocare un’ondata di panico in cui trovarono la morte, schiacciati dalla folla, più di 1.400 pellegrini.
| 9. | La guerra del Golfo |
L’invasione irachena del Kuwait nell’agosto del 1990 agitò ulteriormente il quadro politico e strategico mediorientale ed ebbe per l’Arabia Saudita notevoli ripercussioni economiche e politiche. Temendo un attacco iracheno, il governo saudita offrì infatti accesso all’armata statunitense ed entrò a far parte della coalizione antirachena nella guerra del Golfo. Contemporaneamente, per compensare la perdita delle forniture petrolifere irachene e kuwaitiane, incrementò la produzione di greggio.
Nel 1992 Fahd introdusse alcune riforme politiche e istituzionali, istituendo la Shura, il Consiglio consultivo (che si riunì per la prima volta nel 1993), e promulgando una Carta dei diritti. A causa delle ingenti spese sostenute durante la guerra del Golfo, il paese scivolò in una grave crisi economica, che costrinse il governo a operare sostanziali tagli alla spesa sociale e alla difesa; tuttavia nel marzo 1994 si oppose al piano iraniano di rialzo del prezzo del petrolio.
| 10. | La questione fondamentalista |
La partecipazione alla guerra del Golfo e la permanenza delle truppe statunitensi sul territorio saudita furono interpretate da una grossa parte della popolazione saudita come un tradimento della nazione araba e un atto di sottomissione all’Occidente. Nel tentativo di contenere la protesta dei religiosi – sostenuta peraltro non disinteressatamente da membri del governo e della stessa famiglia reale – Fahd intensificò il sostegno ai wahhabiti, che ebbero un ruolo di rilievo anche nella guerra civile nella ex Iugoslavia. Tuttavia, la strategia di Fahd non ottenne gli esiti sperati; nella seconda metà degli anni Novanta crebbero i sentimenti antioccidentali e numerosi attentati colpirono le truppe statunitensi di stanza nel paese (nel 1995 a Riyadh, nel 1996 a Dhahran), ma crebbe anche l’opposizione dei religiosi più radicali alla Corona saudita.
Nel 1995 Fahd, colpito da un ictus, uscì di scena; la lotta per la successione all’interno della famiglia reale si risolse a favore del principe Abdullah. Questi promosse alcune riforme, tra cui l’allargamento del Consiglio consultivo da 60 a 90 membri. Sul piano della politica estera i segni della nuova leadership furono anche più evidenti, indicando la volontà di un riavvicinamento al mondo arabo e islamico. Infatti, mentre i rapporti con gli Stati Uniti andarono deteriorandosi – sia per la lentezza con cui procedevano i negoziati di pace israelo-palestinesi, sia per la ripresa degli attacchi statunitensi e britannici sull’Iraq, destinati secondo Riyadh a rafforzare ulteriormente il regime di Saddam Hussein – Abdullah sostenne il severo regime instaurato dai taliban in Afghanistan e avviò una ripresa delle relazioni con l’Iran e la Libia. Nel 1998 proibì l’utilizzo delle basi saudite per gli attacchi aerei contro l’Iraq.
Per contenere il malcontento dei religiosi, nel 1998 si rifiutò di consegnare all’ONU Osama Bin Laden, ritenuto responsabile degli attentati alle ambasciate statunitensi in Kenya e in Tanzania; tuttavia, per non compromettere ulteriormente le sue relazioni con gli Stati Uniti e i paesi occidentali, iniziò a prendere le distanze dal regime afghano dei taliban, diventato il principale alleato di Osama Bin Laden.
Il devastante attacco terroristico lanciato nel settembre del 2001 da un commando suicida contro le torri del World Trade Center a New York e l’edificio del Pentagono a Washington (vedi Stati Uniti d’America: 11 settembre 2001) fu un allarmante segnale per il regime saudita: non solo l’attacco era riconducibile all’organizzazione Al Qaeda di Osama Bin Laden, ma 15 dei 19 membri del commando erano cittadini sauditi.
L’avvio di una radicale riforma politica ed economica divenne per Riyadh determinante per contrastare le deriva terroristica del radicalismo islamico, salvaguardando la stessa stabilità della monarchia e le relazioni con i partner occidentali e con gli Stati Uniti in primo luogo.
Riyadh ruppe ogni relazione diplomatica con i taliban, offrendo il suo sostegno agli Stati Uniti nell’offensiva contro il terrorismo. Nel contempo, nel tentativo di riguadagnare consenso presso la comunità islamica, nel marzo 2002 Abdullah presentò un suo piano di pace per la Palestina, offrendo il riconoscimento dei paesi arabi a Israele in cambio della soluzione della questione palestinese; il piano raccolse consensi anche presso le diplomazie occidentali, ma non ebbe tuttavia alcun esito.
Nella nuova crisi irachena, esplosa nel 2002 con l’accusa statunitense e britannica al governo di Baghdad di sviluppare un programma di costruzione di armi di sterminio di massa, Riyadh si sforzò di scongiurare la guerra, negando infine all’armata statunitense l’uso delle basi saudite quando nella primavera del 2003 venne lanciato l’attacco contro l’Iraq. In aprile, crollato il regime di Saddam Hussein, Riyadh e Washington raggiunsero un accordo per smantellare le basi statunitensi in Arabia Saudita. In maggio, un primo attentato nella capitale saudita inaugurò nel paese un periodo di violenza e di pericolosa instabilità.
| 11. | Sviluppi recenti |
Nel settembre 2003 circa trecento intellettuali sottoscrivono una petizione in cui si chiede l’introduzione di riforme politiche; in ottobre, una manifestazione viene repressa dalla polizia saudita. In novembre un nuovo attentato rivendicato da Al Qaeda provoca a Riyadh la morte di 17 persone. Nuovi attentati scuotono la capitale nella primavera del 2004, tra cui uno diretto contro gli alloggi di una società petrolifera straniera a Khobar, che causa la morte di 22 persone. In giugno cadono vittime di un attentato due cittadini statunitensi; un terzo statunitense viene rapito e giustiziato da un commando di terroristi islamici.
Nell’aprile 2005 si svolgono in Arabia Saudita elezioni municipali libere, le prime del regno saudita; le elezioni sono tuttavia interdette alle donne. In agosto viene annunciata la morte di re Fahd; gli succede ufficialmente il principe Abdullah.