| Machiavelli, Niccolò | Articolo | ||||
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| 2. | Il Principe |
La vasta esperienza che Machiavelli ebbe modo di approfondire sugli affari di stato e di governo lo portò a delineare la figura di un governante ideale, in grado di reggere uno stato forte e di affrontare con successo sia gli attacchi esterni sia le sollevazioni dei sudditi all’interno. Nella maggior parte dei suoi scritti tratteggiò un’analisi politica molto realista della situazione a lui contemporanea, confrontandola con esempi tratti dalla storia, soprattutto da quella romana.
Nella sua opera più famosa, Il Principe (1513, ma pubblicato a stampa solamente nel 1532), analizzò i vari generi di principati e di eserciti, e cercò di delineare le qualità necessarie a un principe per conquistare e conservare uno stato, e per ottenere il rispettoso appoggio dei sudditi. Secondo Machiavelli, ciò che permette a un principe di mantenere il controllo del proprio stato non va cercato in un comportamento corretto o morale; occorre bensì guardare la 'realtà effettuale della cosa': se questa è dominata dalla lotta, il principe dovrà imporsi con la forza.
L’affermazione, che è stata spesso interpretata come una difesa del dispotismo e della tirannia di principi quali Cesare Borgia, si basa sulla convinzione che chi governa non debba essere vincolato dalle tradizionali norme etiche: è meglio essere amato che temuto, oppure è meglio il contrario? La risposta è che sarebbe auspicabile essere entrambe le cose ma, dovendo scegliere, poiché risulta difficile unire le due qualità, per un principe è molto più sicuro essere temuto che amato. Il concetto è così tradotto nell’asciutta prosa di Machiavelli:
Secondo Machiavelli, un principe dovrebbe interessarsi solo del potere e sentirsi vincolato solo da quelle norme (tratte dalla storia) che conducono le azioni politiche al successo, superando gli ostacoli imprevedibili e incalcolabili posti in gioco dalla Fortuna.