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Amniocentesi Procedura utilizzata per estrarre un campione del liquido amniotico che avvolge il feto umano contenuto nell'utero. Le cellule fetali ottenute dal liquido vengono messe in coltura in laboratorio, al fine di ottenere indicazioni di eventuali anomalie cromosomiche, enzimi difettosi o ritardi di crescita. L'amniocentesi viene in genere eseguita subito dopo la quattordicesima settimana di gestazione, nell'ambito del consulto genetico prestato ai genitori, nel caso siano portatori di sospette anomalie ereditarie, o quando l'età della madre potrebbe predisporre il feto ad anomalie genetiche, oppure quando la gestante è stata esposta a sostanze che potrebbero danneggiare gravemente lo sviluppo del feto.
Dopo l'iniezione di un anestetico locale nella cute addominale della madre, un ago molto sottile viene inserito, attraverso l'addome e la parete uterina, nell'amnios, il sacco che contiene il liquido amniotico. Con questa procedura vengono aspirati circa 30 ml di liquido, che viene poi analizzato.
Nonostante l'amniocentesi sembri aumentare il rischio di aborto spontaneo dello 0,5-1%, dall'analisi delle cellule fetali nel liquido amniotico è possibile identificare oltre il 75% delle anomalie congenite, nonché il sesso del nascituro. L'amniocentesi viene impiegata frequentemente per individuare un'eventuale sindrome di Down. Vedi anche Gravidanza e parto.