| Trova nell'articolo | Neolitico | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Neolitico Ultimo periodo dell’età della Pietra, seguito al Paleolitico e al Mesolitico. Al Neolitico (dal greco néos, “nuovo” e líthos, “pietra”) si fanno tradizionalmente risalire l’origine dell’agricoltura e dell’allevamento, l’affermarsi di uno stile di vita sedentario e l’uso della ceramica e di utensili in pietra levigata (anche se non mancano esempi precedenti di questa tecnica).
La civiltà neolitica si sviluppò precocemente nel Vicino Oriente (dall’VIII millennio a.C.) con una fase, detta Neolitico preceramico, in cui la produzione di cibo precedette l’uso del vasellame in ceramica; si diffuse più tardi in Europa, per concludersi nel IV-III millennio a.C. con l’adozione della tecnologia del rame (vedi Calcolitico) e del bronzo (vedi Età del Bronzo).
| 2. | Dal nomadismo alla sedentarizzazione |
In questo periodo sorsero i primi villaggi permanenti: in Oriente si costruivano le case prevalentemente con mattoni crudi, mentre nell’Europa centrale e occidentale furono utilizzati perlopiù tronchi d’albero. Testimonianze significative di imprese edilizie provengono, ad esempio,. da Gerico, dove nel Neolitico preceramico furono innalzate monumentali mura in pietra, e dal villaggio di Skara Brae nelle isole Orcadi, ben conservato grazie alla sabbia che lo ha ricoperto per millenni.
La ceramica si diffuse con rapidità nel Neolitico; la tecnica non era sconosciuta anche ai cacciatori-raccoglitori nomadi del Paleolitico, ma veniva applicata in misura estremamente ridotta, a causa della pesantezza dei recipienti ceramici rispetto a quelli in cuoio o giunco intrecciato, più facili da trasportare.
Le ragioni del passaggio dall’economia di caccia e raccolta alla produzione del cibo (tramite agricoltura e allevamento) sono da ricercare in diversi fattori concomitanti e collegati. La pressione demografica non costituisce di per sé una spiegazione sufficiente, perché a quell’epoca la popolazione era ancora molto rada rispetto alle risorse disponibili. Anche le modificazioni climatiche, pur avendo sicuramente favorito le trasformazioni produttive, non possono esserne ritenute causa esclusiva. Queste realtà divennero determinanti forse solo nel momento in cui si affermò il desiderio delle prime comunità neolitiche di affrancarsi dalla totale dipendenza dai cicli naturali per procurarsi il cibo.
| 3. | Materiali |
Già nel Paleolitico l’attività estrattiva era nota: si ricavava ocra dalle miniere africane e selce in Europa. Durante il Mesolitico, nelle isole del Mediterraneo si lavorava l’ossidiana. Solo nel Neolitico, tuttavia, l’estrazione dei minerali raggiunse pieno sviluppo. Centinaia di pozzi e gallerie (tra cui Grimes Graves in Inghilterra, Krzemionki in Polonia, Spiennes in Belgio, Gargano in Italia) sono rimasti a testimoniare la padronanza di questa tecnica. La selce così ricavata servì alla produzione di asce, scheggiate o levigate, che furono utilizzate nel massiccio diboscamento allora in atto in Europa.
Furono costruite case di tronchi molto grandi e opere complesse, come il pozzo di Kückhoven (Germania nordoccidentale), anteriore al 5000 a.C., rivestito di enormi tavole. Il legname fu usato anche per costruire passaggi nelle zone paludose e villaggi su piattaforme sulla riva dei laghi alpini: gli scavi hanno riportato alla luce molti resti di materiale organico – oggetti in legno, cesti, tessuti –, conservati dall’umidità, che si sono rivelati straordinariamente utili per conoscere la vita quotidiana nella tarda età della Pietra. Questi materiali si sono conservati bene anche in ambienti estremamente aridi, come l’America sudoccidentale o le Ande.
| 4. | Produzione artistica |
Tra le manifestazione dell’arte neolitica figurano interessanti manufatti in ceramica, riccamente decorati con motivi incisi, impressi o dipinti, e una vasta gamma di statuette (spesso femminili, raffiguranti forse una Grande Madre, dea generatrice). Quanto alle opere monumentali, in Europa occidentale sono rimasti numerosi tumuli sepolcrali: un esempio significativo è offerto da Silbury Hill, in Inghilterra, un enorme tumulo in calcare datato intorno al 2800 a.C.
Ancora più imponenti sono i monumenti megalitici: i grandi circoli di pietre della Gran Bretagna (Stonehenge e Avebury), i menhir, isolati o allineati come a Carnac (Francia), le “statue-menhir” antropomorfe, le grandi tombe megalitiche diffuse dalla Scandinavia al Portogallo (sovente con rilievi a motivi geometrici e pitture). È dimostrato che furono motivi legati alla conoscenza dell’astronomia a dettare la costruzione e la disposizione di alcuni monumenti: le pietre di Stonehenge, ad esempio, sono allineate sull’asse del solstizio d’estate, mentre la tomba di New Grange, in Irlanda, ha un’apertura attraverso la quale il sole, all’alba del solstizio d’inverno, illumina il corridoio e la camera sepolcrale.
Le testimonianze artistiche più straordinarie delle culture dell’età della Pietra provengono tuttavia dall’isola di Pasqua, nell’oceano Pacifico, dove tra i primi secoli dell’era cristiana e il 1600 circa una cultura del Neolitico innalzò centinaia di piattaforme in pietrisco, rivestite di lastre di pietra, sopra le quali pose enormi statue (moai), ricavate da tufo vulcanico scolpito con pietre in basalto.