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Shatt al-Arab
1. Introduzione

Shatt al-Arab (arabo Shaţţ al-‘Arab), fiume dell'Asia sudoccidentale, che per lungo tratto segna il confine tra Iraq e Iran. È lungo 170 km ed è formato dalla confluenza tra l'Eufrate e il Tigri, in territorio iracheno. Da qui scorre poi in direzione sud-ovest fino alla foce, nel golfo Persico. Il suo maggior affluente (di sinistra) è il Karun, che proviene dall'Iran.

2. Descrizione fisica

I terreni circostanti lo Shatt al-Arab sono costituiti da suoli alluvionali e da paludi. Vive qui, in relativo isolamento, una popolazione araba che ha sviluppato una particolare cultura, adattata all'ambiente palustre, con caratteristici villaggi di canne. Una grande quantità di sedimenti trasportati dal fiume si deposita alla foce, provocando una continua espansione dell'area deltizia; di conseguenza, la città iraniana di Abadan, che 1.000 anni fa si affacciava direttamente sul golfo, attualmente è situata nell'entroterra, a 50 km dalla costa. Le acque del fiume contengono una grande quantità di limo: il fondale deve essere costantemente dragato per rimanere navigabile.

La regione circostante lo Shatt al-Arab è una zona petrolifera di grande importanza. Il petrolio estratto viene poi trasportato lungo il fiume sino al golfo Persico. Un tipico prodotto agricolo coltivato lungo le sue rive sono i datteri, di cui questa zona è una delle massime produttrici mondiali. Le principali città che il fiume attraversa sono Abadan e la città irachena di Bassora.

3. Importanza storico-economica

Lo Shatt al-Arab è una via d'acqua di vitale importanza strategica: costituisce lo sbocco al mare dell'Iraq ed è un fondamentale corridoio per le esportazioni di petrolio e di altre merci. Il controllo del fiume è stato per lungo tempo oggetto di controversie ed è stato una delle principali cause della decennale guerra Iran-Iraq, iniziata nel 1980.

La prima disputa di cui ci è rimasta testimonianza risale al trattato di Zohab, del 1639. Questo trattato intendeva fissare una frontiera fra gli imperi ottomano e persiano. Il linguaggio usato nel formulare il trattato era stato comunque vago, tanto che la causa del contendere non venne risolta neppure attraverso un gran numero di accordi successivi. Le potenze esterne si inserirono nella disputa nel corso del XIX secolo: la Russia dava man forte alle rivendicazioni persiane sulla sponda orientale del fiume, mentre la Gran Bretagna sosteneva la pretesa ottomana di controllare entrambe le sponde. Il secondo trattato (di Ezerum), firmato nel 1847, rispecchiava sostanzialmente la posizione russo-persiana, ma il linguaggio era tale che gli ottomani ne diedero un'interpretazione a proprio favore e si ritennero possessori dello Shatt al-Arab, pur cedendo i diritti di navigazione anche ai persiani.

Gli accordi sottoscritti proprio alla vigilia della prima guerra mondiale spostarono il confine lungo l'asse mediano del fiume solo in corrispondenza dei porti situati sulla sponda persiana, ma in generale la frontiera tra le due potenze rimase fissata sulla sponda orientale dell’importante via d'acqua. Gli scontri lungo il fiume si sono susseguiti negli anni, insieme con i negoziati e le abrogazioni di accordi già firmati, anche dopo la dissoluzione degli imperi persiano e ottomano e la costituzione degli attuali Iraq e Iran. L'incremento della produzione regionale di petrolio negli anni Sessanta e Settanta è servito a riaccendere il conflitto. Con lo scoppio della guerra Iran-Iraq nel 1980, lo Shatt al-Arab divenne un campo di battaglia ed entrambe le parti in conflitto furono costrette a dirottare il petrolio verso altri porti. Dal termine di quella guerra la via d'acqua è stata in gran parte ripristinata, anche se, dato l'embargo decretato dalle Nazioni Unite, l'Iraq non può usarla per il trasporto di petrolio.