| Trova nell'articolo | Letteratura spagnola | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Letteratura spagnola Produzione letteraria in versi e in prosa espressa in lingua castigliana a partire dall’XI secolo in Spagna. Per le opere scritte nelle altre lingue della Spagna e per quelle scritte in castigliano in paesi diversi dalla Spagna, vedi Letteratura catalana e Letteratura latinoamericana.
| 2. | Il Medioevo |
La letteratura spagnola del Medioevo si caratterizza per la commistione di tematiche religiose e profane e per gli evidenti influssi apportati dalle ricche culture islamica ed ebraica che fiorirono nella Spagna di quel periodo.
| 1. | I secoli XI e XII |
I primi documenti letterari in lingua castigliana a noi pervenuti sono brevi componimenti lirici di argomento amoroso conosciuti col nome di jarchas. Scritti in una lingua che derivava dal latino volgare parlato nella penisola iberica e databili a partire dalla quinta decade del secolo XI, sono posti a chiusura dei muwassahas, composizioni poetiche generalmente scritte in arabo classico o anche in ebraico. Di poco posteriori sono le composizioni epiche composte dai juglares, i menestrelli spagnoli che cantavano nelle piazze dei villaggi e nelle corti signorili. Queste opere trattavano principalmente temi guerreschi e narravano le lotte condotte dai sovrani dei regni cristiani della penisola iberica contro i mori oppure delle rivalità intestine e delle contese territoriali tra gli stessi nobili cristiani.
La poesia epica spagnola delle origini risente di influenze germaniche, arabe e specialmente francesi, ma si distingue dai suoi modelli per la spiccata predilezione per gli argomenti storici delle narrazioni e per un distacco dai contenuti mitologici o letterari mediati dalle tradizioni folcloriche o dal patrimonio retorico della classicità. La scelta di soggetti storici rivela quel gusto per il realismo che sarebbe diventato uno degli elementi fondamentali della letteratura spagnola.
Il più antico documento pervenutoci dell’arte giullaresca è l’opera epica anonima Cantar de mío Cid (1140 ca.), in cui sono narrate le alterne fortune del condottiero castigliano Rodrigo Díaz de Vivar, conosciuto col nome di El Cid. Il poema, capolavoro dell’epica medievale, esalta il coraggio, la lealtà e l’integrità morale dell’eroe cavalleresco e si distingue stilisticamente per la vivacità e la forza realistica con cui sono ritratti i personaggi. Altri cantares de gesta da ricordare sono il Cantar de los sietes infantes de Lara, El cerco de Zamora (L’assedio di Zamora) e El poema de Fernán González.
| 2. | I secoli XIII e XIV |
Nel XIII secolo, alcuni letterati cominciarono a trascrivere in castigliano vite di santi, leggende edificanti e altre storie più antiche originariamente scritte in latino. Questa attività poetica, che in spagnolo fu detta mester de clerecía, ebbe la sua culla soprattutto nei monasteri e fu caratterizzata da una stretta osservanza delle regole metriche, perlopiù ignorate nell’arte dei juglares. La figura più importante del mester de clerecía fu Gonzalo de Berceo (morto nel 1268), il primo poeta spagnolo a noi conosciuto, che traspose in versi tradizionali storie edificanti, tra le quali i Miracoli di Nostra Signora.
La Castiglia fu uno dei primi paesi europei a sviluppare, nel XIII secolo, una letteratura in prosa, grazie all’intensa attività culturale promossa da re Alfonso X, egli stesso autore di scritti in prosa e di poesie. Per volere del sovrano, una schiera di giuristi, storici, traduttori (famosa fu la scuola di traduttori di Toledo) si impegnò in uno straordinario sforzo di compilazione delle conoscenze del tempo, attingendo a fonti non solo cristiane, ma anche islamiche ed ebraiche (culture che all’epoca convivevano felicemente presso la corte castigliana), e favorendo in tal modo la penetrazione della cultura orientale nell’Europa occidentale. La prosa castigliana, divenuta agile strumento espressivo, raggiunse la maturità artistica negli scritti del nipote di Alfonso, Don Juan Manuel (1282-1348), autore della raccolta di novelle El conde Lucanor (1335), nella quale si sente l’influenza dei modelli narrativi orientali, benché sia i temi trattati sia il punto di vista siano spagnoli. Attorno al 1305 comparve anche il primo romanzo cavalleresco spagnolo, anonimo, intitolato El caballero Zifar.
Tra le espressioni più alte della letteratura spagnola trecentesca figura la poesia di Juan Ruiz (1283-1350 ca.), arciprete di Hita, il quale, pur rimanendo legato alla concezione del mondo e alle tecniche stilistiche medievali, espresse la propria individualità con un’intensità che lo avvicina agli autori del Rinascimento. Il suo Libro de Buen Amor (1330, ampliato nel 1343) è una raccolta di poesie scritte in forma di autobiografia satirica e contiene esempi di quasi ogni tema e forma della letteratura medievale.
| 3. | Il XV secolo |
Nel XV secolo la produzione letteraria spagnola ebbe uno straordinario sviluppo. La poesia in particolare raggiunse vertici di grande raffinatezza, come testimoniano le antologie Canzoniere di Baena e Canzoniere di Lope de Stúñiga. I migliori poeti di questo periodo furono Iñigo López de Mendoza, marchese di Santillana, Juan de Mena (1411-1456), e soprattutto Jorge Manrique (1440 ca. - 1479), che nell’elegia Stanze per la morte del padre (1477) espresse con intensità evocativa l’accettazione cristiana della morte. La tradizione epica, in parte contaminata con quella romanzesca, venne raccolta nei romanceros, raccolte di brevi pezzi simili alle ballate e cantati con accompagnamento musicale.
La ricca produzione di opere storiche e satiriche scritte nel XV secolo va inserita all’interno dello sviluppo degli studi umanistici promosso dai monarchi Ferdinando il Cattolico e Isabella I nell’ultimo quarto di secolo. Il letterato più noto del tempo fu il grammatico e lessicografo Antonio de Nebrija (1441-1522), autore di una grammatica della lingua castigliana (1492). In questo periodo fu portato a termine il più famoso romanzo cavalleresco spagnolo, Amadigi di Gaula (1508), di autore anonimo, il cui stile fu imitato in numerose opere appartenenti allo stesso genere e pubblicate nel XVI secolo.
Fernando de Rojas (morto nel 1541) fu l’autore della Tragicommedia di Callisto e Melibea (1499), più conosciuta col titolo La Celestina, che costituisce, dopo il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes, l’opera più importante della letteratura spagnola. La Celestina è un romanzo in forma di dialogo, che unisce elementi della narrativa e del dramma. L’opera attinge a fonti latine e medievali, ma esprime un concetto della vita che diverge profondamente dallo spirito religioso del Medioevo. La storia è ambientata sullo sfondo realistico dei bassifondi di una non nominata città spagnola e narra di due nobili amanti, Callisto e Melibea, che si rivolgono a una maîtresse di nome Celestina perché favorisca il loro amore. I destini di questi tre personaggi si intrecciano inestricabilmente, fino al tragico epilogo. La maturità artistica e la varietà stilistica raggiunte da Fernando de Rojas furono modelli di inestimabile valore per gli autori del Siglo de Oro, che ebbe inizio poco dopo la pubblicazione di quest’opera anticipatrice.
| 3. | Il Rinascimento e il “Siglo de Oro” |
Durante il regno di Carlo V (1516-1556) la Spagna assunse il controllo di buona parte dell’Europa e fondò il suo impero coloniale nel Nuovo Mondo. In questo periodo la letteratura spagnola seguì gli orientamenti filosofici e artistici del Rinascimento e fu influenzata profondamente dal pensiero dell’umanista olandese Erasmo da Rotterdam. Le opere di alcuni suoi discepoli spagnoli, come il filosofo Luis Vives (1492-1540), il teologo Juan de Valdés (1490 ca. - 1541) e gli scritti didattici e storiografici del monaco francescano Antonio de Guevara (1480 ca. - 1545), furono lette e tradotte in tutta Europa. In questo periodo furono scritti numerosi dialoghi e opere storiche, le più importanti delle quali furono quelle di Diego Hurtado de Mendoza (1503-1575) e del gesuita Juan de Mariana (1536-1624).
| 1. | La poesia |
La poesia pastorale fu uno dei generi letterari più in auge durante il Rinascimento. Temi e atmosfere tipici di questo genere, insieme ai metri e alle forme poetiche italiane (il sonetto, l’ottava rima, la canzone, la terzina e il verso libero), trovarono per la prima volta un ampio impiego nella poesia di Juan Boscán Almogaver (1487/1492 - 1542) e di Garcilaso de la Vega.
Questa innovazione non soppiantò le tradizioni consolidate; al contrario, stili poetici vecchi e nuovi riuscirono a coesistere nel corso del XVI secolo, dando vita a una grande varietà di opere. Attorno alla metà del secolo, il pericolo rappresentato dalla diffusione della Riforma protestante portò alla fioritura della cultura religiosa, che adattò il nuovo stile poetico a contenuti spirituali molto lontani dai temi della pastorale. Il primo autore di rilievo che utilizzò questo genere fu l’erudito e poeta religioso Luis Ponce de León, un monaco agostiniano conosciuto col nome di Luis de León (1527 ca. - 1591), nei cui versi la devozione cristiana si mescola al culto della bellezza, all’amore per la natura e a quella ricerca della serenità classica che fu tipica dell’età rinascimentale. Il suo contemporaneo Juan de la Cruz, monaco carmelitano, espresse, nei termini dell’amore umano, l’ineffabile esperienza mistica dell’unione dell’anima con Dio, componendo poesie ritenute da molti critici le più intense della letteratura spagnola. Un altro autore importante di questo periodo fu Fernando de Herrera (1534-1597), che anticipò lo stile barocco, divenuto caratteristico della fase successiva della letteratura spagnola.
La poesia barocca, caratterizzata dalla proliferazione di metafore e di altre figure retoriche rinascimentali, raggiunse il massimo sviluppo nel XVII secolo. Espressione tipica fu lo stile prezioso e contorto del poeta Luis de Góngora y Argote, uno dei maestri del barocco spagnolo ed europeo, in particolare della linea detta “culteranesimo” (o anche “gongorismo”).
| 2. | La prosa religiosa |
Accanto alla poesia religiosa, a partire dagli anni Trenta del XVI secolo si sviluppò anche una prosa a carattere mistico e ascetico. Le più importanti furono quelle del prelato e monaco domenicano Luis de Granada e, soprattutto, quelle di Teresa d’Avila, suora carmelitana e scrittrice mistica, autrice di trattati in cui utilizzò una nuova simbologia per esprimere le proprie esperienze religiose. Il teologo più importante fu il filosofo scolastico gesuita Francisco Suárez, che scriveva ancora in latino.
| 3. | Nuove forme romanzesche |
Attorno al 1550 apparvero nuove forme narrative: il romanzo pastorale, il romanzo moresco e il romanzo picaresco. Sviluppatosi inizialmente in Italia e in Portogallo, il romanzo pastorale, in cui venivano raccontate le storie idilliache di pastori idealizzati, si diffuse poi in Spagna, dove trovò la sua massima espressione nella Diana (1559 ca.), opera del poeta e scrittore di origine portoghese Jorge de Montemayor (1520 ca. - 1561), ma anche in Arcadia di Lope de Vega e Galatea di Cervantes. Nel romanzo moresco, che fu un’invenzione spagnola, le tendenze dei secoli passati si mescolarono con quelle del XVI secolo attraverso la narrazione romanzesca degli antichi racconti cavallereschi delle guerre contro i mori. Il primo esempio di questo genere fu la breve opera anonima El Abencerraje (1598).
In contrasto con l’idealizzazione della natura umana tipica dei romanzi pastorali e moreschi, il romanzo anonimo Lazarillo de Tormes (1554) fornisce una rappresentazione pessimistica della società, vista attraverso gli occhi di un ragazzo che serve vari padroni. Quest’opera è considerata il prototipo del romanzo picaresco, che sarebbe fiorito all’inizio del XVII secolo, trovando le sue espressioni più alte in Guzmán de Alfarache (1599-1604) di Mateo Alemán e in Storia della vita del pitocco chiamato Pablos (1626) di Francisco Gómez de Quevedo y Villegas, poeta, narratore e saggista, altra figura importante della letteratura spagnola secentesca. Il genere riscosse un enorme successo sia in Spagna sia in altri paesi, e nel XVIII secolo influenzò profondamente il romanzo europeo. Gli autori della narrativa picaresca proponevano un’immagine cupa dell’umanità, a suo modo non meno distorta delle idealizzazioni bucoliche e cavalleresche.
In contrasto con queste visioni parziali della natura umana, le opere di Miguel de Cervantes Saavedra, soprattutto il romanzo Don Chisciotte della Mancia (1605-1615), forniscono una rappresentazione completa dell’umanità nella sua grandezza e nelle sue debolezze. È possibile che Cervantes abbia iniziato il Don Chisciotte con la semplice intenzione di scrivere una storia divertente e mettere in ridicolo la moda del romanzo cavalleresco, che rappresentava a quel tempo una letteratura di evasione. Tuttavia, il romanzo dimostra fin dalle prime pagine una complessità mai raggiunta prima di allora nella narrativa europea moderna. Folle e saggio, grottesco e ammirevole, Don Chisciotte è magistralmente ritratto nella complessità della sua natura e nei mutamenti del suo comportamento, provocati dal conflitto fra il suo mondo di sogni e la realtà che lo circonda. In contrasto con Don Chisciotte è la figura, altrettanto comica e convincente, del suo scudiero Sancho Panza, il quale, con il suo senso pratico, ha la funzione di moderare le illusioni del suo padrone, salvo poi rispecchiarle comicamente nel proprio comportamento. Il romanzo offre una rappresentazione completa della società spagnola e mostra una grande ricchezza di temi, personaggi, idee e tecniche. Per secoli il Don Chisciotte ha continuato a esercitare la sua influenza e ogni periodo successivo della cultura europea ha offerto una sua interpretazione di questa storia, presa a modello per la creazione di nuovi generi narrativi. Tra le opere minori di Cervantes, le più importanti sono le dodici novelle della raccolta Novelle esemplari (1613) e il romanzo cavalleresco Travagli di Persile e Sigismonda (1617), uno dei capolavori della prosa barocca spagnola.
| 4. | Opere non narrative |
Nella letteratura spagnola del XVII secolo ebbero un grande sviluppo opere non narrative simili a saggi, scritte perlopiù in uno stile definito “concettismo”, caratterizzato dalla concisione e densità delle idee espresse. Gli esempi migliori sono le Empresas (1640) di Diego Saavedra Fajardo (1584-1648), che rappresenta le caratteristiche del governante cristiano ideale attraverso la rappresentazione delle sue cento imprese; il romanzo allegorico di Baltasar Gracián Il criticone (1651-1657), rappresentazione pessimistica di tutti gli ambiti dell’esperienza umana a eccezione del lavoro intellettuale; l’opera satirica Sogni (1627) di Quevedo, una serie di fantasmagorie destinate a fustigare i costumi corrotti della società.
Il già citato Francisco de Quevedo fu anche autore di importanti analisi della crisi politica, economica e sociale spagnola. I suoi scritti politici, come la Política de Dios (1635) e La vida de Marco Bruto (1644), rappresentano soltanto uno degli aspetti della sua produzione in prosa, che abbraccia anche temi ascetici, filosofici e burleschi. Ossessionato dalla grandezza del passato e deluso dalla decadenza del presente, Quevedo espresse la sua disillusione con toni grotteschi e violenti.
| 5. | Il teatro |
Fra tutti i generi letterari del Siglo de Oro, il dramma fu l’ultimo a raggiungere un pieno sviluppo. Nei primi decenni del XVI secolo, il poeta e drammaturgo Gil Vicente, fondatore del teatro portoghese, scrisse alcuni drammi lirici in spagnolo che, insieme alle brevi opere comiche (entremeses) di Lope de Rueda (1510-1565) e di Cervantes, costituiscono i primi testi teatrali spagnoli di rilievo. Oltre a un certo numero di opere scritte a imitazione della commedia rinascimentale italiana, vanno ricordate le tragedie classiche del drammaturgo e poeta Juan de la Cueva de la Garoza (1543 ca. - 1610), che attinse i suoi temi sia alla tradizione medievale spagnola sia all’antichità classica. Un altro importante drammaturgo del Siglo de Oro fu Guillén de Castro y Bellvís, la cui commedia più famosa è Las mocedades del Cid (1618, Le gesta giovanili del Cid).
Lo scrittore che meglio rappresenta il genio spagnolo è l’autore di drammi in versi Lope de Vega. La sua opera letteraria, che include poesie, opere narrative e soprattutto drammi, unisce il fascino e la spontaneità dell’arte popolare a una grande e varia maestria tecnica. La comedia spagnola (un insieme di commedia e tragedia), nella forma definita e perfezionata da Lope de Vega, è un’opera in versi in tre atti che utilizza varie strutture metriche e non segue le regole classiche della costruzione drammatica. La sua natura dinamica e poetica, piuttosto che psicologica o filosofica, era concepita per soddisfare le varie classi sociali e i diversi livelli culturali.
Nonostante la loro estrema varietà di temi e di ambientazioni, le opere di Lope presentano alcuni motivi caratteristici, come l’uso di materiale storico tratto principalmente dagli antichi romanceros, le ambientazioni rurali e i conflitti nei quali viene affermata la dignità personale. Tra le circa cinquecento opere di Lope che si sono conservate (ma sappiamo che ne scrisse molte di più), ve ne sono alcune di grande pregio, come Fuente Ovejuna (1612-1614 ca.), Peribáñez e il commendatore di Ocaña (1613 ca.) e Il cavaliere di Olmedo (1620-1625).
Alcuni aspetti della comedia furono perfezionati da drammaturghi di talento seguaci di Lope de Vega, come Tirso de Molina, il cui Beffatore di Siviglia e convitato di pietra (1630) è la prima opera letteraria in cui appare il leggendario libertino Don Giovanni, e Juan Ruiz de Alarcón Mendoza (1581 ca. - 1639), che diede un contenuto morale alle sue commedie urbane di costume. Il teatro del Siglo de Oro culmina nelle opere di Pedro Calderón de la Barca, il più importante autore di drammi in versi del periodo barocco, i cui lavori hanno complesse strutture simmetriche e una coerenza che manca alle opere di Lope de Vega.
Nel capolavoro più famoso del teatro spagnolo, la comedia filosofica La vita è sogno (1635 ca.), Calderón rappresenta gli aspetti effimeri dell’esistenza, dimostrando nel contempo l’origine divina della vita. Il suo Alcalde di Zalamea (1642) è il perfetto esempio di dramma rurale che sviluppa il tema del conflitto d’onore. Calderón fu maestro indiscusso di una delle creazioni più interessanti del Siglo de Oro, l’auto sacramental, una forma di dramma religioso che si basava sull’uso dell’allegoria. Tra i seguaci di Calderón emergono solo le figure di Francisco de Rojas-Zorrilla (1607-1648) e Augustín Moreto y Cabaña (1618-1669).
| 4. | Il neoclassicismo |
Verso la fine del Seicento il declino economico e politico fu accompagnato dallo scadimento dell’attività letteraria, che si protrasse durante la guerra di successione spagnola (1701-1714) e i regni dei primi monarchi borboni della Spagna (1700-1759). Le uniche opere originali della prima metà del XVIII secolo furono i saggi del critico e studioso Benito Jerónimo Feijoo y Montenegro (1676-1764), monaco benedettino che combatté l’ignoranza e la chiusura mentale dei suoi contemporanei in nome dei valori illuministici di libertà, ragione e conoscenza scientifica.
Durante il regno del monarca illuminato Carlo III (1759-1788), l’influenza francese sulla letteratura spagnola portò all’adozione di forme artistiche neoclassiche e a una nuova visione del mondo. Queste tendenze, mai completamente accettate dal pubblico, furono introdotte nel teatro spagnolo da Nicolás Fernández de Moratín (1737-1780) e furono consolidate da suo figlio Leandro Fernández de Moratín (1760-1828), soprattutto in El sí de las niñas (1805, Il “sì” delle ragazze). Il drammaturgo Ramón de la Cruz (1731-1794), autore di atti unici su soggetti popolari, preferì invece rimanere fedele alla tradizione spagnola. I neoclassicisti spagnoli mostrarono in generale una comprensione molto limitata del Siglo de Oro, sebbene i loro versi si ispirassero, oltre che ai modelli stranieri, alla poesia del Rinascimento spagnolo – soprattutto quella di Luis de León – e utilizzassero le forme metriche della tradizione nazionale.
Tra i poeti di maggior spicco si annoverano José de Cadalso y Vázquez (1741-1782), autore tra l’altro dei saggi raccolti nelle Cartas Marruecas (1793, Lettere marocchine), che presentano una visione critica della società spagnola; Gaspar Melchor de Jovellanos (1744-1811); Juan Meléndez Valdés (1754-1817), che si può considerare un preromantico. Caratteristici di questo periodo furono anche gli scritti polemici che esaltavano i meriti della tradizione e della cultura spagnole. Gli eventi che caratterizzarono i primi decenni del XIX secolo, dall’invasione della Spagna da parte di Napoleone (1808; vedi Guerre napoleoniche) al regime assolutista di Ferdinando VII (1814-1833), inibirono l’attività letteraria. La poesia attraversò una fase di transizione, durante la quale i poeti migliori, come Manuel José Quintana (1771-1857), espressero i nuovi atteggiamenti romantici in opere che conservavano ancora una forma classica.
| 5. | Il romanticismo |
Il romanticismo entrò nella letteratura spagnola nel primo decennio del XIX secolo, ma espresse scrittori e poeti di una certa importanza solo a partire dagli anni Trenta, raggiungendo la piena maturità con Angel de Saavedra, duca di Rivas (1791-1865), autore del dramma Don Alvaro o la fuerza del sino (1835, Don Alvaro o La forza del destino), e con José de Espronceda (1808-1842), poeta e rivoluzionario, autentica incarnazione dello spirito romantico di rivolta. Più legato ai valori tradizionali spagnoli fu il massimo esponente del tardo romanticismo spagnolo, il poeta e drammaturgo José Zorrilla y Moral (1817-1893), che ebbe anche il merito di fare tornare in auge, con i suoi straordinari poemi narrativi, il materiale leggendario e storico. Il maggiore tra i poeti dell’ultimo romanticismo fu Gustavo Adolfo Bécquer (1836-1870), autore delle più delicate poesie romantiche della letteratura spagnola. I migliori esempi della prosa romantica sono gli scritti dei costumbristas, autori che descrissero tipi umani e costumi popolari con un nuovo senso del picaresco. Questo genere di prosa assunse un accento satirico tagliente negli articoli per periodici scritti da Mariano José de Larra (1809-1837), che fu anche autore di vari componimenti drammatici e di un romanzo.
| 6. | Il realismo |
Nella seconda metà del XIX secolo il romanticismo lasciò il posto al realismo, che ebbe come massimo esponente Benito Pérez Galdós, uno dei maggiori romanzieri a livello europeo. Egli interpretò la storia contemporanea spagnola in una serie di quarantasei racconti storici intitolati Episodios nacionales (1873-1879 e 1897-1912, Episodi nazionali); scrisse inoltre romanzi a tesi su problemi religiosi sociali e politici, soffermandosi in particolare su quello dell’intolleranza religiosa, mirabilmente esposto nel romanzo Doña Perfecta (1876, Donna perfetta). I suoi capolavori furono però i romanzi realistici, come Fortunata y Jacinta (1886-87, Fortunata e Giacinta), nei quali ritrasse la società madrilena.
Altri romanzieri si dedicarono alla rappresentazione delle varie realtà regionali spagnole: José María de Pereda (1833-1906) si interessò alla zona di Santander; il politico Pedro Antonio de Alarcón e lo statista, poeta ed erudito Juan Valera y Alcalá Galiano (1824-1905) si occuparono entrambi dell’Andalusia; la contessa Emilia Pardo Bazán (1851-1921) descrisse i modi di vita della Galizia. Emilia Pardo Bazán e il romanziere Clarín (pseudonimo di Leopoldo Alas y Ureña, 1852-1901) fecero proprie le tecniche del naturalismo. Al contrario, lo scrittore Juan Valera preferì la rappresentazione della bellezza all’accuratezza della descrizione realistica. Altri due romanzieri di questo periodo, Armando Palacio Valdés (1853-1938) e Vicente Blasco Ibañez, ottennero fama internazionale. Marcelino Menéndez y Pelayo (1856-1912), contemporaneo dei romanzieri realisti, fu un importante critico e storico della letteratura spagnola.
| 7. | La Generazione del 1898 |
Nell’ultimo decennio del XIX secolo, la letteratura spagnola entrò in una fase di straordinaria creatività e di profonda trasformazione delle tecniche e dello stile, grazie all’attività di un gruppo di scrittori conosciuti come la “Generazione del 1898”. Ne facevano parte figure molto diverse, tra cui il filosofo Miguel de Unamuno, lo scrittore gallego Ramón del Valle-Inclán, il poeta Antonio Machado y Ruiz, il saggista Azorín, il romanziere basco Pío Baroja y Nessi e il critico e drammaturgo Jacinto Benavente y Martínez. Le loro opere poetiche furono influenzate dal poeta nicaraguense Rubén Darío.
Ciascun membro della Generazione del 1898 si distinse per un proprio stile, ma comuni a tutti furono la capacità di osservare criticamente e mettere in discussione le realtà, la consapevolezza della necessità di liberalizzare e modernizzare il paese e una conoscenza e un amore profondi per la cultura spagnola. Gli scritti di Unamuno, soprattutto i saggi e le poesie, esprimono una filosofia che presenta delle analogie con l’esistenzialismo, mentre Valle Inclán fu più sensibile all’influenza dell’estetismo, movimento che esprimeva il culto della bellezza e dell’arte fini a se stesse. Il paesaggio, il popolo, la storia e lo spirito della Castiglia trovano, nell’età moderna, la loro espressione più autentica nelle poesie di Machado e nei saggi di Azorín. Altre due figure importanti sono Pío Baroja, autore di Memorias de un hombre de acción (1913-1931, Memorie di un uomo d’azione), e Benavente (premio Nobel per la letteratura nel 1922), autore di Gli interessi creati (1907) e migliore drammaturgo spagnolo di quel periodo.
Il gruppo della Generazione del 1898 si occupò principalmente di prosa; contemporaneamente si andò però sviluppando un movimento poetico che avrebbe avuto effetti duraturi sulla poesia successiva, il modernismo. Il movimento, che ebbe nel poeta nicaraguense Rubén Darío il proprio esponente principale, fu la reazione al realismo dei decenni precedenti e affermò il concetto di arte per l’arte, che si espresse con l’introduzione di innovazioni di carattere formale (ad esempio preziosismi linguistici).
| 8. | Il Novecento |
Fra gli autori che scrissero agli inizi del XX secolo emerge la figura di Juan Ramón Jiménez, poeta lirico e vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1956, le cui poesie si distinguono per la sensibilità e l’estrema purezza formale. Autentico maestro della prosa spagnola fu José Ortega y Gasset, saggista e filosofo di fama internazionale, considerato uno dei migliori interpreti dello spirito del suo tempo. Gli altri prosatori più importanti di questo periodo furono il romanziere, poeta e critico Ramón Pérez de Ayala (1881-1962); il romanziere e saggista Gabriel Miró (1879-1930); il romanziere, drammaturgo, critico e scrittore di aforismi Ramón Gómez de la Serna (1888-1963), che fu il principale esponente dell’espressionismo letterario in Spagna; il critico e saggista Eugenio d’Ors (1882-1954); i saggisti Salvador de Madariaga y Rojo e Gregorio Marañón (1887-1960); il critico e studioso Ramón Menéndez Pidal (1869-1968).
| 1. | La poesia |
Tra la fine degli anni Venti e gli anni Trenta, fiorì una generazione di poeti conosciuti come la Generazione del 1927, il cui maggiore esponente fu Federico García Lorca, autore di drammi e poesie liriche in cui è espresso lo spirito popolare della Spagna. I poeti più importanti di questa generazione, dopo García Lorca, furono Jorge Guillén, Pedro Salinas, Rafael Alberti e Vicente Aleixandre y Merlo. Guillén fu famoso per le sue raccolte di poesie Cantico (pubblicata nel 1928 e ampliata nelle edizioni del 1936, 1945 e 1950) e Clamor (1957-1960). Costretto, come molti poeti e scrittori suoi contemporanei, a emigrare nel 1939 per la sua opposizione a Francisco Franco, compose versi che esprimono un crescente pessimismo. Aleixandre, vincitore del premio Nobel nel 1977, esercitò una notevole influenza sulla poesia spagnola attraverso le sue opere, a partire da Ambito (1928), con le sue immagini surreali e intensamente sensuali, fino alla più recente raccolta completa dei suoi scritti, pubblicata nel 1975.
Al gruppo indicato generalmente come la Generazione del 1936, caratterizzata da una profonda fede religiosa, appartengono Germán Bleiberg (1915-1990), Luis Felipe Vivanco (1907-1975), Luis Rosales (1910-1992), Dionisio Ridruejo (1912-1975) e Miguel Hernández, la cui fama è legata soprattutto a La folgore incessante (1936). La generazione successiva a quella del 1936 è stata dominata da nove poeti: Rafael Morales (1919), Vicente Gaos (1919-1980), Carlos Bousoño (1923), Blas de Otero (1916-1979), Gabriel Celaya (1911-1991), Victoriano Crémer (1907), José Hierro (1922-2002), Eugenio de Nora (1923) e José Maria Valverde (1926-1996). Antiestetismo, impegno sociale e preoccupazione per il destino della Spagna sono i temi più caratteristici di questo gruppo e trovano espressione soprattutto nelle opere di Hierro. Altre note distintive della loro poesia sono: il conflitto fra la soggettività del poeta e la realtà esterna, come nei primi scritti di Blas de Otero; un atteggiamento realistico, né tragico né furioso ma serenamente e religiosamente intimo, che caratterizza l’opera di Valverde e le ultime poesie di Blas de Otero; l’oggettività e la poesia sociale di Gabriel Celaya, Victoriano Crémer ed Eugenio de Nora.
| 2. | Il romanzo |
Il romanzo è il genere più fiorente della letteratura spagnola novecentesca. Le opere di Juan Antonio de Zunzunegui (1900-1982) si distinguono per la loro notevole vena picaresca: fra i suoi lavori migliori sono La ulcera (1948) e La quiebra (1957, La bancarotta). Le opere di Max Aub (1903-1972), in particolare La verdadera historia de la muerte de Francisco Franco (1960), si ispirano soprattutto alla guerra civile spagnola. Un altro autore di rilievo è Francisco Ayala (1906), critico e sociologo oltre che romanziere, di cui si ricorda Muertes de perro (1958, Morire da cani). La famiglia di Pascual Duarte (1942) del premio Nobel Camilo José Cela e Nada (Niente, 1944) di Carmen Laforet (1921-2004) sono romanzi in cui viene impiegato un nuovo tipo di realismo, il tremendismo, che ruota attorno alla figura di un antieroe e rappresenta gli aspetti più crudeli e spiacevoli dell’esistenza.
A un tipo di realismo più tradizionale si rifanno invece autori come Ignacio Agustí e José María Gironella, autore, quest’ultimo, di Los cipreses creen en Dios (1953, I cipressi credono in Dio), una saga di conflitti familiari, simbolo dei dissensi politici che portarono la Spagna alla guerra civile. Miguel Delibes (1920) ha scritto vari libri di viaggi e romanzi realistici, fra i quali si ricordano La sombra del ciprés es alargada (1957, La lunga ombra dei cipressi) e Cinco horas con Mario (1966, Cinque ore con Mario).
Si distingue per la sua attenzione ai problemi dell’infanzia Ana Maria Matute (1926), autrice di Los niños tontos (1956, I bambini ritardati) e Primera memoria (1959); i suoi toni esageratamente realistici sono mitigati solo in parte da accenti di lirismo. Meritano menzione anche Carmen Martín Gaite e Rafael Sánchez Ferlosio (1927), autore dell’originale romanzo realistico El Jarama (1955). I romanzi di Juan Goytisolo affrontano problemi esistenziali e protestano contro il vuoto creatosi nella società spagnola contemporanea. Tra i romanzi più famosi di Ramón Sender (1902-1982) si ricorda Cronaca dell’alba (1942). Sender, che divenne cittadino americano nel 1946, scrisse anche El superviviente (1978, Il sopravvissuto), che narra, sulla base di informazioni di prima mano, la storia di un agente del controspionaggio durante la guerra civile in Spagna.
Francisco Umbral raggiunse il successo con il romanzo regionale Las ninfas (1976), trasferendo poi l’eroe di quest’opera nel mondo dei caffè di Madrid in La noche que llegué al Café Gijón (1977, La notte che arrivai al Café Gijón); ne risulta un’opera a metà fra la reminiscenza e la storia sociale degli anni Sessanta.
Grande successo internazionale hanno ottenuto negli ultimi anni i romanzi di Manuel Vázquez Montalbán e di Javier Marías. Tra i molti autori di narrativa contemporanei si possono citare, fra gli altri, Alfonso Grosso, Juan Marsé (1933), Juan Garcí Hortelano (1928-1992), Mercedes Salisachs (1916), Eduardo Mendoza, Arturo Pérez-Reverte (1951), Almudena Grandes (1960).
| 3. | Il teatro e la saggistica |
Con l’eccezione delle cupe tragedie simboliche di García Lorca, il dramma, a differenza degli altri generi, non ha saputo produrre opere di grande rilievo. Fra i drammaturghi importanti del XX secolo vi sono Alejandro Casona (1903-1965), il cui teatro fantastico trova la sua espressione migliore in Los árboles mueren de pie (1949, Gli alberi muoiono in piedi), e Antonio Buero Vallejo (1916-2000), autore di opere realistiche dagli eccessivi toni esistenziali, come Historia de una escalera (1949, Storia di una scala). Meritano menzione anche Alfonso Sastre (1926) per Escuadra hacia la muerte (1953, Squadra verso la morte) e Alfonso Paso per Juicio contra un sinvergüenza (1959, Condanna di un furfante).
Nel campo della saggistica sono degne di nota le opere di Julián Marías (1914), un discepolo di Ortega y Gasset che operò nel periodo successivo alla guerra civile spagnola. Nella critica letteraria gli scrittori più eminenti sono Américo Castro (1885-1972) e Dámaso Alonso (1898-1990). Nella folta schiera dei saggisti contemporanei di spicco si distinguono José Gaos (1900-1969), Pedro Lain Entralgo (1908-2001), José Ferrater Mora (1912-1991), María Zambrano, José Luis Aranguren (1909-1996), il già citato come narratore Francisco Ayala e Ricardo Gullón (1908-1991).