| Letteratura spagnola | Articolo | ||||
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| 2. | Il Medioevo |
La letteratura spagnola del Medioevo si caratterizza per la commistione di tematiche religiose e profane e per gli evidenti influssi apportati dalle ricche culture islamica ed ebraica che fiorirono nella Spagna di quel periodo.
| 1. | I secoli XI e XII |
I primi documenti letterari in lingua castigliana a noi pervenuti sono brevi componimenti lirici di argomento amoroso conosciuti col nome di jarchas. Scritti in una lingua che derivava dal latino volgare parlato nella penisola iberica e databili a partire dalla quinta decade del secolo XI, sono posti a chiusura dei muwassahas, composizioni poetiche generalmente scritte in arabo classico o anche in ebraico. Di poco posteriori sono le composizioni epiche composte dai juglares, i menestrelli spagnoli che cantavano nelle piazze dei villaggi e nelle corti signorili. Queste opere trattavano principalmente temi guerreschi e narravano le lotte condotte dai sovrani dei regni cristiani della penisola iberica contro i mori oppure delle rivalità intestine e delle contese territoriali tra gli stessi nobili cristiani.
La poesia epica spagnola delle origini risente di influenze germaniche, arabe e specialmente francesi, ma si distingue dai suoi modelli per la spiccata predilezione per gli argomenti storici delle narrazioni e per un distacco dai contenuti mitologici o letterari mediati dalle tradizioni folcloriche o dal patrimonio retorico della classicità. La scelta di soggetti storici rivela quel gusto per il realismo che sarebbe diventato uno degli elementi fondamentali della letteratura spagnola.
Il più antico documento pervenutoci dell’arte giullaresca è l’opera epica anonima Cantar de mío Cid (1140 ca.), in cui sono narrate le alterne fortune del condottiero castigliano Rodrigo Díaz de Vivar, conosciuto col nome di El Cid. Il poema, capolavoro dell’epica medievale, esalta il coraggio, la lealtà e l’integrità morale dell’eroe cavalleresco e si distingue stilisticamente per la vivacità e la forza realistica con cui sono ritratti i personaggi. Altri cantares de gesta da ricordare sono il Cantar de los sietes infantes de Lara, El cerco de Zamora (L’assedio di Zamora) e El poema de Fernán González.
| 2. | I secoli XIII e XIV |
Nel XIII secolo, alcuni letterati cominciarono a trascrivere in castigliano vite di santi, leggende edificanti e altre storie più antiche originariamente scritte in latino. Questa attività poetica, che in spagnolo fu detta mester de clerecía, ebbe la sua culla soprattutto nei monasteri e fu caratterizzata da una stretta osservanza delle regole metriche, perlopiù ignorate nell’arte dei juglares. La figura più importante del mester de clerecía fu Gonzalo de Berceo (morto nel 1268), il primo poeta spagnolo a noi conosciuto, che traspose in versi tradizionali storie edificanti, tra le quali i Miracoli di Nostra Signora.
La Castiglia fu uno dei primi paesi europei a sviluppare, nel XIII secolo, una letteratura in prosa, grazie all’intensa attività culturale promossa da re Alfonso X, egli stesso autore di scritti in prosa e di poesie. Per volere del sovrano, una schiera di giuristi, storici, traduttori (famosa fu la scuola di traduttori di Toledo) si impegnò in uno straordinario sforzo di compilazione delle conoscenze del tempo, attingendo a fonti non solo cristiane, ma anche islamiche ed ebraiche (culture che all’epoca convivevano felicemente presso la corte castigliana), e favorendo in tal modo la penetrazione della cultura orientale nell’Europa occidentale. La prosa castigliana, divenuta agile strumento espressivo, raggiunse la maturità artistica negli scritti del nipote di Alfonso, Don Juan Manuel (1282-1348), autore della raccolta di novelle El conde Lucanor (1335), nella quale si sente l’influenza dei modelli narrativi orientali, benché sia i temi trattati sia il punto di vista siano spagnoli. Attorno al 1305 comparve anche il primo romanzo cavalleresco spagnolo, anonimo, intitolato El caballero Zifar.
Tra le espressioni più alte della letteratura spagnola trecentesca figura la poesia di Juan Ruiz (1283-1350 ca.), arciprete di Hita, il quale, pur rimanendo legato alla concezione del mondo e alle tecniche stilistiche medievali, espresse la propria individualità con un’intensità che lo avvicina agli autori del Rinascimento. Il suo Libro de Buen Amor (1330, ampliato nel 1343) è una raccolta di poesie scritte in forma di autobiografia satirica e contiene esempi di quasi ogni tema e forma della letteratura medievale.
| 3. | Il XV secolo |
Nel XV secolo la produzione letteraria spagnola ebbe uno straordinario sviluppo. La poesia in particolare raggiunse vertici di grande raffinatezza, come testimoniano le antologie Canzoniere di Baena e Canzoniere di Lope de Stúñiga. I migliori poeti di questo periodo furono Iñigo López de Mendoza, marchese di Santillana, Juan de Mena (1411-1456), e soprattutto Jorge Manrique (1440 ca. - 1479), che nell’elegia Stanze per la morte del padre (1477) espresse con intensità evocativa l’accettazione cristiana della morte. La tradizione epica, in parte contaminata con quella romanzesca, venne raccolta nei romanceros, raccolte di brevi pezzi simili alle ballate e cantati con accompagnamento musicale.
La ricca produzione di opere storiche e satiriche scritte nel XV secolo va inserita all’interno dello sviluppo degli studi umanistici promosso dai monarchi Ferdinando il Cattolico e Isabella I nell’ultimo quarto di secolo. Il letterato più noto del tempo fu il grammatico e lessicografo Antonio de Nebrija (1441-1522), autore di una grammatica della lingua castigliana (1492). In questo periodo fu portato a termine il più famoso romanzo cavalleresco spagnolo, Amadigi di Gaula (1508), di autore anonimo, il cui stile fu imitato in numerose opere appartenenti allo stesso genere e pubblicate nel XVI secolo.
Fernando de Rojas (morto nel 1541) fu l’autore della Tragicommedia di Callisto e Melibea (1499), più conosciuta col titolo La Celestina, che costituisce, dopo il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes, l’opera più importante della letteratura spagnola. La Celestina è un romanzo in forma di dialogo, che unisce elementi della narrativa e del dramma. L’opera attinge a fonti latine e medievali, ma esprime un concetto della vita che diverge profondamente dallo spirito religioso del Medioevo. La storia è ambientata sullo sfondo realistico dei bassifondi di una non nominata città spagnola e narra di due nobili amanti, Callisto e Melibea, che si rivolgono a una maîtresse di nome Celestina perché favorisca il loro amore. I destini di questi tre personaggi si intrecciano inestricabilmente, fino al tragico epilogo. La maturità artistica e la varietà stilistica raggiunte da Fernando de Rojas furono modelli di inestimabile valore per gli autori del Siglo de Oro, che ebbe inizio poco dopo la pubblicazione di quest’opera anticipatrice.