| Trapianto | Articolo | ||||
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| 2. | Cenni storici |
Esperimenti di trapianti di cuore furono compiuti verso la fine degli anni Cinquanta del Novecento dal medico statunitense N.E. Shumway; egli si limitò, però, a operazioni sugli animali. Nel 1964 fu eseguito l’innesto di un cuore di scimpanzé in un paziente prossimo al decesso per collasso cardiaco; l’intervento ebbe però esito negativo, poiché il paziente sopravvisse solo per due ore.
Nel dicembre del 1967 il medico sudafricano Christian Barnard eseguì il primo trapianto di cuore su un essere umano, impiantando il cuore di una donna di 25 anni su Louis Washkansky, di 55 anni, che morì dopo 18 giorni. In Italia, il primo trapianto di cuore fu eseguito nel novembre del 1985, presso l’ospedale di Padova. Il primo trapianto di rene venne eseguito negli Stati Uniti nel 1954, e comportò il trasferimento di un rene da un giovane al gemello monovulare affetto da insufficienza renale.
| 1. | L’avvento della ciclosporina |
Dopo una prima fase di entusiasmo nei confronti della chirurgia e di fiducia nella possibilità di salvare vite umane con la tecnica del trapianto, si dovette constatare che la maggior parte dei pazienti sopravviveva solo per periodi di tempo limitati. Nel 1972 un nuovo farmaco, la ciclosporina, diede però una svolta alla storia di questa pratica chirurgica; tale sostanza, infatti, sembrava attenuare la risposta immunitaria del paziente e, quindi, ridurre la gravità delle crisi di rigetto. Dagli anni Settanta si diffusero gli interventi di trapianto di rene, grazie al perfezionamento della tecnica operatoria, all’uso di farmaci immunodepressori (che permettono di ridurre il pericolo di rigetto) e alla maggiore precisione nella scelta del donatore.
| 2. | Trapianto di fegato |
Nel 1963 si ebbe anche un tentativo di trapianto di fegato, al quale però il paziente non sopravvisse, effettuato dal medico statunitense Thomas E. Starzl. Nel 1982 si effettuò in Italia il primo trapianto di fegato, grazie a Raffaello Cortesini, che operava presso il Policlinico Umberto I di Roma. Dopo anni di tentativi, di esito non soddisfacente, il team di Starzl nel 1986 aveva compiuto con successo 350 trapianti di fegato, favoriti dall’uso della ciclosporina, ai quali i pazienti sopravvissero per oltre un anno (attualmente, si ottiene una sopravvivenza di circa cinque anni).
| 3. | Sviluppi recenti |
Attualmente, oltre ai trapianti di cuore, fegato e rene, è possibile eseguire innesti di altre parti del corpo, quali midollo osseo, cornea, polmone e pancreas. In alcuni casi possono essere trapiantati contemporaneamente più organi, ad esempio fegato e pancreas; in genere, però, tali operazioni sono molto delicate e i pazienti sopravvivono solo per un breve periodo. Nel settembre 1998, per la prima volta, fu eseguito a Lione l’impianto di un intero avambraccio in un uomo australiano di 40 anni. L’operazione, eseguita dal chirurgo australiano Earl Owen e dall’immunologo italiano Marco Lanzetta, fu considerata un successo soprattutto in considerazione del fatto che, in precedenza, il trapianto di un arto era stato tentato solo una volta, nel 1964 in Ecuador, e aveva portato al rigetto dell’arto dopo sole due settimane.
Sempre a Lione, nel gennaio del 2000 è stato eseguito il primo trapianto di entrambi gli arti superiori (avambracci e mani), intervento che ha richiesto il lavoro di 18 chirurghi, tra cui 4 italiani. Nel settembre 1999 è stato eseguito il primo trapianto di tessuto ovarico in una donna di 30 anni; in tal caso, si è trattato di un autotrapianto, cioè del reimpianto in un’ovaia colpita da tumore benigno di un frammento dell’altra ovaia, che era stata asportata anni prima perché affetta da cisti e congelata. L’intervento è stato eseguito al New York Methodist Hospital.