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Maschera rituale Oggetto che copre il volto e viene indossato nel contesto di riti e cerimonie magico-religiose.
Usate fin dal Paleolitico, le maschere rituali sono realizzate nei materiali più diversi: paglia, corteccia, foglie, tessuto, cuoio, cartapesta, plastica, cera e altro. Oltre al volto, possono coprire tutta la testa oppure la testa e le spalle e, in alcuni casi, fanno parte di un costume. Sono in genere arricchite da una grande varietà di decorazioni, di tipo realistico-figurativo o stilizzato-astratto. Le maschere kachina delle popolazioni pueblo, ad esempio, riproducono in modo molto semplificato i tratti di un volto umano, mentre quelle di altri indiani d’America sono interamente coperte di segni geometrici e talvolta dotate di parti mobili che lasciano intravedere una seconda maschera.
Presupposto dell’uso delle maschere rituali è la fiducia nel loro potere di “trasformare” chi le indossa, facendolo “possedere” dallo spirito rappresentato. In diverse culture le maschere possono conferire grandi poteri a chi è autorizzato a portarle; ma se usate al di fuori di riti e regole prefissate, il loro influsso magico può diventare maligno. Inoltre, facendo parte del complesso e insondabile mondo degli spiriti, le maschere non possono essere realizzate se non seguendo precisi rituali. Gli irochesi, ad esempio, costruiscono le loro maschere con la corteccia degli alberi: la realizzazione dell’oggetto considerato sacro è accompagnata da una cerimonia in cui si chiede consenso allo spirito della pianta, in cambio di un’offerta di tabacco.
Solitamente le maschere rituali rappresentano divinità, personaggi mitologici, spiriti maligni o benigni, antenati, animali o esseri magici. Le maschere degli antenati e i totem sono spesso considerati parte del tesoro di famiglia e fatti oggetto di dono o impiegati durante feste religiose. I papua della Nuova Guinea credono, ad esempio, che i loro totem, alti fino a 6 metri, proteggano i vivi tenendo lontani gli spiriti maligni, mentre nell’Africa occidentale i travestimenti sono spesso impiegati in occasione di cerimonie di iniziazione.
Durante i riti propiziatori per l’agricoltura le maschere possono simboleggiare le divinità della pioggia e quelle della fertilità; in modo analogo, le maschere di animali possono propiziare una buona caccia. In Asia e nello Sri Lanka si riconosce ad alcune maschere il potere di proteggere da malattie quali il morbillo e il colera.
In certe culture l’uso di maschere da parte dei membri di società segrete, quali, ad esempio, i duk-duk della Nuova Guinea, ha il fine di spaventare i malintenzionati e di garantire così l’ordine sociale. In alcune regioni africane i giudici indossano la maschera nell’esercizio delle loro funzioni, una consuetudine che si riflette nella figura europea del boia dal volto coperto. In altri paesi le maschere sono utilizzate solo per la danza, gli spettacoli e il divertimento (vedi Costumi e maschere teatrali; Commedia dell’Arte).
Si può considerare un tipo particolare di maschera rituale anche la maschera impiegata nelle cerimonie funebri: presso alcune culture, danzatori mascherati accompagnano l’anima del defunto nel mondo degli spiriti, cosicché non torni a fare del male ai vivi. Nei riti di commemorazione le maschere sono invece usate per avere un’immagine sensibile del defunto. Talvolta, come avveniva nel Messico precolombiano, esse vengono collocate sopra le tombe o i luoghi di sepoltura. Possono inoltre essere poste sul volto del defunto (come accade oggi tra gli hopi o come avveniva nell’antichità in Egitto, in Cina, in Messico e presso i romani) per proteggerlo dagli spiriti del male o per guidarne lo spirito nell’aldilà. Le maschere mortuarie in cera, modellate direttamente sul viso del defunto, furono utilizzate in Egitto e a Roma come modelli per ritratti scolpiti. Nell’Europa medievale la maschera mortuaria aveva funzione di effigie commemorativa.