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| 3. | Tecniche di II livello |
Si tratta di procedure più laboriose, nelle quali la fecondazione avviene all’esterno del corpo femminile. Il trasferimento endotubarico di zigoti (ZIFT) consiste nel fare incontrare spermatozoi e cellule uovo in vitro, in modo che avvenga la fecondazione e si formino zigoti da inserire successivamente nelle tube; l’embrione quindi prosegue normalmente il suo sviluppo e discende nell’utero, annidandosi nella sua parete.
L’iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI) si basa sulla inoculazione in vitro del nucleo di uno spermatozoo nel citoplasma di una cellula uovo; si ottiene uno zigote che viene quindi impiantato direttamente nell’utero.
La tecnica più diffusa è tuttavia la fecondazione in vitro (FIV o FIVET).
| 1. | Fecondazione in vitro (FIV) |
Con la fecondazione in vitro, o FIV, si fanno incontrare spermatozoi e cellule uovo in vitro, e, avvenuta la fecondazione, si fanno sviluppare gli zigoti in embrioni formati da circa otto cellule destinati all’impianto nell’utero. È detta anche FIVET (Fecondazione in vitro e trasferimento dell’embrione). Questa tecnica è stata impiegata per decenni nelle ricerche sullo sviluppo animale; dal 1978 è stata applicata con successo alla riproduzione umana, se la fecondazione nelle vie naturali risulta impedita: in particolare, in caso di occlusione o alterazione delle tube, dovuta ad esempio alla malattia infiammatoria pelvica o a interventi chirurgici; in presenza di endometriosi o di difetti della motilità o del numero degli spermatozoi.
| 2. | Preparazione e prelievo degli ovuli |
Prima del prelievo degli ovuli, la donna deve sottoporsi a una terapia di induzione dell’ovulazione, a base di ormoni (soprattutto gonadotropine), che serve ad aumentare il numero dei follicoli ovarici nei quali maturano le cellule uovo. Contemporaneamente, vengono prescritti ormoni che agiscono sull’ipofisi e ne sopprimono l’attività sull’ovulazione, in modo che le ovaie siano “controllate” soltanto dai farmaci e dai dosaggi prescritti: in tal modo si evita che alcuni ovuli maturino precocemente. In questa fase esiste la possibilità che insorga la sindrome da iperstimolazione ovarica, in forme lievi o gravi, che determina un ingrossamento eccessivo delle ovaie, e sintomi vari tra cui nausea, vomito, e la modificazione della permeabilità dei vasi capillari, con conseguente ascite (accumulo di liquido nell’addome).
Il prelievo dell’ovulo si effettua di solito con una cannula inserita per via transvaginale, e guidata attraverso una sonda ecografica: si tratta di un intervento breve, di circa 15 minuti, eseguito in anestesia locale. In qualche caso si rende necessario intervenire con laparoscopia, tecnica chirurgica comunque poco invasiva.
| 3. | Fecondazione autologa o eterologa |
Una volta recuperati gli ovuli, questi vengono posti in uno speciale liquido ricco di nutrienti; quindi, a essi viene unito per circa 18 ore dello sperma opportunamente preparato. Se questo è fornito dal partner si parla di fecondazione autologa; se proviene da un donatore anonimo, la fecondazione si dice eterologa.
| 4. | Impianto dell’embrione |
Dopo circa 40 ore, se la fecondazione è avvenuta, si producono embrioni che vengono trasferiti nell’utero della madre entro cinque-sei giorni dal momento della fecondazione. Gli embrioni possono essere formati da sole 2-4 cellule, oppure 6-8 cellule, o addirittura essere più sviluppati e trovarsi allo stadio di morula (se di cinque giorni) o di blastocisti (se di sei giorni). La blastocisti è una sorta di sfera cava di cellule, e rappresenta uno stadio normale delle prime fasi dello sviluppo embrionale; quando la fecondazione avviene naturalmente, nelle tube, è proprio la blastocisti che comincia a discendere verso l’utero per annidarsi nella parete. La tecnica per fare procedere in vitro lo sviluppo embrionale fino allo stadio di blastocisti è acquisizione piuttosto recente.
Per favorire l’avvio della gravidanza, alla donna generalmente vengono praticate iniezioni quotidiane di progesterone. La probabilità di gravidanza è di circa il 20% per ciclo di fecondazione in vitro.
| 5. | La legge 40/2004 |
Nei diversi paesi non vi è uniformità legislativa riguardo al numero di embrioni che possono essere impiantati nell’utero materno e al destino degli embrioni non impiantati perché in numero eccessivo (sovrannumerari) e pertanto conservati in azoto liquido (crioconservazione). In Italia, la riproduzione assistita è stata regolamentata con la Legge 40 che, fin dalla sua pubblicazione nel febbraio 2004, ha sollevato notevoli contrasti tra esponenti politici e della società civile, scienziati, personalità laiche e religiose, ed è stata oggetto di un referendum abrogativo nel giugno 2005. L’esito della consultazione, invalidata dal mancato raggiungimento del quorum, non ha portato a modifiche della legge.
Tra i punti più significativi, vi è la possibilità di accedere alle tecniche di riproduzione assistita solo per le coppie eterosessuali, purché in età potenzialmente fertile e i cui partner siano entrambi in vita; queste coppie devono però dimostrare con adeguata documentazione medica la propria infertilità. La legge non permette l’accesso alla riproduzione assistita a coppie che, pur essendo fertili, desiderano utilizzare questa procedura perché uno dei due partner è portatore di una malattia infettiva che potrebbe trasmettersi al partner (ad esempio, epatite C oppure sieropositività HIV). Vi è poi l’obbligo di utilizzare solo sperma del partner, dunque è vietata la fecondazione eterologa; vi è divieto di affidare la gravidanza a donne “donatrici” di utero (ossia, è vietata la pratica del cosiddetto “utero in affitto”). È obbligatorio l’impianto contemporaneo degli embrioni sviluppati, che non devono essere in numero superiore “a quello strettamente necessario a un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre”; non è permesso ridurre il numero dei feti mediante aborto selettivo, nel caso che tutti gli embrioni impiantati sopravvivano.
Inoltre, vige il divieto di effettuare l’indagine genetica prima dell’impianto e la eventuale selezione degli embrioni (alcuni dei quali potrebbero essere malformati), che devono essere comunque impiantati; tuttavia, è possibile eseguire un aborto terapeutico qualora nel feto si constatino anomalie che pregiudicano la sua salute o quella della madre. La crioconservazione e la soppressione degli embrioni sovrannumerari è anch’essa vietata; solo se, per motivi di salute della donna, non è possibile procedere subito all’impianto, si può effettuare una conservazione temporanea, fino alla data del trasferimento degli embrioni.